"In via Padova bisogna abbassare la febbre e non scatenare una guerra civile". Lo dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni che, intervistato dal 'Corriere della Sera' sulle violenze a Milano dopo l'omicidio dell'immigrato egiziano prende le distanze da chi invoca i rastrellamenti casa per casa e sottolinea: "Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere".
Si tratta di "un nuovo progetto di integrazione", ma ora afferma il titolare del Viminale "bisogna tenere insieme la citta'", senza interventi repressivi, "non serve incendiare le piazze". Per Maroni "c'e' la necessita' di un cambio di passo. C'e' un modello sociale che non funziona, che va ricostruito" ed e' necessaria una "gestione oculata degli insediamenti degli immigrati sul territorio".
Quanto alle accuse di fallimento del governo di centrodestra da parte del segretario del Pd, il minnistro dell'Interno replica: "Sarebbe facile rispondere a Bersani che nel 2008 gli sbarchi a Lampedusa erano settemila e nel 2009 li abbiamo ridotti a tremila.
Mi auguro che a Milano non succeda come in America ed in Francia dove decine di bande di diverse etnie si affrontano per le strade per il predominio sulla zona.
Il continuo arrivare di emigranti non fa altro che costituire gruppi omogenei che, non riuscendo ad integrarsi vuoi per scarsa conoscenza della lingua, vuoi perchè in gran parte clandestini, per la necessità di proteggersi tra loro costituiscono bande che diventano mine vaganti all'interno di un tessuto sociale delle città.
La troppa facilità con la quale si è concesso ad africani, rumeni, filippini, cinesi, sud americani, ecc. di entrare in italia senza un lavoro e senza una dimora sta maturando i suoi frutti.
Gufo grigio