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Mafia, il legale di Riina: "Per le stragi del '92
ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori"

24 luglio 2009 13:15
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(di Stefano Rottigni) L'avvocato Luca Cianferoni, storico difensore del boss della mafia Totò Riina, non si sbottona su quanto il boss ha rivelato ai pm di Caltanissetta in tre ore di interrogatorio nel carcere milanese di Opera, in cui è detenuto dal dicembre del 2003 in regime di 41 bis. Non spiega, quindi, se Riina, tra i massimi esponenti di Cosa nostra, ha confermato le sue dichiarazioni di qualche giorno fa sul fatto che il giudice Paolo Borsellino "l'hanno ammazzato loro". Parole che denunciavano un presunto intervento nell'eccidio di persone "legate alle istituzioni" il cui effetto Cianferoni cerca di smorzare, senza però riuscirci: "Non traete conclusioni precipitose", esorta i cronisti che lo hanno intercettato fuori dal carcere per poi aggiungere invece che il processo per la strage di via D'Amelio, in cui perse la vita il giudice istruttore Paolo Borsellino, e al termine del quale Riina ha avuto l'ergastolo, "é una montatura". "Ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori", rincara la dose Cianferoni che, pur non entrando nello specifico del contenuto dell'interrogatorio, ammette che "ci sono elementi nuovi per poterci difendere". L'avvocato spiega che sentire Riina ora "é stata una scelta" dei magistrati nisseni che fanno capo al procuratore Sergio Lari; la scelta del legale è invece quella "di difenderci con il Codice e con la legge". Cianferoni non entra nel dettaglio di questi "elementi nuovi" che Riina avrebbe portato, né conferma che possano essere alla base di una richiesta di revisione del processo che potrebbe essere disposta solo in presenza di fatti che potrebbero determinare l'assoluzione del boss. Ma si è parlato di uomini delle istituzioni? "Chi è competente a indagare , indagherà", taglia corto l'avvocato. Le dichiarazioni di Riina fanno il paio con quelle del figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, Massimo, già condannato per riciclaggio di denaro mafioso. Ciancimino ha parlato, recentemente, di un 'papello' che testimonierebbe, a suo dire, la volontà, da parte della mafia, di intraprendere un trattativa con lo Stato negli anni delle stragi. Conterrebbe le richieste di Totò Riina per porre fine alla 'mattanza'. 'Mattanza' alla quale, evidentemente, nonostante le condanne all'ergastolo Totò ùcurtù oggi nel carcere alle porte di Milano, dove sono detenuti i condannati in via definitiva e ritenuti pericolosi, ha detto di essere estraneo. Una presunta trattativa di cui sarebbe stato oggetto e non soggetto attivo. Scoprire chi fossero i soggetti attivi di quella presunta trattativa, se mai c'é stata, è compito dei pm di Caltanissetta che indagano sui presunti mandanti occulti delle stragi in cui morirono Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, con gli uomini della scorta, e qualche tempo dopo Borsellino, ucciso anch'egli con gli uomini che vigilavano sulla sua vita.

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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tripode 24 luglio 2009   23:51

uè ragassotti, basta chiedere al cianci e tutto diventa chiaro

Anonimo 24 luglio 2009   14:29

si può sempre rimediare e correggere gli errori! certo bastava parlare qualche anno prima! o no ?

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