Soli nel buio
Se quando sentite dire Survival Horror rispondete prontamente Resident Evil, significa che nel lontano 1992, quando uscì Alone in the Dark, avevate la testa altrove. Sta di fatto che quel gioco, con pochi poligoni ma tanta voglia di spaventare, è l’Adamo di tutti i nostri amati “giochi dell’orrore”, che siano questi di casa Capcom o casa Konami. Giunti nel 2007, con ben quattro capitoli di Alone in the Dark alle spalle, siamo stati letteralmente sommersi da una miriade di promesse e agognate chimere videoludiche: a sentir parlare gli sviluppatori, nel quinto capitolo sarei diventata Carnby io stessa, entrando nello schermo e uccidendo mostriciattoli di vario genere. Dopo un anno di attese spasmodiche ecco finalmente che l’estate 2008 è pronta ad offrirci la nostra sana dose di terrore, anche in attesa dell’autunnale Silent Hill 5. E la domanda che mi pongo è: tutti quei video stratosferici e ricchi di promesse, hanno portato allo sviluppo di un gioco entusiasmante al limite del realismo, oppure sono stati semplicemente dei discorsi degni di un politico?
Carnby is back in action!
Una parte importante in ogni Survival Horror che si rispetti è la trama. Se nel primo Alone in the Dark ci trovavamo in un’atmosfera Lovecraftiana, per restare nel corso degli anni ancorati ad una sceneggiatura abbastanza goth, nel nuovo episodio ci troviamo decisamente in un luogo più quotidiano. Pare infatti che New York non sia solo attaccata puntualmente da mostri giganti che la radono al suolo, e non sia neanche semplicemente la città di donne in carriera alle prese con gli uomini e la moda, come abbiamo visto recentemente al cinema. Di fatto New York nasconde una minaccia ben più grave: questa volta è Central Park a nascondere un inquietante segreto nel proprio sottosuolo, e sta al solito Carnby (“ma non invecchia mai?” Vi chiederete... ebbene qualche risposta tenterà di darla questo episodio) investigare e alla fine salvare la situazione. Non vi dico di più perché nonostante sia una storia con alcune vette interessanti, in generale non è che i ragazzi della Eden Games si siano sforzati di creare qualcosa di epico. La sensazione che si ha giocando ad Alone in the Dark è quella di un prodotto che a tutti i costi vorrebbe essere innovativo e reinventare un genere di cui è già inventore originale, trascurando però i lati migliori che l’hanno reso celebre.
Molta carne al fuoco
L’innovazione più originale è sicuramente quella che riguarda la possibilità di interagire con l’ambiente circostante, improvvisandoci piccoli piromani e facendo fuori i mostriciattoli in maniera abbastanza divertente. Se in Alone in the Dark: The New Nightmare potevamo solo usufruire dell’immancabile pila elettrica e dei (pochi) interruttori della luce, qui abbiamo un arsenale abbastanza vasto di emanatori di luce che possono far fuori i nemici in modo originale. Si ha quindi una grande voglia di realismo, che non sempre viene ben appagata. Da una parte mi va bene fare l’Art Attack con bottiglie e stracci per creare Molotov, e mi va bene anche una struttura ad episodi che mi faccia sentire molto in-movie, ma alla fine quando accendo il gioco voglio grafica da urlo e controlli curati per regalare il massimo. E in questo Alone in the Dark fallisce, facendo lo stesso errore nel quale inciampò col quarto episodio. Quando infatti venne rilasciato The New Nightmare, fu un momento di passaggio dalla PSOne alla PS2, e il gioco non riuscì a inserirsi bene (graficamente parlando). Ora con questo nuovo episodio hanno compiuto la stessa inadeguatezza, trovando i possessori delle nuove console e PC, abbastanza delusi.
Note di regia
Alone in the Dark non entusiasma dal punto di vista grafico e questa non è la sua unica pecca. Altri due enormi difetti si aggiungono infatti a questa grave mancanza: i controlli molto legnosi che sembrano frutto di una qualche mente contorta, e la visuale non proprio amica che non ci permette un buon coinvolgimento. Infatti controllare Carnby sarà veramente un’impresa e finchè non vi sarete abituati ai tasti non riuscirete a fare l'eroe in modo degno. Ai controlli già difficoltosi si aggiungerà una visuale che purtroppo non ci è possibile modificare a nostro piacimento, quindi in alcuni tratti sarà difficile immedesimarsi appieno nelle avventure del nostro investigatore. Poi è molto importante parlare del sonoro. Soprattutto in un videogioco come questo, che si è mostrato intento a porsi sul confine tra videogioco e cinematografia, le musiche contano quanto il gioco stesso e devo dire che in fin dei conti da questo punto di vista il titolo non è deludente. Le musiche permettono un ottimo coinvolgimento, sono incalzanti e scelte bene nelle varie situazioni. Ottimo anche il doppiaggio, tranne per qualche piccola pecca sulla quale possiamo anche sorvolare.
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