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Donne e lavoro, la laurea non basta
Per i "colleghi" maschi prospettive più solide

08 marzo 2010 19:13

Nei titoli accademici non c'è la forma al femminile e così una PhD, cioè Philosophiae Doctor inglese può anche essere donna, come succede al 51,7% dei dottori di ricerca italiani. Il dato è superiore sia alla media dell'Unione europea, (44,2% ) che alla media Ocse (43,2%) e l'aumento tocca anche i settori tecnico-scientifici e l'area medico farmaceutica.

 

I dati forniti dall'Annuario scienza e società 2010, realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo, però, confermano l'esigua presenza delle donne nei percorsi di formazione e nella carriera di ricerca malgrado la percentuale di donne laureate sfiori il 60%. Ma solo il 18% prosegue livelli di carriera più elevati e addirittura soltanto una su dieci diventa professore ordinario o equivalente. E manca la definizione al femminile.

 

Per AlmaLaurea, il Rapporto sulla condizione dei neo dottori, ad un anno dalla laurea specialistica biennale, le differenze fra uomini e donne che lavorano risultano negative per queste ultime per  10 punti di percentuale. Infatti sono occupati solo 58 donne e 68 uomini su 100, e dichiara la propria disoccupazione il 14%, il doppio degli uomini. In più gli uomini possono contare su un lavoro più stabile e una busta paga più consistente. I dati sono frutto della ricerca di due economisti, Eliana Baici e Guido Maggioni, e riguarda laureati nel 2003 a due e cinque anni dal conseguimento del titolo, quindi nel 2004 e nel 2008. La parità è in tutti i gruppi disciplinari e la disparità della retribuzione sale al 44% nel settore giuridico.

 

Il 10% in meno di donne occupate sono suddivise fra dipendenti del pubblico impiego e contratti a tempo parziale. E anche se le laureate madri guadagnano 1.132 euro meno delle colleghe senza figli (1.195) lamentano una retribuzione inadeguata rispetto al titolo di studio e alla posizione lavorativa che ricoprono. Invece le 84 su cento donne laureate senza figli che lavorano hanno una occupazione  stabile nel 63% dei casi ma non svolgono mansioni di coordinamento.

Fonte: adnkronos