Cresce, con disarmante regolarità, la crisi economica del settore edile in Sicilia. Una ennesima conferma viene ora dai dati allarmanti sul 2009 diffusi dalle Casse Edili siciliane. Trentamila posti di lavoro in meno nel comparto in appena 12 mesi. Nello stesso periodo si registra : una riduzione del 50% del complessivo monte salari regionale; una flessione del 66% del numero delle gare bandite dalle pubbliche amministrazioni, passate dalle 1225 del 2007 alle 407 del 2009; mentre sono state autorizzate oltre un milione di ore di cassa integrazione. Sempre l’anno scorso sono state presentate all’Inps 8 mila domande di integrazione salariale, mentre alla Cassa Edile locale risultano 1500 iscritti in meno rispetto al 2008.
Non va dubbio che i dati diffusi riguardano le aziende che si attengono alle regole legali ed ufficiali. Gran parte dell’economia edilizia permane correlata ancora ai lavori privati, dove primeggia ancora la prassi delle costruzioni abusive, spesso realizzate in zone geologicamente inopportune, e quasi sempre, in questi casi, in regime di retribuzioni “in nero”delle prestazioni lavorative.
I controlli nei cantieri edili da parte degli Ispettorato provinciali del lavoro sono costanti, ma in numero palesemente insufficiente. Ne è una riprova indiretta di questa situazione i dati del 2009: sono state ispezionate solo 281 imprese, delle quali 118 non sono risultate in regola, né per il rispetto della legislazione sulla regolarità dei rapporti di lavoro dipendente, né in materia delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.
Secondo la Fillea Cgil, da questa situazione si può uscire solo contrastando il lavoro nero, potenziando le infrastrutture e garantendo una maggiore sicurezza anticrimine sul territorio. “L’edilizia è uno dei settori in cui la malavita organizzata e le mafie hanno fatto della tratta umana un ricco business- ha dichiarato Biagio Oriti, segretario generale del sindacato degli edili della Cgil, confermato nel proprio incarico dal congresso regionale della categoria - è’ da molto tempo che noi della Fillea insistiamo sulla priorità di riaffermare ogni giorno il rispetto della legalità in un settore come quello delle costruzioni, dove risultano sempre più forti, e sempre meno contrastati, i fenomeni sfruttamento dei lavoratori non messi in regola ed caporalato esercitato, in particolare, nei confronti di lavoratori stranieri”.
Perciò, secondo la Cgil, l’attuale crisi economica impone delle scelte ben precise nell’individuare le priorità alle quali destinare le ancora disponibili risorse economiche delle amministrazioni pubbliche. Si individuano, così, nella manutenzione delle strade provinciali e comunali, ma anche delle autostrade,e dei relativi contesti naturali circostanti secondo un ottica di tutela del territorio, le tipologie di lavori ritenute con precedenza assoluta. “Il rifacimento dei torrenti e la messa in sicurezza delle colline -ha puntualizzato Oriti - sono degli interventi non più rinviabili”.
Gli altri settori dove poter intervenire , con utilità sia della collettività che del settore edile possono essere: il completamento dei porti e l’ampliamento degli approdi, la ripresa di una politica pubblica per l’edilizia popolare, nonché un piano organico per la messa in sicurezza degli edifici scolastici in tutta la regione.
Secondo i dati ufficiali, la provincia siciliana più colpita è quella di Messina, che per decenni ha avuto come spina dorsale della propria economia il settore edile. Mentre le quattro province leader per attività edili connotate da abusivismo rimangono Palermo,Agrigento, Caltanissetta e Catania.