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Vescovi del Sud attaccano: "Chiesa
troppo timida di fronte alla mafia"

09 marzo 2010 15:17
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La Chiesa è stata "a volte troppo timida" di fronte alla mafia, ed è ora di scelte coraggiose per il Sud, per fare in modo che il documento della Cei sul Mezzogiorno non finisca sugli scaffali, come quello di 20 anni fa. Lo affermano tre vescovi del Mezzogiorno intervistati da Famiglia Cristiana.

 

"Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà, avremo fallito", ha osservato il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, che teme una Chiesa "icona dell'antimafia", che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità. "Non siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda" anche nella Chiesa - ha aggiunto - e occorre riflettere "anche nelle nostre comunita" sul senso della "parola terribile" citata nel documento Cei sul Mezzogiorno: 'collusione'. Insomma, servono segnali concreti, azioni dimostrative: "Ogni comunità - propone Mogavero - scelga un argomento in relazione alla situazione dle proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari". Essendo pronti a "pagare di persona".

 

Il vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: 'respinti alla frontiera' come immigrati clandestini, propone di "abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto - dice - se poi nessuno denuncia e la cultura mafiosa è l'unica ammessa". "La nostra gente deve tornare a essere protagonista, e di diventa protagonisti con il voto e con volti nuovi", ha osservato il vescovo di Locri, mons. Giuseppe Morosini, e forse "bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida".

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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Anonimo 10 marzo 2010   23:27

"IL BUON GOVERNO ESIGE BUONA CULTURA": Don Luigi Sturzo, sacerdote, siciliano di Caltagirone.

Ah, se solo si conoscesse appena l' 1% del suo pensiero, oggi navigheremmo nell'oro della felicità.

Ma la nostra è una generazione di teste che non pensano. Sappiamo solo criticare, infangare, delegittimare - senz sapere, senza conoscere - soprattutto coloro i quali, i sacerdoti, i vescovi ed il Papa ci indicano la Via della Verità e la Vita.

 

Anonimo 10 marzo 2010   10:28

Siamo grati alla comunità cristiana per avere inserito nel panorama dell'informazione la voce libera e spregiudicata di queste limpide autorità morali. In un momento di esasperazione radicale del contrasto i fra due schieramenti politici, in cui lo Stato  di diritto vede ripetutamente attaccate le proprie basi e la vita delle persone trascinata verso la paura e l'abisso, ben venga ogni richiamo tenace e coerente, a contatto con la necessità di una salda ispirazione alla concordia e all'unità nazionale. Sollecitare la maturazione delle coscienze nelle popolazioni meridionali, rinnegare l'omertà allargando la rete delle associazioni antimafia, cattoliche e laiche, favorire la partecipazione alla vita pubblica per la soluzione dei nodi storici mai sciolti  richiede  sacrificio, acquisizione di salde competenze, studio, ricerca, discussione. Incessantemente. Anche i sacerdoti per quello che rappresentano come educatori, confessori, punti di riferimento sicuri dei bisogni collettivi profondi vanno sensibilizzati a incoraggiare questa sincera passione per il bene pubblico.   

Giuseppe Maritati   

avolpe1 10 marzo 2010   10:09
L'utente ha risposto al commento anonimo del 10 marzo 2010. Visualizza »

 

La Chiesa – da sempre attenta fino all’ossessione alla morale sessuale – pratica un politeismo occulto che lascia ad ogni fedele la libertà di costruirsi un “ Dio”su misura. Ciò che importa alle gerarchie è la presenza mediatica che favorisce la restaurazione postconciliare ed annulla i dubbi dei fedeli, in un mondo che di dubbi è ancora pieno.

 Questo miracolo della moltiplicazione di Dio, della coesistenza di più “Dio” nella stessa Chiesa, avviene grazie al fatto che nella Chiesa Cattolica il rapporto tra Dio e il fedele è gestito  costantemente da un mediatore culturale: un sacerdote, un prelato, un vescovo.

Ogni strato sociale, ogni segmento della società, ogni tribù sociale esprime dal proprio interno culturale, sociale, il proprio mediatore culturale con Dio, che dunque è portatore della stessa cultura, della stessa visione della vita dell’ambiente che lo ha espresso.

 un Dio degli oppressi,un Dio dei mafiosi, e un Dio degli antimafiosi, un Dio dei vessati e  un Dio dei vessatori.

In Sicilia, poi , se c’è  stato un padre Puglisi, ci sono sacerdoti che invece condividono la cultura mafiosa, che celebrano messa in chiese affollate dal popolo di mafia e dalla borghesia mafiosa.
       La maggior parte  di costoro  non stanno né dalla parte della mafia, né dalla parte dell’antimafia, né con la destra, né con la sinistra, né col centro, ma che stanno solo dalla propria parte.

 

Carissimo,

si vede che tu non conosci questa nuova generazione di Vescovi siciliani.

In ogni caso io ed anche questi Vescovi stiamo dalla parte di Padre Pino Puglisi e se tu vuoi darci una mano, stacci vicino.

Grazie,

 

Andrea Volpe

Anonimo 10 marzo 2010   09:11
L'utente ha risposto al commento di avolpe1 del 10 marzo 2010. Visualizza »

Aiutiamo i nostri Vescovi! Veramente bella questa giovane generazione di Vescovi del Meridione. Perchè non sperare che stavolta lo Spirito spiri proprio dal Sud?

Andrea Volpe

 

La Chiesa – da sempre attenta fino all’ossessione alla morale sessuale – pratica un politeismo occulto che lascia ad ogni fedele la libertà di costruirsi un “ Dio”su misura. Ciò che importa alle gerarchie è la presenza mediatica che favorisce la restaurazione postconciliare ed annulla i dubbi dei fedeli, in un mondo che di dubbi è ancora pieno.

 Questo miracolo della moltiplicazione di Dio, della coesistenza di più “Dio” nella stessa Chiesa, avviene grazie al fatto che nella Chiesa Cattolica il rapporto tra Dio e il fedele è gestito  costantemente da un mediatore culturale: un sacerdote, un prelato, un vescovo.

Ogni strato sociale, ogni segmento della società, ogni tribù sociale esprime dal proprio interno culturale, sociale, il proprio mediatore culturale con Dio, che dunque è portatore della stessa cultura, della stessa visione della vita dell’ambiente che lo ha espresso.

 un Dio degli oppressi,un Dio dei mafiosi, e un Dio degli antimafiosi, un Dio dei vessati e  un Dio dei vessatori.

In Sicilia, poi , se c’è  stato un padre Puglisi, ci sono sacerdoti che invece condividono la cultura mafiosa, che celebrano messa in chiese affollate dal popolo di mafia e dalla borghesia mafiosa.
       La maggior parte  di costoro  non stanno né dalla parte della mafia, né dalla parte dell’antimafia, né con la destra, né con la sinistra, né col centro, ma che stanno solo dalla propria parte.

 

Anonimo 10 marzo 2010   09:10

Sarei tentato di accogliere l'invito di A.Volpe.Eppure rimango certo che chi di speranza vive,di speranze muore.

Ciccio

avolpe1 09 marzo 2010   23:10

Aiutiamo i nostri Vescovi! Veramente bella questa giovane generazione di Vescovi del Meridione. Perchè non sperare che stavolta lo Spirito spiri proprio dal Sud?

Andrea Volpe

Anonimo 09 marzo 2010   21:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 09 marzo 2010. Visualizza »

sono l,unico artigiano vittima di estorsione che sopravive elemosinando davanti le chiese dando pure testimonianza del poblema ed e per questo che spesso ho ricevuto minaccie di morte,e mi sento umiliato quando certi parroci se cosi li vogliamo chiamare,mi rispondono ,e io che ci guadagno,ma mi vuole morto,oppure chiedere l,elemosina è reato ecc......ma non doveva essere propio la chiesa ad aiutare le famiglie vittime della mafia cosi ha detto la cei  ,desiderei che tutti i sacerdoti leggessero questo versetto se non l,hanno mai fatto.l,uomo è come gli animali che periscono nella prosperita non comprendono.chi ha orecchie per intendere intenda.

Non poteva che essere altrimenti.

La chiesa non è altro che un sistema di potere come un altro,ovvio che certi uomini di chiesa vogliano avere un proprio tornaconto mentre certi altri cominciano timidamente a fare notare i problemi della nostra terra,se non altro perchè forse  temono di vedere crollare la loro "audience" e non vedere più fedeli in chiesa!!

Se volesse parlare con me in privato,le lascio il mio indirizzo.

 

Alessandro Ferrara   al.ferrara@archiworld.it 

 

Anonimo 09 marzo 2010   19:43

sono l,unico artigiano vittima di estorsione che sopravive elemosinando davanti le chiese dando pure testimonianza del poblema ed e per questo che spesso ho ricevuto minaccie di morte,e mi sento umiliato quando certi parroci se cosi li vogliamo chiamare,mi rispondono ,e io che ci guadagno,ma mi vuole morto,oppure chiedere l,elemosina è reato ecc......ma non doveva essere propio la chiesa ad aiutare le famiglie vittime della mafia cosi ha detto la cei  ,desiderei che tutti i sacerdoti leggessero questo versetto se non l,hanno mai fatto.l,uomo è come gli animali che periscono nella prosperita non comprendono.chi ha orecchie per intendere intenda.

Anonimo 09 marzo 2010   19:26

Mons. Mogavero, Mons. Montenero, Mons. Morosini.

Adesso, fate la voce grossa adesso.

Ci stiamo estinguendo: niente lavoro, niente imprese, niente possibilità di costruire la famiglia, niente figli = niente futuro !

Ci stiamo estinguendo.

Le famiglie sono sempre meno, i figli sono sempre meno, le donne generano appena un figlio e per giunta in età ultratrentenne. Ma che futuro stiamo costruendo ?

A che cosa è servito strozzare con i pizzi gli imprenditori volenterosi ?

Adesso, almeno voi, fate la voce grossa. Adesso.

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