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E Banca Nuova fece un sol boccone della mitica agenzia Bds di Palazzo dei Normanni. Retroscena, sospetti e misteri

10 marzo 2010 16:14
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La road map dello scioglimento del Banco di Sicilia si snoda lungo l’anno secondo tappe e scadenze da tempo note. Ciò che non è noto, riguarda come potrà pronunciarsi la parola fine, dal momento che c’è una norma costituzionale che fa del Bds la tesoreria della Regione siciliana.

 

 

Che il Banco avesse perso il suo appeal è apparso a tutti chiaro in modo incontrovertibile quando dopo ben sessanta anni la mitica agenzia del Bds all’interno di Palazzo dei Normanni, al servizio del Parlamento regionale, ha chiuso i battenti per fare spazio alla rampante Banca Nuova, il cui cursus honorum non conosce sosta sin dal primo giorno della sua esistenza in vita.

 

Se chiedete informazioni sul cambio di guardia di Palazzo dei Normanni la risposta che otterrete è strettamente tecnica. Banca Nuova ha fatto condizioni migliori del Banco di Sicilia e la gara della tesoreria l’ha vinta Banca Nuova, non c’è altro da aggiungere.

 

 

A quel punto è normale che pretendiate qualcosa di più. Perché mai il Banco di Sicilia si è fatta soffiare l’agenzia più appetibile dei 450 sportelli Bds. E’ qui, non altrove, che l’Assemblea deposita le sue risorse, che comprendono anche il fondo di previdenza del personale e dei deputati regionali. Una montagna di soldi che il Bds ha utilizzato come meglio ha ritenuto.

 

Proposte più vantaggiose, vi ripete l’interlocutore che, però, ha il difetto di non stare nei piani alti del Banco di Sicilia e, soprattutto, non è in confidenza con Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, la banca che possiede integralmente il pacchetto azionario dell’istituto siciliano.

 

Il concetto è chiaro e non fa fare un passo avanti nella comprensione degli eventi. Sul piatto della bilancia c’è il prestigio e ci sono i depositi “pesanti”, sull’altro piatto una gara per l’acquisizione della tesoreria. Se Banca Nuova ha fatto un’offerta di gran lunga migliore, il sospetto che Unicredit non abbia dato alcun significato particolare alla gara, è forte. Non che glie l’abbia fatta vincere, ma che non si sia impegnata allo spasimo, insomma.

 

Per quale ragione. Quello, più banale, è che la gara sia stata aggiudicata grazie ad un sostanziale disimpegno di Unicredit che potrebbe avere fatto, sbagliando, un calcolo contabile, fermandosi lì, senza tenere conto che il rapporto con l’Assemblea regionale siciliana avrebbe concesso in corso d’opera degli extra, determinati da circostanze imprevedibili, di sicuro vantaggiose per chi mantiene la tesoreria. Chi fa le carte non va mai in perdita, sostiene un vecchio saggio. Il “cartante” nei giochi prima o poi vince. Capita alle case da gioco, capita a chi si prende il mazzo. Profumo è stato mal consigliato? E’ stato indotto a non farsene un problema? Non se n’è occupato?

Non ne sappiamo niente.

 

Sappiamo che chi entra in banca nel cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni e si rende conto che il banco di Sicilia non c’è più, si stropiccia gli occhi prima di credere a ciò che vede.

 

La questione, invero, non ha fatto bollire di rabbia alcuno. Gara legittima, risultati non contestati da Unicredit e la vita continua. Qualche commento acido, semmai. Non di più, da parte di chi vede Banca Nuova come quella che vanta le più vantaggiose relazioni politiche, soprattutto con il partito di maggioranza, il Pdl.

Ma sono voci che lasciano il tempo che trovano. Alessandro Profumo era accreditato come un banchiere vicino al centrosinistra, ora investe nel nord est pidiellino e leghista, mentre Banca Intesa si prepara, a quanto pare, ad un riposizionamento che tenga conto, soprattutto, dell’astro emergente, Giulio Tremonti.

 

Il Ministro dell’Economia compie giorno dopo giorno miracoli. Entra nel sancta sanctorum della finanza e del credito con la facilità di una lama nel burro. Tiene a battesimo nuove realtà bancarie locali, costruisce banche di secondo livello incaricate di tenere il “banco” con la Cassa Depositi e Prestiti (trasformata in banca del governo), il Banco del Mezzogiorno ed altro.

 

Nessuno si mette di traverso, finora. Banca Intesa arriva in Sicilia, una piazza “ostile” a Giulio Tremonti, forse non a caso. E Unicredit ha ben altro cui pensare a causa del risiko in corso, che alla mitica agenzia del Parlamento siciliano.

 

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