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Un cenacolo d'arte nel cuore d'Abruzzo
A Castelbasso i ricami di Alighiero Boetti

di Claudio Alessandri
28 giugno 2010 20:14
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Da oltre un decennio, il borgo medievale di Castelbasso (TE) , ospita un evento che racchiude tutto ciò che fa parte del mondo fantastico dell’arte, dalla pittura contemporanea alla musica, dalla letteratura alla enogastronomia. Tutto ciò grazie alla Fondazione intitolata a Malvina Menegaz e al Presidente Osvaldo Menegaz che hanno trasformato quel luogo ameno in un vero e proprio cenacolo per la divulgazione di tutte le branche dell’arte con lo scopo precipuo di divulgare conoscenza e cultura a beneficio di tutti coloro che accoglieranno questa occasione per recarsi in quella località che incanta, innanzi tutto per l’atmosfera medievale che avvolge in una “bolla” magica quel luogo isolandolo dal frastuono di un mondo votato al caos, donando a quel piccolo borgo quiete congiunta all’arte, un connubio che riscopre nella quiete del lontano mondo medievale, gli stimoli premonitori del prossimo rinascimento artistico.

 

La manifestazione, inauguratasi il 26 giungo ed ospitata a Castelbasso, si svolgerà fino al 29 agosto, godranno di due fulcri principali, attorno ai quali verrà data vita a numerose attività, sempre comprese, ovviamente, nell’ambito della cultura. I due eventi centrali vedranno una mostra dedicata al pittore Alighiero Boetti (1940 – 1994), un artista fra i più attivi nell’arte povera ed in quella concettuale, l’evento curato da Francesco Poli porrà in evidenza un’arte, che accomuna eleganza visiva a messaggi contenuti in composizioni, simili a puzzle di già risolti, di lettere dell’alfabeto composte, a stampatello, da ricami che utilizzano fili di lana dei più svariati colori le cui cromie, comunque, mai contrastanti, si mostrano in eleganti “espressioni letterarie”, dei “motti” o anche ammonimenti.

 

I ricami di Boetti sono divenuti la fonte del suo maggiore successo, diffuso a livello mondiale e costituiscono il sigillo e la firma di questo artista geniale. Forse, cagione del suo grandissimo successo, si leveranno alte le voci di tutti coloro che videro in quei lavori, uno sfruttamento vergognoso del lavoro infantile.

 

Per maggiore chiarezza, i lavori di Boetti erano effettivamente dei veri e propri ricami, dei kilim come se ne lavorano in alcuni Paesi Medio Orientali, in modo particolare in Afganistan e in Pakistan, nazioni nelle quali, quando le richieste delle opere del Maestro divennero talmente numerose da rendere impossibile l’intervento diretto di Boetti, si disse che il Maestro, una volta composti i disegni grafici e cromatici, venissero inviati i suoi elaborati, in base ai quali numerosi bambini, di già istruiti in quel particolare tipo di ricamo, riproducevano il tutto tenendo a base i disegni del Maestro, identica tecnica utilizzata da quei semi-schiavi minorenni “nell’annodare” i tappeti, ovviamente ricevendo compensi miserevoli in denaro. Probabilmente questa notizia era solamente una “leggenda metropolitana” che, in ogni caso turbò e non poco l’animo di questo artista sensibilissimo e probabilmente, non aduso a maldicenze tanto subdole da influire negativamente su un animo particolarmente sensibile.

 

Curata da Giacinto di Pietrantonio e Francesca Referza, costituirà la seconda manifestazione di grande importanza per coloro che avranno la fortuna di recarsi a Castelbasso, dal titolo “au pair” che vedrà all’opera degli artisti che, per utilizzare un termine ormai diffusissimo, costituiscono “coppie di fatto” nel mondo dell’arte contemporanea. Si tratta di una collettiva che composta da ben sedici coppie di artisti: “Allora & Calzadilla, Bertozzi & Casoni, Bianco-Valente, Dinos e Jake Chapman, Cuoghi Corsello, Gianluca e Massimiliano De Serio, Fischli & Weiss, Gilbert & George, Lovett / Codagnone, Lutz & Guggisberg, Mocellin-Pellegrini, Masbedo, Mrzyk & Moriceau, Pantani-Surace, Pennacchio Argentato, Vedovamazzei; tutti artisti di varie nazionalità che si esprimeranno, ciascuno suo intimo sentire, ed attuare il messaggio artistico che spazierà dalla video art, alla fotografia, dalla scultura alle installazioni.

 

Come dianzi specificato, il borgo di Castelbasso non è un contenitore esclusivamente di arte contemporanea, quindi letteratura a cura di Renato Mimone, questo settore verrà animato da scrittori di primo piano quali, Alberto Bvilacqua, Carlo Lucarelli e Melania Mazzocco. Il settore dedicato alla musica sarà curato da Roberto Marini e offrirà al pubblico sei concerti di organo e, per finire, la gastronomia che vedrà la supervisione del giornalista e sommelier Paolo Lanciani e si protrarrà per tre serate dedicate, ovviamente, all’arte gastronomica completata dalla degustazione dei vini più famosi, con qualche gradita novità.

 

Ancora, esibizioni di musica sperimentale che occuperanno sei serate del fine settimana, suddivise tra luglio e agosto. Come per gli anni precedenti la manifestazione è patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, dal Ministero dei Beni Culturali e dalle Attività Culturali, inoltre godrà del contributo della Regione Abruzzo e del Comune di Castellalto in provincia di Teramo e molte altre fondazioni di varia natura e l’organo di stampa di quella Provincia.

 

La mostra si inaugura oggi 26 giugno e si protrarrà fino al 29 agosto 2010 presso la città di Castelbasso (TE), Fondazione Malvina Menegaz – Via XXIV Maggio, 28 – (Palazzo Clemente). Orario: tutti i giorni dalle 19 alle 24, ingresso 5 euro.

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Anonimo 03 luglio 2010   18:50
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 luglio 2010. Visualizza »

Gentile Sig. Mazzacurati, se lei rilegge bene il mio articolo si renderà conto che io non nego affatto che gli "arazzi" di Boetti venivano eseguiti da ricamatrici afgane, specialiste in quiei lavori, ma bensì sottolineo il fatto che gli fù attribuita la responsabilità di sfruttare il lavoro giovanile di quei luoghi, evenienza mai confermata da alcuno, tanto è vero che nessuna biografia del Maestro cita tale episodio, e mi creda, non per piaggeria. Boetti soggiornò molti anni in Afganistan, almeno fino all'invasione Sovietica, e le ricamatrici che eseguivano gli arazzi su disegno di Boetti erano grate al Maestro che procurava loro lavoro e denaro, per questo motivo lo chiamavano affettuosamente "Alì Ghiero". Riguardo alla sua affermazione che in alcuni casi gli arazzi vennero prodotti a migliaia, le sarei grato se mi fornisse la fonte di una tale assurdità, si renderà conto che non parliamo di stampe, ma di "veri" ricami. La prego pertanto per il futuro, prima di impartirmi lezioni di storia dell'arte di leggere più attentamente i miei scritti. Risparmierebbe a lei una figura non proprio elegante e a me di dovere precisare quello che è ovvio.

Le porgo i miei più sinceri saluti.

Claudio Alessandri  

Lei quindi vorrebbe sostenere che di ogni "arazzo" realizzato dalle donne afgane ne veniva realizzata una copia? Mi illumini che le farò sapere. 

Alessio Mazzacurati

Anonimo 03 luglio 2010   18:17
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 luglio 2010. Visualizza »

Boetti sapeva perfettamente tutto ciò che succedeva ai suoi "arazzi" peraltro riprodotti in qualche caso in centinaia di esemplari sopratutto nella città di Peshawar. Come è noto molti "arazzi" venivano contraddistinti oltre che dalla firma di Boetti, che firmava Alighero & Boetti anche dal nome della città di  Peshawar.

Alessio Mazzacurati

Gentile Sig. Mazzacurati, se lei rilegge bene il mio articolo si renderà conto che io non nego affatto che gli "arazzi" di Boetti venivano eseguiti da ricamatrici afgane, specialiste in quiei lavori, ma bensì sottolineo il fatto che gli fù attribuita la responsabilità di sfruttare il lavoro giovanile di quei luoghi, evenienza mai confermata da alcuno, tanto è vero che nessuna biografia del Maestro cita tale episodio, e mi creda, non per piaggeria. Boetti soggiornò molti anni in Afganistan, almeno fino all'invasione Sovietica, e le ricamatrici che eseguivano gli arazzi su disegno di Boetti erano grate al Maestro che procurava loro lavoro e denaro, per questo motivo lo chiamavano affettuosamente "Alì Ghiero". Riguardo alla sua affermazione che in alcuni casi gli arazzi vennero prodotti a migliaia, le sarei grato se mi fornisse la fonte di una tale assurdità, si renderà conto che non parliamo di stampe, ma di "veri" ricami. La prego pertanto per il futuro, prima di impartirmi lezioni di storia dell'arte di leggere più attentamente i miei scritti. Risparmierebbe a lei una figura non proprio elegante e a me di dovere precisare quello che è ovvio.

Le porgo i miei più sinceri saluti.

Claudio Alessandri  

Anonimo 03 luglio 2010   12:36

Boetti sapeva perfettamente tutto ciò che succedeva ai suoi "arazzi" peraltro riprodotti in qualche caso in centinaia di esemplari sopratutto nella città di Peshawar. Come è noto molti "arazzi" venivano contraddistinti oltre che dalla firma di Boetti, che firmava Alighero & Boetti anche dal nome della città di  Peshawar.

Alessio Mazzacurati

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