Ma quanto piace l'arte (rubata) ai boss mafiosi. Soprattutto quadri ma anche orologi e gioielli antichi, statue e bronzi e pure qualche vaso magari frutto della nottata di un tombarolo. E' questo uno dei dati che emerge dal rapporto sulle Archeomafie di Legambiente realizzato sui dati del Comando dei carabinieri Tutela patrimonio artistico e culturale presentato oggi al salone internazionale sulle buone pratiche Terra Futura, a Firenze.
Nel rapporto, tra l'altro, è reso noto il sequestro di un caveau nella disponibilità del boss italo-canadese Beniamino Zappia nel quale i carabinieri hanno trovato di tutto, come una specie di antro di Alì Babà: tele di Guttuso, Morandi, Dalì, de Pisis e Sironi ma anche pietre preziose e gioielli antichi e orologi di grande valore, oggetti d'antiquariato. Tutto, ovviamente, rubato negli anni.
La mafia dunque ama l'arte ma il mercato dell'antico rubato é sempre più florido così come sempre più agguerrita è la battaglia combattuta dagli esperti dei carabinieri nel nucleo di tutela del patrimonio artistico. Nel 2009 - si legge nel rapporto - i furti di opere d'arte sono stati 882, 58 gli scavi clandestini, 13.219 gli oggetti trafugati. In un anno i carabinieri hanno recuperato 19.043 beni culturali, 14.596 i reperti paleontologici recuperati e 55.586 quelli archeologici. In tutto sono state indagate 1.220 persone e arrestate 44.
Il Lazio è la regione più colpita con 137 furti in un anno seguita dalla Toscana, 107 furti patiti. Seguono Lombardia (106), Piemonte (95), Campania (86) ed Emilia Romagna (70). Chiude la lista la Valle d'Aosta che ha sofferto un solo furto di beni artistici e culturali. In genere le 'vittime' sono i privati (61,4%) seguiti dalle chiese (25,7%) e dai musei (8,2%). Tra i più rubati ci sono i beni librari (3.173 pezzi) seguiti da oggetti pertinenti la chiesa (2.038), quadri (1.504) oltre a preziosi, materiali filatelici, numismatica, grafica, orologi e pure armi antiche e artistiche.
Tra le notizie curiose che emergono dal rapporto di Legambiente quella relativa al traffico internazionale di reperti archeologici realizzato da una rete criminale capace di muoversi tra l'Italia, la Spagna, la Francia, la Germania e il Lussemburgo e sgominato dai carabinieri del Nucleo. La refurtiva recuperata fa impressione: 1.248 reperti archeologici e centinaia di fossili per un valore stimato di oltre 4 milioni di euro. La banda è stata tutta bloccata: 40 persone di cui 13 sottoposti a provvedimenti cautelari. Si trattava di 'tombaroli' hi-tech dotati di metal detector e georadar con i quali passavano al setaccio siti archeologici tra i più importanti d'Italia. Un'altra operazione ha consentito di restituire al governo libanese numerosi reperti archeologici.
Tra il materiale sequestrato a un cittadino italiano anche due pesci ossei risalenti all'era mesozoica (99 milioni di anni fa) che erano di proprietà del Libano. "Il sistema dal quale si ricava denaro dalle ruberie di opere rubate è molto articolato anche in relazione alla tipologia del bene sottratto e al valore artistico - ha detto il generale Giovanni Nistri, comandante del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri -. I flussi del traffico illecito sono diversificati e molto spesso conducono all'estero, in un contesto nel quale il mercato clandestino assume con sempre maggiore frequenza il carattere della transnazionalità". (Foto d'archivio)