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Che cosa è la Banca del Mezzogiorno? L’oggetto misterioso di Tremonti ai raggi X. Intesa e Unicredit si riorganizzano, ma prendono strade diverse

02 marzo 2010 13:02
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Nel Mezzogiorno e in  Sicilia  si prepara una stagione nuova per il sistema bancario. Unicredit inghiotte il Bds e investe nel Nord del Paese, Banca Intesa San Paolo annuncia la nascita di una Banca regionale, Intesa Sicilia, e il governo si prepara a varare la Banca del Mezzogiorno, voluta dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

 

 

I movimenti del sistema bancario  risentono di un effetto domino. Il mercato finanziario detta le sue leggi, il riposizionamento è obbligatorio.  La Banca del Mezzogiorno non è ancora nata ma potrebbe avere già influito sui movimenti bancari in corso. La sua influenza è innegabile nel panorama finanziario italiano, specie nel Sud. Sono in molti, soprattutto nei piani alti, a chiedersi che cosa sia esattamente la Banca del Mezzogiorno, della quale comunque il Ministro Tremonti ha descritto già i numerosi pregi.

 

Invece che applausi, Tremonti finora ha incontrato scetticismo, anche fra coloro che avrebbero dovuto mostrare entusiasmo per la sua vocazione meridionalista, della quale in verità ci sono modeste tracce.

 

 

Il problema se l’è posto Il Foglio, vicino al centrodestra. Il quotidiano di Giuliano Ferrara s’è chiesto , se “la creazione della Banca del Mezzogiorno determini un effetto competitivo o la nascita del nuovo istituto di secondo livello, se non adeguatamente regolato, possa dare vita piuttosto a forme inedite di collusione tra le banche aderenti”.

 

Un sospetto severo, ma anche un dubbio ragionevole.

Il Foglio fa una analisi accurata della creatura di Tremonti.

La premessa, concede Il Foglio, è corretta: “Il sistema bancario nazionale è fortemente concentrato (le prime 5 banche controllano una quota di attivo intorno al 55% del mercato), che a seguito del processo di consolidamento del settore iniziato negli anni 90 la “testa” delle banche operanti nel Mezzogiorno si è spostata al Nord e che il razionamento del credito rimane un problema più acuto al Sud”. Tremonti perciò si pone alcuni obiettivi: incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno; sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli; canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle Regioni meridionali.

 

Una mission condivisibile “creare le condizioni finanziarie per uno sviluppo del credito nel Mezzogiorno, per un riequilibrio economico dell’intero territorio nazionale, per acquisire un rapporto più bilanciato fra impieghi e depositi nelle diverse aree del Paese, nonché per fare fronte ai problemi strutturali che tuttora incidono sul credito nel Mezzogiorno".

Ma siamo sicuri, argomenta Il Foglio, che la Banca del Mezzogiorno, così com’è stata concepita, sia la risposta giusta a questi bisogni correttamente avvertiti?

No, non lo siamo, secondo Il Foglio. E i motivi sono i seguenti: “… alla base del fenomeno del razionamento del credito c’è l’asimmetria informativa tra prestatore e prenditore che può dar luogo a due distinti effetti: la selezione avversa (solo i progetti con rischiosità elevata sono in grado di sopportare l’onere di tassi di interesse più elevati) e l’azzardo morale (il tasso di interesse influenza il comportamento dei prenditori che al crescere di questo scelgono progetti più rischiosi). In presenza di questi effetti, un mercato altrimenti perfettamente concorrenziale può dar luogo a fenomeni di razionamento”.

 

 

 “La Banca del Mezzogiorno opera attraverso la rete delle banche socie e quindi con procedure, uomini e culture aziendali che restano le stesse. Le regole di Basilea 2 continueranno ad applicarsi. Il rapporto tra i nodi della rete e le imprese dei territori rimarrà probabilmente dello stesso tipo: relationship o transaction based a seconda dei casi. A priori non c’è nessun motivo per ritenere che la Banca del Mezzogiorno, le nuove Bcc o Poste Italiane dispongano di vantaggi informativi o di efficienza rispetto alle banche esistenti.

 

“I titoli di risparmio per l’economia meridionale (ovvero i Trem-bond come con felice sintesi sono stati definiti) previsti all’articolo 4 del disegno di legge dovrebbero costituire l’asse portante della strategia volta a “favorire la canalizzazione del risparmio verso iniziative economiche che creano occupazione nel Mezzogiorno”. Il loro appeal risiede nel fatto che il rendimento sconta un’aliquota fiscale del 5%, contro il 12,5% e 27% degli altri bond e conti correnti rispettivamente.  Rispetto alle finalità del provvedimento, non rileva tanto se i Trem-bond si riveleranno un buon investimento per i risparmiatori rispetto ad altri possibili, né se le banche riusciranno per questa via a fare provvista a condizioni più economiche, la vera questione è se grazie a queste emissioni crescerà il credito erogato alle Pmi e se i tassi attivi convergeranno a quelli del centro-nord. Su questi due aspetti ci sono buoni motivi per essere scettici. Una riduzione del tasso di interesse non comporta necessariamente l’espansione del credito concesso. La minore onerosità di un certo tipo di provvista non determina ipso facto un aumento del livello degli impieghi a favore delle imprese.

 

“Le banche potrebbero risultare alla fine le sole imprese a beneficiare del trattamento fiscale di favore dei Trem-bond. Quanto al differenziale tra i tassi praticati al Sud rispetto al resto del Paese, questo è in larga misura determinato dalle qualità specifiche delle imprese del Mezzogiorno caratterizzate più che altrove da fragilità finanziaria e patrimoniale, dalla dimensione piccola o molto piccola, dalla specializzazione in settori produttivi maturi a bassa intensità di capitale, dal forte peso del debito bancario sul fatturato. Tutti elementi questi che accrescono la rischiosità degli affidamenti nel Mezzogiorno in cui le condizioni di legalità e la diffusione della criminalità, come dimostrato in un recentissimo Occasional Paper della Banca d’Italia, influenzano negativamente il costo del credito e accrescono la diffusione delle garanzie reali. E’ di tutta evidenza che il ddl non influisce in alcun modo su questi aspetti dell’economia reale del Mezzogiorno”.

 

La Banca per il Mezzogiorno muove in questi giorni i primi passi. Deve costituirsi il comitato promotore, composto da quindici membri nominati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, cui spetta il compito di presentare una relazione che indichi: le regole di governance della Banca, gli importi minimi del capitale di ogni socio, l’individuazione dei fondatori privati. Il comitato promotore presenterà la sua relazione al Tesoro entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge. La relazione dovrebbe tenere conto di alcune linee guida: la Banca del Mezzogiorno non avrà sportelli propri, agirà attraverso gli sportelli postali e le banche;  può emettere obbligazioni (sud-bond) con tassazione agevolata. Gli azionisti e i soci fondatori sono gli istituti di credito che operano nel Sud, imprenditori ed associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica. La banca potrà emettere bond anche «per finanziare specifici progetti infrastrutturali nel Mezzogiorno», acquisire dalle banche aderenti mutui a medio-lungo termine di piccole e medie imprese del Mezzogiorno «per creare portafogli efficienti in termini di diversificazione e riduzione del rischio». L’emissione di tali obbligazioni «nei primi 2 anni dalla prima emissione può essere assistita dalla garanzia dello Stato che copre il capitale e gli interessi».


La relazione del Comitato verrà presentata al Ministero del tesoro,  cui spetta di preparare la proposta legislativa in Consiglio dei Ministri. L’iter prosegue in Parlamento per l’esame e l’approvazione.  Ma non è finita, sarà la Banca d’Italia prima e l’Unione europea poi a dire la parola definitiva.

Il tragitto è lungo , può riservare sorprese. Che cosa sia realmente la creatura di Tremonti non è ancora chiaro, nonostante le buone intenzioni: una riedizione riveduta e corretta della Cassa per il Mezzogiorno, una banca etica, una Mediobanca con vocazioni assistenziali ?

 

In attesa di sapere che cosa sta per nascere, il mondo del credito non è stato fermo a guardare. Intesa Sanpaolo ha ampliato la presenza del Banco di Napoli, raddoppiando gli sportelli in tutto il Mezzogiorno e ha annunciato la nascita di Intesa Sicilia; Unicredit ha completato il processo di fusione del Banco di Sicilia, che dispone di 450 sportelli, e investito credibilità e risorse in un progetto assai ambizioso nel Nord, a Triste e Genova.  Al vertice di Unicredit si sostiene che anche il Banco di Sicilia subirà un forte impulso espansivo.  Probabilmente verrà ampliata l’offerta e migliorati i servizi. L’impresa siciliana avrà vantaggi? Finora sono prevalse le buone intenzioni e le chiacchiere. Gli imprenditori, alle prese con la crisi, o sprovvisti di risorse adeguate per migliorare la loro presenza nel mercato, internazionalizzare e commercializzare il prodotto, investire in settori innovativi, non hanno trovato adeguate risposte.

 

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Anonimo 29 ottobre 2011   02:36
L'utente ha risposto al commento anonimo del 29 ottobre 2011. Visualizza »

Perché lei spera che gli stessi soggetti che hanno saccheggiato il sistema bancario siciliano, travestiti da Banca del Mezzogiorno, possano faro meglio? Perché non avere di nuovo le nostre banche, nostre non del nord come quella che vuol fare tremonti?

With all these silly websites, such a great page keeps my itenrnet hope alive.
Anonimo 07 agosto 2010   19:09

SE LA BANCA CHE PARLA TREMONTI DOVESSE RISPECCHIARE LA BANCA DEL SUD DI MESSINA,CHE SERVIVA AL BANCO DI SICILIA DI PALERMO A RICICLARE I SOLDI SPORCHI DELLA MAFIA MESSINESE E NON,ALLORA PENSO CHE I SICILIANI HANNO GIA' DATO MOLTO.SOLO IL SOTTOSCRITTO DAL 1992 HA PRESENTATO UNA QUARANTINA DI DENUNCIE ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MESSINA CONTRA LA BANCA DEL SUD PER TUTTI I REATI,DALL'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER L'USURA,RICICLAGGIO DI DENARO SPORCO,SCAMBIO DI VOTI,VEDI IL DOTT.VELLA, AL TEMPO DIRETTORE,ECC. ERA LA  BANCA DEI MAFIOSI.CARLO POCHY RIANO' SEGRETARIO GENERALE POLITICO DELLA C.I.L.CONFEDERAZIONE INTERCATEGORIALE LAVORATORI

Anonimo 16 marzo 2010   15:30

 

Non era meglio una banca propria con propri sportelli e con meno tasse, i cui proventi potevano SOLO

essere usati per industrializzare il Sud ?!...  Questo aiuterebbe seriamente !!!

Siamo punto e a capo come al solito, con i manovrieri del nord che gestiscono le risorse del Sud con banche che acquisiscono le banche del Mezzogiorno.

 

NEMMENO NAPOLI, DI VARI MILIONI DI ABITANTI, PUO' AVERE UNA GRANDE BANCA INDIPENDENTE DAL CENTRO-NORD...

VALE A DIRE CHE I DISOCCUPATI DEVONO CHIEDERE A QUELLI DEL CENTRO-NORD SE SONO TANTO GENTILI DA INDUSTRIALIZZARE IL SUD...

 

 

   

Anonimo 03 marzo 2010   17:04

Questo è il risultato della politica e dei politici Siciliani che non hanno fatto altro che i loro interessi, prima si sono venduti a Ciampi il quale ha voluto regalato il banco di sicilia in Capitalia e ha permesso che le banche del nord facessero razzia degli sportelli bancari siciliani, dopo si sono calati le brache a Tremonti  il quale ha definitivamente azerato la politica del credito in sicilia e concesso ai grandi gruppi bancari tipo Unicredit e Intesa San Paolo di raggruppare sotto di loro tutti i pochi istituti bancari rimasti e ha consentito e consente di centralizzare tutta la politca bancaria a Milano.

Sicchè le imprese Siciliane devono aspettare le decisioni del manager di turno Milanese e debbono sottostare apolitiche e umori a loro più convenienti.

E a noi ci riempiono di chiacchiere e continuano a prenderci per il culo.

Adesso il Tremonti stà propinandoci un'altra minchiata, La banca del sud, si serve solo a rastrellare questi quattro soldi rimasti al sud per trasferirli al nord.

E noi meridionali idioti corriamo ancora dietro a questo venditore di fumo

Anonimo 03 marzo 2010   10:30
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 marzo 2010. Visualizza »

IO SONO CLIENTE DI SANPAOLO DI UNICREDITO E BANCO DI SICILIA!!DA QUANDO UNICREDITO HA COMPRATO BANCO DI SICILIA  ,QUEST'ULTIMA E' DIVENTATA MENO CONVENIENTE !!IO SPERO CHE SIA FATTA LA BANCA DEL MEZZOGIORNO PORTERA SICURAMENTE DEI VANTAGGI!!PERCHE' IMPRENDITORI COMMERCIALNTI ARTIGIANI AVRANNO UNA ALTERNATIVA CHE FARA'MIGLIORARE LE OFFERTE!!SPERIAMO!!IL CREDITO UNICREDIT  A FATTO SOLO CHIACCHIERE AL SUD!!

Perché lei spera che gli stessi soggetti che hanno saccheggiato il sistema bancario siciliano, travestiti da Banca del Mezzogiorno, possano faro meglio? Perché non avere di nuovo le nostre banche, nostre non del nord come quella che vuol fare tremonti?

Anonimo 03 marzo 2010   00:36

IO SONO CLIENTE DI SANPAOLO DI UNICREDITO E BANCO DI SICILIA!!DA QUANDO UNICREDITO HA COMPRATO BANCO DI SICILIA  ,QUEST'ULTIMA E' DIVENTATA MENO CONVENIENTE !!IO SPERO CHE SIA FATTA LA BANCA DEL MEZZOGIORNO PORTERA SICURAMENTE DEI VANTAGGI!!PERCHE' IMPRENDITORI COMMERCIALNTI ARTIGIANI AVRANNO UNA ALTERNATIVA CHE FARA'MIGLIORARE LE OFFERTE!!SPERIAMO!!IL CREDITO UNICREDIT  A FATTO SOLO CHIACCHIERE AL SUD!!

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