Il capo dei capi. Totò Riina, rompe un lungo silenzio e per la strage di Via D’Amelio a Palermo, accusa: Siete stati voi ad ammazzare Borsellino, io non c’entro. Gaspare Spatuzza, uno degli esecutori, prima di lui, aveva aperto la breccia sui mandanti esterni alla mafia. E Massimo Ciancimino, figlio di Vito, aveva rivelato di possedere la prova che la trattativa fra lo Stato e Cosa nostra ci fu, è tutto scritto nell’ormai celebre papello. Tre lettere di Cosa nostra al senatore Marcello dell’Utri ed una lettera anonima inviata al Quirinale nel ’92 dopo la strage di Capaci entrano nelle indagini, o ci ritornano.
La commissione nazionale Antimafia ha annunciato l'apertura di un'inchiesta sulle stragi.
Che cosa sta succedendo?
I collaboratori di giustizia, part-time e a tempo pieno, come Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza, cominciano ad essere presi sul serio, la pista dei mandanti viene seguita con la determinazione di chi è intenzionato ad arrivare fino in fondo, e fa capire di possedere elementi utili per arrivare alla verità.
D’improvviso il cielo si tinge d’azzurro. Le lenzuola bianche divengono agende rosse. E il padrino abiura alla consegna del silenzio per fucilare i suoi accusatori, dicendo di volerlo fare per il gusto della verità; sa di non potere trarre alcun vantaggio dalle sue rivelazioni. O meglio dai suoi messaggi alla giustizia.
In primo piano restano i servizi deviati (ma da chi? E perché), sullo sfondo la gestione del covo di Riina, ripulito con parsimonia e tempi lunghi. Tornano i dubbi sull’esplosivo di Capaci, i sofisticati congegni e la preparazione “militare” dell’attentato. Vengono sottoposte ad accurata revisione le dichiarazioni di Paolo Bersellino, di ritorno da Roma “sconvolto”, e la sua intervista a un giornalista francese in cui si fa cenno allo stalliere di Arcore ed alla sua attività di consegna dei "cavalli" negli alberghi, e non nelle stalle, perché di droga si trattava e non di quadrupedi.
Ma la domanda principe è una sola: perché solo ora? Perché dopo 17 anni vengono fuori argomenti, indizi, piste, disponibilità taciuti così a lungo? E’ un fiorire di illazioni, sospetti, scenari di mistero, nuovi complotti, che richiamano il vecchio ruolo della mafia sempre stabilizzante, e non il contrario. Con un corollario di enigmi irrisolti: chi c’è dietro? Chi, muove le fila? Che cosa c’è in fondo al tunnel?
Ritorna d'attualità un episodio, protagonista Giulio Andreotti, cui fu chiesto dopo l’assassinio di Salvo Lima, perché non avesse partecipato ai funerali celebrati a Palermo. Disse che aveva onorato il suo amico mettendo la firma sul trattato di Maastricht a nome dell’Italia.
Sembrano le parole di un oracolo, perché non avrebbero nulla a che vedere con le indagini, le stragi, la rivoluzione degli anni novanta che decapitò la prima repubblica. Eppure, un senso potrebbero averlo.
Quale? Maastricht dovette segnare il passo a causa delle stragi, due paesi europei bocciarono il trattato impauriti dal terrorismo mafioso.
Pochi giorni dopo la strage di Capaci, chi scrive raccontò le giornate convulse e inquietanti che seguirono alla morte di Giovanni Falcone e, successivamente, alla tragedia di Via D’Amelio. E’ un diario, pubblicato parzialmente sulla rivista Cronache parlamentari siciliane.
Propongo il diario ai lettori di ItaliaInformazioni e SiciliaInformazioni.
Mi auguro che questa testimonianza possa essere di qualche utilità per la conoscenza degli eventi. Di sicuro lo è per l’autore, che ha vissuto con grande partecipazione emotiva quelle giornate, raccontandole così come ha creduto che si svolgessero.
Molte informazioni sono state raccolte da magistrati e poliziotti. Ciò che racconto è vecchio, ma mantiene l’impronta di quel tempo.
Non ho modificato né cancellato alcunché.
Le parti pubblicate del diario hanno interessato gli inquirenti del tempo seppure marginalmente. Sono stato interrogato. Una esperienza che i giornalisti fanno quando raccontano tutto ciò che sanno. Giusto così.
Infine, il destino ha voluto che un caro amico, il quale mi permise di conoscere particolari inediti su Via d’Amelio, morisse per un malore improvviso. L’episodio mi turbò molto, fui fatalmente indotto a collegare la sua prematura scomparsa alle sue rivelazioni. Una sciocchezza.
L’atmosfera inquietante di quel tempo provocò anche questo. Le onde emotive spengono l’intelligenza.