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Salvare la filatelia: iniziativa, diamanti e ... borotalco

29 luglio 2010 16:30
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(di Salvatore Antonio Pizzuto Antinoro) Con grande interesse, e, debbo ammettere con soddisfazione, ho letto del primo parere, e dell’invito conseguente, emesso dal nuovo Club della Filatelia d’Oro. 

 

Il sodalizio ha precisato che la filatelia non è, e non può essere, nella sua più genuina espressione, una forma di investimento, ma esclusivamente una forma di cultura. Il parere ha avuto ampia eco sui siti filatelici, ma, a quanto posso osservare, l’unico risultato finora conseguito è stato quello della dimissione volontaria di un autorevole collezionista, oltre che imprenditore editore del settore filatelico, per “conflitto di interessi”. E questo mi è dispiaciuto perché il collezionista-imprenditore in questione ha dato un notevole impulso alla cultura filatelica. 

 

Ma la filatelia va, dobbiamo farla andare avanti, ed il Club della Filatelia d’Oro saprà farsene una ragione di questa defaillance tra le sue fila, mentre imperterriti, altri commercianti continuano a far comparire sui giornali, a volte acquistando pagine intere di pubblicità, specialmente nei periodi di crisi e durante le festività, i loro annunci dove esaltano gli “investimenti” filatelici. 

 

Uno degli esempi più consumati di “investimento finanziario” in filatelia è immancabilmente l’ormai famigerato “Gronchi Rosa”, che tutti i commercianti vendono (ma quanti ce ne sono in circolazione?), a volte a prezzi scontatissimi rispetto alla valutazione presente nei più quotati cataloghi, e che poi riacquistano da qualche malcapitato “investitore” che vorrebbe realizzare sul suo “investimento” a prezzi altrettanto stracciati, di molto inferiori ai prezzi di acquisto, perché, è la giustificazione più frequente, non c’è richiesta sul mercato.

 

Ma malgrado la mancanza di richiesta, ogni anno, sfidando tutte le leggi della finanza e del gradimento filatelico, il “Gronchi Rosa” vede lievitare le sue quotazioni di catalogo. Così come succede per tutte le altre emissioni, anche le più comuni. 

 

Un’altra evidente anomalia del collezionismo filatelico è quello dei “francobolli naturali” e delle “varietà” che, incredibilmente, nessun semplice collezionista riesce mai, o quasi mai, ad entrarne casualmente in possesso, magari per un fortuito acquisto presso il locale sportello filatelico, ma che spuntano in abbondanza nelle aste o classificati nei cataloghi. Ci sono commercianti che hanno fatto la loro fortuna con questi francobolli e la sfortuna di tanti filatelisti appassionati del settore. Ma le anomalie nella filatelia commerciale non sono poche, senza dimenticare i cataloghi e le pubblicazioni varie, queste ultime indubbiamente frutto della fatica di autorevoli studiosi. Ma perché, mi sono sempre chiesto, venduti a prezzi esorbitanti che, certamente, non ne fanno un mezzo di diffusione popolare della filatelia? 

 

Indimenticabile nella storia della filatelia italiana è il periodo dei “fogliettari” o “fogliaroli” che portò poi ad una netta revisione della valutazione e dei prezzi dei cataloghi. Ho avuto il piacere di conoscerne uno, una splendida persona che ci ha lasciato prematuramente, il quale, con autocritico realismo, malgrado la sua vasta cultura filatelica, si definiva più “accumulatore” che filatelista.

 

La sua enorme collezione consisteva in migliaia e migliaia di fogli di francobolli di tutte le emissioni che andavano dalla fine degli anni cinquanta, quando divenne funzionario di un ente pubblico, subito dopo la laurea, ed acquistati sino, credo, all’emissione di qualche giorno prima della sua morte.

Ordinati in decine di carpette da ufficio dove dentro c’erano altre cartelle di cartone che contenevano ognuna decine e decine di fogli di ogni emissione. 

 

Il mio ricordo più marcato è l’odore di borotalco che veniva usato dal mio amico per tenere divisi i fogli uno dall’altro ed evitare che si attaccassero. Tra queste carpette ve ne era una che conteneva alcuni fogli, non più di tre, del “Gronchi Rosa”. Del francobollo in questione ne aveva anche alcuni esemplari su busta e questo a dimostrazione che in Italia se conosci le persone giuste puoi ottenere tanto anche in filatelia. 

 

Mi raccontò infatti che era amico del direttore dell’ufficio postale centrale della città dove aveva lavorato per oltre venti anni, il quale, avendo subdorato qualcosa di strano all’arrivo del fonogramma da Roma che ingiungeva il ritiro dalla vendita del francobollo, provvide a metterne alcuni fogli da parte per gli amici più cari e restituì i rimanenti all’amministrazione centrale delle poste.

  

Chissà se questi fogli rientrano nel novero dei “Gronchi Rosa” in commercio nuovi, usati o su busta? E chissà che fine avrà fatto questa collezione-accumulazione alla morte del mio amico, collezione che profumava di borotalco come il sedere di un neonato appena lavato? 

 

Torneremo alle emissioni spropositate del periodo dei “fogliettari”? Il Ministero ha da poco aumentato la tiratura di un milione di pezzi ad emissione, portandola a quattro milioni, con punte di ben tredicimilioni e cinquecentomila per l’esemplare dedicato alla Professione Infermieristica, emesso il 16 maggio scorso con un sovrapprezzo di trenta centesimi a favore della lotta al tumore al seno, e con un minimo di un milione e cinquecentomila esemplari per il francobollo dedicato a Federacciai del 28 giugno. Due punte poco comprensibili che porteranno ad una giacenza nel primo caso, in virtù del sovrapprezzo e perché gli italiani sono indubbiamente in uno stato di crisi economica, ed a un tentativo di accaparramento nel secondo. 

 

Nella confusione politica di questi tempi non si salva nemmeno la politica delle emissioni! Aumento della tiratura, mancata innovazione nella stampa, il rotocalco impera e continuerà a farlo nei secoli a venire, reiterazione dei disegni e degli argomenti, stillicidio delle emissioni, spesso con aggiunte, durante tutto l’anno, non sono certo motivi che portano neofiti ad innamorarsi dell’elemento culturale “francobollo”, almeno del francobollo italiano moderno. Nessuna nuova, nemmeno il famoso “Francobollo per i Diciottenni”, che non è servito ad avvicinare i giovani alla filatelia, ma in cambio ha costituito un’occasione d’oro per gli speculatori. 

 

Nessuna buona nuova da quel fronte. Nessuna innovazione e nessuna spinta, se non quella di volenterosi, alla rinascita della passione filatelica ed al suo innesto nelle nuove generazioni che, sono sicuro, guadagnerebbero molto di più in cultura se si sforzassero di più la vista, e se non vogliono sforzarla possono sempre utilizzare una lente di ingrandimento, nell’esaminare e studiare per imparare su un francobollo piuttosto che massacrarsi le orecchie, con aria strafatta e vuota, con le cuffie e la musica a tutto spiano che viene da un lettore musicale. 

 

Malgrado tutto questo, come ho scritto prima, la filatelia va e dobbiamo farla andare avanti. Tanti anni fa ebbi il piacere di conoscere personalmente un grande collezionista e cultore dello studio della filatelia storica che mi disse, testualmente: “Caro collega, esercitava la mia stessa professione ed ora è in pensione, la filatelia è una passione intelligente che solo persone intelligenti possono coltivare”. Le parole erano più o meno queste. Certamente consolatorie e che inorgogliscono. Ma mi sentirei più consolato e orgoglioso, e meno cretino, se si desse una profonda regolata non alla filatelia ma al mondo che le gira attorno. 

 

Questo mio sfogo conosce come innesco un annuncio letto proprio sul web. Dal 4 al 12 agosto si terrà “Bangkok 2010”, la quinta Esposizione Filatelica Internazionale Asiatica, come è trionfalmente annunciato sul sito, che si propone di far conoscere l'evoluzione dei francobolli tailandesi e favorire l’espansione del collezionismo filatelico in tutta l’Asia, far conoscere le migliori collezioni filateliche mondiali e, obiettivo non ultimo, esporre la collezione della Famiglia Reale in occasione del 60° Anniversario di Matrimonio del Re Bhumibol Adulyadej o Rama IX, che regna da ben sessantaquattro anni, e della Regina Sirikit.

 

L’Esposizione ha come leit-motiv “ Il Mondo della Fantasia: Un mondo da apprendere con gioia ed emozione”, chiaramente diretto ai ragazzi e con l’obiettivo di indirizzarli verso la filatelia. Le iniziative previste sono innumerevoli. Ma stona con gli obiettivi l’annuncio dell’emissione di un francobollo che sin dal giorno stesso della sua messa in vendita, se verrà emesso in tanti esemplari, sarà motivo di speculazione e diverrà veramente oggetto da investimento.

 

Tale francobollo sarà decorato con dodici diamanti del peso complessivo di 1,2 carati. Non oso immaginare quale sarà il prezzo di vendita di tale emissione dato che la quotazione di ieri, 23 luglio, dei diamanti da un carato o poco superiori variava da settemila e quattrocento dollari a quattordicimila e quattrocento dollari, in rapporto alla purezza. Indubbiamente un bel modo di avvicinare i giovani, straricchi, alla filatelia! Verrà anche emesso un francobollo meno ricco stampato su seta tailandese, per il quale è previsto l’utilizzo di ben cinquemila e cinquecento metri di questo prezioso tessuto, della cui qualità potremo essere certi perché S.M. la Regina Sirikit ha concesso l’apposizione dell’ Emblema del Pavone, il marchio di qualità locale.

 

Ma, come annunciato, verranno esposti e messi in vendita tutti i francobolli del tipo, come ebbe a dire Verdone in un suo film, “famolo strano”. Cioè francobolli fatti con la sabbia, con le perle, polvere di meteorite (Austria, 2006), polvere di vulcano, francobolli che emettono profumi i più vari (in un precedente articolo avevo proposto per l’Italia una emissione all’odore di cacio o di prosciutto! Naturalmente in adeguate confezioni anti-topi e anti-gatti), tridimensionali, francobolli stampati con inchiostro simpatico, e francobolli parlanti.

 

Anche l’Italia ci ha provato con una busta di seta, un francobollo di merletto e uno di legno. Ma niente di originale perché lo avevano già fatto altre amministrazioni. Noi rimaniamo indefessi fedeli del rotocalco! E se il “famolo strano” fosse un modo efficace di attrarre i giovani? Io, per non sembrare arretrato, mi sono portato avanti. Quest’anno regalerò a mia moglie per il suo compleanno dei francobolli con la sua fotografia. Chissà se questo gesto la farà diventare più tollerante quanto mi vede perduto nel mio esclusivo mondo costellato da quadratini di carta!

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Anonimo 07 agosto 2010   23:45
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 agosto 2010. Visualizza »

Noi filatelisti finiremo seppelliti sotto una montagna ... di borotalco e di speculazioni

Dissacrante pieno di autoironia ma anche di grandi verità, bell'articolo!

Claudio Ernesto Manzati

Anonimo 30 luglio 2010   12:09

Noi filatelisti finiremo seppelliti sotto una montagna ... di borotalco e di speculazioni

Anonimo 29 luglio 2010   22:51

ops......ho dimenticato a firmare !

 

Marianna.

Anonimo 29 luglio 2010   22:46

Interessante e disincantata "messa a punto" della situazione filatelica nazionale. Ah com'è dura a morire la passione !!!

Sua moglie certamente gradirà il regalo, magari tempestato di diamanti e senza stemma reale.

Nel mondo ibridamente occidentale( ma che cavolo significa oggi "occidentale?") la passione della filatelia si è dato un obiettivo davvero difficile da raggiungere, o forse impossibile : combattere o arrestare la "cultura liquida" per parafrasare un grande del nostro secolo. Per aspera ad astra.

Auguri a Lei , al dottor Di Bella , ai vetero lettori  ed ai neofiti.

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