La vita, spesso nasconde sorprese che non avresti mai messo in conto. Se mai qualcuno ti avesse chiesto cosa sarebbe successo molti anni dopo avere visto quasi per caso, una località, una cittadina come tante ce ne sono nel comasco, piacevole, con la gente cortese e con le strade soprattutto pulite, difficilmente ti saresti immaginato che questa, quasi dimenticata nel cassetto dei ricordi, ti avrebbe regalato nuove e piacevoli emozioni, amici e quant’altro.
Tornare ad Albese con Cassano, a distanza di anni, sia pure per un evento che per certi versi mi ha legato e continua a legarmi artisticamente a Massimo Piazza, mi ha fatto un effetto a dir poco scioccante.
L’artista l’ho conosciuto nel 1996 in occasione di una sua mostra palermitana presentata da un testo di Giovanni Bonanno alla galleria Studio 71 di Palermo. Tracce di donna, sì ma perché tracce? Oggi la donna in tutti i suoi aspetti: bella o brutta, intelligente o sciocca, istruita o incolta, mamma, attrice, meretrice, lavoratrice e così via, al pari di ogni uomo è la realtà con la quale tutti gli uomini della terra prescindendo dalla loro razza, cultura occidentale, orientale o medio-orientale, del nord come del sud del globo debbono confrontarsi senza pregiudizi di sorta, a volta, posti in essere anche dalle stesse donne.
La mostra di Massimo Piazza ci dà l’occasione di affrontare questo argomento. La sua “donna” mamma, quindi protettrice della sua prole come in ogni specie vivente, sognatrice e amante dalle passioni inconfessabili, ma anche in qualche caso abusata, violentata, non perde mai quello spirito protettivo che è indicativo del genere femminile. Ella essendo posta come è giusto che sia quale prosecutrice della specie ha in sé tutte le caratteristiche genetiche per essere, forse più degli uomini, autonoma e potere contare sulla propria autodeterminazione. Un detto molto in voga tra le femministe recitava: “l’utero è mio e lo gestisco io”.
Quindi non tracce ma presenza concreta così come i quadri di Massimo Piazza, artista sensibile, capace di affrontare un tema così complesso come quello della donna. La sua mano disegna e dipinge atmosfere “articolate e modulate” facendo propria la lezione futurista ci introduce in un mondo, quello femminile, dai cui contorni affiora una cupe malinconia. Il suo linguaggio giocato sempre con colori tenui mai gridati denota tutta una sensibilità come è tipica degli artisti di razza.
Il suo viaggio nel mondo femminile, nel suo liquido amniotico, è percepibile in tutte le sue opere in mostra. Sfaccettature della stessa le possiamo trovare al di fuori della mostra stessa, nei negozi, tra la gente, un modo per stabilire che l’arte è un fenomeno da vivere istante dopo istante in qualsiasi momento della tua vita dai luoghi deputati come appunto è il caso dello spazio del Centro Civico “Fabio Casartelli” al negozio sotto casa mentre ti rechi frettolosamente ad accompagnare tuo figlio a scuola o passeggiando con gli amici lungo le vie della tua città.
La mostra è visitabile dal 3 al 25 luglio con i seguenti orari: giov. 16-19; ven. 20,30-22,30; sab. e dom. 10-12/ 16-19.