(Enzo Coniglio) No. Non è affatto uno scherzo o un gioco mediatico di parole. E' la coerente conclusione dell'esame della situazione nuda e cruda che emerge dall'analisi della tragica crisi finanziaria del Portogallo e dal comportamento che verso questo Paese sta avendo soprattutto l'Olanda.
Alcuni dei miei amici mi invitano a rilassarmi e a guardare con ottimismo la situazione finanziaria internazionale che stiamo attraversando. Naturalmente, il primo a volerlo sarei proprio io se i risultati di un'analisi pacata e rigorosa lo giustificasse. Mettetevi al mio posto, cari amici di destra, di centro o di sinistra- e giudicate voi stessi i dati che emergono dall'analisi. Prendiamo ad esempio il caso del Portogallo.
Negli ultimi mesi del 2010, appariva evidente agli analisti, un accentuato affanno finanziario di questo Paese anche se non non si rilevava alcuna bolla immobiliare e il sistema bancario appariva ancora sostanzialmente solido. Il problema risiedeva nel sistema economico che non riusciva a crescere, le entrate fiscali diminuivano, i tassi di interesse diventavano proibitivi, i conti pubblici segnavano un netto peggioramento e di conseguenza il debito pubblico aumentava: i sintomi della classica "crisi del debito", dovuta ad una marginalizzazione dell'economia portoghese nel contesto della competitività europea.
Il Governo del Premier socialista, José Socrates, ha reagito proponendo tre interventi che comportavano dei notevoli sacrifici ma insuffcienti in rapporto alla gravità della crisi. Nel marzo del 2011, ha deciso di dimettersi dopo che il Parlamento non aveva approvato un "rigoroso piano lacrime e sangue" imposto dal Fondo Monetario Internazionale e dall'Unione Europea (UE) come condizione per ottenere un prestito di 80 miliardi di Euro in tre anni; un piano che prevedeva le solite liberalizzazioni, privatizzazioni, riduzione dei servizi pubblici e degli stipendi: la classica ricetta recessiva in un momento in cui occorreva caso mai una ricetta espansiva e di rilancio degli investimenti. Lo scorso novembre, il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge finanziaria 2012 che prevede durissime misure di austerità e l'obiettivo di non superare un indice di disoccupazione del 13% e un deficit del 4,5% nel 2012, con una riduzione del 30% degli stipendi del settore pubblico che sono in media di 1000 Euro. E' questa la storia di un intero popolo stremato dai sacrifici economici e finanziari e dalle prospettive tutt'altro che rosee.
Ma voi direte: "Cosa possiamo farci. E' colpa loro che non hanno pensato in tempo; che non si sono ristrutturati...." Un analista non si può accontentare di giudizi emotivi; vuole andare a fondo; capire le vere cause che affliggono un intero popolo colpito da una sciagura di tali proporzioni e dalle conseguenze simili ad una guerra, ad una pestilenza o ad un Tsunami. Sia chiaro: stiamo parlando della vita e del destino di 10.500.000 persone!
Da questa analisi appunto emerge una situazione "inqualificabile" alla luce dei più elementari principi di convivenza sociale.
In sintesi, abbiamo appreso che la civilissima Olanda saccheggia letteralmente e sistematicamente le casse portoghesi grazie al suo sistema fiscale che prevede una serie di agevolazioni ed esenzioni fiscali, compresa la non imposizione per quegli utili o dividendi prodotti nelle filiali che operano in Paesi diversi, in omaggio al prinicpio della doppia tassazione. Grazie a queste misure, l'Olanda attrae società e capitali stranieri, offre asilo nei suoi "paradisi fiscali" a quei capitali che sarebbero stati correttamente tassati se avessero mantenuto la residenza fiscale nel Paese in cui sono stati prodotti.
Ebbene, grazie a questa semplice e creativa disciplina fiscale-finanziaria, 17 delle 20 maggiori Società portoghesi che operano in tutto il mondo, hanno deciso di stabilire la loro sede fiscale in Olanda con un danno inestimabile per le casse dello Stato Portoghese! Ecco come si fa ad affamare un popolo e privarlo delle risorse finanziarie di cui avrebbe pieno diritto e assoluto bisogno per sfamare la sua popolazione.
Ma a tal proposito, appare significativa, la giustificazione data dal Commisario alla fiscalità dell'Unione Europea a questa norma, Algirdas Shemeta di nazionalità lituana:"Il regime olandese fu analizzato nel 1999 dal gruppo incaricato di verificare se fosse compatibile con il codice di condotta sulla fiscalità delle imprese e giudicato alla fine giuridicamente compatibile". In altre parole, Shemeta ci dice che nell'Unione Europea un Paese può ottenere legalmente la patente di vampiro se trova dei "compari" che ne diano licenza e dei minchioni che l'accettano! Shemeta, avrà le sue buone ragioni anche se a me, francamente la sua giustifiazione, sembra una scememza; non siamo nel Medio Evo o nella società dell'"homo homini lupus" di Plauto o di Hobbes; non è questa comunque l'Europa che noi abbiamo sognato e voluto costruire!
Certamente una tale situazione giustifica la richiesta di creare in Europa quanto prima una base imponibile comune consolidata anche se una tale norma non sarà sufficiente a cambiare la situazione in Olanda che può sempre non aderire. Non si riesce a capire come un tale comportamento possa essere compatibile con la nuova norma del "fiscal compact", del patto fiscale europeo in fase di avanzata discussione.
Ma la considerazione più inquietante è che un comportamento in parte simile, viene adottato anche dall'Irlanda e dalla Gran Bretagna.
La Germania, invece, da parte sua, nell'ultimo biennio ha lucrato 9 miliardi di Euro dal differenziale dei Bund rispetto ai Bond dei Paesi europei colpiti duramente dalla crisi finanziaria: somma devoluta agli sgravi fiscali dei suoi cittadini. Come dire che la ricca Germania ha tratto un buon profitto dalla povertà altrui senza alcun merito specifico in questo caso: un puro regalo di un mercato finanziario che toglie ai poveri per dare ai ricchi...
Ridateci, per favore, il buon Robin Hood!
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