Libriamo
Libriamo

Garibaldi attacca Palermo: il bivio della storia (3/3)

di Giuseppe Di Bella
26 settembre 2009 19:16
Leggi i commenti 159   Inserisci un tuo commento
Condividi
www.italiainformazioni.com

Al bivio della Ficuzza, Garibaldi braccato da von Mechel, giocò una carta rischiosa quanto essenziale: predispose una trappola psicologica. Inviò verso Corleone Orsini con la inefficiente artiglieria, i carri delle salmerie, una quarantina di veterani e circa 150 picciotti, mentre egli, col grosso delle forze, ora molto più veloci, deviò verso Marineo.

 

L’inganno di von Mechel

 

Ancora vittima di un contro ordine, mentre la brigata di Colonna tornava verso Palermo per difenderla (!), von Mechel aveva ripreso l’inseguimento e giunto alla Ficuzza, tratto in inganno dalla consistenza delle tracce, incerto sulla vera posizione di Garibaldi, decise di inseguire Orsini.

  

Sulla decisione di von Mechel e sulla sua fedeltà alla Corona non vi sono ombre. Fu a nostro parere determinante una considerazione “logica”: von Mechel riteneva assurdo che il Generale tentasse di attaccare Palermo. Gli appariva molto più logico che si dirigesse verso l’interno per alimentare la ribellione già in atto e poi tornare su Palermo, con un numero superiore di rivoltosi. Ne concluse verosimilmente che oltre ad Orsini, anche Garibaldi si stava dirigendo verso l’interno per altre vie, per poi ricongiungersi.

Un grave errore del colonnello svizzero, forse l’unico, ma di grande rilevanza strategica.

  

Il bivio della Ficuzza rappresenta un bivio della storia siciliana e italiana, uno dei tanti: se von Mechel avesse deciso di inseguire Garibaldi, lo avrebbe sconfitto, cambiando il corso degli eventi.

  

Von Mechel inviò a Palermo una staffetta che portava la notizia del suo inseguimento, verso l’interno, di una colonna garibaldina. Lanza il 26 mattino telegrafò nuovamente a Napoli la falsa notizia della rotta dei garibaldini e fece affiggere i manifesti a Palermo: “La banda di Garibaldi, in rotta, si ritira disordinatamente pel Distretto di Corleone”.

  

Intanto che von Mechel inseguiva Orsini allontanandosi da Palermo (per poi batterlo disperdendo la sua colonna), Garibaldi avanzava verso Misilmeri e poi Gibilrossa, decidendo infine, contro ogni logica militare e matematica, di attaccare il Capoluogo siciliano. Un gesto disperato, ma che a ben vedere, non aveva alternative. Garibaldi ora sapeva von Mechel lontano … ma alle sue spalle. L’unica speranza era quella di entrare in città ed una volta tra le mura, scatenare la rivolta popolare.

  

Ma questa decisione potrebbe avere anche un’altra parallela spiegazione: il tradimento di alcuni Comandanti duosiciliani, comunicatogli dalle stesse spie che provenienti da Palermo, lo informarono sulla dislocazione delle truppe duosiciliane e sulle porte della città da attaccare. Lo stesso Garibaldi ammette di aver ricevuto queste informazioni, nell’ambito delle sue memorie.

  

Durante la notte tra il 26 ed il 27 maggio, accesi numerosi fuochi di bivacco sulle montagne, per ingannare il nemico, Garibaldi con circa 3.000 uomini, determinato a vincere o morire, planò come un’aquila sulla pianura e puntò dritto su Palermo, attaccando, appunto adeguatamente informato da alcune spie, le porte di Termini e di S. Antonio, inspiegabilmente mal difese e prive di cannoni posizionati, mentre le truppe duosiciliane, erano inopinatamente schierate al piano del Palazzo Reale, in parte chiuse nel relativo casermaggio ed in parte rinserrate nel Castello a mare!

  

Lanza non aveva schierato i 20.000 soldati presenti a Palermo (4.000 erano con von Mechel), li teneva ammassati in modo passivo ed irrazionale: una tattica contraria ad ogni strategia militare ed alle più elementari regole del buon senso.

  

Ma Lanza pensava già, prima ancora di combattere, ad una strategia di basso profilo militare, ad una soluzione politica. Fece visita all’Ammiraglio Mundy, a bordo della Hannibal, per sondare la disponibilità di una mediazione inglese per un armistizio con i rivoluzionari, ai quali avrebbe proposto il ripristino della Costituzione del 1812.

 

Questo episodio è estremamente significativo dell’assoluta inadeguatezza di Lanza (se non del suo tradimento) che pensava a come arrendersi alle inferiori forze dei rivoltosi, pur essendo a capo di un esercito di 25.000 uomini, con 570 ufficiali, 680 cavalli, 170 muli e 36 cannoni (dati ufficiali dei borbonici), oltre alle decine di bocche da fuoco delle navi alla fonda nel porto di Palermo.

  

Le porte furono sfondate dopo qualche resistenza ed i difensori si ritirarono verso il Palazzo reale.

Penetrato nell’abitato, Garibaldi sapeva che la partita si sarebbe giocata con altre regole e che la presenza della popolazione civile, avrebbe ostacolato i duosiciliani impedendo loro di usare la cavalleria e soprattutto i cannoni, e che se lo avessero fatto, avrebbero avuto tutta la città addosso.

  

Ancora una volta Lanza, invece di lanciare contro Garibaldi tutti i suoi agguerriti reparti, si limitò ad inviarne solo una minima parte contro i ribelli e tenne il grosso delle truppe a presidiare il Palazzo Reale.

  

I combattimenti investivano tutta la zona Est della città, casa per casa, barricata per barricata. Le regie milizie si battevano con accanimento pari all’ardore dei garibaldini, che erano sostenuti da una parte della popolazione. Spesso si giunse all’arma bianca ed infine al corpo a corpo.

  

I borbonici persero il controllo delle carceri della Vicaria, dalle quali evasero circa 2.000 detenuti che in parte andarono a rinforzare i ranghi degli insorti.

Il 27 sera, un ampio settore della città, dalla Kalsa all’Albergheria, era nelle mani degli insorti.

  

La stessa sera del 27, Lanza mise l’ultimo sigillo alla sua inettitudine e codardia criminale, ordinando il bombardamento della città dal forte di Castellammare. Le vittime civili furono circa 600 ed il popolo, già incline ad appoggiare Garibaldi, ruppe ogni indugio schierandosi completamente con i rivoluzionari.

  

Il 28 mattina, anche alcune navi alla fonda nel porto, cominciarono a bombardare la città. Questo fuoco serviva da copertura per lo sbarco di due battaglioni esteri scelti, provenienti da Napoli: rinforzi richiesti da Lanza!

  

Il 29 i borbonici persero il bastione di Montalto e nel pomeriggio gli insorti arrivarono alla cattedrale ovvero ad un tiro dal Palazzo reale. Dal campanile i cecchini sparavano sui soldati di Francesco II, mirando soprattutto agli artiglieri.

  

Annotiamo che nel corso dei combattimenti, l’ineffabile Landi rientrato a Palermo e posto con i suoi uomini a difesa della Gran Guardia di piazza Bologni, abbandona ancora una volta la posizione senza ingaggiare battaglia e si rifugia a Palazzo Reale, lasciando libera ai rivoltosi la principale arteria che dal porto conduce alla reggia normanna.

  

Lanza ordinò un contrattacco, ma non in massa e le due colonne borboniche impegnate, a causa della situazione dei luoghi e delle strette vie del centro storico, riuscirono a riconquistare qualche posizione, ma pagarono un costo elevato di morti e feriti, anche per la presenza di numerosi franchi tiratori e per il fatto che il popolo scaraventava sui soldati, dai balconi e dalle finestre, ogni genere di masserizie, compresi marmi e laterizi divelti dalle abitazioni.

  

L’incredibile resa di Lanza

  

Pur avendo ripreso campo, Lanza inopinatamente chiese una tregua. Ancora una volta Garibaldi non credeva ai suoi occhi ed alla sua fortuna.

Infatti la tregua arrivava al momento giusto perché era a corto di munizioni ed aveva necessità di riorganizzare gli uomini.

  

Una tregua di 24 ore venne firmata il 30 maggio a bordo della Hannibal, alla presenza dell’ammiraglio inglese Mundy, dove Garibaldi, prima appellato bandito e filibustiere, si trasformò in “Eccellenza”: così si rivolsero a Lui i Comandanti duosiciliani. Il Generale rimase seduto, sbucciò in silenzio un’arancia e ne offrì loro uno spicchio, porgendolo infilzato sulla punta del coltello. I generali accettarono l’amaro frutto della loro inettitudine.

  

Nella notte fece ritorno a Palermo la punta di diamante dell’esercito napoletano: le truppe svizzere di von Mechel, alquanto temute da Garibaldi.

 

Von Mechel era furibondo per la beffa patita: ignorava la sussistenza della tregua e attaccò immediatamente sulla linea del mare. Travolse le resistenze dei garibaldini, puntando su Porta Termini, le cui barricate furono sfondate a cannonate ad alzo zero. Entrò in città. Per stanare i cecchini, i duosiciliani non esitarono a dare fuoco alle abitazioni della Kalsa.

  

Von Mechel era inarrestabile e arrivò alla Fiera vecchia, ormai a due passi dal quartier generale di Garibaldi, la cui situazione era ormai critica soprattutto per la mancanza di munizioni.

  

Ancora una volta Lanza salvò Garibaldi. Ordinò al colonnello di fermarsi perché era in corso la tregua e pur avendo ora dentro la città von Mechel ed i suoi 4000 uomini pronti a tutto, incredibilmente, inviò a Garibaldi una nuova proposta di tregua.

  

Garibaldi era al collasso e sul punto di abbandonare la città: la tregua fu provvidenziale e consentì di riorganizzare le squadre e produrre nuove munizioni (forse fu rifornito di polvere da sparo, sotto banco, da una nave americana).

  

La proroga dell’armistizio per tre giorni, e poi per altri tre, venne approvata e firmata a Napoli, dove mentre il Regno era in pericolo, si farneticava di concedere Costituzioni e concludere accordi internazionali, per salvare ciò che le armi e soprattutto gli animi, non riuscivano a tenere.

 

 

Letizia e Buonopane tornarono a Napoli e descrissero al Re una città completamente schierata con gli insorti e dunque inespugnabile: Francesco II autorizzò la ritirata da Palermo. Sperava in cuor suo di poter riconquistare l’Isola ripartendo da Messina, come accaduto dodici anni prima.

  

Ritengo doveroso evidenziare a suo onore e merito, che Francesco II, uomo fin troppo timido, di animo buono e profondamente religioso, a fronte della descrizione della situazione ricevuta, autorizzò la resa di Palermo soprattutto per evitare un bagno di sangue e la distruzione della città e della vestigia della sua storia plurimillenaria. Le stesse motivazioni, che renderà esplicite in un proclama, lo indurranno alla decisione di non difendere Napoli, dove Garibaldi entrerà in carrozza, senza alcun spargimento di sangue.

Per questa magnanima ed umanissima decisione, le città di Napoli e Palermo gli sono debitrici in eterno.

 

Altrettanto non si può dire per chi ordinò nel 1866, il bombardamento di Palermo durante la rivolta del sette e mezzo.

  

Francesco è stato forse un sovrano inadeguato ai tempi ed al ruolo: il suo Regno è stato troppo breve per giudicarlo. Ma amava veramente i suoi “popoli” così, ancora nel 1860, chiamava le sue genti e scriveva nei proclami ufficiali: come i suoi avi prima dell’unificazione dei Regni delle Sicilie.

  

Infine, Lanza inviò Buonopane e Letizia da Garibaldi per trattare la resa e i termini dell’abbandono di Palermo.

Il 6 giugno, alla presenza degli ammiragli inglesi, francesi e piemontesi, venne firmata la vergognosa capitolazione duosiciliana.

  

Il giorno 8 giugno 1860 le truppe di Lanza vennero imbarcate, con “l’onore delle armi” indegnamente preteso da Lanza, seppur meritato dai suoi incolpevoli e valorosi soldati.

  

Von Mechel era furente: spezzò con un sol colpo la sua sciabola su una pietra.

Vi furono delle diserzioni sia tra gli ufficiali che fra la truppa; alcuni passarono nelle fila dei garibaldini.

  

Lanza venne in un primo tempo riconosciuto non colpevole “Perché non in grado di comprendere gli avvenimenti”. Un processo vero non fu mai celebrato a causa dell’arrivo di Garibaldi a Napoli.

  

La resa dell’Alter Ego di Francesco II in Sicilia, risulta ancora più incredibile se si considera che la clausola che prevedeva l’imbarco dell’esercito duosiciliano ed il suo rientro direttamente a Napoli, venne chiesta da Lanza, come condizione principale dell’armistizio.

  

Di conseguenza i 20.000 uomini imbarcati a Palermo nel corso dei dieci giorni successivi, invece che essere sbarcati a Patti, a Milazzo o a Messina, e costituire una invalicabile linea di difesa, vennero portati tutti a Napoli!

  

Infatti a Milazzo i garibaldini, diventati oltre 5.000 per l’arrivo di altri volontari dalla terra ferma e dall’Isola, e riforniti di munizioni piemontesi, ora “generosamente” concesse dal Conte di Cavour, si troveranno di fronte solo i 4.630 uomini di Ferdinando Beneventano del Bosco, mentre ancora una volta la maggior parte delle truppe duosiciliane, al Comando di Clary, resteranno rinserrate a Messina.

 

 

Un’annotazione a margine, merita la complessa religiosità di Garibaldi e la sua applicazione “Istituzionale”. La fede del Generale forse era stata aumentata dal favore concessogli dalla “Provvidenza”, durante la conquista della Sicilia. Questo scrive Garibaldi a Ruggero Settimo il 21 giugno: “Se vi fu favore della Provvidenza per cui un uomo deve umiliarsi davanti ad essa con gratitudine immensa, quello è certamente a me successo negli avvenimenti venturosi succeduti in questi ultimi giorni in Sicilia …”.

 

Vi è notevole traccia nelle testimonianze dei contemporanei, negli scritti e nei gesti del Generale, di una fede in Dio, forte almeno quanto l’odio per il potere temporale della Chiesa. “So di avventurarmi ad una impresa rischiosa, ma pongo la mia confidenza in Dio, nel coraggio e nella devozione dei miei uomini”, così scrive a Vittorio Emanuele da Quarto, il giorno della partenza per la Sicilia.

  

L’intensità della fede in Dio di ogni uomo, così come il modus in cui egli vive e manifesta il suo credo, è fatto tanto personale quanto misterioso. Si può invero fingere una fede per motivi politici, ma oltre le parole, alcuni gesti del Generale testimoniano una fede in Cristo, mistica e genuina, piuttosto che la manovra di un politicante, ché tale Garibaldi certo non era.

  

Garibaldi prima ancora di entrare a Napoli, dichiara di volersi recare a rendere omaggio a San Gennaro.

Garibaldi Dittatore a Palermo, si recò in pellegrinaggio alla grotta di Santa Rosalia sul monte Pellegrino.

  

In occasione dei festeggiamenti in onore della Santa vergine palermitana, durante la Messa solenne pontificale del 14 luglio, tenutasi nella cattedrale normanna, occupò il trono dei Re di Sicilia e rivendicò il titolo di Legato Apostolico nell’Isola, da questi rivestito per pluri secolare investitura. Più volte rivolse uno sguardo muto e ammirato verso il sepolcro di Federico II.

  

E mentre in camicia rossa assisteva al rito Cattolico, al momento della lettura del Vangelo sguainò la spada professandosi difensore della Fede e della Chiesa … e intanto pensava alla conquista di Roma.

  

I troppi e non credibili errori dei comandanti borbonici

  

Vediamo ora in sintesi l’insieme degli “errori” politici e ancor più tattici e militari, commessi dai duosiciliani, che considerati nel loro insieme assumono ben altro significato.

  

1) La partenza della spedizione era attesa da mesi e nota a Napoli fin dal 6 maggio: la moderna flotta napoletana, non riuscì ad intercettare in mare i due legni garibaldini;

 

2) La colonna del generale Letizia era stata richiamata da Trapani a Palermo qualche giorno prima dello sbarco;

 

3) Ruffo e Landi non vennero informati tempestivamente (via telegrafo) dell’imminente sbarco nel trapanese;

 

4) Lo sbarco avvenne senza interdizione alcuna da terra ed il primo scontro si verificò solo dopo 4 giorni;

 

5) I contingenti napoletani di rinforzo, misteriosamente, non riuscirono a sbarcare nel trapanese e vennero dirottati a Palermo;

 

6) A Calatafimi, Landi ordina la ritirata invece di attaccare con tutti gli uomini, ovvero circa il triplo dei garibaldini;

 

7) Landi si ritira verso Palermo invece di bloccare Garibaldi ad Alcamo (posizione favorevole) né in altri luoghi adatti ad una battaglia campale, dove far valere la cavalleria e l’artiglieria, che Garibaldi non ha, come la piana di Partitico o le gole tra Borgetto e Renda;

 

8) Lanza ferma, in un primo tempo, l’inseguimento di Garibaldi ad Altofonte e richiama Colonna a Palermo;

 

9) Von Mechel decide di inseguire Orsini verso l’interno dell’Isola, allontanandosi da Palermo: un errore fatale;

 

10) A seguito delle notizie inviate da von Mechel, Lanza invia a Napoli la falsa notizia della sconfitta di Garibaldi e della sua rotta verso Corleone.

 

11) Lanza decide contro ogni logica, di aspettare Garibaldi a Palermo, ma invece di dispiegare l’esercito ed i cannoni all’esterno della città, nella piana circostante, mantiene le truppe al suo interno, praticamente rinunciando a schierarle;

 

12) Pur a conoscenza della posizione di Garibaldi, le porte Termini e S. Antonio, vengono lasciate sguarnite;

 

13) Garibaldi è già penetrato nell’abitato, e Lanza non gli scaglia contro tutti i 20.000 uomini di cui dispone all’interno della città (anche Landi era già rientrato a Palermo);

 

14) Lanza ordina il bombardamento della città, pur sapendo che in tal modo i civili si schiereranno in massa con i ribelli;

 

15) Landi abbandona la Gran Guardia di piazza dei Bologni senza combattere, lasciando libera la via principale per il Palazzo Reale;

 

16) Pur essendo in grande vantaggio di forze, Lanza chiede la prima tregua;

 

17) Lanza ferma von Mechel che sta riconquistando la città e chiede la proroga dell’Armistizio, nonostante la presenza delle truppe scelte del colonnello svizzero;

 

18) Buonopane e Letizia rappresentano a Napoli una situazione disastrosa, traendo in inganno Francesco II sulla reale situazione militare nell’Isola;

 

19) Lanza, ancora in grande vantaggio militare, con a disposizione anche le truppe scelte di von Mechel ancora intatte, chiede l’armistizio definitivo firmando la capitolazione di Palermo;

 

20) Nella capitolazione di Palermo, Lanza chiede esplicitamente che i 20.000 soldati imbarcati a Palermo rientrino direttamente a Napoli e pertanto questi non vengono riposizionati a Patti, a Milazzo o a Messina;

 

21) Clary invia solo Del Bosco a Milazzo contro Garibaldi e tiene 15.000 uomini bloccati a Messina;

 

22) A Milazzo, la flotta borbonica arriva a battaglia persa, per chiedere l’armistizio.

 

23) A Catania il 31 maggio, si ripete la storia dei borbonici che lasciano la città pur essendo ancora in grado di tenerla facilmente.

 

24) Inspiegabile passaggio dello stretto da parte dei garibaldini, ovvero mancato blocco da parte della flotta borbonica, che incrocia tutta nella parte settentrionale di un braccio di mare invero non troppo ampio.

 

 

A tal proposito annotiamo che fu sufficiente che i due piroscafi, Franklin e Torino, eseguissero il periplo dell’Isola da Occidente, ed imbarcassero i garibaldini a Sud di Messina, per eludere la flotta borbonica e le navi sardo piemontesi di Persano, mandate da Cavour ad “impedire” lo sbarco in Calabria (ma gli ordini del Re erano diversi).

  

Il conte di Cavour, cui il doppio gioco non era sufficiente e stava con un piede in tre staffe, nell’estremo tentativo di ritardare il passaggio dello Stretto o se vogliamo di fingere questo, chiese sotto banco aiuto alla Francia e un vascello francese da guerra si profilò davanti al faro. Ma i Comandanti delle navi inglesi, alla fonda nel porto di Messina, “consigliarono” alla Francia di astenersi da ogni intervento.

  

Per brevità, tralasciamo gli avvenimenti militari dallo sbarco in Calabria al Volturno, che nella sostanza ripetono quanto accaduto in Sicilia.

  

Infine rileviamo, come dato di fatto, che sia nella parte isolana dell’impresa, che in quella continentale, tutti i Comandanti duosiciliani non attaccarono mai Garibaldi con tutte le forze a loro disposizione. In ordine cronologico: Landi, Lanza, Clary, Vial, Briganti, Melendez, Caldarelli, Ghio, Ritucci.

 

 

I significati del telegramma

  

Ritorniamo ora al nostro documento. Il telegramma con la falsa notizia della vittoria borbonica a Calatafimi del 15 maggio, venne trasmesso a Napoli col telegrafo elettrico che era ancora in funzione sulla linea Palermo - Messina, e poi col cavo sottomarino oltre stretto, fino alla capitale del Regno.

  

Ricordiamo che in caso di guasto, era ancora disponibile e funzionante la rete dei telegrafi ottici o semaforici, ereditata dal Regno delle Due Sicilie dall’occupazione napoleonica, che venne mantenuta come sistema di riserva.

  

Ritenendo impossibile un errore nella trasmissione per il tenore ridondante del contenuto e per la struttura stessa dello scritto, o di un falso telegramma inviato dai rivoluzionari, poiché erano normalmente in uso codici segreti utilizzati per l’autenticazione dei messaggi, non resta che l’ipotesi di un invio da Palermo, di notizie false effettuato con uno scopo ben preciso.

  

Poiché Lanza si insediò a Palermo il 17 maggio, la trasmissione del testo a Napoli venne autorizzata verosimilmente dal suo predecessore Ruffo di Castelcicala, o comunque da un altro comandante che deteneva il potere di inviare un siffatto messaggio ufficiale.

  

La circostanza che il susseguente telegramma sia stato indirizzato direttamente ai “Comandanti le Armi in sicilia”, fa ipotizzare che lo scopo fosse quello di lasciare a Garibaldi il tempo di avvicinarsi a Palermo, senza che nessuno gli andasse incontro con l’esercito in campo aperto.

  

La falsa notizia della vittoria a Calatafimi, come quella successiva del 26 maggio, della rotta di Garibaldi verso Corleone, metteva inoltre al riparo Lanza e gli altri comandanti da una immediata sostituzione.

 

Infine, il documento sembra consolidare la tesi, da sempre avanzata se pur mai provata definitivamente, di un tradimento effettivo e non quella della totale inettitudine di Lanza e di altri comandanti borbonici in Sicilia ed in terra ferma.

  

Ritroviamo Lanza a Napoli all’arrivo di Garibaldi, incaricato delle luminarie in onore del generale e dei suoi uomini.

  

Per quanto riguarda Francesco Landi, per completezza di informazione, ricordiamo che Egli venne apertamente accusato di “tradimento” da Ruffo di Castelcicala e che qualche mese più tardi tentò di cambiare presso il Banco di Napoli una fede di credito di 14.000 Ducati. La fede risultò falsificata ed il suo vero ammontare di 14 Ducati. Landi, colto da malore, dichiarò che quei denari (i 14.000 Ducati) glieli aveva dati Garibaldi. Ne sortì uno scandalo immediatamente messo a tacere.

Annotiamo inoltre che Landi era subito transitato nell’esercito sabaudo: i suoi cinque figli servirono i Savoia come ufficiali.

 

Si potrebbe obiettare che a Napoli conoscessero l’effettiva situazione militare nell’Isola e che la falsa notizia della vittoria borbonica a Calatafimi, sia stata artatamente divulgata da Napoli e non da Palermo, per scoraggiare le innumerevoli rivolte che si accendevano nell’Isola. Ma questa ipotesi è nettamente smentita dall’essere il telegramma inopinatamente indirizzato ai Comandanti militari, che al contrario avrebbero dovuto essere allertati in tutta l’Isola.

 

La divulgazione all’estero di false notizie, potrebbe essere stata invece decisa per scoraggiare i temuti interventi di altri Stati.

 

Epilogo 

 

Non vi è la prova definitiva del più volte adombrato tradimento di alcuni comandanti duosiciliani, Lanza e Landi in testa. Ma giustificare l’accaduto con la loro “semplice” inettitudine, non appare possibile. Troppi errori macroscopici ed ingiustificabili alla luce del buon senso, prima ancora che dei manuali militari di guerra, commessi da soggetti diversi ed in circostanze estremamente diversificate, nel corso di ben sette mesi.

Tre indizi, si dice, fanno una prova: ma qui di indizi ve ne sono a decine.

 

Il documento infine sembra comprovare che il Governo napoletano ed il Re, siano stati volutamente ingannati dalle notizie provenienti da Palermo e che dunque un vero tradimento sia stato perpetrato ai loro danni.

 

Appare comunque acclarato che gli avvenimenti militari e politici che porteranno alla fine del Regno delle due Sicilie, non possono essere ascritti solo ad una diffusa volontà di tradire il Regno, bensì ad una generale implosione sociale delle strutture politiche, militari ed amministrative. Questi sviluppi furono accompagnati da quel fenomeno che va sotto il nome di ”indifferentismo” che ancor più si evidenziò, dall’agosto del 1860, nella parte continentale del Regno.

 

La dissoluzione del Regno ebbe molteplici cause, alcune remote altre contingenti, e prima fra tutte l’incapacità dei Borboni di ammodernare in un arco di tempo accettabile l’architettura istituzionale dello Stato, di rendere la monarchia costituzionale, di ristrutturare l’economia delle Sicilie in modo tale da migliorare le condizioni di vita delle popolazioni.

 

Leggendo le cronache di quei giorni, a tratti si ha la sensazione che il Regno non sia stato conquistato da Garibaldi, bensì a Lui consegnato.

 

Illuminanti le stesse parole del Generale che nelle sue memorie trascrive: “A Soveria mise giù le armi la divisione Vial, forte di circa 8.000 uomini, dandoci un materiale immenso in cannoni, moschetti e munizioni. La brigata Caldarelli capitolò colla colonna calabrese di Morelli a Cosenza. Infine, dopo una corsa celere di pochi giorni da Reggio a Napoli, precedendo sempre le mie colonne che non potevan raggiungermi, per quanto procedessero a marce forzate, io giunsi nella bella Partenope.”

 

E ancora: “Altra circostanza ben favorevole alla causa nazionale, fu il tacito consenso della marina militare borbonica, che avrebbe potuto, se intieramente ostile, ritardare molto il nostro progresso verso la Capitale. E veramente i nostri piroscafi trasportavano liberamente i corpi dell’esercito meridionale lungo tutto il litorale napoletano, senza ostacoli, ciò che non avrebbero potuto eseguire con una marina assolutamente contraria”.

 

Per quanto incredibile possa sembrare, Garibaldi si avvicinò a Napoli in treno e vi entrò in carrozza scoperta. I militi invece di sparargli gli presentarono le armi. Il popolo staccò i cavalli cercando di trascinare a braccia la carrozza col Dittatore in piedi.

 

Non bastò a Francesco II di “liberaleggiare”, riattivare la Costituzione e cambiare il Ministero, quale estremo tentativo di salvare la monarchia ed il Regno stesso, né di adottare il tricolore coi gigli al centro e dichiarare l’italianità del Regno; non fu sufficiente abolire le bastonate nelle carceri e mandare liberi 400 detenuti politici. Non bastò.

 

Le conseguenze dell’azione dei Governi, come di quelle dei singoli, non sono subito percepibili: trascorrono talvolta anni o secoli prima che si vedano i buoni o i cattivi frutti della politica e di ogni decisione umana. Ma nel momento in cui i tempi sono maturi, nulla vale a fermare le lancette della storia e il precipitare degli eventi. Questo avvenne del Regno di Sicilia, la disintegrazione della struttura dello Stato e della società, dovuta ad una serie di errori commessi nel corso di secoli, causati dalla superficialità egoistica della classe dirigente e dalla sua incapacità di programmare un futuro per tutti. Storia di ieri e di oggi.

 

Quale massimo sintomo della dissoluzione dello Stato, si evidenzia che per ordine del Ministro Liborio Romano venne epurata, quale “segno del cambiamento”, la vecchia polizia urbana, a volte inutilmente crudele e fiscale, ma fedele alla corona: nella guardia cittadina vennero integrati centinaia di notori camorristi (già da tempo cospicuamente presenti nei ranghi dell’esercito).

 

L’ordine pubblico, durante il passaggio del potere dai Borboni al Dittatore Garibaldi, venne affidato alla camorra e da questa garantito, creando le premesse per ulteriori spazi ad essa concessi, nella società civile e nel tessuto istituzionale del nuovo Stato che si andava a costituire.

 

E veramente la sensazione del troppo fatalista e rassegnato Francesco II, era quella giusta: una dissoluzione irreversibile del Regno, un collasso che polverizzava ogni struttura politica e militare cui Egli nulla poteva opporre. Al suo Primo ministro disse più volte “Mio caro, Don Peppino (così per scherno e senza odio chiamava Garibaldi) non lo consente né a me né a Voi”.

Due giorni prima che abbandonasse la città, vedendo Francesco II insieme alla Regina che un commerciante napoletano stava cancellando i gigli borbonici dall’insegna del negozio, ne sorrise bonariamente insieme alla consorte. In quel sorriso dolce e amaro dell’ultimo Sovrano, si eclissava il Regno delle due Sicilie.

 

Nessuna conclusione mi appare adeguata a questa storia, nella consapevolezza che gli atti da cui abbiamo preso le mosse, la circolare diffusa in Sicilia ed il telegramma cui essa fa riferimento, aggiungono solo un ulteriore elemento di riflessione, un altro piccolissimo tassello, a quel complesso e misterioso mosaico, largamente incompleto, che ancora oggi mal rappresenta la storia dell’invasione garibaldina della Sicilia.

 

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

© Riproduzione riservata
Segnala ad un amico
Anonimo 11 gennaio 2010   20:55
L'utente ha risposto al commento anonimo del 11 gennaio 2010. Visualizza »

Sintesi eccezionale di un momento complesso della nostra storia. Complimenti per la vivacità narrativa che ha fatto di un episodio storico un brillante affresco tridimensionale. 

E' un taglio "scientifico" da ricerca. Enumerare gli errori (voluti o meno) dei duosiciliani, e trasformare l'accadimento casuale in calcolo logico e probabilistico, è una operazioni difficile ed ardita: conferisce il crisma della oggettività, quello che spesso manca nella storia scritta per "partito preso". Piacevolissimo da leggere per il suo incedere narrativo e giornalistico. Un gioiellino di carta. L'ho stampato per conservarlo.

ztl

Anonimo 26 dicembre 2009   08:27

Sintesi eccezionale di un momento complesso della nostra storia. Complimenti per la vivacità narrativa che ha fatto di un episodio storico un brillante affresco tridimensionale. 

Anonimo 23 dicembre 2009   21:25
L'utente ha risposto al commento anonimo del 23 dicembre 2009. Visualizza »

E' incredibile la nostra indifferenza "storica", la nostra incapacità di vedere la realtà per quella che è: siamo un popolo in fieri, in cerca di identità fin dalla notte dei tempi. Difficile convivere coon questa storia di ieri e purtroppo ancora di oggi che ci strangola.

Grazie per questo articolo che si legge tutto d'un fiato come una medicina amara ma inevitabilmente necessaria. Aspettiamo.

Concordo sull'indifferenza "storica" ... ma è un fenomeno generale. Almeno al Sud vi scaldate e litigate per Garibaldi e discutete animatamente di tutto il risorgimento. Qui al Nord non si scalda nessuno né per Cavour mè per Garibaldi. Tutto tace. Sembra che il risorgimento non esista proprio ... cìè il benessere, le fabbriche, la ricchezza ed il problema in fin dei conti, sono quelli che cavalca la Lega.

Anonimo 23 novembre 2009   21:26
L'utente ha risposto al commento anonimo del 23 novembre 2009. Visualizza »

"L’ordine pubblico, durante il passaggio del potere dai Borboni al Dittatore Garibaldi, venne affidato alla camorra e da questa garantito, creando le premesse per ulteriori spazi ad essa concessi, nella società civile e nel tessuto istituzionale del nuovo Stato che si andava a costituire."

Questa affermazione fa accapponare la pelle tanto più perchè vera. E mi chiedo in 150 anni cosa è cambiato, nel dubbio che l'Italia di oggi sia il risultato immutabile di questa premessa storica.

Complimenti alla testata per la linea di rigore e serietà costantemente seguita.

E' incredibile la nostra indifferenza "storica", la nostra incapacità di vedere la realtà per quella che è: siamo un popolo in fieri, in cerca di identità fin dalla notte dei tempi. Difficile convivere coon questa storia di ieri e purtroppo ancora di oggi che ci strangola.

Grazie per questo articolo che si legge tutto d'un fiato come una medicina amara ma inevitabilmente necessaria. Aspettiamo.

Anonimo 13 novembre 2009   21:32

"L’ordine pubblico, durante il passaggio del potere dai Borboni al Dittatore Garibaldi, venne affidato alla camorra e da questa garantito, creando le premesse per ulteriori spazi ad essa concessi, nella società civile e nel tessuto istituzionale del nuovo Stato che si andava a costituire."

Questa affermazione fa accapponare la pelle tanto più perchè vera. E mi chiedo in 150 anni cosa è cambiato, nel dubbio che l'Italia di oggi sia il risultato immutabile di questa premessa storica.

Complimenti alla testata per la linea di rigore e serietà costantemente seguita.

Anonimo 07 novembre 2009   21:42

Se al liceo mi avessero spiegato la storia così, non serei diventato un ottuso monotematico savoiardo. Purtroppo.

Anonimo 23 ottobre 2009   16:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 23 ottobre 2009. Visualizza »

L'autogoverno dei siciliani? Difficile da realizzare; non voluto da tanti che stanno con un piede in tre scarpe,  Italia, Sicilia e ...

Ma dopo l'ultimissima, Lei la pensa ancora così. Non è che forse ha ragione Beppe Grillo che è ora di pensare a noi stessi?

E poi cosa vogliono dirci gli storici quando raccontano della nostra millenaria indipendenza alle dipendenze di tutti?

Anonimo 22 ottobre 2009   17:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 22 ottobre 2009. Visualizza »

se i borboni persero i propri regni ciò fu dovuto all'aver soppressso il regno di sicilia. la sicilia fece 4 rivoluzioni per liberarsene; ci riuscì nell'ultima, ma chi ne prese il posto fu nettamente peggiore.

mi viene da dire, ben gli sta! ora tocca a noi liberarci degli attuali colonizzatori.

L'autogoverno dei siciliani? Difficile da realizzare; non voluto da tanti che stanno con un piede in tre scarpe,  Italia, Sicilia e ...

Anonimo 22 ottobre 2009   16:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 22 ottobre 2009. Visualizza »

Ribadisco che Lei prende per oro colato una documentazione che nasce di parte. Durante quella imbarazzante visita (La Regina Vittoria si rifiutò di ricevere e anche solo vedere Garibaldi) il Generale venne accomiatato gentilmente e partì prima del previsto! 

Resta il fatto che  Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie in pochi mesi e che la società si schierò con Lui.

Si rassegni alla realtà, lo dico serenamente: il Regno delle due Sicilie non era così potente e rigoglioso come lei lo descrive, perché in quel caso a nulla sarebbe valso l'aiuto degli inglesi o di chiunque altro. I Borbone fallirono nell'impresa di ammodernare veramente lo Stato, anzi non tentarono neanche.

se i borboni persero i propri regni ciò fu dovuto all'aver soppressso il regno di sicilia. la sicilia fece 4 rivoluzioni per liberarsene; ci riuscì nell'ultima, ma chi ne prese il posto fu nettamente peggiore.

mi viene da dire, ben gli sta! ora tocca a noi liberarci degli attuali colonizzatori.

Anonimo 22 ottobre 2009   14:41

Restituire a Francesco II ciò che è suo: l'onore  e la magnanimità di un Re, che altri non ebbero mai. Grazie a Siciliainformazioni

Anonimo 22 ottobre 2009   14:10

siamo immensamente grati a di bella e a siciliainformazioni per il faro di luce che rompe il buio di 150 anni di retorica nazional-savojarda...io stesso nel 1860 sarei stato dalla parte del buon Re Francesco e contro i barbari calati dal nord violenti e presuntuosi ...pero' bisogna riconoscere che i Borboni in sicilia erano poco amati ...se il popolo (che non amava neanche i savoia anche perche' non sapevano chi fossero senno' li avrebbero odiati)avesse preso a calci nel sedere i mille e passa straccioni (alcuni dei quali romantici idealisti...altri veri bricconi)...gaRIBALDO non sarebbe andato al di la' del porto di marsala.....citta' in cuile camicie rosse furono accolte come cani in chiesa (cito Abba uno di mille).  luigi culmone naselli

Anonimo 20 ottobre 2009   20:59

Appassionante.

Anonimo 15 ottobre 2009   17:40

BELLISSIMO IL MODO IN CUI E' PORTO L'ARGOMENTO, GRANDE   "SCENEGGIATURA" PER UNA PAGINA ECCEZIONALE DELLA STORIA D'ITALIA, COMUNQUE LA SI VOGLIA CONSIDERARE POLITICAMENTE.

Anonimo 15 ottobre 2009   13:48

 

                                                         CAPUA RICORDA LE VITTIME DI MESSINA

Il giorno 10 ottobre 2009, nella ricorrenza del 150° anniversario della battaglia del Volturno, si è svolta a Capua l’ormai annuale cerimonia commemorativa per i Caduti dell’esercito delle Duesicilie, giunta alla XII^ edizione.

Dopo la deposizione di una corona di alloro davanti alla lapide che ne ricorda il sacrificio in via Gran Priorato di Malta n.3, si è svolta una Santa messa in suffragio nella chiesa della “Santella”.

Ha fatto seguito un affollato convegno di studi, all’inizio del quale gli organizzatori del convegno hanno voluto dedicare un commosso minuto di silenzio non soltanto ai caduti duosiciliani di allora, ma anche ai compatrioti che sono rimasti vittime della recente tragedia di Messina.

Si è trattato di un gesto dall’altissimo significato morale, che mette in evidenza l’innata sensibilità che lega tra di loro tutte le popolazioni del nostro Sud.

Il convegno, curato dal dott. Giovanni Salemi, è poi proseguito secondo il seguente programma:

Ø Ferdinando Riccardi (giornalista): “L’incontro scontro di Teano”.

Ø Luigi Costantini (cultore di storia meridionale): “La sorte dei soldati napolitani dopo la caduta del Regno” .

Ø Luca Longo (esperto di economia): “Macroregione Sud-Sicilia: autonomia e sviluppo”.

Ø Edoardo Vitale (Magistrato-Direttore de “l’Alfiere”): “Meridionalismo: esami di maturità”.

Anche se vivo da decenni a Bari, mi sento in dovere di comunicare la notizia da buon siciliano, essendo io nato a Messina.

                                                                                                                   Dott. Gaetano Marabello

Anonimo 10 ottobre 2009   19:37

Equilibrata ricostruzione di una pagina sporca della storia d'Italia. Forse sporca a tal  punto da essere illegibile per intero.

Comunque complimenti-

Anonimo 09 ottobre 2009   18:38

Se vince uno solo tutti gli altri sono sconfitti, proprio come Garibaldi che entra solo a Napoli ...

Anonimo 07 ottobre 2009   17:34
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 ottobre 2009. Visualizza »

Mi ritengo abbastanza competente in materia, non dubiti.

Lei ha vinto su tutto e su tutti ...

Anonimo 07 ottobre 2009   05:28
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 ottobre 2009. Visualizza »

chistu u lassassi diri a cu di competenza!

Mi ritengo abbastanza competente in materia, non dubiti.

Anonimo 06 ottobre 2009   22:29
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

Almeno io ragiono...

chistu u lassassi diri a cu di competenza!

Anonimo 06 ottobre 2009   18:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

La politica è l'arte del possibile, ed io non potrei proporre nulla di in atto impossibile, o in atto esistente.

 

Per il resto, rispondo con le parole di un grande italiano, Giorgio Gaber:

"ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza

non avrei certo la superstizione della democrazia.

Ma io non sono ancora del regno dei cieli

sono troppo invischiato nei vostri sfaceli."

Non comprendo bene il senso di quanto affermato ... o non affermato. Ma forse è meglio che la chiudiamo così.

Anonimo 06 ottobre 2009   18:29
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

Se vuole richiamiamo Garibaldi

Non sono interessato allo spiritismo. E in ogni caso, per avere la speranza di ottenere qualche risultato, mi affiderei piuttosto ad un Gauleiter.

Anonimo 06 ottobre 2009   18:19
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

Quindi lei propone una dittatura?

La politica è l'arte del possibile, ed io non potrei proporre nulla di in atto impossibile, o in atto esistente.

 

Per il resto, rispondo con le parole di un grande italiano, Giorgio Gaber:

"ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza

non avrei certo la superstizione della democrazia.

Ma io non sono ancora del regno dei cieli

sono troppo invischiato nei vostri sfaceli."

Anonimo 06 ottobre 2009   17:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

Purtroppo non c'è soluzione, essendo impossibile allo stato attuale sopprimere le elezioni in Sicilia. Ma noi siciliani non cambieremo testa, se nessuno provvederà a ciò coercitivamente.

Se vuole richiamiamo Garibaldi

Anonimo 06 ottobre 2009   11:15
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

Purtroppo non c'è soluzione, essendo impossibile allo stato attuale sopprimere le elezioni in Sicilia. Ma noi siciliani non cambieremo testa, se nessuno provvederà a ciò coercitivamente.

Quindi lei propone una dittatura?

Anonimo 06 ottobre 2009   05:19
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 ottobre 2009. Visualizza »

Ma Lei che soluzione propone?

Purtroppo non c'è soluzione, essendo impossibile allo stato attuale sopprimere le elezioni in Sicilia. Ma noi siciliani non cambieremo testa, se nessuno provvederà a ciò coercitivamente.

Anonimo 05 ottobre 2009   21:38
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

Perchè in Sicilia nel 1812 e nel 1848 vi fu un referendum?

no, ci fu la rivoluzione dei siciliani!!!

Anonimo 05 ottobre 2009   20:54
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

Ebbi stato esilarato

da un commento sgangherato

il signor sgrammaticato

nulla proprio mi ha imparato

tutto seppi ora io stesso

congiuntivo ed indefesso

lo confesso sono imo,

tutto a un tratto mi perplimo

dubitando fortemente

collegata sia la mente

ed infine signor mio

dal perfetto congiuntivo

lo perdoni il poveretto

che dal verbo non è retto

Bravissimo: un sonetto futurista

che mi aggrada e mi conquista

molto congruo mi è sembrato

quel "son stato esilarato"

ora chiudo e mi rassegno

e riprendo il mio contegno

per sperare d'essere degno 

d'un commento equilibrato

dove tutto è calcolato

per non essere capito

e ridendo a più non posso

mi perplimo proprio addosso

Anonimo 05 ottobre 2009   19:25
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

"Quali danni fanno i siciliani quando vanno al voto?" Tutto qui? La domanda è questa? Troverà la risposta guardando la lista degli eletti in Sicilia alla Camera e al Senato. Sottolineo che l'affermazione non ha nulla a che vedere con le mie idee politiche, come Lei ipotizza, perché la ritengo incontrovertibilmente fondata con riferimento agli eletti di tutti gli schieramenti politici.

 

Non è grave la mia affermazione. E' "grave" il criterio con cui i siciliani scelgono i propri rappresentanti a Palermo, a Roma e a Strasburgo, dove - ad esempio - per anni spedirono un certo Lima.

"Quali danni fanno i siciliani quando vanno al voto?" I Siciliani eleggono la peggior classe dirigente del Paese, inferiore alla già mediocre classe dirigente nazionale. E dopo che l'ha eletta, la rielegge. E se non la può rieleggere, la ricicla. Liberissimo di non condividere.

Trova esauriente la mia risposta? C'è qualche punto che vorrebbe approfondire?

Ma Lei che soluzione propone?

Anonimo 05 ottobre 2009   19:19

Ebbi stato esilarato

da un commento sgangherato

il signor sgrammaticato

nulla proprio mi ha imparato

tutto seppi ora io stesso

congiuntivo ed indefesso

lo confesso sono imo,

tutto a un tratto mi perplimo

dubitando fortemente

collegata sia la mente

ed infine signor mio

dal perfetto congiuntivo

lo perdoni il poveretto

che dal verbo non è retto

Anonimo 05 ottobre 2009   18:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

Lei ha affermato che i siciliani provocano dei danni al Paese con il loro voto. Richiesto sulle motivazioni di tale grave affermazione, ha risposto eludendo il merito e addirittura affermando essere inutile la risposta. Tutto questo da l’impressione che Lei non abbia nulla da dire o che non voglia palesare le sue idee (politiche) che è un suo diritto.

Ma quando non si vuole dialogare o si vuole mantenere il legittimo riserbo sulle proprie opinioni, bisognerebbe evitare di fare commenti generici e di mero principio, solo per il gusto di scrivere qualcosa di sibillino.

Chiunque può fare un’affermazione qualsiasi e poi trincerarsi dietro il “Non vi è bisogno di spiegazioni”, ma ciò non significa assolutamente nulla.

Quindi ci aspettiamo che Lei ci spieghi: "Quali danni fanno i siciliani quando vanno al voto?"

"Quali danni fanno i siciliani quando vanno al voto?" Tutto qui? La domanda è questa? Troverà la risposta guardando la lista degli eletti in Sicilia alla Camera e al Senato. Sottolineo che l'affermazione non ha nulla a che vedere con le mie idee politiche, come Lei ipotizza, perché la ritengo incontrovertibilmente fondata con riferimento agli eletti di tutti gli schieramenti politici.

 

Non è grave la mia affermazione. E' "grave" il criterio con cui i siciliani scelgono i propri rappresentanti a Palermo, a Roma e a Strasburgo, dove - ad esempio - per anni spedirono un certo Lima.

"Quali danni fanno i siciliani quando vanno al voto?" I Siciliani eleggono la peggior classe dirigente del Paese, inferiore alla già mediocre classe dirigente nazionale. E dopo che l'ha eletta, la rielegge. E se non la può rieleggere, la ricicla. Liberissimo di non condividere.

Trova esauriente la mia risposta? C'è qualche punto che vorrebbe approfondire?

Anonimo 05 ottobre 2009   15:02

Aspetta e spera  ... che già l'ora s'avvicina

Anonimo 05 ottobre 2009   14:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

e quindi?

guardi che il regno delle due sicilie è nato sullo stesso principio del regno d'italia, cioè studiato a tavolino, senza il consenso dei siciliani!

Perchè in Sicilia nel 1812 e nel 1848 vi fu un referendum?

Anonimo 05 ottobre 2009   10:27
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

Mi ponga Lei la domanda, ed avrà la risposta. E i congiuntivi errati sono più d'uno.

Lei ha affermato che i siciliani provocano dei danni al Paese con il loro voto. Richiesto sulle motivazioni di tale grave affermazione, ha risposto eludendo il merito e addirittura affermando essere inutile la risposta. Tutto questo da l’impressione che Lei non abbia nulla da dire o che non voglia palesare le sue idee (politiche) che è un suo diritto.

Ma quando non si vuole dialogare o si vuole mantenere il legittimo riserbo sulle proprie opinioni, bisognerebbe evitare di fare commenti generici e di mero principio, solo per il gusto di scrivere qualcosa di sibillino.

Chiunque può fare un’affermazione qualsiasi e poi trincerarsi dietro il “Non vi è bisogno di spiegazioni”, ma ciò non significa assolutamente nulla.

Quindi ci aspettiamo che Lei ci spieghi: "Quali danni fanno i siciliani quando vanno al voto?"

Anonimo 05 ottobre 2009   08:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

Lei continua ad eludere la domanda e a non  rendere esplicito il suo pensiero, facendo nascere il sospetto che non abbia molto da dire. Il fatto che lei sia stato scambiato ler settentrionale e leghista appare pretestuoso e surrettizio. Almeno il suo "sgrammaticato"  interlocutore, pur avendo sbagliato un congiuntivo, ha manifestato compiutamente il suo pensiero.

Allora ...  attendiamo con ansia.

Mi ponga Lei la domanda, ed avrà la risposta. E i congiuntivi errati sono più d'uno.

Anonimo 05 ottobre 2009   07:29
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

Nel merito non mi è possibile rispondere, perchè il mio interlocutore si basa sul fatto che io sarei leghista e settentrionale insieme, mentre non sono nè l'una, nè l'altra cosa.

In quanto ai danni prodotti dai siciliani quando vanno a votare, mi sembra una domanda superflua.

Lei continua ad eludere la domanda e a non  rendere esplicito il suo pensiero, facendo nascere il sospetto che non abbia molto da dire. Il fatto che lei sia stato scambiato ler settentrionale e leghista appare pretestuoso e surrettizio. Almeno il suo "sgrammaticato"  interlocutore, pur avendo sbagliato un congiuntivo, ha manifestato compiutamente il suo pensiero.

Allora ...  attendiamo con ansia.

Anonimo 05 ottobre 2009   05:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 ottobre 2009. Visualizza »

lei non srà settentrionale, ma ragiona come loro, il chè la cosa è ancora più grave!

 

ANTUDO

Almeno io ragiono...

Anonimo 04 ottobre 2009   21:53
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

L'istituzione del Regno delle Due Sicilie del 1816 fu la più importante riforma avvenuta nelle Due Sicilie dai tempi degli aragonesi.

Sin dal 1734, Napoli e Sicilia erano ritornati ad essere dei regni indipendenti, grazie all'incoronazione di Carlo di Borbone, che per la prima volta in 5 secoli riportava il trono delle Due Sicilie all'interno del suo territorio.

Fino ad allora, era stata l'epoca dei vicerè, in quanto il Sovrano dimorava ora a Madrid, ora a Vienna.

L'autonomia del Regno di Sicilia non fu sfruttata dai principi e dai baroni per il benessere della Sicilia, ma per mantenere solido il proprio potere.

L'unica istituzione che in quelle epoche funzionò davvero bene fu il sistema difensivo costiero dell'isola, con il mezzo dei fani, contro il pericolo Turco.Per il resto in 200 anni in Sicilia non fu edificato un solo ponte, una strada, per ammodernare una viabilità ancora medievale.

Il fatto che fino al 1822 non esisteva ancora una strada da Palermo a Trapani, è indicativo dello stato in cui si trovava la Sicilia prima delle successive riforme della seconda decade dell'800.

e quindi?

guardi che il regno delle due sicilie è nato sullo stesso principio del regno d'italia, cioè studiato a tavolino, senza il consenso dei siciliani!

Anonimo 04 ottobre 2009   21:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Nel merito non mi è possibile rispondere, perchè il mio interlocutore si basa sul fatto che io sarei leghista e settentrionale insieme, mentre non sono nè l'una, nè l'altra cosa.

In quanto ai danni prodotti dai siciliani quando vanno a votare, mi sembra una domanda superflua.

lei non srà settentrionale, ma ragiona come loro, il chè la cosa è ancora più grave!

 

ANTUDO

Anonimo 04 ottobre 2009   12:44

L'istituzione del Regno delle Due Sicilie del 1816 fu la più importante riforma avvenuta nelle Due Sicilie dai tempi degli aragonesi.

Sin dal 1734, Napoli e Sicilia erano ritornati ad essere dei regni indipendenti, grazie all'incoronazione di Carlo di Borbone, che per la prima volta in 5 secoli riportava il trono delle Due Sicilie all'interno del suo territorio.

Fino ad allora, era stata l'epoca dei vicerè, in quanto il Sovrano dimorava ora a Madrid, ora a Vienna.

L'autonomia del Regno di Sicilia non fu sfruttata dai principi e dai baroni per il benessere della Sicilia, ma per mantenere solido il proprio potere.

L'unica istituzione che in quelle epoche funzionò davvero bene fu il sistema difensivo costiero dell'isola, con il mezzo dei fani, contro il pericolo Turco.Per il resto in 200 anni in Sicilia non fu edificato un solo ponte, una strada, per ammodernare una viabilità ancora medievale.

Il fatto che fino al 1822 non esisteva ancora una strada da Palermo a Trapani, è indicativo dello stato in cui si trovava la Sicilia prima delle successive riforme della seconda decade dell'800.

Anonimo 04 ottobre 2009   12:43
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Cosa intende dire? Quale danno a tutta la Nazione farebbero i siciliani nel segreto dell'urna?

Non se ne è ancora accorto?

Anonimo 04 ottobre 2009   12:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Si va bene, ma Lei non risponde nel merito di quanto affermato dal suo "sgrammaticato" interlocutore, le cui argomentazioni non mi sembrano del tutto campate in aria. Attendiamo di conoscere la sua opinione e di capire quali danni i siciliani producono al Paese quando vanno a votare.

Grazie

Nel merito non mi è possibile rispondere, perchè il mio interlocutore si basa sul fatto che io sarei leghista e settentrionale insieme, mentre non sono nè l'una, nè l'altra cosa.

In quanto ai danni prodotti dai siciliani quando vanno a votare, mi sembra una domanda superflua.

Anonimo 04 ottobre 2009   12:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Sono palermitano di Cortile Cascino. E conosco non solo la storia, ma anche la cronaca. Si attrezzi anche con una buona grammatica, che le permetta di migliorare - fra l'altro - l'uso del congiuntivo.

Si va bene, ma Lei non risponde nel merito di quanto affermato dal suo "sgrammaticato" interlocutore, le cui argomentazioni non mi sembrano del tutto campate in aria. Attendiamo di conoscere la sua opinione e di capire quali danni i siciliani producono al Paese quando vanno a votare.

Grazie

Anonimo 04 ottobre 2009   12:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Magari lo fosse. Così i siciliani nel segreto dell'urna la smetterebbero di fare danni all'intero Paese.

Cosa intende dire? Quale danno a tutta la Nazione farebbero i siciliani nel segreto dell'urna?

Anonimo 04 ottobre 2009   12:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Sono palermitano di Cortile Cascino. E conosco non solo la storia, ma anche la cronaca. Si attrezzi anche con una buona grammatica, che le permetta di migliorare - fra l'altro - l'uso del congiuntivo.

Capisco

Anonimo 04 ottobre 2009   11:29
L'utente ha risposto al commento di parlagreco del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Gentile lettore, se dovessimo impedire di commentare a coloro che usano malamente il congiuntivo, resterebbe forse solo Lei, giusto perché è così sicuro di sé, a scrivere. Lo stesso dicasi per i banchi del parlamento eccetera. Ciò che ci preoccupa di più, però, non è il cattivo uso del cangiuntivo ma l''uso castrante che alcuni ne fanno per sequestrare nel ghetto  quelli che non la pensano come noi. Lei vuole privarci del parere di qualcuno perché non userebbe bene il congintivo? A noi interessa la partecipazione, una scrittura garbata  e nient'altro. La invito sommessamente a portare pazienza ed accettare punti di vista che non condivide con il congiuntivo sbagliato. Le castronerie sono ben altre.

Gentile Parlagreco, mi sono limitato a rispondere ad un suggerimento con un altro suggerimento. E' lecito - e meno castrante - invitare allo studio della storia, come ha fatto il commentatore precedente - ed è illecito invece - e più castrante - invitare al rispetto della grammatica?

Se poi l'intervento di cui stiamo discettando Le sembra un esempio di scrittura garbata, Le comunico il mio sommesso dissenso. E comunque, non priverei nessuno del piacere di ascoltare certe "perle": è un piacere anche mio, mi creda...

parlagreco 04 ottobre 2009   09:02
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Sono palermitano di Cortile Cascino. E conosco non solo la storia, ma anche la cronaca. Si attrezzi anche con una buona grammatica, che le permetta di migliorare - fra l'altro - l'uso del congiuntivo.

Gentile lettore, se dovessimo impedire di commentare a coloro che usano malamente il congiuntivo, resterebbe forse solo Lei, giusto perché è così sicuro di sé, a scrivere. Lo stesso dicasi per i banchi del parlamento eccetera. Ciò che ci preoccupa di più, però, non è il cattivo uso del cangiuntivo ma l''uso castrante che alcuni ne fanno per sequestrare nel ghetto  quelli che non la pensano come noi. Lei vuole privarci del parere di qualcuno perché non userebbe bene il congintivo? A noi interessa la partecipazione, una scrittura garbata  e nient'altro. La invito sommessamente a portare pazienza ed accettare punti di vista che non condivide con il congiuntivo sbagliato. Le castronerie sono ben altre.

Anonimo 04 ottobre 2009   08:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Lei propone un'acredine cieca del tutto leghista. Comprendo che il fatto che Berlusconi miete voti in Sicilia, vi  impedisce di fagocitarlo e dichiarare la vostra agognata indipendenza, ma cosa vuole fare siete voi che ci avete cercati e conquistati col vostro campione di Nizza, il vostro Vittorio E. Rosina compresa, e quel conte di Cavour che già considerava la Lombardia provincia del Piemonte. 

Avete mandato a liberarci i bergamaschi delle valli (il nucleo più importante dei garibaldini 120/150 uomini, meglio ragazzi - legga nell'articoli dei tre giovani morti a Calatafimi ricordati da Di Bella), ora che ci avete "liberati" non vi andiamo più bene dopo che avete sfruttato la situazione: i nostri soldi, le nostre fabbriche, la carne dei nostri padri per le vostre guerre, i nostri boschi, il lavoro di generazioni di meridionali. Capisco che ora lei non ci vuole più,  ma dovrà avere pazienza come l'abbiamo avuta noi per 150 anni e tanto ancora dovrà aspettare per scioglier questo matrimonio in cui l'interesse fu solo vostro. Avete sbagliato sposa, avete rapito quella sbagliata e ora la volete ripudiare dopo averla fatta prostituire.

Potente è chi ha tutto, ma è ancor più potente chi non ha nulla da perdere.

Stia bene e si attrezzi con un buon libro di storia per la lunga attesa, che noi procureremo di fare altrettanto.

Sono palermitano di Cortile Cascino. E conosco non solo la storia, ma anche la cronaca. Si attrezzi anche con una buona grammatica, che le permetta di migliorare - fra l'altro - l'uso del congiuntivo.

Anonimo 04 ottobre 2009   02:33
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 ottobre 2009. Visualizza »

Una Nazione coesa e con una economia florida e stabile, è la più grande eredità che possiamo lasciare alle future generazioni. Mettiamo da parte il passato, pensiamo al futuro. le colpe dell'Italia unita sono quelle di non aver veramente combattuto la mafia ed in questo ha trovato molte complicità. Non è l'Italia unita il problema, ma l'Italia con i governanti che ha avuto. Ma questo è il nostro passato e se non lo è deve diventarlo. Non sacrifichiamo il futuro sull'altare del passato.

Acqua passata non macina mulino.

Sa, in fin dei conti di garibaldi me ne frego anche io: è facile. ma del nostro futuro no, perchè sono convinto che l'Italia unita abbia maggiori probabilità di successo in tutto. Che bisogna risolvere la questione meridionale è un altro discorso che non posso che condividere.

Risparmio a tutti l'ennesimo

Viva l'Italia e gli italiani tutti

ora che non puo più negare le porcherie del passato, cerchi di giustificare le porcherie del presente?

guarda che se la sicilia è nel mer... non è per garibaldi, dato che orami sono passati 150 anni, ma  lo è proprio per il motivo per cui è nato questo paese era proprio quello di colonizzare il sud e la sicilia, e questo obiettivo durerà finchè durerà l'italia.

 

ORA E SEMPRE SICILIA INDIPENDENTE!!!

Anonimo 03 ottobre 2009   22:12

Dopo aver letto avidamente l'articolo, ho seguito con interesse il lungo seguito di commenti.

Sono sorpreso e sconcertato. Direte perché?

Subito detto: dopo 150 anni abbiamo letto un attestato di stima, circostanziato e indiscutibile nell'argomentazione, per Francesco II, in relazione all'aver salvato con animo regale, le due più belle città del Meridione e tra le più belle del mondo.

Mi aspettavo da un momento all'altro che qualcuno sottolineasse questo aspetto, non secondario, e di contro stigmatizzasse le censure bugiarde della storiografia savoiarda.

Nulla di tutto questo: è passato in sordina e mi viene da pensare che 150 anni di oblio, ci abbiano tolto la capacità di stupirci, se non quella di pensare in modo critico alla storia del nostro Paese.

Chiudo con un doveroso ringraziamento all'autore, col quale ho trascorso, leggendo i suoi tre pezzi ed invero i precedenti, alcune ore di serena riflessione e grande gioia dello spirito, in compagnia di fatti e personaggi, uomini e burattini,  cui ha saputo ridare vita sul palcoscenico tragico e irreale di una Sicilia che amo ancora di più.

Per aspera ad astra

Anonimo 03 ottobre 2009   21:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Magari lo fosse. Così i siciliani nel segreto dell'urna la smetterebbero di fare danni all'intero Paese.

Lei propone un'acredine cieca del tutto leghista. Comprendo che il fatto che Berlusconi miete voti in Sicilia, vi  impedisce di fagocitarlo e dichiarare la vostra agognata indipendenza, ma cosa vuole fare siete voi che ci avete cercati e conquistati col vostro campione di Nizza, il vostro Vittorio E. Rosina compresa, e quel conte di Cavour che già considerava la Lombardia provincia del Piemonte. 

Avete mandato a liberarci i bergamaschi delle valli (il nucleo più importante dei garibaldini 120/150 uomini, meglio ragazzi - legga nell'articoli dei tre giovani morti a Calatafimi ricordati da Di Bella), ora che ci avete "liberati" non vi andiamo più bene dopo che avete sfruttato la situazione: i nostri soldi, le nostre fabbriche, la carne dei nostri padri per le vostre guerre, i nostri boschi, il lavoro di generazioni di meridionali. Capisco che ora lei non ci vuole più,  ma dovrà avere pazienza come l'abbiamo avuta noi per 150 anni e tanto ancora dovrà aspettare per scioglier questo matrimonio in cui l'interesse fu solo vostro. Avete sbagliato sposa, avete rapito quella sbagliata e ora la volete ripudiare dopo averla fatta prostituire.

Potente è chi ha tutto, ma è ancor più potente chi non ha nulla da perdere.

Stia bene e si attrezzi con un buon libro di storia per la lunga attesa, che noi procureremo di fare altrettanto.

Anonimo 03 ottobre 2009   19:24
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

quella dell'italia non è stata una unione, ma una colonizzazione che dura tutt'ora!

 

SICILIA INDIPENDENTE!!!

Magari lo fosse. Così i siciliani nel segreto dell'urna la smetterebbero di fare danni all'intero Paese.

Anonimo 03 ottobre 2009   17:45
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Anche a Lei, mi lasci solo con qualche dubbio sul pane che garantirà in futuro ai nostri figli questo grande paese che è l'Italia. Se è del tipo di quello che ha garantito sino ad oggi...mi sa che dimagriranno un po'.

Una Nazione coesa e con una economia florida e stabile, è la più grande eredità che possiamo lasciare alle future generazioni. Mettiamo da parte il passato, pensiamo al futuro. le colpe dell'Italia unita sono quelle di non aver veramente combattuto la mafia ed in questo ha trovato molte complicità. Non è l'Italia unita il problema, ma l'Italia con i governanti che ha avuto. Ma questo è il nostro passato e se non lo è deve diventarlo. Non sacrifichiamo il futuro sull'altare del passato.

Acqua passata non macina mulino.

Sa, in fin dei conti di garibaldi me ne frego anche io: è facile. ma del nostro futuro no, perchè sono convinto che l'Italia unita abbia maggiori probabilità di successo in tutto. Che bisogna risolvere la questione meridionale è un altro discorso che non posso che condividere.

Risparmio a tutti l'ennesimo

Viva l'Italia e gli italiani tutti

Anonimo 03 ottobre 2009   15:40
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Una nazione coesa e di grandi dimensioni economiche è più adatta alle sfide del XXI secolo. Guardi Cina, India, Brasile, Iran etc.. Finiamola con la nostalgia romantica e pensiamo al pane ed alla realtà dei nostri figli

La garanzia politica di non essere fagocitati militarmente dalle potenze plutocratiche, non esiste. Anzi.

La storia non fa sconti, anche se in questo momento tutti ci sono amici. Lo erano anche di Ferdinando II "Amico di tutti nemico di nessuno" e sappiamo la fine della STORIA.

NON ILLUDIAMOCI: ALLA FINE SONO GLI ESERCITI E LE BOMBE CHE SCRIVONO LA STORIA DELL'UMANITà. DISPIACE MA E' COSI'.

Cordiali saluti

Anche a Lei, mi lasci solo con qualche dubbio sul pane che garantirà in futuro ai nostri figli questo grande paese che è l'Italia. Se è del tipo di quello che ha garantito sino ad oggi...mi sa che dimagriranno un po'.

Anonimo 03 ottobre 2009   15:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Non contava niente la Sicilia che crollò al primo soffio del Generale Garibaldi. Tanto basta. Non mi dilungo.

Non si dilunghi, perché a quanto detto sopra c'è poco da obiettare. Sono fatti. E comunque mi viene un dubbio, ma l'articolo di Di Bella in cui siamo ospitati l'ha letto? No, perché da come dice pare che Garibaldi sia venuto a prendersi una Sicilia indipendente e non una Sicilia a mala pena piegata da Napoli dopo 50 anni di rivolte e repressioni, altro che primo soffio. Chi cadde al primo soffio fu il Regno delle 2 Sicilie, credo. Comunque, ci siamo capiti e chiariti abbastanza per quel che mi riguarda.

Anonimo 03 ottobre 2009   15:33
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Lei chiede se l'Italia conta. Conta e come. Non è stata una grande nazione anche per colpa della dinastia, ma comunque ci ha consentito di avere un futuro.

Non dobbiamo cadere nel giochetto della divisione che anche oggi potrebbe essere foraggiato da altri Stati, per il loro tornaconto. Un'Italia divisa fa comodo a tanti ma certo non agli italiani. Riformiamo l'Italia e la politica, ma non dividiamola a favore degli altri  che nulla ci hanno dato prima e che meno di nulla ci lascerebbero dopo.

L'Italia grande e unita ha una voce internazionale, un peso economico, un mercato, un esercito per difendersi. Un Paese diviso sarebbe la preda preferita di tanti che non aspettano altro per sbranarci.

Non illudiamoci della modernità e della bontà del mito degli Stati amici: non durerebbe che un attimo. L'uomo è sempre uguale: animale da rapina.

E se quel povero disgraziato di Garibaldi, utilizzato e sfruttato a destra e a sinistra, non avesse sfidato la sorte per questa idea di grandezza, oggi saremmo divisi e con le pezze al culo a fare i lecchini d'Europa.

Chiedetevi perché in Francia non si pensa ad una divisione o perché anche la Scozia che pure vuole l'indipendenza, non si sogna neanche di uscire dal Regno Unito. Chiedetevi perché le Germanie tornate insieme sono ancora più forti.

L'unione fa la forza delle Nazioni:  non per aggredire gli altri ma per difendere il proprio buon diritto.

Poi ognuno è libero di pensare ciò che vuole e di gridare abbasso Garibaldi, ma si chieda se sta facendo gli interessi dei suoi figli o se sta sacrificando il loro futuro ad un'altra idea romantica che non è la nazione italiana ma pur sempre una nazione è. Concetto inventato alla fine del Settecento, che non è nato con l'uomo o con la civiltà.

Un mio caro amico che di mestiere fa politica, mi dice sempre: "Quando si vuole eliminare una realtà, bisogna prima sapere con che cosa la si sostituisce". Io credo che l'Italia verrebbe sostituita da piccole insignificanti entità che le potenze si metterebbero sotto i piedi con piacere. Questo è il mio pensiero forse per Lei non rispettabile ed errato: ma non provo alcuna avversione per questo. Preferisco il male conosciuto ad un bene tutto da conoscere (ho tradotto un antico proverbio siciliano. "Megghiu u tintu canusciutu ca u bonu a canusciri")

Le risparmio l'ennesimo

Viva L'italia. Viva Garibaldi

quella dell'italia non è stata una unione, ma una colonizzazione che dura tutt'ora!

 

SICILIA INDIPENDENTE!!!

Anonimo 03 ottobre 2009   11:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Una domanda a tutti: autore dell'articolo, commentatori savoiardi, borbonici, garibaldini, mazzianiani, sicilianisti ecc. ecc.. Appare chiaro che l'Itala nacque per le brighe francesi e il denaro inglese, essendo i Savoia dei poveracci con le pezze al culo. A questo punto chiedo, ammessi e non concessi (ma sopratutto non concessi) pretesi ideali dei Savoia e di Cavour, poichè è da escludere che comunque francesi, ma soprattutto inglesi fossere presi da amor di patria italiana, per averci investito dei bei soldini, con quale ipoteca nacque l'Italia?

Ho già risposto ad una domanda simile  e ribadisco: La risposta abbisognerebbe di più tomi. Piuttosto che fatti, stavolta mi consenta di riferirle una mia personalissima e brevissima opinione.

Se guardiamo la storia oltre il mito delle Nazioni nato nel XVIII secolo e che ha il suo massimo epilogo nella II guerra mondiale, e astraendo dal ruolo della massoneria internazionale, è mia opinione che la formazione del Regno d'Italia sia stata fortemente voluta, da una parte dal Regno Unito che in tal modo intendeva limitare l'influenza francese nel Mediterraneo e garantire i propri commerci ed interessi economici, e d'altra parte, paradossalmente, dalla stessa Francia che intendeva costituire uno Stato cuscinetto tra essa e l'Austria. Insomma un insieme di circostanze politiche fortuite quanto favorevolissime alla formazione di un nuovo Stato nazionale, destino e forma alla quale nell'Ottocento non si vedevano alternative in Europa.

Poi gli avvenimenti sono sfuggiti di mano alle due antiche super Potenze e l'Italia è diventata, paradosso dei paradossi, un problema in più, invece che una soluzione. Infatti ambedue queste Nazioni, si sono sempre date un gran da fare per negare all'Italia un ruolo di libera Nazione di pari dignità, impedendole, per esempio, quell'espansione coloniale che esse si erano bellamente concessa a piene mani. O negandole Fiume italiana, pur alleati nella prima guerra mondiale, etc.

Per comprendere quali interessi avesse in Sicilia il Regno Unito, basti pensare che nel 1810 circa, durante l'esilio di Ferdinando a Palermo a causa dell'occupazione napoleonica, si pensò seriamente di far diventare la Sicilia parte dell'Impero inglese, ma l'opposizione interna ed esterna fece abbandonare subito questo progetto.

Mi scuso per la brevità e la superficialità della risposta, ma un discorso più lungo ci porterebbe ad avere necessità di spazi e tempi dei quali mi è difficile dispore.

La ringrazio per la partecipazione e Le invio

Cordiali Saluti

Giuseppe Di Bella

 

 

Anonimo 03 ottobre 2009   11:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Lei in realtà ogni volta non risparmia niente. Il suo attaccamento all'Italia è romantico e come tale va rispettato. Ma è uguale ad altri sentimenti patriottici diversi dal suo.

Le argomentazioni razionali che pone meritano invece risposta, non sono tutte infondate.

Le chiedo: le tante, tantissime, nazioni europee più piccole o equivalenti demograficamente della Sicilia sono sbranate dai nemici? Finlandia, Danimarca, Malta, Cipro, Lussemburgo, Croazia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia,... Per non dire che altre sono 1 volta e mezzo, due volte la Sicilia, non di più: Grecia, Portogallo,...

Lo sa che condivido quel che lei dice per l'Italia ma considero un drammatico errore l'estensione dell'Italia alla nostra Isola? Certo il Ducato di Parma e Piacenza non era una Nazione, e fece bene a unirsi all'Italia, e così lo Stato della Chiesa.

Per la Sicilia il discorso è assai diverso. Comprendo che lei non sia d'accordo, ma ammetta almeno che sia possibile una convinzione diversa e non immotivata.

E poi, che senso ha "questa" unità d'Italia nell'Europa unita? Se le piccole nazioni di cui sopra sono forti nell'Europa, perché non esserlo anche noi?

Poi non sia così sicuro che la Scozia resti a lungo nel Regno Unito.

Infine mi lasci dire che l'atteggiamento di cui al proverbio che cita in ultimo rivela in lei uno dei non migliori aspetti del siculo: l'incapacità di immaginare un futuro diverso. Forse per questo siamo ancora una nazione oppressa e comunque la "tradisce" come più siciliano di me, purtroppo.

Saluti.

Una nazione coesa e di grandi dimensioni economiche è più adatta alle sfide del XXI secolo. Guardi Cina, India, Brasile, Iran etc.. Finiamola con la nostalgia romantica e pensiamo al pane ed alla realtà dei nostri figli

La garanzia politica di non essere fagocitati militarmente dalle potenze plutocratiche, non esiste. Anzi.

La storia non fa sconti, anche se in questo momento tutti ci sono amici. Lo erano anche di Ferdinando II "Amico di tutti nemico di nessuno" e sappiamo la fine della STORIA.

NON ILLUDIAMOCI: ALLA FINE SONO GLI ESERCITI E LE BOMBE CHE SCRIVONO LA STORIA DELL'UMANITà. DISPIACE MA E' COSI'.

Cordiali saluti

Anonimo 03 ottobre 2009   10:55
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Ha ragione.

Quella patria che non contava niente aveva espresso "perle" di civilltà mondiale sia nell'antichità siceliota (bastino Archimede o Empedocle) sia nel Medioevo, sia nell'Età moderna (non mi dilungo nei nomi, non vale nemmeno la pena).

Quella patria che non contava niente, ha avuto alti e bassi nella sua economia, ma ha sempre attratto persone da tutto il mondo, anziché farle scappare come è accaduto da Garibaldi in poi. Specialmente gli italiani, sa? Perché in Sicilia abbiamo un sacco di Lombardo, Genovese, Romano, Napolitano, Lucchese, Ragonese, Provenza, Puglisi, Greco, Valenza, Rosciglione,....? Chi lo sa perché venivano in un posto che non contava niente. Ancora tra la fine del '500 e tutto il '600 l'economia agricola era così florida che furono fondati più di cento borghi nell'interno...

Chissà perché la terza e la quarta banca pubblica del mondo nacquero in Sicilia, che non contava niente (Banco della Prefetia di Trapani e Tavola di Palermo)?

Chissà perché a Palermo furono inventate le "polizze", antenate dell'attuale carta-moneta, quando in tutta l'Europa girava solo la moneta metallica? E la pasta? E il gelato, che "Procope" portò da Palermo a Parigi? Chissà perché in Sicilia, che non contava niente, fu fatto nel 1500 il primo censimento generale d'Europa dai tempi di Augusto Imperatore? Pensare anche che a Messina i Gesuiti costituirono il loro Collegio Primario, prima "scuola superiore" d'Europa nel senso moderno e che a Palermo, una cinquantina di anni dopo, un altro gesuita inventò il "conto economico" e il "principio di competenza" tuttora base della ragioneria internazionale (Del Trattato di tenere il Libro Doppio Domestico, L. Flori 1636).

Ma sì, la Sicilia non contava niente come Patria a sé.

Lasciamo perdere la cultura e l'economia; non contava niente politicamente.

E infatti quando vennero gli ateniesi in Sicilia ci presero con una passeggiata: qualcuno ci rimase nelle Latomìe, ma... E la Signoria di Dionisio arrivò soltanto fino ad Ancona. E Agatocle portò le armi siciliane soltanto sotto le mura di Cartagine. E sotto l'impero romano e bizantino la Sicilia era provincia a sé, come la Gallia e la Spagna, non parte integrante dell'Italia, vero?

Non contava niente la Sicilia che tenne in scacco per ben cinque volte i romani e per tre volte i bizantini staccandosi ed essendo domata solo con la forza.

Non contava niente la Sicilia araba, terrore del Mediterraneo e del Sud Italia e con Palermo terza città d'Europa per numero di abitanti dopo Costantinopoli e Siviglia.

Non contava niente il Regno di Sicilia degli Altavilla e degli Hohenstaufen che fu per secoli una vera superpotenza del mondo euromediterraneo di allora.

E nemmeno il piccolo Regno di Trinacria aragonese, che addirittura rese tributaria la Tunisia, giocò attivamente nella politica italiana e conquistò un possedimento in Grecia (il Ducato di Atene e Neopatria, che fu conquistato solo nel Quattrocento dall'avanzata ottomana).

Ancor meno contò la piccola monarchia viceregia dei secoli successivi, che però costringeva soltanto tutti i re a giurare sulla Costituzione siciliana del Vespro e a non poter mettere un "picciolo" di tributo senza che il Parlamento di Sicilia lo avesse regolarmente approvato, e in cui i decreti dei vicerè erano fonte di diritto subalterna ai capitoli e costituzioni approvati dal Parlamento.

Non conta niente una Patria che ha donato l'istituzione parlamentare al mondo intero e che, dai primi del Trecento, fu unica monarchia costituzionale d'Europa. Una patria che, prima di ogni altro stato italiano,si dotò di una moderna costituzione nel 1812, e che espresse un gioiello di costituzione nel 1848, rispetto al quale lo Statuto Albertino che ci avrebbe portato il gran Garibaldi sarebbe sembrato appena uno strofinaccio, e che infatti questa fine fece ingloriosamente quando il fascismo ne fece quel che voleva.

E' vero, la Patria "di prima" (ma non è ancora quella?) non contava niente. Vuoi mettere l'Italia? Compresi Crispi, Mussolini e Andreotti? E vuoi mettere la Sicilia nell'Italia da allora in poi? Quella in cui all'estero dobbiamo nascondere dietro l'Italia la nostra sicilianità, sennò l'epiteto di mafioso non ce lo leva nessuno?

Il danno ormai è stato fatto dalla maestra di scuola elementare, e a una certa età non c'è più niente da fare.

Viva Garibaldi e Viva l'Italia! 

Non contava niente la Sicilia che crollò al primo soffio del Generale Garibaldi. Tanto basta. Non mi dilungo.

Anonimo 03 ottobre 2009   09:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

Lei chiede se l'Italia conta. Conta e come. Non è stata una grande nazione anche per colpa della dinastia, ma comunque ci ha consentito di avere un futuro.

Non dobbiamo cadere nel giochetto della divisione che anche oggi potrebbe essere foraggiato da altri Stati, per il loro tornaconto. Un'Italia divisa fa comodo a tanti ma certo non agli italiani. Riformiamo l'Italia e la politica, ma non dividiamola a favore degli altri  che nulla ci hanno dato prima e che meno di nulla ci lascerebbero dopo.

L'Italia grande e unita ha una voce internazionale, un peso economico, un mercato, un esercito per difendersi. Un Paese diviso sarebbe la preda preferita di tanti che non aspettano altro per sbranarci.

Non illudiamoci della modernità e della bontà del mito degli Stati amici: non durerebbe che un attimo. L'uomo è sempre uguale: animale da rapina.

E se quel povero disgraziato di Garibaldi, utilizzato e sfruttato a destra e a sinistra, non avesse sfidato la sorte per questa idea di grandezza, oggi saremmo divisi e con le pezze al culo a fare i lecchini d'Europa.

Chiedetevi perché in Francia non si pensa ad una divisione o perché anche la Scozia che pure vuole l'indipendenza, non si sogna neanche di uscire dal Regno Unito. Chiedetevi perché le Germanie tornate insieme sono ancora più forti.

L'unione fa la forza delle Nazioni:  non per aggredire gli altri ma per difendere il proprio buon diritto.

Poi ognuno è libero di pensare ciò che vuole e di gridare abbasso Garibaldi, ma si chieda se sta facendo gli interessi dei suoi figli o se sta sacrificando il loro futuro ad un'altra idea romantica che non è la nazione italiana ma pur sempre una nazione è. Concetto inventato alla fine del Settecento, che non è nato con l'uomo o con la civiltà.

Un mio caro amico che di mestiere fa politica, mi dice sempre: "Quando si vuole eliminare una realtà, bisogna prima sapere con che cosa la si sostituisce". Io credo che l'Italia verrebbe sostituita da piccole insignificanti entità che le potenze si metterebbero sotto i piedi con piacere. Questo è il mio pensiero forse per Lei non rispettabile ed errato: ma non provo alcuna avversione per questo. Preferisco il male conosciuto ad un bene tutto da conoscere (ho tradotto un antico proverbio siciliano. "Megghiu u tintu canusciutu ca u bonu a canusciri")

Le risparmio l'ennesimo

Viva L'italia. Viva Garibaldi

Lei in realtà ogni volta non risparmia niente. Il suo attaccamento all'Italia è romantico e come tale va rispettato. Ma è uguale ad altri sentimenti patriottici diversi dal suo.

Le argomentazioni razionali che pone meritano invece risposta, non sono tutte infondate.

Le chiedo: le tante, tantissime, nazioni europee più piccole o equivalenti demograficamente della Sicilia sono sbranate dai nemici? Finlandia, Danimarca, Malta, Cipro, Lussemburgo, Croazia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia,... Per non dire che altre sono 1 volta e mezzo, due volte la Sicilia, non di più: Grecia, Portogallo,...

Lo sa che condivido quel che lei dice per l'Italia ma considero un drammatico errore l'estensione dell'Italia alla nostra Isola? Certo il Ducato di Parma e Piacenza non era una Nazione, e fece bene a unirsi all'Italia, e così lo Stato della Chiesa.

Per la Sicilia il discorso è assai diverso. Comprendo che lei non sia d'accordo, ma ammetta almeno che sia possibile una convinzione diversa e non immotivata.

E poi, che senso ha "questa" unità d'Italia nell'Europa unita? Se le piccole nazioni di cui sopra sono forti nell'Europa, perché non esserlo anche noi?

Poi non sia così sicuro che la Scozia resti a lungo nel Regno Unito.

Infine mi lasci dire che l'atteggiamento di cui al proverbio che cita in ultimo rivela in lei uno dei non migliori aspetti del siculo: l'incapacità di immaginare un futuro diverso. Forse per questo siamo ancora una nazione oppressa e comunque la "tradisce" come più siciliano di me, purtroppo.

Saluti.

Anonimo 03 ottobre 2009   09:16

Una domanda a tutti: autore dell'articolo, commentatori savoiardi, borbonici, garibaldini, mazzianiani, sicilianisti ecc. ecc.. Appare chiaro che l'Itala nacque per le brighe francesi e il denaro inglese, essendo i Savoia dei poveracci con le pezze al culo. A questo punto chiedo, ammessi e non concessi (ma sopratutto non concessi) pretesi ideali dei Savoia e di Cavour, poichè è da escludere che comunque francesi, ma soprattutto inglesi fossere presi da amor di patria italiana, per averci investito dei bei soldini, con quale ipoteca nacque l'Italia?

Anonimo 03 ottobre 2009   09:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 ottobre 2009. Visualizza »

  Si la patria che non contava niente

Ha ragione.

Quella patria che non contava niente aveva espresso "perle" di civilltà mondiale sia nell'antichità siceliota (bastino Archimede o Empedocle) sia nel Medioevo, sia nell'Età moderna (non mi dilungo nei nomi, non vale nemmeno la pena).

Quella patria che non contava niente, ha avuto alti e bassi nella sua economia, ma ha sempre attratto persone da tutto il mondo, anziché farle scappare come è accaduto da Garibaldi in poi. Specialmente gli italiani, sa? Perché in Sicilia abbiamo un sacco di Lombardo, Genovese, Romano, Napolitano, Lucchese, Ragonese, Provenza, Puglisi, Greco, Valenza, Rosciglione,....? Chi lo sa perché venivano in un posto che non contava niente. Ancora tra la fine del '500 e tutto il '600 l'economia agricola era così florida che furono fondati più di cento borghi nell'interno...

Chissà perché la terza e la quarta banca pubblica del mondo nacquero in Sicilia, che non contava niente (Banco della Prefetia di Trapani e Tavola di Palermo)?

Chissà perché a Palermo furono inventate le "polizze", antenate dell'attuale carta-moneta, quando in tutta l'Europa girava solo la moneta metallica? E la pasta? E il gelato, che "Procope" portò da Palermo a Parigi? Chissà perché in Sicilia, che non contava niente, fu fatto nel 1500 il primo censimento generale d'Europa dai tempi di Augusto Imperatore? Pensare anche che a Messina i Gesuiti costituirono il loro Collegio Primario, prima "scuola superiore" d'Europa nel senso moderno e che a Palermo, una cinquantina di anni dopo, un altro gesuita inventò il "conto economico" e il "principio di competenza" tuttora base della ragioneria internazionale (Del Trattato di tenere il Libro Doppio Domestico, L. Flori 1636).

Ma sì, la Sicilia non contava niente come Patria a sé.

Lasciamo perdere la cultura e l'economia; non contava niente politicamente.

E infatti quando vennero gli ateniesi in Sicilia ci presero con una passeggiata: qualcuno ci rimase nelle Latomìe, ma... E la Signoria di Dionisio arrivò soltanto fino ad Ancona. E Agatocle portò le armi siciliane soltanto sotto le mura di Cartagine. E sotto l'impero romano e bizantino la Sicilia era provincia a sé, come la Gallia e la Spagna, non parte integrante dell'Italia, vero?

Non contava niente la Sicilia che tenne in scacco per ben cinque volte i romani e per tre volte i bizantini staccandosi ed essendo domata solo con la forza.

Non contava niente la Sicilia araba, terrore del Mediterraneo e del Sud Italia e con Palermo terza città d'Europa per numero di abitanti dopo Costantinopoli e Siviglia.

Non contava niente il Regno di Sicilia degli Altavilla e degli Hohenstaufen che fu per secoli una vera superpotenza del mondo euromediterraneo di allora.

E nemmeno il piccolo Regno di Trinacria aragonese, che addirittura rese tributaria la Tunisia, giocò attivamente nella politica italiana e conquistò un possedimento in Grecia (il Ducato di Atene e Neopatria, che fu conquistato solo nel Quattrocento dall'avanzata ottomana).

Ancor meno contò la piccola monarchia viceregia dei secoli successivi, che però costringeva soltanto tutti i re a giurare sulla Costituzione siciliana del Vespro e a non poter mettere un "picciolo" di tributo senza che il Parlamento di Sicilia lo avesse regolarmente approvato, e in cui i decreti dei vicerè erano fonte di diritto subalterna ai capitoli e costituzioni approvati dal Parlamento.

Non conta niente una Patria che ha donato l'istituzione parlamentare al mondo intero e che, dai primi del Trecento, fu unica monarchia costituzionale d'Europa. Una patria che, prima di ogni altro stato italiano,si dotò di una moderna costituzione nel 1812, e che espresse un gioiello di costituzione nel 1848, rispetto al quale lo Statuto Albertino che ci avrebbe portato il gran Garibaldi sarebbe sembrato appena uno strofinaccio, e che infatti questa fine fece ingloriosamente quando il fascismo ne fece quel che voleva.

E' vero, la Patria "di prima" (ma non è ancora quella?) non contava niente. Vuoi mettere l'Italia? Compresi Crispi, Mussolini e Andreotti? E vuoi mettere la Sicilia nell'Italia da allora in poi? Quella in cui all'estero dobbiamo nascondere dietro l'Italia la nostra sicilianità, sennò l'epiteto di mafioso non ce lo leva nessuno?

Il danno ormai è stato fatto dalla maestra di scuola elementare, e a una certa età non c'è più niente da fare.

Viva Garibaldi e Viva l'Italia! 

Anonimo 02 ottobre 2009   23:54
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

lei vive nel mondo dei sogni!

E Lei in che mondo vive? dei fumetti?

Anonimo 02 ottobre 2009   23:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Il suo disprezzo per il grande poeta discredita soltanto Lei. Cosa ne penserebbe di uno che dicesse Manzoni? Per carità...Io lo considererei, come lei spero, un grezzo. Quindi...

Non amo particolarmente Manzoni. Ma paragonarlo a Buttitta equivale a paragonare Dante ad Angiolo Silvio Novaro, con rispetto parlando.

Anonimo 02 ottobre 2009   21:20
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Perché l'Italia conta?

E poi la madre non si rinnega mai, bella o brutta che sia.

Lei chiede se l'Italia conta. Conta e come. Non è stata una grande nazione anche per colpa della dinastia, ma comunque ci ha consentito di avere un futuro.

Non dobbiamo cadere nel giochetto della divisione che anche oggi potrebbe essere foraggiato da altri Stati, per il loro tornaconto. Un'Italia divisa fa comodo a tanti ma certo non agli italiani. Riformiamo l'Italia e la politica, ma non dividiamola a favore degli altri  che nulla ci hanno dato prima e che meno di nulla ci lascerebbero dopo.

L'Italia grande e unita ha una voce internazionale, un peso economico, un mercato, un esercito per difendersi. Un Paese diviso sarebbe la preda preferita di tanti che non aspettano altro per sbranarci.

Non illudiamoci della modernità e della bontà del mito degli Stati amici: non durerebbe che un attimo. L'uomo è sempre uguale: animale da rapina.

E se quel povero disgraziato di Garibaldi, utilizzato e sfruttato a destra e a sinistra, non avesse sfidato la sorte per questa idea di grandezza, oggi saremmo divisi e con le pezze al culo a fare i lecchini d'Europa.

Chiedetevi perché in Francia non si pensa ad una divisione o perché anche la Scozia che pure vuole l'indipendenza, non si sogna neanche di uscire dal Regno Unito. Chiedetevi perché le Germanie tornate insieme sono ancora più forti.

L'unione fa la forza delle Nazioni:  non per aggredire gli altri ma per difendere il proprio buon diritto.

Poi ognuno è libero di pensare ciò che vuole e di gridare abbasso Garibaldi, ma si chieda se sta facendo gli interessi dei suoi figli o se sta sacrificando il loro futuro ad un'altra idea romantica che non è la nazione italiana ma pur sempre una nazione è. Concetto inventato alla fine del Settecento, che non è nato con l'uomo o con la civiltà.

Un mio caro amico che di mestiere fa politica, mi dice sempre: "Quando si vuole eliminare una realtà, bisogna prima sapere con che cosa la si sostituisce". Io credo che l'Italia verrebbe sostituita da piccole insignificanti entità che le potenze si metterebbero sotto i piedi con piacere. Questo è il mio pensiero forse per Lei non rispettabile ed errato: ma non provo alcuna avversione per questo. Preferisco il male conosciuto ad un bene tutto da conoscere (ho tradotto un antico proverbio siciliano. "Megghiu u tintu canusciutu ca u bonu a canusciri")

Le risparmio l'ennesimo

Viva L'italia. Viva Garibaldi

Anonimo 02 ottobre 2009   21:15
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

I vertici garibaldini appoggiavano moderate riforme, non certo la rivoluzione. Altrimenti, uno come Bixio non sarebbe mai salpato da Quarto.

lei vive nel mondo dei sogni!

giuseppedibella 02 ottobre 2009   19:24
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Egr. prof. Di Bella non intendevo esprimere  dell'ironia, ma farle un apprezzamento, nel senso che lei, pur senza vacue nostalgie o speranze neoborboniche, ci ha "regalato" un quadro pieno, amnicolato e sotto molti aspetti conturbante di giornate che passano nell' ufficilità solo come momenti di glorioso, eroico amor patrio purissimo e di questo la ringrazio, anzi le dirò che ho salvato il suo testo in file PDF. Le sollecitavo veramente e se lo facesse gliene sarei grato un suo giudizio sui fatti di Bronte, per come accennati da Sciascia nella sua intervista a Maria Sofia, che ho linkato. Pur tendendo a concordare con l'anonimo più sotto per la conferma della versione corrente, il dubbio tuttavia resta. Peraltro una cosa del genere rientrerebbe benissimo nel giochetto dei falsi dispacci, che lei tratteggia nelle puntate della sua narrazione dei fatti. Certamente la notizia di un'insurrezione a Bronte contro i piemontesi, credo, ad un certo punto ebbe a correre, altrimenti Sciascia non se la sarebbe inventata ed il soffocare o manipolare una tale notizia sarebbe stato estremamente importante, dato che la "conquista" del Sud non si era ancora del tutto realizzata. D'altra parte le fila del successivo "brigantaggio" vennero ad essere ingrossate soprattutto da contadini, i quali col passaggio dai Borbone ai Savoia caddero dalla padella nella brace. Ma se così fosse resta ancora una volta equivoco il ruolo dei religiosi, perchè sempre secondo Sciascia, la versione corrente venne divulgata per primo da un monaco. Mi scuso per l'equivoco ed ancora grazie. Saluti cordiali

Egregio Signor Anonimo,

Per lettera talvolta non ci si comprende bene ed è meglio chiedere. 

Rispondo.

Stavo testè preparando la capitolazione del prossimo articolo nel quale parlerò, se mi sarà concesso, del dopo rivoluzione del 1848/49. E studiando le carte originali e gli editti di Amnistia e di esclusione da questa, i cui testi pubblicherò e dai quali muoverò l'indagine, tanti scrupoli mi hanno assalito vedendo di non poter affrontare l'argomento nella sua intierezza e dover fare dolorosi tagli.

La storia siciliana è di una complessità straordinaria e di un fascino ipnotico: ritengo che nessuna Nazione conosciuta, di tali dimensioni, possa vantare una trama storica così fitta, così affascinante e che si dipana lungo trenta secoli, con un'intensità senza cadute, né ieri ... né oggi: la nostra storia continua martellante e incredibile specchio delle virtù e dei difetti politici e sociali dell'uomo nella loro massima espressione, ogni giorno che Dio manda in terra, con personaggi diversi, ma che spesso hanno in comune la disponibilità ad inginocchiarsi ai potenti di turno, usando la nostra Isola ed il suo popolo come tappeto.

E’ la storia dei camaleonti senza dignità pronti a cambiar colore solo a veder quello altrui, ma è anche quella dei grandi uomini la cui impronta è ancora tangibile camminando per le strade delle nostre città, ove si coglie il respiro del tempo e della grandezza d'animo: da Ruggero a Federico e fino all’ultimo Re. La Sicilia sembra la fucina di ogni cosa: terra maledetta e prediletta. Iperbole di ogni storia dell'umanità.

Per rispondere nello specifico, le riassumerò in breve un vecchio articolo di mio padre (che non trovo più) sull'uso postale dell'emblema della Trinacria.

In estrema sintesi, nel 1848 i rivoluzionari adottarono la Trinacria ovvero il tripode o triscele, quale simbolo del nuovo potere costituito (anche l'aquila palermitana).

Gli Enti pubblici aventi diritto alla franchigia postale si munirono di bolli di varia foggia, ma con al centro questo bellissimo simbolo della Sicilia di memoria aragonese e di quella Corona che rivendicavano libera per i siciliani.

Finita la rivoluzione del 48 e ristabilita la Corona di Ferdinando, detti bolli vennero subito distrutti.

Quando nel 1860 Garibaldi conquistò la Sicilia, facendo (solo) balenare l'idea della rivoluzione, piuttosto che della consegna della Sicilia ai Savoia e basta, qualche vecchio rivoluzionario che a rischio della vita aveva nascosto quei vecchi bolli, altro non fece che riesumarli ed apporli sulle missive.

Avvertito di questo il signor Intendente della Valle di Catania, con apposita circolare vietò tassativamente l'uso di detti bolli spiegando appunto che il nuovo regime nulla aveva a che vedere con la Trinacria e dunque con l’indipendenza dell’Isola. Di li a poco arrivarono quelli con le bandiere dei Savoia e lo scudo crociato al centro.

I siciliani, specialmente il popolo, che era composto principalmente da braccianti, identificarono l'impresa garibaldina con una vera rivoluzione. E si sbagliarono completamente sulla natura di ciò che andava accadendo: di fatto lo stesso Garibaldi aveva rinunciato all'idea rivoluzionaria e repubblicana popolare, molto tempo prima di partire da Quarto.

Garibaldi era tante cose, ma anche e soprattutto realista: poco aveva da spartire con i voli pindarici di Mazzini, estremamente teorico ed idealista oltre ogni limite consentito.

Garibaldi, almeno per i decreti che conosco, non autorizzò l'occupazione di terreni demaniali o infeudati. Nell'articolo cito brevemente il fatto che le violazioni dell'ordine costituito non erano tollerabili neanche per Lui che era il nuovo garante della continuità monarchica e feudale/nobiliare in Sicilia.

I contadini tratti in inganno dai fatti che si susseguivano e sostenuti da una secolare speranza, occuparono le terre creando "disordine", invero aggredendo il patrimonio dei nobili (i cappelli). Bixio fu inviato "A ristabilire l'ordine delle cose" e l'ordine era la proprietà nobiliare dei feudi, era la salvaguardia dei troppi e troppo vicini a Bronte, interessi degli inglesi (circostanza non secondaria).

Il paradosso di questa storia, ed è ora di dirlo, è che Garibaldi in Sicilia non porta la rivoluzione, anzi. Questo termine, nel suo più vero significato, indica una situazione in cui ciò che stava sotto, dopo sta sopra.

Rivoluzione è quella francese, è quella russa. Quella siciliana non fu una rivoluzione, fu un'altra cosa che ancora non è del tutto chiara a distanza di 150 anni.

Una cosa è certa Garibaldi fu uno strumento nelle mani di Vittorio Emanuele che riuscì ad aggiogare un repubblicano alla sua causa. Quando il Generale gli consegnò il Regno delle due Sicilie ... lo prese a calci in faccia in perfetto stile savoiardo e lo congedò.

Garibaldi fu uno strumento nelle mani di Cavour che fece a tratti il triplo gioco: fucili buoni no … finti si, ma non te li ho dati io! (i fucili mal funzionanti La Farina li consegna a Garibaldi su ordine di Cavour).

Dunque la versione più credibile dei fatti di Bronte, è la più semplice, è quella dell'occupazione delle terre senza spirito pro borbonico: ai contadini interessava la terra che significava pane e futuro, non avevano grandi interessi politici. Non fu così per il sette e mezzo che è rivolta segnatamente pro borbonica.

Infine, se ciò può servire a stemperare i toni pro e contro Garibaldi, vorrei dire che con o senza Garibaldi gli avvenimenti non sarebbero stati diversi. Era ormai ineluttabile la partenza par la Sicilia. Serviva certo un nome “di grido”, ma era ormai tutto deciso, il Regno doveva cadere, era già al collasso: avremo modo di parlarne ancora. Sarebbe partito Bixio alla testa dei Mille.

Mi scuso per la brevità e per aver citato concetti diversi e lontani tra loro, ma ho scritto di getto e Le dirò … stavolta non ho voglia di limare. Quel che è detto, è detto.

Le invio i più cordiali saluti

Giuseppe Di Bella

Anonimo 02 ottobre 2009   17:42
L'utente ha risposto al commento di giuseppedibella del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Egregio Signor Anonimo,

Leggo, a margine di un suo commento: "Chissà cosa ne penserebbe anche l'autore dell'articolo, che in fatto di storie alternative mi pare anche lui maestro".

Potrebbe indicarmi a cosa o a chi, quanto da me scritto, ieri e oggi, è alternativo?

La ringrazio anticipatamente per le sue delucidazioni.

Cordiali Saluti

Giuseppe Di Bella

Egr. prof. Di Bella non intendevo esprimere  dell'ironia, ma farle un apprezzamento, nel senso che lei, pur senza vacue nostalgie o speranze neoborboniche, ci ha "regalato" un quadro pieno, amnicolato e sotto molti aspetti conturbante di giornate che passano nell' ufficilità solo come momenti di glorioso, eroico amor patrio purissimo e di questo la ringrazio, anzi le dirò che ho salvato il suo testo in file PDF. Le sollecitavo veramente e se lo facesse gliene sarei grato un suo giudizio sui fatti di Bronte, per come accennati da Sciascia nella sua intervista a Maria Sofia, che ho linkato. Pur tendendo a concordare con l'anonimo più sotto per la conferma della versione corrente, il dubbio tuttavia resta. Peraltro una cosa del genere rientrerebbe benissimo nel giochetto dei falsi dispacci, che lei tratteggia nelle puntate della sua narrazione dei fatti. Certamente la notizia di un'insurrezione a Bronte contro i piemontesi, credo, ad un certo punto ebbe a correre, altrimenti Sciascia non se la sarebbe inventata ed il soffocare o manipolare una tale notizia sarebbe stato estremamente importante, dato che la "conquista" del Sud non si era ancora del tutto realizzata. D'altra parte le fila del successivo "brigantaggio" vennero ad essere ingrossate soprattutto da contadini, i quali col passaggio dai Borbone ai Savoia caddero dalla padella nella brace. Ma se così fosse resta ancora una volta equivoco il ruolo dei religiosi, perchè sempre secondo Sciascia, la versione corrente venne divulgata per primo da un monaco. Mi scuso per l'equivoco ed ancora grazie. Saluti cordiali

Anonimo 02 ottobre 2009   16:59
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Buttitta? Per carità!

Il suo disprezzo per il grande poeta discredita soltanto Lei. Cosa ne penserebbe di uno che dicesse Manzoni? Per carità...Io lo considererei, come lei spero, un grezzo. Quindi...

Anonimo 02 ottobre 2009   16:58
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

  Si la patria che non contava niente

Perché l'Italia conta?

E poi la madre non si rinnega mai, bella o brutta che sia.

Anonimo 02 ottobre 2009   16:30
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Beccato in contraddizione:

tutt'al più ci ha dato un'altra patria, a quelli come lei che ne avevano bisogno.

La Patria Siciliana ha e aveva millenni di storia, vada a studiare.

Diceva Buttita: Nuautri l'avìamu na matri... e ora chiamiamo madre una matrigna ""chi ni chiama figghi pi nciuria".

Si tenga la matrigna, io preferisco sempre la madre.

Buttitta?

 

giuseppedibella 02 ottobre 2009   15:58
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Pensavo non l'avesse letta. Ora, a parte qualche notazione in ordine al rapporto Nord-Sud ed Italia, che a me pare straordinariamente attuale, all'emergere delle contraddizioni cui sta dando luogo il premere sull'accelarotore della Lega, ciò che mi ha incuriosito, alla fine, è l'accenno ai fatti di Bronte. Secondo lei Sciascia mette in bocca a Maria Sofia, nei confronti della quale emerge nel complesso una qual certa (non borbonica) simpatia, un'ultima illusione dei Borbone? Ovvero insinua, secondo un suo proprio personalisssimo stile, una versione diversa dei fatti di Bronte? Sciascia era un conoscitore profondissimo ed assai pignolo di ogni minuzia siciliana. Chissà cosa ne penserebbe anche l'autore dell'articolo, che in fatto di storie alternative mi pare anche lui maestro.

Egregio Signor Anonimo,

Leggo, a margine di un suo commento: "Chissà cosa ne penserebbe anche l'autore dell'articolo, che in fatto di storie alternative mi pare anche lui maestro".

Potrebbe indicarmi a cosa o a chi, quanto da me scritto, ieri e oggi, è alternativo?

La ringrazio anticipatamente per le sue delucidazioni.

Cordiali Saluti

Giuseppe Di Bella

Anonimo 02 ottobre 2009   15:44
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

 

Chi ad ogni pie’ sospinto va ripetendo come un mantra su questo sito “viva Garibaldi” non sarà per caso un….monaco buddista? Evidentemente, costui non ha altro da opporre alla raffica di argomenti, che finalmente stanno affossando, come merita, il mito fasullo del suo idolo.

L’unica battuta, che questo epigono dei monaci tibetani, è capace di partorire, è infatti quella sulla “Patria” dataci da Garibaldi.

Beh, visti gli “strabilianti” (si fa per dire!) risultati che da 150 anni sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, quella “Patria” Garibaldi poteva tenersela per lui e per quelli come lui! Ma doveva fare per forza il “rompicoglioni di mezzo mondo” (son termini suoi, non miei), anziché l’eroe di due mondi?

Conclusioni: abbasso Garibaldi per mille e mille volte. (alla faccia dei suoi mille).

 

Viva Garibaldi per Mille

Anonimo 02 ottobre 2009   15:41
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Pensavo non l'avesse letta. Ora, a parte qualche notazione in ordine al rapporto Nord-Sud ed Italia, che a me pare straordinariamente attuale, all'emergere delle contraddizioni cui sta dando luogo il premere sull'accelarotore della Lega, ciò che mi ha incuriosito, alla fine, è l'accenno ai fatti di Bronte. Secondo lei Sciascia mette in bocca a Maria Sofia, nei confronti della quale emerge nel complesso una qual certa (non borbonica) simpatia, un'ultima illusione dei Borbone? Ovvero insinua, secondo un suo proprio personalisssimo stile, una versione diversa dei fatti di Bronte? Sciascia era un conoscitore profondissimo ed assai pignolo di ogni minuzia siciliana. Chissà cosa ne penserebbe anche l'autore dell'articolo, che in fatto di storie alternative mi pare anche lui maestro.

Mi scusi ma si è un po' perso il filo del discorso, o l'ho perso io.

Non è chiaro il rapporto tra Buttitta, la storia di Bronte, Maria Sofia, la storia alternativa e l'articolo che stiamo commentando. Potrebbe rendere più esplicito il suo pensiero?

Grazie

Anonimo 02 ottobre 2009   15:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

 

Chi ad ogni pie’ sospinto va ripetendo come un mantra su questo sito “viva Garibaldi” non sarà per caso un….monaco buddista? Evidentemente, costui non ha altro da opporre alla raffica di argomenti, che finalmente stanno affossando, come merita, il mito fasullo del suo idolo.

L’unica battuta, che questo epigono dei monaci tibetani, è capace di partorire, è infatti quella sulla “Patria” dataci da Garibaldi.

Beh, visti gli “strabilianti” (si fa per dire!) risultati che da 150 anni sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, quella “Patria” Garibaldi poteva tenersela per lui e per quelli come lui! Ma doveva fare per forza il “rompicoglioni di mezzo mondo” (son termini suoi, non miei), anziché l’eroe di due mondi?

Conclusioni: abbasso Garibaldi per mille e mille volte. (alla faccia dei suoi mille).

 

Lei non si è neanche accorto, e non poteva essere diversamente vista la fede assoluta che la anima, che le stanno rispondendo diverse persone. Dal canto mio per facilitarle la distinzione dei suoi diversi  interlocutori, aggiungerò una sigla in modo tale che possa distinguere i miei commenti da quelli di altri che pure la pensano come me, e sono tanti.

A quanto già detto, aggiungo che uno dei motivi di grande ammirazione di Garibaldi, è la sua capacità di condottiero e il suo essere al di sopra del denaro. Perché ammesso e non concesso che Garibaldi abbia avuto delle sovvenzioni nella misura indicata sotto, è accertato storicamente che non tenne per se una Lira. Chi afferma il contrario non conosce la storia o è in malafede.

Garibaldi morì in povertà.

Che sia stato sfruttato dai Savoia e da Cavour è vero, ma questo non fa di Lui un disonesto.

Le risparmio l'ennesimo Viva Garibaldi! Viva l'Italia unita!

ztl

Anonimo 02 ottobre 2009   15:00
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

 

Chi ad ogni pie’ sospinto va ripetendo come un mantra su questo sito “viva Garibaldi” non sarà per caso un….monaco buddista? Evidentemente, costui non ha altro da opporre alla raffica di argomenti, che finalmente stanno affossando, come merita, il mito fasullo del suo idolo.

L’unica battuta, che questo epigono dei monaci tibetani, è capace di partorire, è infatti quella sulla “Patria” dataci da Garibaldi.

Beh, visti gli “strabilianti” (si fa per dire!) risultati che da 150 anni sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, quella “Patria” Garibaldi poteva tenersela per lui e per quelli come lui! Ma doveva fare per forza il “rompicoglioni di mezzo mondo” (son termini suoi, non miei), anziché l’eroe di due mondi?

Conclusioni: abbasso Garibaldi per mille e mille volte. (alla faccia dei suoi mille).

 

giusto ...condivido ...ma se il garibaldo era cosi' amante della patria come mai accetto' la cessione dell'italianissima nizza (che si e' poi rivelata una miniera d'oro per gli spocchiosi francesi)?...e' perche' nel 1870 invece di aiutare la francia non brigo' per recuperare alla patria italiana Nizza e Corsica che erano a portata di mano ? Al massimo era un buontempone ,sgallinatore di altrui virtu',un idealista a questo punto anche scemo visto che abbiamo perso anche grazie a lui la Costa Azzurra ......se si stava a casa della contessa Raimondi si teneva le corna , il Piemonte si teva Nizza e Savoia nel 1870 ci riprendevamo la Corsica e tagliavamo le mani alla Francia (che perse sempre le guerre e vince nei trattati di Pave)e la Tunisia sarebbe stata nostra ...nel 1882 in Tunisia c'erano 300.000 italiani e 80.000 galletti ......Una certa contessa torinese ci ha insegnato che  sapendo dove mettere le mani si conquistano piu' vittorie politiche che nei campi di battaglia ...Garribardu era patriota a strinci e allarga comu la peddi di li cugghi..na ...i libri di storia vanno riscritti da cima a fondo

Anonimo 02 ottobre 2009   14:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

la rivolta che i garibaldini repressero nel sangue e quella stessa rivolta che i garibaldini propagandavano!

I vertici garibaldini appoggiavano moderate riforme, non certo la rivoluzione. Altrimenti, uno come Bixio non sarebbe mai salpato da Quarto.

Anonimo 02 ottobre 2009   14:30
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

 

Chi ad ogni pie’ sospinto va ripetendo come un mantra su questo sito “viva Garibaldi” non sarà per caso un….monaco buddista? Evidentemente, costui non ha altro da opporre alla raffica di argomenti, che finalmente stanno affossando, come merita, il mito fasullo del suo idolo.

L’unica battuta, che questo epigono dei monaci tibetani, è capace di partorire, è infatti quella sulla “Patria” dataci da Garibaldi.

Beh, visti gli “strabilianti” (si fa per dire!) risultati che da 150 anni sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, quella “Patria” Garibaldi poteva tenersela per lui e per quelli come lui! Ma doveva fare per forza il “rompicoglioni di mezzo mondo” (son termini suoi, non miei), anziché l’eroe di due mondi?

Conclusioni: abbasso Garibaldi per mille e mille volte. (alla faccia dei suoi mille).

 

Qui è pieno di monaci buddisti. Ci sono quelli che ripetono " Viva Garibaldi", ma anche quelli che mormorano "Sicilia Indipendente", "Antudo", "fuori gli ascari pseudosiciliani colonizzati dagli italici" e altre divertenti lepidezze.

Anonimo 02 ottobre 2009   12:24

 

Chi ad ogni pie’ sospinto va ripetendo come un mantra su questo sito “viva Garibaldi” non sarà per caso un….monaco buddista? Evidentemente, costui non ha altro da opporre alla raffica di argomenti, che finalmente stanno affossando, come merita, il mito fasullo del suo idolo.

L’unica battuta, che questo epigono dei monaci tibetani, è capace di partorire, è infatti quella sulla “Patria” dataci da Garibaldi.

Beh, visti gli “strabilianti” (si fa per dire!) risultati che da 150 anni sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, quella “Patria” Garibaldi poteva tenersela per lui e per quelli come lui! Ma doveva fare per forza il “rompicoglioni di mezzo mondo” (son termini suoi, non miei), anziché l’eroe di due mondi?

Conclusioni: abbasso Garibaldi per mille e mille volte. (alla faccia dei suoi mille).

 

Anonimo 02 ottobre 2009   05:29
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

la frase "SICILIA INDIPENDENTE", non glielo fa capire?

No. "Sicilia Indipendente" è uno slogan che grammaticalmente non si collega alla frase precedente. Di questa, l'interpretazione possibile per attribuirle un soggetto e che sia impersonale. Ma in questo caso, manca il complemento oggetto.

Anonimo 02 ottobre 2009   00:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 ottobre 2009. Visualizza »

Onestamente non credo che il passo alluda ad una versione "diversa" dei fatti di Bronte. Bixio fece sparare perchè i contadini volevano un cambiamento sociale che nè il nuovo, nè il vecchio regime, potevano o volevano permettere. Proprio a Bronte, poi. Se ci fossero stati ancora i Borbone, avrebbero dato lo stesso ordine di reprimere la rivolta che diede Bixio.

la rivolta che i garibaldini repressero nel sangue e quella stessa rivolta che i garibaldini propagandavano!

Anonimo 01 ottobre 2009   22:17
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Onestamente non credo che il passo alluda ad una versione "diversa" dei fatti di Bronte. Bixio fece sparare perchè i contadini volevano un cambiamento sociale che nè il nuovo, nè il vecchio regime, potevano o volevano permettere. Proprio a Bronte, poi. Se ci fossero stati ancora i Borbone, avrebbero dato lo stesso ordine di reprimere la rivolta che diede Bixio.

Tendo a concordare con lei. Colgo comunque l'occasione per scusarmi dell'espressione del tutto impropria che mi accorgo ho usato (...l'ha capita). Cordialità

Anonimo 01 ottobre 2009   21:14
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Quale è il soggetto?

la frase "SICILIA INDIPENDENTE", non glielo fa capire?

Anonimo 01 ottobre 2009   19:10
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Beccato in contraddizione:

tutt'al più ci ha dato un'altra patria, a quelli come lei che ne avevano bisogno.

La Patria Siciliana ha e aveva millenni di storia, vada a studiare.

Diceva Buttita: Nuautri l'avìamu na matri... e ora chiamiamo madre una matrigna ""chi ni chiama figghi pi nciuria".

Si tenga la matrigna, io preferisco sempre la madre.

Buttitta? Per carità!

Anonimo 01 ottobre 2009   19:09
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Pensavo non l'avesse letta. Ora, a parte qualche notazione in ordine al rapporto Nord-Sud ed Italia, che a me pare straordinariamente attuale, all'emergere delle contraddizioni cui sta dando luogo il premere sull'accelarotore della Lega, ciò che mi ha incuriosito, alla fine, è l'accenno ai fatti di Bronte. Secondo lei Sciascia mette in bocca a Maria Sofia, nei confronti della quale emerge nel complesso una qual certa (non borbonica) simpatia, un'ultima illusione dei Borbone? Ovvero insinua, secondo un suo proprio personalisssimo stile, una versione diversa dei fatti di Bronte? Sciascia era un conoscitore profondissimo ed assai pignolo di ogni minuzia siciliana. Chissà cosa ne penserebbe anche l'autore dell'articolo, che in fatto di storie alternative mi pare anche lui maestro.

Onestamente non credo che il passo alluda ad una versione "diversa" dei fatti di Bronte. Bixio fece sparare perchè i contadini volevano un cambiamento sociale che nè il nuovo, nè il vecchio regime, potevano o volevano permettere. Proprio a Bronte, poi. Se ci fossero stati ancora i Borbone, avrebbero dato lo stesso ordine di reprimere la rivolta che diede Bixio.

Anonimo 01 ottobre 2009   17:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Beccato in contraddizione:

tutt'al più ci ha dato un'altra patria, a quelli come lei che ne avevano bisogno.

La Patria Siciliana ha e aveva millenni di storia, vada a studiare.

Diceva Buttita: Nuautri l'avìamu na matri... e ora chiamiamo madre una matrigna ""chi ni chiama figghi pi nciuria".

Si tenga la matrigna, io preferisco sempre la madre.

  Si la patria che non contava niente

Anonimo 01 ottobre 2009   16:39
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Sì.

Pensavo non l'avesse letta. Ora, a parte qualche notazione in ordine al rapporto Nord-Sud ed Italia, che a me pare straordinariamente attuale, all'emergere delle contraddizioni cui sta dando luogo il premere sull'accelarotore della Lega, ciò che mi ha incuriosito, alla fine, è l'accenno ai fatti di Bronte. Secondo lei Sciascia mette in bocca a Maria Sofia, nei confronti della quale emerge nel complesso una qual certa (non borbonica) simpatia, un'ultima illusione dei Borbone? Ovvero insinua, secondo un suo proprio personalisssimo stile, una versione diversa dei fatti di Bronte? Sciascia era un conoscitore profondissimo ed assai pignolo di ogni minuzia siciliana. Chissà cosa ne penserebbe anche l'autore dell'articolo, che in fatto di storie alternative mi pare anche lui maestro.

Anonimo 01 ottobre 2009   14:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Ribadisco che Lei prende per oro colato una documentazione che nasce di parte. Durante quella imbarazzante visita (La Regina Vittoria si rifiutò di ricevere e anche solo vedere Garibaldi) il Generale venne accomiatato gentilmente e partì prima del previsto! 

Resta il fatto che  Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie in pochi mesi e che la società si schierò con Lui.

Si rassegni alla realtà, lo dico serenamente: il Regno delle due Sicilie non era così potente e rigoglioso come lei lo descrive, perché in quel caso a nulla sarebbe valso l'aiuto degli inglesi o di chiunque altro. I Borbone fallirono nell'impresa di ammodernare veramente lo Stato, anzi non tentarono neanche.

Sono state citate fonti provenienti tutte dal Nord Italia, financo da Torino.
Se la Regina Vittoria non si incontrò con Garibaldi, lo fece il Principe del Galles ed importanti politici inglesi tra cui il primo ministro Palmerston. A Garibaldi conferirono la cittadinanza onoraria londinese.
Il nizzardo fu ricevuto in pompa magna dagli inglesi e le cronache dell'epoca narrano di una partecipazione mai vista, tant'è che molti si stupirono considerata la proverbiale freddezza del popolo inglese...
D'altronde  l'illustrazione del corteo di Garibaldi a Trafalgar Square (11 aprile 1864) descrive efficacemente l'importanza di quell'evento.

Garibaldi soggiornò in Inghilterra 24 giorni, si sarebbe trattenuto oltre se non fosse stato per i suoi problemi di salute (soffriva di artriti) seguendo il consiglio dei medici.

Ecco comunque come ringraziò Garibaldi i vertici della massoneria italiana per averlo nominato Gran Maestro della Loggia di Sicilia:

"Torino, 20 marzo 1862 E:. V:.
Ill:. ffr:. Assumo di gran cuore il supremo ufficio di capo della Mass:. It:. costituita se:condo il rito scozz:. rif:. ed accet:. Lo assumo perche mi viene conferito dal libero voto di uomini liberi, a cui devo la mia gratitudine non solamente per l'espressione della loro fiducia in me nello avermi elevato a così altissimo posto, quanto per l'appoggio che essi mi diedero da Marsala al Volturno, nella grande opera dello affrancamento delle province meridionali. Codesta nomina a G:. M:. è la più solenne interpretazione delle tendenze dell'animo mio, de' miei voti, dello scopo cui ho mirato in tutta la mia vita. Ed io vi dò sicurtà, che mercè vostra e colla cooperazione di tutti i nostri ff:. la bandiera d'ltalia, ch'è quella dell'umanità, sarà il faro da cui partirà per tutto il mondo la luce del vero progresso.
  Che il G:. A:. dell'U:. spanda le sue benedizioni su tutte le LL:. e che ci guardi sempre con occhio propizio e ci continui le sue grazie il nostro divino protettore S. Giovanni di Scozia.
 Abbiatevi il bacio fr.
G. Garibaldi"

 

Davide Cristaldi

Comitato Due Sicilie

Anonimo 01 ottobre 2009   08:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Capisco che le dia fastidio, fino a provocarle una evidente rabbia e reazioni intestinali, ma io lo grido lo stesso: Viva Garibaldi che ci ha dato una Patria.

Beccato in contraddizione:

tutt'al più ci ha dato un'altra patria, a quelli come lei che ne avevano bisogno.

La Patria Siciliana ha e aveva millenni di storia, vada a studiare.

Diceva Buttita: Nuautri l'avìamu na matri... e ora chiamiamo madre una matrigna ""chi ni chiama figghi pi nciuria".

Si tenga la matrigna, io preferisco sempre la madre.

Anonimo 01 ottobre 2009   05:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

allora ora tocca allo stato italiano, far cadere!

SICILIA INDIPENDENTE!!!

Quale è il soggetto?

Anonimo 01 ottobre 2009   05:02
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 ottobre 2009. Visualizza »

Ma lei l'intervista di Sciascia l'ha capita?

Sì.

Anonimo 30 settembre 2009   22:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Ribadisco che Lei prende per oro colato una documentazione che nasce di parte. Durante quella imbarazzante visita (La Regina Vittoria si rifiutò di ricevere e anche solo vedere Garibaldi) il Generale venne accomiatato gentilmente e partì prima del previsto! 

Resta il fatto che  Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie in pochi mesi e che la società si schierò con Lui.

Si rassegni alla realtà, lo dico serenamente: il Regno delle due Sicilie non era così potente e rigoglioso come lei lo descrive, perché in quel caso a nulla sarebbe valso l'aiuto degli inglesi o di chiunque altro. I Borbone fallirono nell'impresa di ammodernare veramente lo Stato, anzi non tentarono neanche.

allora ora tocca allo stato italiano, far cadere!

SICILIA INDIPENDENTE!!!

Anonimo 30 settembre 2009   21:26

Leggo solo oggi la trilogia sugli avvenimenti siciliani del 1860. Un dramma umano impressionante, scolpito in un cameo di rara intensita evocativa. Mi sembrava di essere con von Mechel a Porta Termini tra cannonate, cecchini e case incendiate. Complimenti vivvissimi.

Personalmente sono rimasto scandalizzato dal ruolo della mafia e della camorra che sembrano, se non padrone del campo, più della massoneria, almeno protagoniste sgradite della formazione del nostro Stato/Nazione primigeno.

Ma ciò che mi ha impressionato è la prova provata di quanto la storia del nostro Paese sia stata violata ed addomesticata alla causa dei Savoia: il resto è una conseguenza e neanche la peggiore. 

Io faccio il medico, in tema storico non so valutare i fatti e le persone e non so quanto coraggio oggi abbisogni per scrivere queste cose schiettamente. Ma devo dire che l'impatto è forte.

Per esempio, avevo sempre pensato a Francesco II come ad un inetto e basta. Non avevo mai riflettuto su quanto l'articolo oggi mi sbatte in faccia, ovvero che il povero Francesco salvò Napoli e Palermo dalla distruzione e tanto, a mio sommesso avviso, basta per fare di Lui un uomo ed un Re degno di questo nome.

Infine voglio ringraziare la testata per aver intrapreso questa strada alla ricerca della verità storica, almeno di quella che è possibile conoscere, abbandonando il partito preso, e ne vedo tanti, la partigianeria e gli interessi di chi comanda oggi che ha lo stesso volto di chi comandava ieri. E se mi è concesso, e mi scuso anticipatamente per la mia presunzione,  penso che la frase con cui si chiude l'articolo voglia richiamare l'attenzione proprio su questa realtà specificamente siciliana, gli uomini al potere per il potere inquanto tale,  che si accompagnano e si prostrano sempre al potente di turno, più o meno apertamente: ieri i baroni dei feudi, oggi i baroni della politica avulsa dalle esigenze della gente, del popolo di questa terra felicissima e perduta.

I più cordiali saluti a tutti

Anonimo 30 settembre 2009   19:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Propaganda? Le piacerebbe, eh?

Ma lei l'intervista di Sciascia l'ha capita?

Anonimo 30 settembre 2009   18:47
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

...e piu? E di che, forse anche della luna, prima ancora dello sbarco degli americani? Questa ancora non la sapevo. VIVA!

SIGNIFICA EROE DELL'UMANITA'

Anonimo 30 settembre 2009   18:46
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Guardi che io non intendo santificare nessuno, ho già chiarito che non sono monarchico e mi sono occupato della personaggia che a lei fa tanto ribollire il sangue (come vede non la nomino nemmeno più per non destarle sconcerto) solo ed esclusivamente in relazione al fatto che essa diede molto fastidio ai Savoia riuscendo a porsi come punto di riferimento (ma lei dirà per andarci a letto con tutti) sia per la guerriglia di resistenza meridionale, sia per gli stessi garibaldini e mazziniani rimasti delusi o sconcertati dalla selvatichezza dei Savoia medesimi. Per il resto stia tranquillo, non sfiderei a duello nessuno per il personaggio. Piuttosto lei mi sembra molto, molto curioso in genere della sessualità dei regnanti e loro parenti, campo assai scivoloso, le assicuro, perchè di solito si tratta di tradizione tramandata oralmente dalle voci di corridoio o dai pettegolezzi di salotto e condita per strada dalla verve di chi la racconta; insomma materiale più adatto per romanzetti di appendice piuttosto che per l'analisi e la comprensione di fatti storici. Questo in genere, badiamo bene, non solo con riguardo alla sua odiata.Insomma gli storici raccontano che Giulio Cesare conquistava le Gallie o passava il Rubicone, che cosa facesse a letto lui o sua madre magari lo lasceranno raccontare a qualche romanziere; per esempio sui Gonzaga ce n'è più d'uno, un romanzetto del genere me lo hanno regalato anche su Federico II, ma io non l'ho letto perchè non mi interessa. Confermo infine che non intendo comunque, ovviamente per mio limite, dove vada a parare il suo discorso, perchè o lei è un monarchico savoiardo e questo spiegherebbe anche le sue tendenze al taglio della testa, ovvero è un rigido inquisitore puritano, ma in questo caso dovrebbe propendere più per il rogo che per la decapitazione. Boh non saprei. Quanto al ministero della pubblica istruzione lo lasci stare poverino, si tratta solo di una piccola rotella dell'Italia delle ipocrisie, delle mezze verità e dei segreti di Stato perenni.

Ci rinuncio. Almeno Culmone Naselli ha capito il senso dell'obiezione.

Anonimo 30 settembre 2009   18:44
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

interessante ed argomentata  risposta...La invito a riconsiderare il ruolo della Provvidenza nella Storia...mi limito a dire che sono umilmente d'accordo con il Manzoni ...i fatti ed i misfatti del xx secolo hanno dimostrato che ,.alla fine al costo di milioni di vittime innocenti  ...gli imperi del Male finiscono nella polvere  ...e la stessa sopravvivenza della Chiesa da 2000 anni alle cattive testimonianze di noi indegni figli dimostra che il Motore del mondo non sta in questo mondo (Dante)    cordialita'    luigi culmone naselli di gela

Ricambio le cordialità, ma se vi fosse la Provvidenza il Vaticano, inarrivabile modello di ispirazione per tutti gli imperi del Male, sarebbe nella polvere prius et ante omnes.

Anonimo 30 settembre 2009   18:40

GARIBALDI O GENERAL  HASTA LA VISTA SIEMPRE!!

CIAO

URUGUAY

Anonimo 30 settembre 2009   18:34
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Giusto ... "Eroe dei due mondi e più"

...e piu? E di che, forse anche della luna, prima ancora dello sbarco degli americani? Questa ancora non la sapevo. VIVA!

Anonimo 30 settembre 2009   18:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Guardi, forse non ha compreso bene lo spirito del mio intervento. A me della vita privata delle persone in quanto tale non me ne frega niente. A me urta il santino antirisorgimentale contrapposto al santino risorgimentale, e nel caso specifico, l’assunzione all’altare della degna sorella della squinternatissima Sissi – che terminò la sua vita trescando con gli anarchici che avevano fatto fuori l’imperatrice – per il fatto di aver sposato il Figlio della Santa.

Ai tempi,però, partorire due gemelle nascosta in un convento, di cui il padre non è il legittimo augusto e sessualmente chiaccheratissimo consorte ma un aitante cavaliere belga, era una cosa che non solo distruggeva la figura del Re spodestato – da cui, peraltro, la Wittelsbach, una marca, una garanzia, si distaccò definitivamente poco dopo -  ma minava anche la credibilità della Dinastia stessa, cui nei comportamenti dimostrò di non essere così devota come certa storiografia antirisorgimentale (sinonimo, purtroppo, spesso e volentieri, di codina e reazionaria) a sproposito asserisce.

In quanto a Caterina II, non confondiamo l’oro con la paglia: la zarina, sicuramente sul piano personale ben più che licenziosa, ma anche ambiziosa e crudele anzichenò, nel quadro del dispotismo illuminato fece quelle riforme che un secolo dopo cercò di intraprendere – e parzialmente, per non inimicarsi i grandi latifondisti del Reame, tra cui spiccava la Chiesa Cattolica – il Re Bomba o, se preferisce, il Marito della Santa. Immagino che nei suoi tentativi di riscatto dall’infame operato compiuto dal Ministero della Pubblica Istruzione abbia approfondito anche questi aspetti.

Guardi che io non intendo santificare nessuno, ho già chiarito che non sono monarchico e mi sono occupato della personaggia che a lei fa tanto ribollire il sangue (come vede non la nomino nemmeno più per non destarle sconcerto) solo ed esclusivamente in relazione al fatto che essa diede molto fastidio ai Savoia riuscendo a porsi come punto di riferimento (ma lei dirà per andarci a letto con tutti) sia per la guerriglia di resistenza meridionale, sia per gli stessi garibaldini e mazziniani rimasti delusi o sconcertati dalla selvatichezza dei Savoia medesimi. Per il resto stia tranquillo, non sfiderei a duello nessuno per il personaggio. Piuttosto lei mi sembra molto, molto curioso in genere della sessualità dei regnanti e loro parenti, campo assai scivoloso, le assicuro, perchè di solito si tratta di tradizione tramandata oralmente dalle voci di corridoio o dai pettegolezzi di salotto e condita per strada dalla verve di chi la racconta; insomma materiale più adatto per romanzetti di appendice piuttosto che per l'analisi e la comprensione di fatti storici. Questo in genere, badiamo bene, non solo con riguardo alla sua odiata.Insomma gli storici raccontano che Giulio Cesare conquistava le Gallie o passava il Rubicone, che cosa facesse a letto lui o sua madre magari lo lasceranno raccontare a qualche romanziere; per esempio sui Gonzaga ce n'è più d'uno, un romanzetto del genere me lo hanno regalato anche su Federico II, ma io non l'ho letto perchè non mi interessa. Confermo infine che non intendo comunque, ovviamente per mio limite, dove vada a parare il suo discorso, perchè o lei è un monarchico savoiardo e questo spiegherebbe anche le sue tendenze al taglio della testa, ovvero è un rigido inquisitore puritano, ma in questo caso dovrebbe propendere più per il rogo che per la decapitazione. Boh non saprei. Quanto al ministero della pubblica istruzione lo lasci stare poverino, si tratta solo di una piccola rotella dell'Italia delle ipocrisie, delle mezze verità e dei segreti di Stato perenni.

Anonimo 30 settembre 2009   17:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle varie logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

Nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1).

 

E' degno di nota il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi a Londra, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

"Mentre Garibaldi appressavasi all' Inghilterra per la via di Gibilterra, più meeting si adunavano a Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Martedi, al Wellington club Strami, ebbe luogo un meeting dei delegati del commercio di molte società operaie e corpi organizzati onde prendere risoluzioni sul modo di ricevere Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Il presidente, signor Cramer, avendo aperta la seduta, il segretario onorario disse che Garibaldi, dopo aver fatto una corta visita al signor Seely, membro del Parlamento , all' isola di Wight, giungerebbe probabilmente a Londra la settimana dopo, e che in questa occasione i delegati decisero di formare una processione, il 3.° dei volontari di Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson.

Il sig. Richardson disse che il Comitato della città si riunirebbe fra pochi giorni, e che era da desiderarsi che il Comitato degli operai e quello della città s' intendesse per rendere la dimostrazione più imponente. Disse poi le ragioni del viaggio di Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

1. Il meeting ha udito con piacere che il generale Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

2. Il meeting raccomanda che Garibaldi sia ricevuto e scortato a Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operai, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

3. Che gli operai debbano offrire un banchetto a Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Il signor Richardson annunziò che il sig. Slapleton porrebbe alla disposizione della processione del Comitato ogni quantità di carri o cavalli che saranno necessarii, gratis. Disse di più, essere sua intenzione di proporre, nella prima riunione del Consiglio municipale, che si presentino a Garibaldi le franchigie della città di Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

I signori Richardson e Taylor scrissero al Morning Post per dire che Garibaldi arriverebbe a Southampton il 3 aprile, che passerebbe 10 o 12 giorni all' Isola Wight, e che probabilmente giungerebbe a Londra il 16.

Leggevasi nel Times: - Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli dell' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge - "(2).

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia di accoglienza degna di un principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

"Garibaldi nei vari discorsi tenuti in diverse occasioni al popolo inglese ha ripetuto che senza il soccorso prestatogli dall' Inghilterra non si sarebbe fatta l'Italia , perchè fu l'ammiraglio Mundy che protesse il suo sbarco a Marsala e il passaggio dello stretto di Messina, ma sarebbe stato giusto anche il ricordare che senza l'aiuto ben più efficace dell' Imperator Napoleone non si sarebbe strappata la Lombardia agli artigli dell'Austria, che senza la protesta armata francese contro ogni intervento nelle cose d'Italia, noi non avremmo potuto portare a così buon punto l'unificazione della patria, nè Francesco Secondo sarebbe stato solo a resistere contro il molo popolare che tanto aiutò Garibaldi a levarlo di trono; e che infine, quando trincerato in Capua ed ultimamente a Gaeta serbavasi abbastanza in forze per tentare di riprendere il regno; senza la inibizione d'ogni intervento straniero fatta dalla Francia all' Europa, l'esercito italiano non avrebbe potuto traversare le Marche, sconfiggere la bordaglia guidata da Lamoricière e prestar man forte a Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

"Garibaldi nel 64 a Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina"

 

Sempre in uno dei suoi discorsi al popolo inglese, accorso per acclamare solennemente Garibaldi, l'eroe di Marsala disse:

 

"Non è la prima volta che ho ricevuto prove non solo in parole, ma in fatti ( applausi ). Questa simpatia mi venne mostrata in varie circostanze della mia vita, e più specialmente nel 1860, quando senza l' aiuto della nazione inglese sarebbe stato impossibile compiere quanto facemmo nell' Italia meridionale ( grandi applausi }. Il popolo inglese ci somministrò uomini, armi, danaro; egli soccorse a tutti i bisogni dell' umana famiglia nei suoi sforzi per conquistare la libertà. Quel che dissero e fecero gl' Inglesi per noi, merita l' eterna gratitudine degl' Italiani (fragorosi applausi ). Per rispondere ad alcune nobili e generose parole del sindaco, vi dirò non aver sacrificato alcuna parte della mia vita per la causa dell' umanità; credo però aver fatto qualche cosa, una parte del mio dovere, del dovere di ogni uomo ( applausi ). Non mi resta che rendervi i più vivi ringraziamenti per la vostra generosa simpatia e per la vostra cortese accoglienza"(3).

 

In quei giorni si segnalarono degli scontri tra sostenitori di Garibaldi ed irlandesi.

 

Davide Cristaldi

 

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

(3) Ivi.

E con il fatto che era Massone? E' per ciò stesso inferiore a un baciapile?

Anonimo 30 settembre 2009   17:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

 

Gentile Culmone,

lo ripeto, i santini non mi piacciono né se propinati dalla retorica patriottarda, né se vengono circonfusi dalla nostalgia dei gigli. Per il resto, il Regno delle Due Sicilie fu aggredito, la truppa borbonica fu superiore in battaglia a chi la comandava, e Francesco II sarebbe stato un prevosto di indiscutibile valore morale. In quanto alla Mafia, male per chi non l’ha combattuta alla radice, e male per chi l’ha sfruttata. Se ci soffermiamo su di essa, a servirsene furono spesso le stesse persone, pronte a fiutare il vento, amiche di tutte le bandiere ma fedeli solo alla loro. In quanto all’assenza di Provvidenza nella Storia, essa è dimostrata proprio dal potere che i preti, dimentichi dell’insegnamento del Maestro sulla necessità cavouriana della separazione fra Stato e Chiesa (date a Cesare quel che è di Cesare…ricorda?) hanno aumentato nella nostra povera Italia. Un modello confederale? No, grazie. Sarebbe durato come i coevi esperimenti in America Centrale e Meridionale. Cordialità.

interessante ed argomentata  risposta...La invito a riconsiderare il ruolo della Provvidenza nella Storia...mi limito a dire che sono umilmente d'accordo con il Manzoni ...i fatti ed i misfatti del xx secolo hanno dimostrato che ,.alla fine al costo di milioni di vittime innocenti  ...gli imperi del Male finiscono nella polvere  ...e la stessa sopravvivenza della Chiesa da 2000 anni alle cattive testimonianze di noi indegni figli dimostra che il Motore del mondo non sta in questo mondo (Dante)    cordialita'    luigi culmone naselli di gela

Anonimo 30 settembre 2009   15:59
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

complimenti ...risposta arguta e colta....evidentemente lei e' un osso duro e di grande cultura...comunque vorra' concedere all'ultima regina del Sud qualche attenuante e che e' stata ed e' una figura affascinante come la sorella Sissi..questo non cancella , visto che lei parla della intnagibilita' dei testi sacri del nazionalismo savojardo ahime' sopravissuto solo nella scuola italiana ,che va "riesumata"la verita' ovvero che il Regno delle Due Sicilia e' stato aggredito e non aggressore, che il soldato borbonico si batte' legittimamente e con onore e che Francesco II era un gran galantuomo(per essere una grande Re gli e' mancato solo il tempo ed il coraggio di fare impiccare qualche alto grado del suo esercito) ..e mi voglio fermare qui (non accenniamo all'appoggio palese della Mafia  a Garibaldi) ...infine la Storia guidata come dice il Manzoni dalla Divina Provvidenza fa Giustizia : i savoja si sono ridotti a  a ballare il tip tap in tv ed a vendere cetriolini ...i Borboni sono ancora rispettati nel mondo perfino da Chavez e da Fidel Castro....Cavour grande Architetto della Tragedia meridionale non sopravvisse ' neanche tre mesi a quando il 20 marzo 1861 a civitella del tronto veniva ammainata la bianca bandiera gigliata....dei discendenti del marito morganatico della bela rosin e' meglio non parlarne per il danno che hanno fatto (tranne quel gran signore di Umberto II)all'Italia.     ps i preti mai hanno comandato in italia come oggi manco ai tempi di carlo magno ...ma non era meglio fare una Confederazione Italiana tipo svizzera o Stati Uniti d'America?  cordiali saluti       luigi culmone naselli di gela

 

Gentile Culmone,

lo ripeto, i santini non mi piacciono né se propinati dalla retorica patriottarda, né se vengono circonfusi dalla nostalgia dei gigli. Per il resto, il Regno delle Due Sicilie fu aggredito, la truppa borbonica fu superiore in battaglia a chi la comandava, e Francesco II sarebbe stato un prevosto di indiscutibile valore morale. In quanto alla Mafia, male per chi non l’ha combattuta alla radice, e male per chi l’ha sfruttata. Se ci soffermiamo su di essa, a servirsene furono spesso le stesse persone, pronte a fiutare il vento, amiche di tutte le bandiere ma fedeli solo alla loro. In quanto all’assenza di Provvidenza nella Storia, essa è dimostrata proprio dal potere che i preti, dimentichi dell’insegnamento del Maestro sulla necessità cavouriana della separazione fra Stato e Chiesa (date a Cesare quel che è di Cesare…ricorda?) hanno aumentato nella nostra povera Italia. Un modello confederale? No, grazie. Sarebbe durato come i coevi esperimenti in America Centrale e Meridionale. Cordialità.

Anonimo 30 settembre 2009   15:43
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Però questa volta si è scordato "eroe dei due mondi".

Giusto ... "Eroe dei due mondi e più"

Anonimo 30 settembre 2009   14:54
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Guardi, forse non ha compreso bene lo spirito del mio intervento. A me della vita privata delle persone in quanto tale non me ne frega niente. A me urta il santino antirisorgimentale contrapposto al santino risorgimentale, e nel caso specifico, l’assunzione all’altare della degna sorella della squinternatissima Sissi – che terminò la sua vita trescando con gli anarchici che avevano fatto fuori l’imperatrice – per il fatto di aver sposato il Figlio della Santa.

Ai tempi,però, partorire due gemelle nascosta in un convento, di cui il padre non è il legittimo augusto e sessualmente chiaccheratissimo consorte ma un aitante cavaliere belga, era una cosa che non solo distruggeva la figura del Re spodestato – da cui, peraltro, la Wittelsbach, una marca, una garanzia, si distaccò definitivamente poco dopo -  ma minava anche la credibilità della Dinastia stessa, cui nei comportamenti dimostrò di non essere così devota come certa storiografia antirisorgimentale (sinonimo, purtroppo, spesso e volentieri, di codina e reazionaria) a sproposito asserisce.

In quanto a Caterina II, non confondiamo l’oro con la paglia: la zarina, sicuramente sul piano personale ben più che licenziosa, ma anche ambiziosa e crudele anzichenò, nel quadro del dispotismo illuminato fece quelle riforme che un secolo dopo cercò di intraprendere – e parzialmente, per non inimicarsi i grandi latifondisti del Reame, tra cui spiccava la Chiesa Cattolica – il Re Bomba o, se preferisce, il Marito della Santa. Immagino che nei suoi tentativi di riscatto dall’infame operato compiuto dal Ministero della Pubblica Istruzione abbia approfondito anche questi aspetti.

complimenti ...risposta arguta e colta....evidentemente lei e' un osso duro e di grande cultura...comunque vorra' concedere all'ultima regina del Sud qualche attenuante e che e' stata ed e' una figura affascinante come la sorella Sissi..questo non cancella , visto che lei parla della intnagibilita' dei testi sacri del nazionalismo savojardo ahime' sopravissuto solo nella scuola italiana ,che va "riesumata"la verita' ovvero che il Regno delle Due Sicilia e' stato aggredito e non aggressore, che il soldato borbonico si batte' legittimamente e con onore e che Francesco II era un gran galantuomo(per essere una grande Re gli e' mancato solo il tempo ed il coraggio di fare impiccare qualche alto grado del suo esercito) ..e mi voglio fermare qui (non accenniamo all'appoggio palese della Mafia  a Garibaldi) ...infine la Storia guidata come dice il Manzoni dalla Divina Provvidenza fa Giustizia : i savoja si sono ridotti a  a ballare il tip tap in tv ed a vendere cetriolini ...i Borboni sono ancora rispettati nel mondo perfino da Chavez e da Fidel Castro....Cavour grande Architetto della Tragedia meridionale non sopravvisse ' neanche tre mesi a quando il 20 marzo 1861 a civitella del tronto veniva ammainata la bianca bandiera gigliata....dei discendenti del marito morganatico della bela rosin e' meglio non parlarne per il danno che hanno fatto (tranne quel gran signore di Umberto II)all'Italia.     ps i preti mai hanno comandato in italia come oggi manco ai tempi di carlo magno ...ma non era meglio fare una Confederazione Italiana tipo svizzera o Stati Uniti d'America?  cordiali saluti       luigi culmone naselli di gela

Anonimo 30 settembre 2009   13:25
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Capisco che le dia fastidio, fino a provocarle una evidente rabbia e reazioni intestinali, ma io lo grido lo stesso: Viva Garibaldi che ci ha dato una Patria.

Però questa volta si è scordato "eroe dei due mondi".

Anonimo 30 settembre 2009   13:08

 

L'articolo contiene alcuni particolari interessanti. In particolare, vorrei aggiungere che il generale Lanza apparteneva alla Massoneria, come anche Garibaldi. Lo zampino di qualche loggia potrebbe quindi esser stato messo al momento giusto tra i due...contendenti. Guarda caso, poi, Lanza era lo stesso generale napolitano, che si era vergognosamente ritirato davanti a Garibaldi ai tempi della Repubblica Romana. Un'altra ritirata strategica? Infine, quando Garibaldi arrivò a Napoli il 7 settembre 1860, ad accoglierlo indovinate un po' chi c'era alla stazione? Sempre il solito generale Lanza!

Purtroppo, è stata gente di questa risma a consegnare il Sud in mano ai veri "briganti", che in realtà non furono quelli che vennero poi tacciati di essere tali dai conquistatori piemontesi e soci.

Spero di continuare a leggere articoli in controtendenza, specie adesso che stiamo per essere sommersi dalla solita retorica patriottarda filorisorgimentale.

                                                                                                                          

Anonimo 30 settembre 2009   13:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle varie logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

Nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1).

 

E' degno di nota il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi a Londra, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

"Mentre Garibaldi appressavasi all' Inghilterra per la via di Gibilterra, più meeting si adunavano a Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Martedi, al Wellington club Strami, ebbe luogo un meeting dei delegati del commercio di molte società operaie e corpi organizzati onde prendere risoluzioni sul modo di ricevere Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Il presidente, signor Cramer, avendo aperta la seduta, il segretario onorario disse che Garibaldi, dopo aver fatto una corta visita al signor Seely, membro del Parlamento , all' isola di Wight, giungerebbe probabilmente a Londra la settimana dopo, e che in questa occasione i delegati decisero di formare una processione, il 3.° dei volontari di Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson.

Il sig. Richardson disse che il Comitato della città si riunirebbe fra pochi giorni, e che era da desiderarsi che il Comitato degli operai e quello della città s' intendesse per rendere la dimostrazione più imponente. Disse poi le ragioni del viaggio di Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

1. Il meeting ha udito con piacere che il generale Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

2. Il meeting raccomanda che Garibaldi sia ricevuto e scortato a Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operai, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

3. Che gli operai debbano offrire un banchetto a Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Il signor Richardson annunziò che il sig. Slapleton porrebbe alla disposizione della processione del Comitato ogni quantità di carri o cavalli che saranno necessarii, gratis. Disse di più, essere sua intenzione di proporre, nella prima riunione del Consiglio municipale, che si presentino a Garibaldi le franchigie della città di Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

I signori Richardson e Taylor scrissero al Morning Post per dire che Garibaldi arriverebbe a Southampton il 3 aprile, che passerebbe 10 o 12 giorni all' Isola Wight, e che probabilmente giungerebbe a Londra il 16.

Leggevasi nel Times: - Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli dell' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge - "(2).

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia di accoglienza degna di un principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

"Garibaldi nei vari discorsi tenuti in diverse occasioni al popolo inglese ha ripetuto che senza il soccorso prestatogli dall' Inghilterra non si sarebbe fatta l'Italia , perchè fu l'ammiraglio Mundy che protesse il suo sbarco a Marsala e il passaggio dello stretto di Messina, ma sarebbe stato giusto anche il ricordare che senza l'aiuto ben più efficace dell' Imperator Napoleone non si sarebbe strappata la Lombardia agli artigli dell'Austria, che senza la protesta armata francese contro ogni intervento nelle cose d'Italia, noi non avremmo potuto portare a così buon punto l'unificazione della patria, nè Francesco Secondo sarebbe stato solo a resistere contro il molo popolare che tanto aiutò Garibaldi a levarlo di trono; e che infine, quando trincerato in Capua ed ultimamente a Gaeta serbavasi abbastanza in forze per tentare di riprendere il regno; senza la inibizione d'ogni intervento straniero fatta dalla Francia all' Europa, l'esercito italiano non avrebbe potuto traversare le Marche, sconfiggere la bordaglia guidata da Lamoricière e prestar man forte a Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

"Garibaldi nel 64 a Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina"

 

Sempre in uno dei suoi discorsi al popolo inglese, accorso per acclamare solennemente Garibaldi, l'eroe di Marsala disse:

 

"Non è la prima volta che ho ricevuto prove non solo in parole, ma in fatti ( applausi ). Questa simpatia mi venne mostrata in varie circostanze della mia vita, e più specialmente nel 1860, quando senza l' aiuto della nazione inglese sarebbe stato impossibile compiere quanto facemmo nell' Italia meridionale ( grandi applausi }. Il popolo inglese ci somministrò uomini, armi, danaro; egli soccorse a tutti i bisogni dell' umana famiglia nei suoi sforzi per conquistare la libertà. Quel che dissero e fecero gl' Inglesi per noi, merita l' eterna gratitudine degl' Italiani (fragorosi applausi ). Per rispondere ad alcune nobili e generose parole del sindaco, vi dirò non aver sacrificato alcuna parte della mia vita per la causa dell' umanità; credo però aver fatto qualche cosa, una parte del mio dovere, del dovere di ogni uomo ( applausi ). Non mi resta che rendervi i più vivi ringraziamenti per la vostra generosa simpatia e per la vostra cortese accoglienza"(3).

 

In quei giorni si segnalarono degli scontri tra sostenitori di Garibaldi ed irlandesi.

 

Davide Cristaldi

 

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

(3) Ivi.

Ribadisco che Lei prende per oro colato una documentazione che nasce di parte. Durante quella imbarazzante visita (La Regina Vittoria si rifiutò di ricevere e anche solo vedere Garibaldi) il Generale venne accomiatato gentilmente e partì prima del previsto! 

Resta il fatto che  Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie in pochi mesi e che la società si schierò con Lui.

Si rassegni alla realtà, lo dico serenamente: il Regno delle due Sicilie non era così potente e rigoglioso come lei lo descrive, perché in quel caso a nulla sarebbe valso l'aiuto degli inglesi o di chiunque altro. I Borbone fallirono nell'impresa di ammodernare veramente lo Stato, anzi non tentarono neanche.

Anonimo 30 settembre 2009   11:14

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle varie logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

Nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1).

 

E' degno di nota il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi a Londra, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

"Mentre Garibaldi appressavasi all' Inghilterra per la via di Gibilterra, più meeting si adunavano a Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Martedi, al Wellington club Strami, ebbe luogo un meeting dei delegati del commercio di molte società operaie e corpi organizzati onde prendere risoluzioni sul modo di ricevere Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Il presidente, signor Cramer, avendo aperta la seduta, il segretario onorario disse che Garibaldi, dopo aver fatto una corta visita al signor Seely, membro del Parlamento , all' isola di Wight, giungerebbe probabilmente a Londra la settimana dopo, e che in questa occasione i delegati decisero di formare una processione, il 3.° dei volontari di Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson.

Il sig. Richardson disse che il Comitato della città si riunirebbe fra pochi giorni, e che era da desiderarsi che il Comitato degli operai e quello della città s' intendesse per rendere la dimostrazione più imponente. Disse poi le ragioni del viaggio di Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

1. Il meeting ha udito con piacere che il generale Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

2. Il meeting raccomanda che Garibaldi sia ricevuto e scortato a Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operai, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

3. Che gli operai debbano offrire un banchetto a Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Il signor Richardson annunziò che il sig. Slapleton porrebbe alla disposizione della processione del Comitato ogni quantità di carri o cavalli che saranno necessarii, gratis. Disse di più, essere sua intenzione di proporre, nella prima riunione del Consiglio municipale, che si presentino a Garibaldi le franchigie della città di Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

I signori Richardson e Taylor scrissero al Morning Post per dire che Garibaldi arriverebbe a Southampton il 3 aprile, che passerebbe 10 o 12 giorni all' Isola Wight, e che probabilmente giungerebbe a Londra il 16.

Leggevasi nel Times: - Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli dell' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge - "(2).

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia di accoglienza degna di un principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

"Garibaldi nei vari discorsi tenuti in diverse occasioni al popolo inglese ha ripetuto che senza il soccorso prestatogli dall' Inghilterra non si sarebbe fatta l'Italia , perchè fu l'ammiraglio Mundy che protesse il suo sbarco a Marsala e il passaggio dello stretto di Messina, ma sarebbe stato giusto anche il ricordare che senza l'aiuto ben più efficace dell' Imperator Napoleone non si sarebbe strappata la Lombardia agli artigli dell'Austria, che senza la protesta armata francese contro ogni intervento nelle cose d'Italia, noi non avremmo potuto portare a così buon punto l'unificazione della patria, nè Francesco Secondo sarebbe stato solo a resistere contro il molo popolare che tanto aiutò Garibaldi a levarlo di trono; e che infine, quando trincerato in Capua ed ultimamente a Gaeta serbavasi abbastanza in forze per tentare di riprendere il regno; senza la inibizione d'ogni intervento straniero fatta dalla Francia all' Europa, l'esercito italiano non avrebbe potuto traversare le Marche, sconfiggere la bordaglia guidata da Lamoricière e prestar man forte a Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

"Garibaldi nel 64 a Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina"

 

Sempre in uno dei suoi discorsi al popolo inglese, accorso per acclamare solennemente Garibaldi, l'eroe di Marsala disse:

 

"Non è la prima volta che ho ricevuto prove non solo in parole, ma in fatti ( applausi ). Questa simpatia mi venne mostrata in varie circostanze della mia vita, e più specialmente nel 1860, quando senza l' aiuto della nazione inglese sarebbe stato impossibile compiere quanto facemmo nell' Italia meridionale ( grandi applausi }. Il popolo inglese ci somministrò uomini, armi, danaro; egli soccorse a tutti i bisogni dell' umana famiglia nei suoi sforzi per conquistare la libertà. Quel che dissero e fecero gl' Inglesi per noi, merita l' eterna gratitudine degl' Italiani (fragorosi applausi ). Per rispondere ad alcune nobili e generose parole del sindaco, vi dirò non aver sacrificato alcuna parte della mia vita per la causa dell' umanità; credo però aver fatto qualche cosa, una parte del mio dovere, del dovere di ogni uomo ( applausi ). Non mi resta che rendervi i più vivi ringraziamenti per la vostra generosa simpatia e per la vostra cortese accoglienza"(3).

 

In quei giorni si segnalarono degli scontri tra sostenitori di Garibaldi ed irlandesi.

 

Davide Cristaldi

 

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

(3) Ivi.

Anonimo 30 settembre 2009   10:49
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

 

Egregio signore, come ho già precisato nel mio precedente intervento io non sono un monarchico e non conosco dunque a menadito, come lei, la vita dei monarchi. Io sto cercando di ristudiare la storia del Sud, dato che a scuola, dove mio padre mi ci ha mandato con sacrificio, mi sono state insegnate cose false e per questo mi sento profondamente tradito ed offeso. In questa mia ricerca ho incontrato qualche volta la regina Maria Sofia ed a me ha fatto un’ottima impressione. Io non so chi sia il conte ecc. ecc. e non mi interessa saperlo, l’importante credo sia il fatto che lei addebiterebbe a Maria Sofia una trasgressione coniugale. Ora le chiedo, crede lei che in ogni caso sia stata l’unica sovrana, che dico, l’unica, donna o uomo che sia, che abbia avuto un episodio di tal natura? Crede lei che lo spessore ed il valore di una persona possano rilevarsi solo ed esclusivamente in base a questo? Se così fosse lei cancellerebbe, per esempio, Caterina II dai libri di storia; ma a ben vedere lei va ben oltre, lei è per la decapitazione. Ma a questo punto, le chiedo, non è meglio la lapidazione? Certamente è più pittoresca.

Guardi, forse non ha compreso bene lo spirito del mio intervento. A me della vita privata delle persone in quanto tale non me ne frega niente. A me urta il santino antirisorgimentale contrapposto al santino risorgimentale, e nel caso specifico, l’assunzione all’altare della degna sorella della squinternatissima Sissi – che terminò la sua vita trescando con gli anarchici che avevano fatto fuori l’imperatrice – per il fatto di aver sposato il Figlio della Santa.

Ai tempi,però, partorire due gemelle nascosta in un convento, di cui il padre non è il legittimo augusto e sessualmente chiaccheratissimo consorte ma un aitante cavaliere belga, era una cosa che non solo distruggeva la figura del Re spodestato – da cui, peraltro, la Wittelsbach, una marca, una garanzia, si distaccò definitivamente poco dopo -  ma minava anche la credibilità della Dinastia stessa, cui nei comportamenti dimostrò di non essere così devota come certa storiografia antirisorgimentale (sinonimo, purtroppo, spesso e volentieri, di codina e reazionaria) a sproposito asserisce.

In quanto a Caterina II, non confondiamo l’oro con la paglia: la zarina, sicuramente sul piano personale ben più che licenziosa, ma anche ambiziosa e crudele anzichenò, nel quadro del dispotismo illuminato fece quelle riforme che un secolo dopo cercò di intraprendere – e parzialmente, per non inimicarsi i grandi latifondisti del Reame, tra cui spiccava la Chiesa Cattolica – il Re Bomba o, se preferisce, il Marito della Santa. Immagino che nei suoi tentativi di riscatto dall’infame operato compiuto dal Ministero della Pubblica Istruzione abbia approfondito anche questi aspetti.

Anonimo 30 settembre 2009   09:40
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Bravo! Io pure lo grido sempre come lei: viva Garibaldi..., anche quando vado a cesso, è veramente efficace. Non sanno che si perdono, glielo spieghi.

Capisco che le dia fastidio, fino a provocarle una evidente rabbia e reazioni intestinali, ma io lo grido lo stesso: Viva Garibaldi che ci ha dato una Patria.

Anonimo 30 settembre 2009   05:24
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

 

Più che come una pera fradicia, io direi come una mela corrosa all’interno dal verme della corruzione preparata evidentemente da anni da Inghilterra e Francia, che avevano tutto l’interesse a non far sorgere uno Stato italiano vero che si ponesse, com’era sua naturale vocazione per posizione geografica, come forza mediterranea, cosa che invece non è mai avvenuta, essendosi ridotta l’Italia solo a scimmiottare le potenze nord europee, nei cui confronti sente tutt’ora una subordinazione psicologica evidentissima, ma rinunciando così ad una parte ben importante della sua vera identità. Io credo infatti che, come avvenne circa un secolo dopo in Germania, l’Italia si sarebbe infine unificata in una confederazione di stati (come auspicato e predicato da tutti i grandi patrioti) e sarebbe stata ben più forte e salda di quella fatta dai Savoia, nata subito con il carico dell’enorme debito pubblico piemontese, che fu una iniziale zavorra di cui l’Italia non è poi mai riuscita a liberarsi. Non per nulla sia Francia che Inghilterra predilessero una loro galoppina, appunto casa Savoia, che oltre tutto tra tutti gli italiani era forse la meno italiana, compreso il famoso Cavour. Ma a proposito di insipienze borboniche, tradimenti, Italia e Mezzogiorno guardi com’è simpatica questa intervista impossibile a Maria Sofia di Leonardo Sciascia, il quale, con buona pace del commentatore, fermo evidentemente alla vergognosa, infamante propaganda savoiarda, non era tipo che si intratteneva con le cocotte.

http://www.vigata.org/attivita/beatrice.shtml

Propaganda? Le piacerebbe, eh?

Anonimo 30 settembre 2009   00:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 30 settembre 2009. Visualizza »

Lei generalizza e commette un grave errore storico. Viva Garibaldi eroe dei due mondi

Bravo! Io pure lo grido sempre come lei: viva Garibaldi..., anche quando vado a cesso, è veramente efficace. Non sanno che si perdono, glielo spieghi.

Anonimo 29 settembre 2009   23:59
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

Mai sentito parlare del conte belga Armand de Lawayss?

 

Egregio signore, come ho già precisato nel mio precedente intervento io non sono un monarchico e non conosco dunque a menadito, come lei, la vita dei monarchi. Io sto cercando di ristudiare la storia del Sud, dato che a scuola, dove mio padre mi ci ha mandato con sacrificio, mi sono state insegnate cose false e per questo mi sento profondamente tradito ed offeso. In questa mia ricerca ho incontrato qualche volta la regina Maria Sofia ed a me ha fatto un’ottima impressione. Io non so chi sia il conte ecc. ecc. e non mi interessa saperlo, l’importante credo sia il fatto che lei addebiterebbe a Maria Sofia una trasgressione coniugale. Ora le chiedo, crede lei che in ogni caso sia stata l’unica sovrana, che dico, l’unica, donna o uomo che sia, che abbia avuto un episodio di tal natura? Crede lei che lo spessore ed il valore di una persona possano rilevarsi solo ed esclusivamente in base a questo? Se così fosse lei cancellerebbe, per esempio, Caterina II dai libri di storia; ma a ben vedere lei va ben oltre, lei è per la decapitazione. Ma a questo punto, le chiedo, non è meglio la lapidazione? Certamente è più pittoresca.

Anonimo 29 settembre 2009   21:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

E a che ci siamo viva i "picciotti" mafiosi (ops, garibaldini).

Lei generalizza e commette un grave errore storico. Viva Garibaldi eroe dei due mondi

Anonimo 29 settembre 2009   21:30

E' ora di togliere il paraocchi agli asini

Anonimo 29 settembre 2009   21:28

Rieccoci alla solita battaglia: duosiciliani, neoborbonici, unionisti, nazionalisti, separatisti, sicilianisti, tutti contro tutti nella migliore tradizione frazionista e siciliana.

Quello che dice l'articolo viene preso da tutti a pretesto per portare avanti le proprie opinioni, senza riuscire a trovare un punto di incontro, nonostante gli sforzi dell'autore di privilegiare come meglio si può, i dati di fatto.

E poi a qualcuno manca Strazzera, a qualcun altro avanza un aggettivo scritto in maiuscolo per sbaglio, altri ancora  suggeriscono in modo quanto meno inappropriato, se non poco educato, gli argomenti sui quali scrivere, altri più perniciosi  fanno contestazioni ed alle risposte puntuali, replicano "non mi sono spiegato bene, forse mi sono espresso male".

E infatti non ci siamo spiegati bene e neanche si capisce perché il mio commento di ieri sia stato cancellato dalla redazione (ritengo per errore materiale) anche perché dicevo le stesse cose di stasera (se non incorrerà in qualche errore anche questo).

Ecco se questa è la Sicilia, e sembra proprio così, non meravigliamoci di nulla. Inutile anche scrivere.

Segno di croce

 

Anonimo 29 settembre 2009   21:02
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

Comunque si voglia rigirare la frittata, Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie senza neanche combattere. A  prescindere dalle opinioni di ognuno di noi, resta il fatto che un Regno forte, coeso e ricco, non sarebbe caduto così come una pera matura.

Penso ed è anche questa un'opinione, che i motivi della caduta sono da ricercare esclusivamente negli errori della monarchia, incapace di evolversi al passo con i tempi, indifferente all'onda nazionalista che sommergeva da tempo l'Europa.

 

Più che come una pera fradicia, io direi come una mela corrosa all’interno dal verme della corruzione preparata evidentemente da anni da Inghilterra e Francia, che avevano tutto l’interesse a non far sorgere uno Stato italiano vero che si ponesse, com’era sua naturale vocazione per posizione geografica, come forza mediterranea, cosa che invece non è mai avvenuta, essendosi ridotta l’Italia solo a scimmiottare le potenze nord europee, nei cui confronti sente tutt’ora una subordinazione psicologica evidentissima, ma rinunciando così ad una parte ben importante della sua vera identità. Io credo infatti che, come avvenne circa un secolo dopo in Germania, l’Italia si sarebbe infine unificata in una confederazione di stati (come auspicato e predicato da tutti i grandi patrioti) e sarebbe stata ben più forte e salda di quella fatta dai Savoia, nata subito con il carico dell’enorme debito pubblico piemontese, che fu una iniziale zavorra di cui l’Italia non è poi mai riuscita a liberarsi. Non per nulla sia Francia che Inghilterra predilessero una loro galoppina, appunto casa Savoia, che oltre tutto tra tutti gli italiani era forse la meno italiana, compreso il famoso Cavour. Ma a proposito di insipienze borboniche, tradimenti, Italia e Mezzogiorno guardi com’è simpatica questa intervista impossibile a Maria Sofia di Leonardo Sciascia, il quale, con buona pace del commentatore, fermo evidentemente alla vergognosa, infamante propaganda savoiarda, non era tipo che si intratteneva con le cocotte.

http://www.vigata.org/attivita/beatrice.shtml

Anonimo 29 settembre 2009   18:48
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

Perchè?

Mai sentito parlare del conte belga Armand de Lawayss?

Anonimo 29 settembre 2009   18:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

I Siciliani del XXI secolo possono parlare tranquillamente delle vergogne della conquista italiana senza per questo cadere nel romanticume duosiciliano. Comunque il sig. Cristaldi, così presente su internet, sì e no avrà una decina d'amici. Lasciamolo perdere con le sue provocazioni antistoriche. Se la Sicilia cadde come  una pera cotta è perché nessuno voleva saperne più niente dei Borbone,  che per primi - non dimentichiamolo mai - avevano cancellato il secolare stato di Sicilia e che per questo, giustamente, erano stati dichiarati decaduti per sempre dal trono di Sicilia da un Parlamento regolarmente e democraticamente eletto, nel 1848. Ah, nel 1848/49, in Sicilia non c'era nessun partito duosiciliano, nemmeno un cane. Tutti questi eroi appartengono a quell'1 % di collaborazionisti che volendo si possono pompare ad arte.

Il problema è liberare la Sicilia dalla mafia, che saldamente prese il potere appoggiando l'annessione all'Italia nel 1860. Se possibile o necessario nell'Italia, se serve, riprendendo per la propria strada. Questo conta per l'avvenire dei nostri figli.

dici cose serie( non tutte vere)...ma riconosci una verita' importante :la mafia appoggio' Garidaldi...cosa che solo ora viene a galla ...molti di noi non siamo nostagici dell'italia divisa in nove stati , desideriamo che venga fuori dopo 150 la verita' su quei fatti e misfatti....neanche i discendenti dei Borbone  rivendicano alcunche' ...ma tutti dobbiamo avere diritto alla ricerca della verita'...siamo stanchi delle verita' di regime..ed infine finiamola con la commedia dei mille eroi..che erano dei giovanottoni pieni di amor patrio ..ogni tanto ricordiamo anche i "vinti" cioe' quei soldati che caddero per difendere la loro terra...e che in fondo erano degli  aggrediti

Anonimo 29 settembre 2009   15:01

Comunque si voglia rigirare la frittata, Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie senza neanche combattere. A  prescindere dalle opinioni di ognuno di noi, resta il fatto che un Regno forte, coeso e ricco, non sarebbe caduto così come una pera matura.

Penso ed è anche questa un'opinione, che i motivi della caduta sono da ricercare esclusivamente negli errori della monarchia, incapace di evolversi al passo con i tempi, indifferente all'onda nazionalista che sommergeva da tempo l'Europa.

Anonimo 29 settembre 2009   14:56

I Siciliani del XXI secolo possono parlare tranquillamente delle vergogne della conquista italiana senza per questo cadere nel romanticume duosiciliano. Comunque il sig. Cristaldi, così presente su internet, sì e no avrà una decina d'amici. Lasciamolo perdere con le sue provocazioni antistoriche. Se la Sicilia cadde come  una pera cotta è perché nessuno voleva saperne più niente dei Borbone,  che per primi - non dimentichiamolo mai - avevano cancellato il secolare stato di Sicilia e che per questo, giustamente, erano stati dichiarati decaduti per sempre dal trono di Sicilia da un Parlamento regolarmente e democraticamente eletto, nel 1848. Ah, nel 1848/49, in Sicilia non c'era nessun partito duosiciliano, nemmeno un cane. Tutti questi eroi appartengono a quell'1 % di collaborazionisti che volendo si possono pompare ad arte.

Il problema è liberare la Sicilia dalla mafia, che saldamente prese il potere appoggiando l'annessione all'Italia nel 1860. Se possibile o necessario nell'Italia, se serve, riprendendo per la propria strada. Questo conta per l'avvenire dei nostri figli.

Anonimo 29 settembre 2009   14:48
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

Viva l'Italia unita. Viva Garibaldi

E a che ci siamo viva i "picciotti" mafiosi (ops, garibaldini).

Anonimo 29 settembre 2009   12:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

E lei sappia che quando le monarchie erano una cosa seria, a Maria Sofia avrebbero tagliato la testa. Non i rivoluzionari, ma il marito. Giusto per completezza d'informazione.

Perchè?

Anonimo 29 settembre 2009   04:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 settembre 2009. Visualizza »

Almeno sappia che mentre il sovrano e la sovrana cui sono dedicate le nostre strade e le nostre piazze più belle, quando il terremoto devastò Messina arrivarono comodamente ultimi dopo tutti gli altri, Maria Sofia, sin quasi prima di morire, nel corso della prima guerra mondiale, cercava nei campi di prigionia austriaci i suoi meridionali, quelli che Cadorna chiamava carne da cannone e che nemmeno sapevano chi lei fosse, per offrire loro generi di conforto. Non sono un monarchico, ma la giustizia è giustizia.

E lei sappia che quando le monarchie erano una cosa seria, a Maria Sofia avrebbero tagliato la testa. Non i rivoluzionari, ma il marito. Giusto per completezza d'informazione.

Anonimo 29 settembre 2009   01:13

i comitati delle due sicilie cercano sempre di dipingere il regno delle due sicilie come un paradiso; beh, non lo era per niente; e se potete fare questo giochetto è solo perchè ciò che è venuto dopo è stata una colonizzazione selvaggia che dura sino ai nostri giorni.

la strada andrebbe dedicata al regno di sicilia e non a quello delle due sicilie. in ogni città dovrebbe esserci almeno una via dedicata ad un re siciliano.

 

“Fosti QUARTO e insieme TERZO,

Ferdinando or sei PRIMIERO

E se séguita lo scherzo

Finirai per esser ZERO”.

 

http://www.ilportaledelsud.org/rivoluzione_3.htm

Anonimo 28 settembre 2009   23:38
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

Non c'è una strada di Palermo dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è vi preoccupate di Francesco e Maria Sofia? Comunque, mi sembra di ricordare che una proposta di intitolare una piazza di Palermo al Regno delle Due Sicilie, presentata con una lettera al Giornale di Sicilia un paio d'anni or sono, non ha avuto alcun seguito.

Almeno sappia che mentre il sovrano e la sovrana cui sono dedicate le nostre strade e le nostre piazze più belle, quando il terremoto devastò Messina arrivarono comodamente ultimi dopo tutti gli altri, Maria Sofia, sin quasi prima di morire, nel corso della prima guerra mondiale, cercava nei campi di prigionia austriaci i suoi meridionali, quelli che Cadorna chiamava carne da cannone e che nemmeno sapevano chi lei fosse, per offrire loro generi di conforto. Non sono un monarchico, ma la giustizia è giustizia.

Anonimo 28 settembre 2009   21:49
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

Lei afferma: "Tra le cause maggiori del crollo della nazione duosiciliana, vi è sicuramente l'infiltrazione degli ideali massonici e (pseudo)liberali all'interno della classe dirigente politica (ma soprattutto militare) dello Stato; ben nascosti dietro l'apparentemente positivo valore dell'unificazione nazionale".

A me sembra che l'ideale nazionalista abbia mosso tutta la storia dalla rivoluzione francese in poi. Quindi perchè ignorare la spinta, buona o cattiva, che veniva proprio da un movimento europeo e mondiale che con la massoneria non aveva niente a che vedere?

Perchè Lei continua ad interpretare la storia come una congiura contro le Sicilie? Vi è da indagare con uno sguardo più ampio e imparziale: si badi bene, non sto affermando che Lei sostiene argomenti inverosimili, tutt'altro.

Ma penso che i suoi argomenti pecchino di incompletezza, di un limite strutturale determinato dal voler ignoorare ciò che accadeva in Europa da un secolo.

Infine, se  il Regno fosse stato saldo e ricco come lo descrive Lei, Garibaldi non lo avrebbe conquistato con mille avventurieri. Mi sembra che la realtà sia molto più complessa di come voi duosiciliani  neoborbonici tendiate a descriverla.

Cordiali saluti

Vede qui non si tratta di essere borbonici o savoiardi, perchè a quei tempi da ogni parte c'erano re e dunque il riferimento a loro è giocoforza. Quanto allo stato economico delle Due Sicilie rispetto al resto d'Italia allego questo link che riporta dei bilanci, con un commento peraltro molto sereno. 

http://www.ilportaledelsud.org/benessere_due_sicilie.htm

Il vero motivo della caduta delle Due Sicilie, oltre alla insipienza del papà di Francesco II, quest'ultimo gran persona per bene in ogni caso, ma assai giovane ed inesperto sino all'ingenuità, il quale peraltro non volle dare ascolto alla moglie Maria Sofia (ogni tanto le mogli bisogna ascoltarle), sta nel traffico dello zolfo siciliano (allora preziosissimo come l'oro) e nel fatto che le mire egemoniche sul Mediterraneo dell'Inghilterra trovavano un ostacolo nel forte Stato delle Due Sicilie. Insomma l'unità è frutto di bassi mezzucci, tradimenti ed operazioni senza scrupolo e di piccolo cabotaggio, tant'è che tutt'oggi si tiene a tenere nescosti i veri eventi e si rincorre la retorica patriottarda.

Anonimo 28 settembre 2009   21:20

Apprendo notizie che conoscevo poco e male. E' incredibile la storia di questo Paese. E' incredibile il passo sulla camorra:  sono scandalizzato e ancor più lo sono dal fatto di apprendere tutto questo a sessanta anni, pur avendo fatto un corso di studi regolare. Perché tutto è stato nascosto? E come mai si è riusciti a celare tutto per un secolo?

Ma è possibile  che lo Stato nasca sotto gli auspici di massoneria, camorra e mafia? Devo rispondermi di si e concordare con la conclusione che non solo in Sicilia, ma direi in Italia, non è cambiato niente.

Certo la storia non si giudica ... è una legge ferrea. La storia è. ma se viene nascosta e si raccontano solo bugie, allora è solo una storiella per bambini sciocchi. Così siamo stati trattati.

Anonimo 28 settembre 2009   21:08
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

D'altronde nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1)

In ogni caso che "l'Eroe dei Due Mondi" fosse sostenuto dagli inglesi, lo dice lui stesso.

 

Ma voglio prima descrivere il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi nella capitale britannica, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

 

Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson,

Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operaio, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

Londra il 16.

Leggevasi nel Times:

« Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli delI' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge»(2)

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia degna di un Principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina»

 

Davide Cristaldi

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

 

Viva l'Italia unita. Viva Garibaldi

Anonimo 28 settembre 2009   20:34

Complimenti, ma tutto questo racconto rappresenta solo l'inizio del dramma che va sotto il nome di Unità d'Italia.

Mi permetto di dare qualche spunto per ulteriori approfondimenti storici:

1) Dopo l'unità d'Italia le regioni del Sud vengono consegnate alle organizzazioni criminali (leggi Mafia, Camorra, 'Ndrangheta). Se c'era una cosa che i Borboni sapevano fare bene era il controllo del territorio, il Regno aveva una delle più basse percentuali di criminalità in Europa.

2) Processo di smantellamento di ogni qualsivoglia attività economica/commerciale/industriale presente al Sud a favore dei potentati economici del Nord.

3) Il Sud da quel momento in poi verrà considerato alla stegua di una colonia. Prova nè sono tutte le leggi emanater e le azioni  di guerra condotte contro le popolazioni negli anni immediatamente successivi.

4) L'unità d'Italia ci porta in dote il regalo più grande l'Emigrazione, ognuno di noi può vantare un parente/antenato emigrato.

5) I Savoia con le loro mire espansionistiche, sempre in guerra hanno bisogno di molti uomini per il loro esercito e ci regalano anche la leva obligatoria sconosciuta sotto il Regno. Il Sud ha sacrificato molti dei suoi figli sui fronti d'Europa e d'Africa.

5) Dopo 150 anni di Unità d'Italia il Sud è una delle Nazioni più povere d'Europa, prima dell'unità d'Italia non era questo lo scenario, basti pensare che Napoli e Palermo erano tra le più belle e ricche città al pari di Parigi.

 

Mi piacerebbe che anche di questo si parlasse nei prossimi articoli.

 

ANTUDO

Anonimo 28 settembre 2009   20:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

D'altronde nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1)

In ogni caso che "l'Eroe dei Due Mondi" fosse sostenuto dagli inglesi, lo dice lui stesso.

 

Ma voglio prima descrivere il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi nella capitale britannica, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

 

Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson,

Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operaio, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

Londra il 16.

Leggevasi nel Times:

« Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli delI' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge»(2)

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia degna di un Principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina»

 

Davide Cristaldi

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

 

Non so per quale motivo, quanto ho scritto è venuto completamente sballato.Chiedo agli amministratori di rimuovere il testo.Provvederò domani a sistemarlo.

 

Davide Cristaldi

Anonimo 28 settembre 2009   19:39
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

complimenti vivissimi al prof. di bella ed a questa splendida testata diretta da Salvatore Parlagreco....finalmente un po di luce sui "miracoli" del 1860......Francesco II sarebbe stato un grande Re ma la Commedia era gia' scritta e non a Torino ne' a Parigi...ma a Londra...molti non sanno che Vittorio Emanuele II (cugino di FrancescoII ) avverti' il parente della congiura e gli propose di spartirsi l'Italia....Francesco avrebbe dovuto "mollare"il Papa cui era fedelissimo per poi papparsi mezzo Stato Pontificio ....il nostro Re rifiuto' e firmo' la sua fine...ma prima di ammainare" la bianca bandiera gigliata" (cito Bufalino )evito' la distruzione di Palermo prima e di Napoli dopo oltre a lasciare la splendida collezione Farnese alla citta' partenopea.... generali ed ammiragli borbonici tradirono ma i soldati delle Due Sicilie combatterono a lungo per la loro (nostra) patria, per il loro Re e per la loro (nostra ) bandiera: Sul Volturno a combattere l'ultima disperata battaglia si presentarono , dopo aver fatto centinaia di chilometri a piedi migliaia di soldati.... napoletani ed in particolare abruzzesi e molisani...molti a piedi scalzi ....solo l'intervento dell'Armata Sarda salvo' il biondo pseudoeroe nizzardo...italiani di serie A lo eravamo da duemila anni e molto piu' che i piemontesi...l'unita' politica italiana andava fatta ma senza annessioni come progettavano Cattaneo e Gioberti ....ma volevano salvare il Papa che invece era la preda ambita dalla massoneria internazionale....risultato dopo 150 anni I Borbone sono ancora una delle famiglie regnanti piu' prestigiose del mondo (vedi Spagna),i Savoia vendono sottaceti in Tv e sbarcano il lunario ballando il tip tap ...il Sommo Pontefice e' ancora a Roma ...e cummanna chiossa ri prima  ps a quando una strada di Palermo a Francesco II ed all'ultima bellissima Regina del Sud (cito Arrigo Petacco)Maria Sofia?       luigi culmone naselli di gela

Non c'è una strada di Palermo dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è vi preoccupate di Francesco e Maria Sofia? Comunque, mi sembra di ricordare che una proposta di intitolare una piazza di Palermo al Regno delle Due Sicilie, presentata con una lettera al Giornale di Sicilia un paio d'anni or sono, non ha avuto alcun seguito.

Anonimo 28 settembre 2009   19:24
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

D'altronde nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1)

In ogni caso che "l'Eroe dei Due Mondi" fosse sostenuto dagli inglesi, lo dice lui stesso.

 

Ma voglio prima descrivere il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi nella capitale britannica, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

 

Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson,

Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operaio, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

Londra il 16.

Leggevasi nel Times:

« Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli delI' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge»(2)

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia degna di un Principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina»

 

Davide Cristaldi

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

 

Lei prende per oro colato una documentazione  che nasce di parte.

I fatti dicono che Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie in pochi mesi e che la società si schierò con Lui.

Si rassegni alla realtà, lo dico serenamente: il Regno delle due Sicilie non era così potente e rigoglioso come lei lo descrive, perché in quel caso a nulla sarebbe valso l'aiuto degli inglesi o di chiunque altro. I Borbone fallirono nell'impresa di ammodernare veramente lo Stato, anzi non tentarono neanche.

Anonimo 28 settembre 2009   19:18

Ho l'impressione che ognuno si appropri di questo chiarissimo scritto, per portare acqua al suo mulino. E questo non mi pare un bel modo di utilizzare il materiale storico. Ognuno vede quel che vuole ... ma questo non è un fondo di caffè.

Sicilianisti, duosiciliani, neo borbonici, unionisti, garibaldini e nazionalisti: tutti l'un contro l'altro armati a scannarsi per forzare un testo che lascia poco spazio all'immaginazione: Ed è questa in fin dei conti la storia della nostra Isola, la storia di eterne lotte intestine e divisioni che nulla hanno determinato, se non consegnare la Sicilia alle forze della mafia, del malgoverno, dell'intrallazzo, della politica demagogica che ha distrutto questa Nazione, il suo territorio, le sue coste, che ha polverizzato tutto.

Finiamola con questi anacronismi, con queste romantiche prese di posizione che non portano pane a tavola. Viviamo nell'era di INTERNET e qui si perde tempo a controbbattere su fatti marginali.

L'articolo ricorda che la camorra garantì l'ordine pubblico durante il crollo del regime borbonico e nessuno grida allo scandalo, è forse normale? Ben  si comprende che è tutto sbagliato: ma è così, piaccia o no.

Quoi c'è da lavorare sodo per garantire un futuro ai nostri figli, ché non siano schiavi di nessuno, c'è da costruire il domani non da rimpiangere un passato che dobbiamo conoscere, ma che non fa onore a nessuno.

Basta!

Anonimo 28 settembre 2009   18:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

Lei afferma: "Tra le cause maggiori del crollo della nazione duosiciliana, vi è sicuramente l'infiltrazione degli ideali massonici e (pseudo)liberali all'interno della classe dirigente politica (ma soprattutto militare) dello Stato; ben nascosti dietro l'apparentemente positivo valore dell'unificazione nazionale".

A me sembra che l'ideale nazionalista abbia mosso tutta la storia dalla rivoluzione francese in poi. Quindi perchè ignorare la spinta, buona o cattiva, che veniva proprio da un movimento europeo e mondiale che con la massoneria non aveva niente a che vedere?

Perchè Lei continua ad interpretare la storia come una congiura contro le Sicilie? Vi è da indagare con uno sguardo più ampio e imparziale: si badi bene, non sto affermando che Lei sostiene argomenti inverosimili, tutt'altro.

Ma penso che i suoi argomenti pecchino di incompletezza, di un limite strutturale determinato dal voler ignoorare ciò che accadeva in Europa da un secolo.

Infine, se  il Regno fosse stato saldo e ricco come lo descrive Lei, Garibaldi non lo avrebbe conquistato con mille avventurieri. Mi sembra che la realtà sia molto più complessa di come voi duosiciliani  neoborbonici tendiate a descriverla.

Cordiali saluti

Ho avuto la fortuna di visitare il museo del Risogimento di Milano in cui sono presenti decine di scaffali e vetrine contenenti grembiuli, sciarpe, attestati, simboli vari, medaglie delle logge massoniche italiane relative a Garibaldi ed altri.

D'altronde nel 1863, il Gran Maestro della Loggia di Sicilia era proprio Giuseppe Garibaldi(1)

In ogni caso che "l'Eroe dei Due Mondi" fosse sostenuto dagli inglesi, lo dice lui stesso.

 

Ma voglio prima descrivere il programma di accoglienza che gli inglesi avevano preparato per la famosa visita di Garibaldi nella capitale britannica, avvenuta dopo la conquista delle Due Sicilie:

 

 

Londra per fornire i preparativi di uno splendido ricevimento. La più importante di queste adunanze fu tenuta a Wellington-Club Strand ove si raccolsero i deputati del Commercio, delle Società operaje ed altre congregazioni politiche.

Garibaldi, che si aspettava a Southampton il 3 aprile.

Intervennero al meeting 100 delegati, non che il signor Taylor, membro del Consiglio municipale e segretario del Comitato di ricevimento della città.

Londra, della brigata degli operai, servirebbe di guardia d' onore, col pieno consenso del comandante maggiore Richardson,

Garibaldi.

Le risoluzioni adottate furono le seguenti:

Garibaldi è per visitare l'Inghilterra e considera come stretto dovere per ogni classe d' inglesi di unirsi per dare il benvenuto al patriota ed eroe italiano.

Londra da una organizzata processione delle società di amici (friendly) ed operaio, e da ogni altro corpo di operai desiderosi di prendervi parte;

Garibaldi;

4. Che mentre il comitato rimane sempre il comitato degli operai, sarà pronto a cooperare con ogni altro Comitato.

Londra, e che gli si dia un banchetto al palazzo di città o al Guildhall.

Dopo le altre solite formalità, il meeting si sciolse.

Londra il 16.

Leggevasi nel Times:

« Fra pochi giorni uno degli uomini più rimarchevoli delI' Europa porrà il piede sulle nostre spiagge»(2)

 

Cosa disse Garibaldi durante quella cerimonia degna di un Principe, lo troviamo scritto in "Letture di famiglia,Tohuar, Firenze, 1863":

 

Garibaldi sul Volturno e sul Garigliano e compiere l'espugnazione di Gaeta".

 

Ancora su "Roma, Napoleone III e i ministeri italiani sguardo al passato e all'avvenire, Livorno, 1868" si legge:

 

Londra rispondendo alle dimostrazioni di simpatia nel palazzo di cristallo diceva: «Senza l'ajuto di Palmerston, Napoli sarebbe ancora Borbonica, senza I' Ammiraglio Mundy, non avrei potuto giammai passare lo stretto di Messina»

 

Davide Cristaldi

(1) Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri - Torino - 1865

(2) Cronaca della guerra d'Italia - Rieti - 1865

 

Anonimo 28 settembre 2009   16:34
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

La caduta del Regno delle Due Sicilie, era ormai nell'agenda delle principali nazioni europee(Francia ed Inghilterra) che si servirono del Piemonte e delle sue mire espansionistiche (ma soprattutto del suo debito pubblico mostruoso)

Tra le cause maggiori del crollo della nazione duosiciliana, vi è sicuramente l'infiltrazione degli ideali massonici e (pseudo)liberali all'interno della classe dirigente politica (ma soprattutto militare) dello Stato; ben nascosti dietro l'apparentemente positivo valore dell'unificazione nazionale(1).

I soldati e gli ufficiali borbonici, nella loro stragrande maggioranza, rimasero fedeli al loro giuramento, non si può dire lo stesso dei generalissimi come il nostro Lanza, che in più di un occasione tolsero letteralmente la testa di Garibaldi dalla lama della baionetta.

Questi soldati ed ufficiali a causa della loro lealtà, crearono non pochi problemi ai piani dei generali traditori: nemmeno gli errori tattici potevano giustificare la vittoria di Garibaldi perchè la differenza numerica e militare tra l'esercito borbonico e quello garibaldino era tale che un esito diverso dalla disfatta del Dittatore era impossibile.


Ecco cosa accadde infatti quando Von Meckel si ravvide dell'errore commesso:

"Il 30, nel mattino, Lanza manda a chiedere a Garibaldi una sospensione d'armi, da trattarsi, ov'egli acconsenta e ne fissi l'ora, a bordo della nave ammiraglia britannica. Fu risposto, che l'armistizio comincerebbe a mezzodì; a un'ora avrebbe luogo il convegno. Intorno alle 10, una colonna di truppe borboniche, sopraggiunta d'improvviso dalla strada di Misilmeri, attacca vigorosamente la Porta di Termini, quella stessa pur cui era entrato Garibaldi, sbaraglia gli appostamenti degl'insorti, rincaccia gli accorsi garibaldiani, prende d'assalto con impeto irresistibile otto barricate e s'impossessa della Fiera Vecchia. Era De Mechel, che, tardi riavutosi dall'errore, avea battute le orme dell'avversario, ed ora, privo d'istruzioni, agiva di suo capo. Invano Lanza manda ufficiali sopra ufficiali ad arrestarne i progressi, invano l'inglese ufficiale Wilmot, che, recando il consenso dell'ammiraglio, erasi trovato in mezzo alle schiere vincitrici, affermava la tregua. De Mechel avanzava sempre, e, già a pochi passi da Via Toledo, un movimento contemporaneo da Palazzo Reale avrebbe bastato per ripigliare con sicuro successo il resto della perduta città. Divenuto universale fra gl' insorti lo scoramento, i garibaldini gridano: siamo perduti, i Siciliani gettano le armi ed i nastri tricolori, chiedendo mercé. A quella vista desolante, Garibaldi, accorso ove più ferveva la mischia, si precipita innanzi alla barricata, cui accorrevano i regii. In quel mentre una bomba lanciata dal castello cade a un passo da lui, i Napoletani spianano i fucili pigliandolo a mira; nello stesso istante una voce possente ordina risolutamente di non far fuoco. De Mechel, maledicendo a Lanza, obbediva"(2).

In passato, ma ancora oggi il Regno delle Due Sicilie viene identificato come uno stato povero, ma non è così: esistono diversi documenti che dicono il contrario, tabelle che ci indicano chiaramente lo stato economico delle ex Due Sicilie, ma vale più di ogni altra prova l'assenza dell'emigrazione dal Sud Italia.

Anzi, incredibile a dirsi, il Regno delle Due Sicilie era un paese di immigrazione.
Qualche anno fa, è uscito un articolo su una nota rivista telematica svizzera, che raccontava dei flussi migratori esistenti tra la Confederazione ed il Regno di Napoli.
La pasta Voiello, nota in tutto il mondo come simbolo della gastronomia italiana, ha in realtà  un'origine svizzera come ci racconta SwissInfo, infatti il suo fondatore non faceva Voiello di cognome, ma Von Wittel, e proveniva dal cantone tedesco.L' italianizzazione del suo cognome fece si che la sua ditta divenisse famosa per la più napoletana delle paste.
Di tracce svizzere nel regno borbonico se ne trovano parecchie, vedi i reggimenti svizzeri dell'esercito, quindi lo stesso Von Meckel.
E che dire della Pasticceria Svizzera di Catania, di proprietà dei Caveziel.Ma anche a Palermo sono segnalate famiglie di orgine elvetica.

Nei libri di storia c'è scritto che nelle Due Sicilie si pativa la fame, che la miseria era dilagante, ma non si è mai fatto il raffronto tra il contadino siciliano e quello lombardo o piemontese(o quelli francesi ed inglesi).
Si parla di povertà come se la povertà oggi non fosse esistente, dando ad essa un significato assoluto, quando la povertà ne ha uno relativo.Esistono studi e leggi che identificano la "soglia di povertà": dunque un povero contemporaneo non è certamente paragonabile ad un povero dell'800.
Sono convinto che agli occhi di un contemporaneo, la povertà di un uomo del'800, sarebbe certamente insopportabile.
Quello che sappiamo di sicuro è che il contadino brianzolo dopo l'Unità si fa la fabbricheta, quello siciliano la fa pure, ma a New York.....

Però le statistiche dell'epoca ci dicono che la Sicilia era la terza regione per occupati nel settore industriale, e la prima in percentuale alla popolazione.

Nel corso dell'ultimo pezzo del di Bella, si è parlato dei tradimenti dei comandanti siciliani come Landi e Lanza, soprattutto su quest'ultimo si ha la prova certa del suo tradimento, infatti la famosa "fede di credito" di 14 ducati che Garibaldi staccò a Lanza, è ancora oggi conservata e disponibile alla pubblica visione, presso l'archivio storico del Banco di Napoli, nel capoluogo partenopeo.
E' noto inoltre che a Palermo, durante l'imbarco "forzato" del numeroso esercito borbonico per ordine del Lanza, un soldato napoletano gli chiese: "Eccellé, o’ vvi quante simme. E ce n’aimma’í accussí ?". Ed il Lanza gli rispose : "Va via, ubriaco"

A causa di queste ed altre situazioni, ricordate anche da Di Bella, passa oggi l'idea sbagliata che a tradire furono soprattutto i comandanti siciliani.
Ciò avviene perchè i libri dell'epopea risorgimentale hanno sempre nascosto le gesta eroiche che accaddero dall'altra parte della barricata.
Come non ricordare ad esempio le imprese del colonnello palermitano Ferdinando Beneventano del Bosco, il quale aveva ben capito la mossa di Garibaldi, che sarebbe piombato dritto su Palermo:

"L' astuta tattica di Garibaldi è bene intesa dal generale Colonna e dal Maggiore Del Bosco, che invano insistono presso De Mechel onde ritorni senza indugio in Palermo, dove sicuramente, diceano, poteva l'avventuriere, abile partigiano qual é, ripiegare, sapendola sfornita delle più elette soldatesche dilungate ad inseguirlo sopra falsa via. De Mechel tien fermo, continua la marcia per Corleone, a piccolissime tappe, ostinandosi a dire a Del Bosco, che, presago della sventura, gli proponeva di prendere almeno la via di Marineo: « Marciate per Corleone» ne con l'avanguardia ; prenderò tutto sopra di me. » E Del Bosco fremente arriva a Corleone, attacca i garibaldiani guidati dall' Orsini, lor toglie due cannoni, e per lungo tratto li insegue senza poterli raggiungere"(3).

O altri ugualmente poco noti come il tenente Benedetto Pavone, il brigadiere Cesare Anguissola, il colonnello Francesco Cobianchi e tanti altri che attendono ancora l'onore del riconoscimento storico.

Concludo con questa massima che secondo me rappresenta in poche righe il nostro passato e, spero, il nostro futuro:


"La società ha bisogno di grandi scosse, o di tristi prove, per ricondurla agli eterni principi d'ordine e di governo" - Capefigue

 

Davide Cristaldi

Ass. Comitato delle Due Sicilie-Sicilia


(1) Quanto può durare un matrimonio forzato?
(2) Delle recenti avventure d'Italia - Venezia - 1864
(3) Ivi.

non spacciamo il regno delle due sicilie per una NAZIONE, esso ero solo uno STATO e pure diviso al suo interno.

Anonimo 28 settembre 2009   15:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

La caduta del Regno delle Due Sicilie, era ormai nell'agenda delle principali nazioni europee(Francia ed Inghilterra) che si servirono del Piemonte e delle sue mire espansionistiche (ma soprattutto del suo debito pubblico mostruoso)

Tra le cause maggiori del crollo della nazione duosiciliana, vi è sicuramente l'infiltrazione degli ideali massonici e (pseudo)liberali all'interno della classe dirigente politica (ma soprattutto militare) dello Stato; ben nascosti dietro l'apparentemente positivo valore dell'unificazione nazionale(1).

I soldati e gli ufficiali borbonici, nella loro stragrande maggioranza, rimasero fedeli al loro giuramento, non si può dire lo stesso dei generalissimi come il nostro Lanza, che in più di un occasione tolsero letteralmente la testa di Garibaldi dalla lama della baionetta.

Questi soldati ed ufficiali a causa della loro lealtà, crearono non pochi problemi ai piani dei generali traditori: nemmeno gli errori tattici potevano giustificare la vittoria di Garibaldi perchè la differenza numerica e militare tra l'esercito borbonico e quello garibaldino era tale che un esito diverso dalla disfatta del Dittatore era impossibile.


Ecco cosa accadde infatti quando Von Meckel si ravvide dell'errore commesso:

"Il 30, nel mattino, Lanza manda a chiedere a Garibaldi una sospensione d'armi, da trattarsi, ov'egli acconsenta e ne fissi l'ora, a bordo della nave ammiraglia britannica. Fu risposto, che l'armistizio comincerebbe a mezzodì; a un'ora avrebbe luogo il convegno. Intorno alle 10, una colonna di truppe borboniche, sopraggiunta d'improvviso dalla strada di Misilmeri, attacca vigorosamente la Porta di Termini, quella stessa pur cui era entrato Garibaldi, sbaraglia gli appostamenti degl'insorti, rincaccia gli accorsi garibaldiani, prende d'assalto con impeto irresistibile otto barricate e s'impossessa della Fiera Vecchia. Era De Mechel, che, tardi riavutosi dall'errore, avea battute le orme dell'avversario, ed ora, privo d'istruzioni, agiva di suo capo. Invano Lanza manda ufficiali sopra ufficiali ad arrestarne i progressi, invano l'inglese ufficiale Wilmot, che, recando il consenso dell'ammiraglio, erasi trovato in mezzo alle schiere vincitrici, affermava la tregua. De Mechel avanzava sempre, e, già a pochi passi da Via Toledo, un movimento contemporaneo da Palazzo Reale avrebbe bastato per ripigliare con sicuro successo il resto della perduta città. Divenuto universale fra gl' insorti lo scoramento, i garibaldini gridano: siamo perduti, i Siciliani gettano le armi ed i nastri tricolori, chiedendo mercé. A quella vista desolante, Garibaldi, accorso ove più ferveva la mischia, si precipita innanzi alla barricata, cui accorrevano i regii. In quel mentre una bomba lanciata dal castello cade a un passo da lui, i Napoletani spianano i fucili pigliandolo a mira; nello stesso istante una voce possente ordina risolutamente di non far fuoco. De Mechel, maledicendo a Lanza, obbediva"(2).

In passato, ma ancora oggi il Regno delle Due Sicilie viene identificato come uno stato povero, ma non è così: esistono diversi documenti che dicono il contrario, tabelle che ci indicano chiaramente lo stato economico delle ex Due Sicilie, ma vale più di ogni altra prova l'assenza dell'emigrazione dal Sud Italia.

Anzi, incredibile a dirsi, il Regno delle Due Sicilie era un paese di immigrazione.
Qualche anno fa, è uscito un articolo su una nota rivista telematica svizzera, che raccontava dei flussi migratori esistenti tra la Confederazione ed il Regno di Napoli.
La pasta Voiello, nota in tutto il mondo come simbolo della gastronomia italiana, ha in realtà  un'origine svizzera come ci racconta SwissInfo, infatti il suo fondatore non faceva Voiello di cognome, ma Von Wittel, e proveniva dal cantone tedesco.L' italianizzazione del suo cognome fece si che la sua ditta divenisse famosa per la più napoletana delle paste.
Di tracce svizzere nel regno borbonico se ne trovano parecchie, vedi i reggimenti svizzeri dell'esercito, quindi lo stesso Von Meckel.
E che dire della Pasticceria Svizzera di Catania, di proprietà dei Caveziel.Ma anche a Palermo sono segnalate famiglie di orgine elvetica.

Nei libri di storia c'è scritto che nelle Due Sicilie si pativa la fame, che la miseria era dilagante, ma non si è mai fatto il raffronto tra il contadino siciliano e quello lombardo o piemontese(o quelli francesi ed inglesi).
Si parla di povertà come se la povertà oggi non fosse esistente, dando ad essa un significato assoluto, quando la povertà ne ha uno relativo.Esistono studi e leggi che identificano la "soglia di povertà": dunque un povero contemporaneo non è certamente paragonabile ad un povero dell'800.
Sono convinto che agli occhi di un contemporaneo, la povertà di un uomo del'800, sarebbe certamente insopportabile.
Quello che sappiamo di sicuro è che il contadino brianzolo dopo l'Unità si fa la fabbricheta, quello siciliano la fa pure, ma a New York.....

Però le statistiche dell'epoca ci dicono che la Sicilia era la terza regione per occupati nel settore industriale, e la prima in percentuale alla popolazione.

Nel corso dell'ultimo pezzo del di Bella, si è parlato dei tradimenti dei comandanti siciliani come Landi e Lanza, soprattutto su quest'ultimo si ha la prova certa del suo tradimento, infatti la famosa "fede di credito" di 14 ducati che Garibaldi staccò a Lanza, è ancora oggi conservata e disponibile alla pubblica visione, presso l'archivio storico del Banco di Napoli, nel capoluogo partenopeo.
E' noto inoltre che a Palermo, durante l'imbarco "forzato" del numeroso esercito borbonico per ordine del Lanza, un soldato napoletano gli chiese: "Eccellé, o’ vvi quante simme. E ce n’aimma’í accussí ?". Ed il Lanza gli rispose : "Va via, ubriaco"

A causa di queste ed altre situazioni, ricordate anche da Di Bella, passa oggi l'idea sbagliata che a tradire furono soprattutto i comandanti siciliani.
Ciò avviene perchè i libri dell'epopea risorgimentale hanno sempre nascosto le gesta eroiche che accaddero dall'altra parte della barricata.
Come non ricordare ad esempio le imprese del colonnello palermitano Ferdinando Beneventano del Bosco, il quale aveva ben capito la mossa di Garibaldi, che sarebbe piombato dritto su Palermo:

"L' astuta tattica di Garibaldi è bene intesa dal generale Colonna e dal Maggiore Del Bosco, che invano insistono presso De Mechel onde ritorni senza indugio in Palermo, dove sicuramente, diceano, poteva l'avventuriere, abile partigiano qual é, ripiegare, sapendola sfornita delle più elette soldatesche dilungate ad inseguirlo sopra falsa via. De Mechel tien fermo, continua la marcia per Corleone, a piccolissime tappe, ostinandosi a dire a Del Bosco, che, presago della sventura, gli proponeva di prendere almeno la via di Marineo: « Marciate per Corleone» ne con l'avanguardia ; prenderò tutto sopra di me. » E Del Bosco fremente arriva a Corleone, attacca i garibaldiani guidati dall' Orsini, lor toglie due cannoni, e per lungo tratto li insegue senza poterli raggiungere"(3).

O altri ugualmente poco noti come il tenente Benedetto Pavone, il brigadiere Cesare Anguissola, il colonnello Francesco Cobianchi e tanti altri che attendono ancora l'onore del riconoscimento storico.

Concludo con questa massima che secondo me rappresenta in poche righe il nostro passato e, spero, il nostro futuro:


"La società ha bisogno di grandi scosse, o di tristi prove, per ricondurla agli eterni principi d'ordine e di governo" - Capefigue

 

Davide Cristaldi

Ass. Comitato delle Due Sicilie-Sicilia


(1) Quanto può durare un matrimonio forzato?
(2) Delle recenti avventure d'Italia - Venezia - 1864
(3) Ivi.

Lei afferma: "Tra le cause maggiori del crollo della nazione duosiciliana, vi è sicuramente l'infiltrazione degli ideali massonici e (pseudo)liberali all'interno della classe dirigente politica (ma soprattutto militare) dello Stato; ben nascosti dietro l'apparentemente positivo valore dell'unificazione nazionale".

A me sembra che l'ideale nazionalista abbia mosso tutta la storia dalla rivoluzione francese in poi. Quindi perchè ignorare la spinta, buona o cattiva, che veniva proprio da un movimento europeo e mondiale che con la massoneria non aveva niente a che vedere?

Perchè Lei continua ad interpretare la storia come una congiura contro le Sicilie? Vi è da indagare con uno sguardo più ampio e imparziale: si badi bene, non sto affermando che Lei sostiene argomenti inverosimili, tutt'altro.

Ma penso che i suoi argomenti pecchino di incompletezza, di un limite strutturale determinato dal voler ignoorare ciò che accadeva in Europa da un secolo.

Infine, se  il Regno fosse stato saldo e ricco come lo descrive Lei, Garibaldi non lo avrebbe conquistato con mille avventurieri. Mi sembra che la realtà sia molto più complessa di come voi duosiciliani  neoborbonici tendiate a descriverla.

Cordiali saluti

Anonimo 28 settembre 2009   13:28

La caduta del Regno delle Due Sicilie, era ormai nell'agenda delle principali nazioni europee(Francia ed Inghilterra) che si servirono del Piemonte e delle sue mire espansionistiche (ma soprattutto del suo debito pubblico mostruoso)

Tra le cause maggiori del crollo della nazione duosiciliana, vi è sicuramente l'infiltrazione degli ideali massonici e (pseudo)liberali all'interno della classe dirigente politica (ma soprattutto militare) dello Stato; ben nascosti dietro l'apparentemente positivo valore dell'unificazione nazionale(1).

I soldati e gli ufficiali borbonici, nella loro stragrande maggioranza, rimasero fedeli al loro giuramento, non si può dire lo stesso dei generalissimi come il nostro Lanza, che in più di un occasione tolsero letteralmente la testa di Garibaldi dalla lama della baionetta.

Questi soldati ed ufficiali a causa della loro lealtà, crearono non pochi problemi ai piani dei generali traditori: nemmeno gli errori tattici potevano giustificare la vittoria di Garibaldi perchè la differenza numerica e militare tra l'esercito borbonico e quello garibaldino era tale che un esito diverso dalla disfatta del Dittatore era impossibile.


Ecco cosa accadde infatti quando Von Meckel si ravvide dell'errore commesso:

"Il 30, nel mattino, Lanza manda a chiedere a Garibaldi una sospensione d'armi, da trattarsi, ov'egli acconsenta e ne fissi l'ora, a bordo della nave ammiraglia britannica. Fu risposto, che l'armistizio comincerebbe a mezzodì; a un'ora avrebbe luogo il convegno. Intorno alle 10, una colonna di truppe borboniche, sopraggiunta d'improvviso dalla strada di Misilmeri, attacca vigorosamente la Porta di Termini, quella stessa pur cui era entrato Garibaldi, sbaraglia gli appostamenti degl'insorti, rincaccia gli accorsi garibaldiani, prende d'assalto con impeto irresistibile otto barricate e s'impossessa della Fiera Vecchia. Era De Mechel, che, tardi riavutosi dall'errore, avea battute le orme dell'avversario, ed ora, privo d'istruzioni, agiva di suo capo. Invano Lanza manda ufficiali sopra ufficiali ad arrestarne i progressi, invano l'inglese ufficiale Wilmot, che, recando il consenso dell'ammiraglio, erasi trovato in mezzo alle schiere vincitrici, affermava la tregua. De Mechel avanzava sempre, e, già a pochi passi da Via Toledo, un movimento contemporaneo da Palazzo Reale avrebbe bastato per ripigliare con sicuro successo il resto della perduta città. Divenuto universale fra gl' insorti lo scoramento, i garibaldini gridano: siamo perduti, i Siciliani gettano le armi ed i nastri tricolori, chiedendo mercé. A quella vista desolante, Garibaldi, accorso ove più ferveva la mischia, si precipita innanzi alla barricata, cui accorrevano i regii. In quel mentre una bomba lanciata dal castello cade a un passo da lui, i Napoletani spianano i fucili pigliandolo a mira; nello stesso istante una voce possente ordina risolutamente di non far fuoco. De Mechel, maledicendo a Lanza, obbediva"(2).

In passato, ma ancora oggi il Regno delle Due Sicilie viene identificato come uno stato povero, ma non è così: esistono diversi documenti che dicono il contrario, tabelle che ci indicano chiaramente lo stato economico delle ex Due Sicilie, ma vale più di ogni altra prova l'assenza dell'emigrazione dal Sud Italia.

Anzi, incredibile a dirsi, il Regno delle Due Sicilie era un paese di immigrazione.
Qualche anno fa, è uscito un articolo su una nota rivista telematica svizzera, che raccontava dei flussi migratori esistenti tra la Confederazione ed il Regno di Napoli.
La pasta Voiello, nota in tutto il mondo come simbolo della gastronomia italiana, ha in realtà  un'origine svizzera come ci racconta SwissInfo, infatti il suo fondatore non faceva Voiello di cognome, ma Von Wittel, e proveniva dal cantone tedesco.L' italianizzazione del suo cognome fece si che la sua ditta divenisse famosa per la più napoletana delle paste.
Di tracce svizzere nel regno borbonico se ne trovano parecchie, vedi i reggimenti svizzeri dell'esercito, quindi lo stesso Von Meckel.
E che dire della Pasticceria Svizzera di Catania, di proprietà dei Caveziel.Ma anche a Palermo sono segnalate famiglie di orgine elvetica.

Nei libri di storia c'è scritto che nelle Due Sicilie si pativa la fame, che la miseria era dilagante, ma non si è mai fatto il raffronto tra il contadino siciliano e quello lombardo o piemontese(o quelli francesi ed inglesi).
Si parla di povertà come se la povertà oggi non fosse esistente, dando ad essa un significato assoluto, quando la povertà ne ha uno relativo.Esistono studi e leggi che identificano la "soglia di povertà": dunque un povero contemporaneo non è certamente paragonabile ad un povero dell'800.
Sono convinto che agli occhi di un contemporaneo, la povertà di un uomo del'800, sarebbe certamente insopportabile.
Quello che sappiamo di sicuro è che il contadino brianzolo dopo l'Unità si fa la fabbricheta, quello siciliano la fa pure, ma a New York.....

Però le statistiche dell'epoca ci dicono che la Sicilia era la terza regione per occupati nel settore industriale, e la prima in percentuale alla popolazione.

Nel corso dell'ultimo pezzo del di Bella, si è parlato dei tradimenti dei comandanti siciliani come Landi e Lanza, soprattutto su quest'ultimo si ha la prova certa del suo tradimento, infatti la famosa "fede di credito" di 14 ducati che Garibaldi staccò a Lanza, è ancora oggi conservata e disponibile alla pubblica visione, presso l'archivio storico del Banco di Napoli, nel capoluogo partenopeo.
E' noto inoltre che a Palermo, durante l'imbarco "forzato" del numeroso esercito borbonico per ordine del Lanza, un soldato napoletano gli chiese: "Eccellé, o’ vvi quante simme. E ce n’aimma’í accussí ?". Ed il Lanza gli rispose : "Va via, ubriaco"

A causa di queste ed altre situazioni, ricordate anche da Di Bella, passa oggi l'idea sbagliata che a tradire furono soprattutto i comandanti siciliani.
Ciò avviene perchè i libri dell'epopea risorgimentale hanno sempre nascosto le gesta eroiche che accaddero dall'altra parte della barricata.
Come non ricordare ad esempio le imprese del colonnello palermitano Ferdinando Beneventano del Bosco, il quale aveva ben capito la mossa di Garibaldi, che sarebbe piombato dritto su Palermo:

"L' astuta tattica di Garibaldi è bene intesa dal generale Colonna e dal Maggiore Del Bosco, che invano insistono presso De Mechel onde ritorni senza indugio in Palermo, dove sicuramente, diceano, poteva l'avventuriere, abile partigiano qual é, ripiegare, sapendola sfornita delle più elette soldatesche dilungate ad inseguirlo sopra falsa via. De Mechel tien fermo, continua la marcia per Corleone, a piccolissime tappe, ostinandosi a dire a Del Bosco, che, presago della sventura, gli proponeva di prendere almeno la via di Marineo: « Marciate per Corleone» ne con l'avanguardia ; prenderò tutto sopra di me. » E Del Bosco fremente arriva a Corleone, attacca i garibaldiani guidati dall' Orsini, lor toglie due cannoni, e per lungo tratto li insegue senza poterli raggiungere"(3).

O altri ugualmente poco noti come il tenente Benedetto Pavone, il brigadiere Cesare Anguissola, il colonnello Francesco Cobianchi e tanti altri che attendono ancora l'onore del riconoscimento storico.

Concludo con questa massima che secondo me rappresenta in poche righe il nostro passato e, spero, il nostro futuro:


"La società ha bisogno di grandi scosse, o di tristi prove, per ricondurla agli eterni principi d'ordine e di governo" - Capefigue

 

Davide Cristaldi

Ass. Comitato delle Due Sicilie-Sicilia


(1) Quanto può durare un matrimonio forzato?
(2) Delle recenti avventure d'Italia - Venezia - 1864
(3) Ivi.

Anonimo 28 settembre 2009   13:08

E' incredibile come si possa commentare uno scritto oggettivo, interpretandolo solo in relazione alle proprie opinioni. Qui ognuno, nonostante tutto, continua a non sentire quello che non gli piace: "U veru surdu è chiddu ca non voli sentiri".

Anonimo 28 settembre 2009   12:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

La sua affermazione rivela un modo di leggere la storia a senso unico e direi ... parziale se non partigiano

Perche' non prova lei a darci la sua versione della storia a "doppio senso", visto che quella a senso unico non va bene?

Anonimo 28 settembre 2009   10:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

la lucida sintesi di un tradimento generalizzato non può che mettere in luce un piano architettato sia dagli inglesi che dalle forze occulte della massoneria per distruggere il regno delle due sicilie e spezzare definitivimente le speranze e l'indipendenza dei siciliani.

il regno sabaudo è stata solo una nemesi che ha portato lutti disgrazie e povertà alla nostra terra così straziata da forze avverse.

 

La sua affermazione rivela un modo di leggere la storia a senso unico e direi ... parziale se non partigiano

Anonimo 28 settembre 2009   10:16
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 settembre 2009. Visualizza »

complimenti vivissimi al prof. di bella ed a questa splendida testata diretta da Salvatore Parlagreco....finalmente un po di luce sui "miracoli" del 1860......Francesco II sarebbe stato un grande Re ma la Commedia era gia' scritta e non a Torino ne' a Parigi...ma a Londra...molti non sanno che Vittorio Emanuele II (cugino di FrancescoII ) avverti' il parente della congiura e gli propose di spartirsi l'Italia....Francesco avrebbe dovuto "mollare"il Papa cui era fedelissimo per poi papparsi mezzo Stato Pontificio ....il nostro Re rifiuto' e firmo' la sua fine...ma prima di ammainare" la bianca bandiera gigliata" (cito Bufalino )evito' la distruzione di Palermo prima e di Napoli dopo oltre a lasciare la splendida collezione Farnese alla citta' partenopea.... generali ed ammiragli borbonici tradirono ma i soldati delle Due Sicilie combatterono a lungo per la loro (nostra) patria, per il loro Re e per la loro (nostra ) bandiera: Sul Volturno a combattere l'ultima disperata battaglia si presentarono , dopo aver fatto centinaia di chilometri a piedi migliaia di soldati.... napoletani ed in particolare abruzzesi e molisani...molti a piedi scalzi ....solo l'intervento dell'Armata Sarda salvo' il biondo pseudoeroe nizzardo...italiani di serie A lo eravamo da duemila anni e molto piu' che i piemontesi...l'unita' politica italiana andava fatta ma senza annessioni come progettavano Cattaneo e Gioberti ....ma volevano salvare il Papa che invece era la preda ambita dalla massoneria internazionale....risultato dopo 150 anni I Borbone sono ancora una delle famiglie regnanti piu' prestigiose del mondo (vedi Spagna),i Savoia vendono sottaceti in Tv e sbarcano il lunario ballando il tip tap ...il Sommo Pontefice e' ancora a Roma ...e cummanna chiossa ri prima  ps a quando una strada di Palermo a Francesco II ed all'ultima bellissima Regina del Sud (cito Arrigo Petacco)Maria Sofia?       luigi culmone naselli di gela

la lucida sintesi di un tradimento generalizzato non può che mettere in luce un piano architettato sia dagli inglesi che dalle forze occulte della massoneria per distruggere il regno delle due sicilie e spezzare definitivimente le speranze e l'indipendenza dei siciliani.

il regno sabaudo è stata solo una nemesi che ha portato lutti disgrazie e povertà alla nostra terra così straziata da forze avverse.

 

Anonimo 28 settembre 2009   09:20

Vivissimi apprezzamenti per questo non facile lavoro di ripristino: finalmente c'è il coraggio di dare a Francesco II i meriti che ha avuto e  non solo i demeriti, e spiegare la fine del Regno.

Una pagina di storia intensamente rappresentata dall'autore, che al rigore metodologico unisce uno stile sornione e divulgativo. Un grande servizio alla ricerca della verità.

Complimenti

L. Modica

Anonimo 28 settembre 2009   02:31

complimenti vivissimi al prof. di bella ed a questa splendida testata diretta da Salvatore Parlagreco....finalmente un po di luce sui "miracoli" del 1860......Francesco II sarebbe stato un grande Re ma la Commedia era gia' scritta e non a Torino ne' a Parigi...ma a Londra...molti non sanno che Vittorio Emanuele II (cugino di FrancescoII ) avverti' il parente della congiura e gli propose di spartirsi l'Italia....Francesco avrebbe dovuto "mollare"il Papa cui era fedelissimo per poi papparsi mezzo Stato Pontificio ....il nostro Re rifiuto' e firmo' la sua fine...ma prima di ammainare" la bianca bandiera gigliata" (cito Bufalino )evito' la distruzione di Palermo prima e di Napoli dopo oltre a lasciare la splendida collezione Farnese alla citta' partenopea.... generali ed ammiragli borbonici tradirono ma i soldati delle Due Sicilie combatterono a lungo per la loro (nostra) patria, per il loro Re e per la loro (nostra ) bandiera: Sul Volturno a combattere l'ultima disperata battaglia si presentarono , dopo aver fatto centinaia di chilometri a piedi migliaia di soldati.... napoletani ed in particolare abruzzesi e molisani...molti a piedi scalzi ....solo l'intervento dell'Armata Sarda salvo' il biondo pseudoeroe nizzardo...italiani di serie A lo eravamo da duemila anni e molto piu' che i piemontesi...l'unita' politica italiana andava fatta ma senza annessioni come progettavano Cattaneo e Gioberti ....ma volevano salvare il Papa che invece era la preda ambita dalla massoneria internazionale....risultato dopo 150 anni I Borbone sono ancora una delle famiglie regnanti piu' prestigiose del mondo (vedi Spagna),i Savoia vendono sottaceti in Tv e sbarcano il lunario ballando il tip tap ...il Sommo Pontefice e' ancora a Roma ...e cummanna chiossa ri prima  ps a quando una strada di Palermo a Francesco II ed all'ultima bellissima Regina del Sud (cito Arrigo Petacco)Maria Sofia?       luigi culmone naselli di gela

Anonimo 28 settembre 2009   01:34

Un grazie particolare al signor Giuseppe Di Bella e alla testata che coraggiosamente ha scritto in modo pulito lo svolgimento dei fatti di quel maggio 1860, senz'altro nefasti per i successivi anni di stato d'assedio e bombardamento della città di Palermu.

Io personalmente attaccherei i manifesti in tutte le piazze della Sicilia, così tutti leggano la storia tradita.

 

Poi aspetteremo....

 

rrusariu@libero.it

Anonimo 27 settembre 2009   22:11

Un tracollo così improvviso e violento (del regno borbonico) di prim'acchito è difficile da accettare e si pensa subito a tradimenti e corruzioni, ma ricordiamoci cosa successe 20 anni fa, improvvisamente: chi avrebbe mai detto che la granitica Unione Sovietica si sarebbe squagliata come neve al sole? Che il muro di Berlino sarebbe crollato senza nemmeno una cannonata? Che alcuni paesi del Patto di Varsavia ce li saremmo addirittura trovati oggi nella NATO?

Direi che aveva ragione lo storico inglese George Trevelyan che scrisse: "In nessun paese d'Europa la rivoluzione che cancellò il diritto feudale dei nobili, i privilegi secolari della Chiesa e il potere assoluto dei monarchi fu più in ritardo che a Napoli, dove la tirannia dei preti e dei nobili, e più recentemente quella dei re avevano segnato in maniera devastante non solo la vita di poche effimere generazioni ma, più in profondità, lo stesso carattere nazionale".

Trevelyan si riferisce ovviamente alla Rivoluzione Francese che segna un confine netto per i giudizi da dare alla dinastia dei Borbone: una dinastia qualsiasi, senza infamia e senza lode prima della Rivoluzione del 1789. La più retrograda d'Europa dopo.

Grazie all'autore Di Bella e, perché no? a Casa Savoia ed al suo furbo primo ministro per avere fatto l'Italia.

GBC

Anonimo 27 settembre 2009   21:27
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 settembre 2009. Visualizza »

ma mi spiegate chi c'era dietro???

 

i Savoia non avevano nemmeno gli occhi per piangere...

 

non ci saranno francesi e soprattutto inglesi dietro a questa tragica storia?

Una parziale risposta alle sue domande, è stata fornita nell'ambito del primo pezzo di questo articolo in data 14 settembre 2009, alle ore 17:55.-

 

 

 

 

Anonimo 27 settembre 2009   17:29

ma mi spiegate chi c'era dietro???

 

i Savoia non avevano nemmeno gli occhi per piangere...

 

non ci saranno francesi e soprattutto inglesi dietro a questa tragica storia?

Anonimo 27 settembre 2009   14:56

l'impresa di garibaldi vista da un giornale torinese scritto il 13 settembre 1860, in un articolo intitolato “Il creduto prodigio di Garibaldi”.

 

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parve­ro sinora così strane che i suoi ammiratori han potuto chiamarle pro­digiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo sconfigge eserciti, piglia d'assalto le città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e senz'armi... Altro che Veni, Vedi, Vici! Non havvi Cesare che tenga a petto di Garibaldi. I miracoli però non li ha fatti lui ma il generale Nunziante e li altri ufficiali dell'esercito che, con infinito onore dell'armata napo­letana, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemi­co; i miracoli li ha fatti il Conte di Siracusa colla sua onorevolissima lettera al nipote; li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il re che gliele avea date poche ore prima; li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appié del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi. Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la con­quista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell'universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di Sua Maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani [...]. Se non era Garibaldi sarebbe stato Mazzini, Kossuth, Orsini o Lucio della Venaria: faceva lo stesso. Appiccare il fuoco ad una mina an­che un bimbo può farlo. Di fatto vedete che dappertutto dove giunge Garibaldi la rivoluzione è organizzata issofatto, i proclami sono belli e fatti, anzi stampati. In questo modo credo che Garibaldi può tranquil­lamente fare il giro del mondo a piantare le bandiere tricolori del Piemonte. Dopo Napoli Roma, dopo Roma Venezia, dopo Venezia la Dalmazia, dopo la Dalmazia l'Austria, caduta l'Austria il mondo è di Garibaldi, cioé del Piemonte! Oh che cuccagna! Torino capitale del­l'Europa, anzi dell'orbe terracqueo. E noi torinesi padroni del mondo!».

 

Anonimo 27 settembre 2009   12:51
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 settembre 2009. Visualizza »

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

 

i siciliani sono un popolo che si vende al migliore offerente.

 

Attendono sempre dall'esterno le novità e vi si accodano, sperando che possa essere meglio.

Non hanno identità di popolo.

 

Qualcuno diceva, ci tocca chiamare ITALIANI i Siciliani. 

La Sicilia, secondo  il più comune dei luoghi comuni, per definizione rappresenta sempre il peggio; ma del resto del Sud Italia che ne è stato? Di Napoli, che era una delle più splendide capitali europee che ne è stato? Non crede che forse la causa di tutto stia negli scheletri nell'armadio che questa pseudonazione continua a voler tenere e che pure emergono dal pezzo che lei commenta? Allora la Sicilia diventa la metafora di Sciascia ed il tizio che parla di italiani (Montanelli) può anche ben usurpare questo nomen, che non gli spetta, perchè storicamente tocca in primis proprio all'Italia meridonale, nel mentre la Sicilia è sempre stata la Sicilia e se l'Italia degli usurpatori è quella degli scheletri nell'armadio, le assicuro non vale proprio la pena inseguirla, anzi tutt'altro!

Anonimo 27 settembre 2009   12:49
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 settembre 2009. Visualizza »

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

 

i siciliani sono un popolo che si vende al migliore offerente.

 

Attendono sempre dall'esterno le novità e vi si accodano, sperando che possa essere meglio.

Non hanno identità di popolo.

 

Qualcuno diceva, ci tocca chiamare ITALIANI i Siciliani. 

GUARDI  CHE EVENTUALMENTE I TRADITORI STAVANO NEL GOVERNO DI NAPOLI, LEI HA CAPITO QUELLO CHE HA VOLUTO

Anonimo 27 settembre 2009   12:43

Certo "emozionante" non è aggettivo che si adatti ad un articolo di storia. Ma devo dire che questo articolo mi ha emozionato veramente  per la lucidità ed onestà dell'autore: quella che una volta si definiva "una bella penna". Ho trattenuto una lacrima quando riconosce a Francesco II quello che tutti i savoiardi gli anno negato. Ed è vero Palermo e Napoli hanno un enorme debito con Francesco II mai saldato.

Brillante della divulgazione della nostra vera storia, questo articolo va studiato nelle scuole e non solo in quelle siciliane, va letto ai nostri figli.

Grazie a Di Bella ed alla Testata.

Anonimo 27 settembre 2009   09:40
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 settembre 2009. Visualizza »

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

 

i siciliani sono un popolo che si vende al migliore offerente.

 

Attendono sempre dall'esterno le novità e vi si accodano, sperando che possa essere meglio.

Non hanno identità di popolo.

 

Qualcuno diceva, ci tocca chiamare ITALIANI i Siciliani. 

Amico, fai una cosa: vai a commentare su PadaniaInformazioni.com, troverai molto piu' ascolto.

Anonimo 27 settembre 2009   07:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 settembre 2009. Visualizza »

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

 

i siciliani sono un popolo che si vende al migliore offerente.

 

Attendono sempre dall'esterno le novità e vi si accodano, sperando che possa essere meglio.

Non hanno identità di popolo.

 

Qualcuno diceva, ci tocca chiamare ITALIANI i Siciliani. 

bisognerebbe rifar nascere nei siciliani una loro identita'...che ne hanno da vendere.....in altre parti del mondo e' pure peggio....scegliete meglio chi vi rappresenta in parlamento.....e vedrete

saluti da atene

angelo saracini

www.angelosaracini.com

 

e complimenti a Giuseppe DiBella

Anonimo 27 settembre 2009   03:08

ma ste vigliaccate i generali borbonici non le potevano fare nelle rivoluzioni del 1820 o di quella del 1847 e '48?

giusto giusto con quei porci garibaldini si dovevano vendere?

Anonimo 27 settembre 2009   00:38
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 settembre 2009. Visualizza »

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

 

i siciliani sono un popolo che si vende al migliore offerente.

 

Attendono sempre dall'esterno le novità e vi si accodano, sperando che possa essere meglio.

Non hanno identità di popolo.

 

Qualcuno diceva, ci tocca chiamare ITALIANI i Siciliani. 

il dilemma sta nel fatto che i siciliani esistevano già molto tempo prima degli italiani.

Anonimo 26 settembre 2009   22:16

Ma chiuso il sipario sugli avvenimenti storici, consolidato faticosamente il testo nella forma che avete avuto la pazienza di leggere, mi rimane solo di confessare il doloroso dubbio che in Sicilia non sia cambiato nulla.

 

 

i siciliani sono un popolo che si vende al migliore offerente.

 

Attendono sempre dall'esterno le novità e vi si accodano, sperando che possa essere meglio.

Non hanno identità di popolo.

 

Qualcuno diceva, ci tocca chiamare ITALIANI i Siciliani. 

Anonimo 26 settembre 2009   22:08

forrei ricordare le parole di un uomo politico che tutti noi conosciamo: "Fatta L'ITALIA bisogna fare gli ITALIANI...

alla luce di quanto noi oggi viviamo in sicilia, non mi rimane che convenire sulla conclusione dell'articolo su letto.Aggiungo che oltre alla camorra, si alimennto' anche la mafia, e noi tutti sappiamo quanto l'inchiesta di Franchetti e Sonnino abbia  messo in luce oltre alla cosi' detta "Questione Meridionale" l'origne di quelle che noi oggi chiamiamo mafie e  che allora erano risposte alla mancanza di stato, l'appena nato stato italiano, all'indomani dell'unita' d'italia.riflettere non farebbe male.

Anonimo 26 settembre 2009   21:59

Pregevole

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti

Icone
Icone
Altre notizie