Dopo aver invocato ufficiosamente, venerdì scorso, la necessità di un intervento legislativo che mettesse riparo agli 'effetti collaterali' prodotti dalla legge 'ex Cirielli', oggi la Cassazione plaude ufficialmente - con una nota voluta dal Primo presidente Vincenzo Carbone - al decreto urgente che, dopodomani, sarà portato in Consiglio dei ministri per tamponare il rischio di scarcerazioni e azzeramento dei processi determinato dal temuto passaggio in corte di assise di
Come preannunciato, dopo il clamore suscitato dall'allarme lanciato dai pm di Palermo, la Prima sezione penale della Cassazione ha depositato oggi - in anticipo sui tempi previsti - le motivazioni in base alle quali, lo scorso 21 gennaio, aveva emesso un dispositivo di una riga con il quale si trasferiva, dal Tribunale di Catania alla Corte d'assise di Catania, il processo 'Amante'. Per i supremi giudici è probabile che chi ha fatto la legge non si sia accorto del 'cortocircuito' che si sarebbe prodotto. In particolare il faldone, che ha portato il ministro della Giustizia Angelo Alfano a prendere provvedimenti, riguarda nove imputati di associazione mafiosa aggravata dall'uso delle armi e dal reimpiego di proventi derivati da illeciti, circostanze per le quali la 'ex Cirielli' ha innalzato le pene sfondando il tetto dei 24 anni di reclusione e chiamando in causa la competenza dei giudici di assise.
Ma - per ben cinque anni - nessuno si era accorto di questa conseguenza: solo il Tribunale di Catania, lo scorso 7 maggio. Neppure nei più aggiornati codici di udienza - hanno fatto notare in Cassazione - è registrata questa 'novita''. Eppure, scrive Renato Bricchetti relatore della sentenza 4964, "é dall'8 dicembre 2005 che il reato aggravato è diventato di competenza della corte di assise", anche per quanto riguarda le posizione meno gravi dei coimputati. Probabilmente - prosegue Bricchetti - il legislatore non si è accorto del 'boomerang' dal momento che nella 'ex Cirielli' è assente "una disposizione transitoria che distingua tra reati commessi prima e reati commessi successivamente alla data di entrata in vigore della legge". Ma "non rileva chiedersi se il legislatore si sia, oppure no, reso conto del prodursi di detto effetto". Quel che importa, come ha precisato la nota della Cassazione, è che siano "sterilizzati" i rischi insiti nelle norme che inasprivano le pene ai mafiosi e che avrebbero finito con l'intasare le corti di assise rimettendo i boss in libertà. Comunque sia la Procura della Cassazione, rappresentata da Giovanni Galati, aveva chiesto che fosse dichiarata la competenza del Tribunale di Catania e che le norme della 'ex Cirielli' fossero interpretate - come finora era avvenuto - solo per quel che riguarda l'innalzamento delle pene, lasciando inalterata la competenza. Ora un decreto stabilirà per legge quel che, usando il buon senso, sembrano aver fatto i magistrati in questi cinque anni.