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Blocchi dei Tir in tutta Italia. La testa del serpente è in Sicilia? Il fantasma dei Forconi viaggia su giornali e etere. Che senso ha?

24 gennaio 2012 13:32
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(essepi) La testa del serpente, perciò, è la Sicilia. La causa dei mali d’Italia, pare di capire, perché è dall’Isola che si è propagato il contagio. I Tir selvaggi che bloccano la Penisola sono la coda velenosa del ribellismo siciliano. È così che la racconta il quotidiano la Repubblica, facendo alcuni nomi e cognomi di figuri e capipopolo non presentabili e di rappresentanti delle istituzioni, come il governatore, Raffaele Lombardo, e il figlioccio di Silvio Berlusconi, Gianfranco Miccichè, riciclati dal rivendicazionismo ribelle degli isolani. Dagli infiltrati di mafia, avvistati nelle prime ore dei Forconi, al sicilianismo becero ed insopportabile, bubbone canceroso, appaltato dai furbastri della politica. Cambiano i connotati, ma la solfa resta identica, sempre il peggio del peggio la Sicilia rappresenta, e non c’è niente da fare. I siciliani se la portano appresso questa disgrazia, la testa del serpente sono. Punto e basta.



Michele Santoro giovedì scorso riuscì a trovare altri personaggi per rappresentare la rivolta siciliana: due pretini del centro dell’Isola, puri come l’acqua di un ruscello alpino. La loro versione è diversa dalle dotte analisi dei descrittori della Sicilia. Riferirono di stare accanto a gente che non ce la fa più a campare, che protesta perché nessuno si occupa di loro, che vuole soltanto sopravvivere, manco vivere e non gli viene permesso. Gente che non vuole fare male a nessuno, ma vuole fare sapere di esserci. E come dovrebbe fare se sui media accedono una trentina di persone in tutto, che da Matrix si trasferiscono a Porta a Porta e da qui al Tempo che fa di Fabio Fazio o a Ballarò di Floris.

Sono gli ospiti fissi, i primi della classe, a spiegare come stanno le cose, così come sono una decina di giornalisti a raccontarle a tutti. E perciò ci vuole il colore, ci vogliono le litanie sul sicilianismo becero, ci vogliono figuri impresentabili per chiudere la questione come un rigurgito di malandrini che si stanno impossessando del Paese e sono, questo è poco ma sicuro, strumentalizzati dai furbastri.

Non c’è verso di affrontare i problemi, perché è più difficile e si corre il rischio di fare un favore ai figuri. Che poi è pure vero, in quanto a guadagnarci sono proprio quelli che meno se lo meritano. Basta fare di tutta l’erba un fascio, tagliare l’albero alla radice, negare diritto di cittadinanza e legittimità a chi protesta per regalare ai figuri le ragioni della ribellione.

Ma questo non lo capiranno mai né la trentina di personaggi che circolano nelle piazze mediatiche né quel gruppetto colto, provvisto di scienza infusa, che discetta sui sintomi e sulla cura delle  malattie e salta a piè pari le ragioni della malattia.

Perché non raccontare come stanno le cose? La Sicilia ospita otto raffinerie, centrali a carbone,  sta per ospitare due rigassificatori, è attraversata da metanodotti, esporta energia per mezza Italia, e solo per un miracolo non si trova sul groppone quattro termovalorizzatori che avrebbero accresciuto l’export, dal quale non ricava un bel nulla (il mare, l’aria inquinate, le coste devastate).

Le aziende che producono tutto questo pagano le tasse altrove e non si riesce a ad attuare norme dello Statuto, parte integrante della Costituzione, che regolerebbero il dare ed avare fra la Regione e lo Stato. A differenza delle regioni frontaliere, la Sicilia non ottiene agevolazioni né sconti, anzi il carburante è più caro che altrove. I prodotti siciliani per risalire la penisola pagano “la tassa della distanza” e lo stato ignobile delle strade ed autostrade. Siccome i treni sono stati “tagliati” e le linee ferrate sono quelle del dopoguerra, il trasporto avviene su gomma per il novanta per cento. I Tir, dunque, sono il ponte che collega l’economia siciliana al resto del mondo.

Che ci siano loschi figuri fra gli autotrasportatori non si può certo escludere – ce ne sono anche fra gli avvocati, i giornalisti, gli operai, i contadini ed altrui – ma che il caro carburante è questione di vita in Sicilia non c’è dubbio. Richiamare i Borboni, il ribellismo, il sicilianismo, l’indipendentismo, le nefandezze della politica (che non hanno confini certi…) imbroglia le cose, non fa capire niente.
È  vero, la Sicilia ogni tanto esplode, ma succede quando non ne può più, E allorché ciò accade c’è qualcuno che vuole fare di tutta l’erba un fascio, sbagliando inevitabilmente perché l’Isola, così come un condominio, o una famiglia. Non si può raccontare come una cosa sola.

Per non allontanarci troppo, volando alto a sproposito, ci permettiamo di ricordare il ribellismo indipendentista, che ebbe tanti protagonisti: c’erano dentro i comunisti, i socialisti, gli autonomisti popolari, i feudatari ed i braccianti, ma anche i padroni delle terre, l’aristocrazia dei mangiapane a tradimento, i mafiosi ed i banditi. Tutti, nessuno escluso.

Giusto come ora, probabilmente.

E allora, vogliamo spiegare il separatismo attraverso il bandito Giuliano?
 

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Anonimo 25 gennaio 2012   13:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 25 gennaio 2012. Visualizza »

 Quando non si riesce a collera gli eventi con la semplice ed immediata regola della cuusa ed effetto si rischia di innescare dinamiche esplosive, quando viene calpestata la ragione del disagio manifestato da movimenti popolari e si ridicolizza e se ne criminalizza gli autori, il popolo, si raddoppia il rischio esplosivo, quando ai danneggiati non si riconosce la legittimità e l'utilizzo delle proprie risorse come per ogni popolo mediamente sovrano, il guaio diventa irreversibile.

 

Il guaio a quel punto pervade tutti, si viene costretti ad usare la forza nel tentativo estremo di ristabile l'equilibrio, per contrastare l'oppresione e il dispotismo, che non vuole accettare il fallimento di un il modello disastroso. Incece che una maturale presa d'atto, assistiamo al'infantilismo mediatico e politico che non riconosce nulla oltre se stessi e questo conduce prima o poi verso la direzione estrema dello scontro frontale, tanto imprevedibile quanto maggiore è l'irresponsabilità di quanti hanno il compito di raccontare gli eventi, complici si esprimono in maniera disinvolta senza  soppesaer attentamente le affermazioni. Troppo spesso, e non da adesso, ci si trincera, da parte degli organi di informazione, dietro la cultura criminale che esprime, a loro modo, il popolo siciliano, ribadita ogni qualvolta non ci si sottomette, supini, ai voleri voleri.

 

Degenerati ed irresponsabili, sentano addosso lo scrupolo di una possibile degenerazione, anche violenta, stanno alimentando la rabbia ed il rancore, cambino atteggiamento e si dimostrino umili verso i problemi di sussistenza di questo popolo, che li subisce insieme all'infamia dell'indigenza mentre intorno ci si vede rubura le nostre ricchiezze.

 

Stolti e sciocchi, stanno traghettando gli eventi verso il possibile non ritorno. Per me che sono indipendentista potrebbe andare anche bene, se solo fossi stolto ed irresponsabile quanto loro.

 

Zetan  

a te che parli, parli e parli di irresponsabilita'.

dovresti prima vivere in sicilia per almeno due stagioni,per vedere, e capire come si vive al sud.

cosa si produce, e con quali sforzi,e quanto denaro anno bisogno per coltivare un ettaro di terra.

e dovresti essere li quando ce il raccolto, e la vendita, per prendere tu il profitto, e pagare i debiti.

non ho parole.

Anonimo 24 gennaio 2012   20:04

 Penso che l'autore dell'articolo si riferisca a quello di Attilio Bolzoni di Repubblica dal titolo "Il lato oscuro della rivolta".

Sarà pure la solita solfa, ma come si fa a non prestarvi attenzione? Non so se condividere o meno ciò che scrive, non ho gli strumenti per farlo, ma non si può negare che è inquitante.

D'altronde i commenti sulle azioni dei personaggi che cita sono supportati dai fatti e non da parole giornalistiche prive di fondamento.  

@@@

andersonefareweto 24 gennaio 2012   19:03

Che senso ha? Già, c'è da chiederselo.

Che senso ha, infatti, montare un casino del genere proprio quando l'unico Governo degli ultimi 16 anni che abbia affrontato e tentato di porre rimedio alla questione del carovita, si accinge a varare iniziative legislative atte proprio a far scendere i prezzi, favorire la concorrenza e colpire i privilegi di poche categorie sino ad oggi superprotette?

Avrebe forse un senso farlo dopo aver visto gli effetti di queste riforme, ma non certo prima.

Che senso ha, poi, mettere in difficoltà un intera Regione (già martoriata) ed il suo Presidente, che ha più volte dimostrato di essere in grado di farsi interprete delle rivendicazioni dei siciliani presso il Governo centrale di Roma, piantando una grana del genere proprio a partire dalla Sicilia?

Che senso ha svuotare magazzini ed azzerare le scorte, con l'unico risultato di far levitare ancor di più i prezzi praticati al consumo di carburanti e derrate alimentari?

Sarà. Ma ame (che non ho più 12 anni da tempo) viene da pensare che tutto st'inferno sia stato messo in piedi proprio da quelle categorie che rischiano di più di perdere i loro privilegi, come, per esempio, i contributi a fondo perduto della CEE per la non dismissione delle terre coltivate, che consentono a molti dei "forconi" che oggi scendono in piazza di beccarsi i bei soldoni, senza alzare un dito, solo perchè possono dichiarare ancora di possedere e sfruttare le terre che loro stessi affermano di non essere in grado di mettere a profitto.

Sarà che sono fatto vecchio e "retico", insomma, ma preferisco pensarla come Giulio Andreotti, che diceva: "a pensar male si fa peccato ........ ma spesso ci si azzecca".

Anonimo 24 gennaio 2012   18:34

 Quando non si riesce a collera gli eventi con la semplice ed immediata regola della cuusa ed effetto si rischia di innescare dinamiche esplosive, quando viene calpestata la ragione del disagio manifestato da movimenti popolari e si ridicolizza e se ne criminalizza gli autori, il popolo, si raddoppia il rischio esplosivo, quando ai danneggiati non si riconosce la legittimità e l'utilizzo delle proprie risorse come per ogni popolo mediamente sovrano, il guaio diventa irreversibile.

 

Il guaio a quel punto pervade tutti, si viene costretti ad usare la forza nel tentativo estremo di ristabile l'equilibrio, per contrastare l'oppresione e il dispotismo, che non vuole accettare il fallimento di un il modello disastroso. Incece che una maturale presa d'atto, assistiamo al'infantilismo mediatico e politico che non riconosce nulla oltre se stessi e questo conduce prima o poi verso la direzione estrema dello scontro frontale, tanto imprevedibile quanto maggiore è l'irresponsabilità di quanti hanno il compito di raccontare gli eventi, complici si esprimono in maniera disinvolta senza  soppesaer attentamente le affermazioni. Troppo spesso, e non da adesso, ci si trincera, da parte degli organi di informazione, dietro la cultura criminale che esprime, a loro modo, il popolo siciliano, ribadita ogni qualvolta non ci si sottomette, supini, ai voleri voleri.

 

Degenerati ed irresponsabili, sentano addosso lo scrupolo di una possibile degenerazione, anche violenta, stanno alimentando la rabbia ed il rancore, cambino atteggiamento e si dimostrino umili verso i problemi di sussistenza di questo popolo, che li subisce insieme all'infamia dell'indigenza mentre intorno ci si vede rubura le nostre ricchiezze.

 

Stolti e sciocchi, stanno traghettando gli eventi verso il possibile non ritorno. Per me che sono indipendentista potrebbe andare anche bene, se solo fossi stolto ed irresponsabile quanto loro.

 

Zetan  

Anonimo 24 gennaio 2012   18:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 24 gennaio 2012. Visualizza »

Bravo direttore, ma queste cose elementari non potevano dirle ieri quei due semianalfabeti che non hanno saputo nemmeno spiegare che la Trinacria è semplicemente il simbolo millenario della Sicilia, che non sono lo spadone di Alberto da Giussano?
Quei due semianalfabeti che non sanno neanche parlare in italiano, che non battono ciglio se gli si dice che vogliono abolire lo Statuto speciale, neanche capiscono che in questo modo le residue speranze per un paese produttore di energia come la Sicilia di essere ristorata dei suoi danni andranno in fumo.

Quei due semianalfabeti non possono guidare questa rivoluzione. E' stato pietoso ascoltarli.

ho il rispetto dello statuto ho l'indipendenza tanto per non farci fottere, le tasse paghiamoli alla regione siciliana, siamo stanchi no al ponte si al passaporto, compriamo tutto cio che di siciliano e l'econimia dell'isola volerà in alto

Anonimo 24 gennaio 2012   17:18

Bravo direttore, ma queste cose elementari non potevano dirle ieri quei due semianalfabeti che non hanno saputo nemmeno spiegare che la Trinacria è semplicemente il simbolo millenario della Sicilia, che non sono lo spadone di Alberto da Giussano?
Quei due semianalfabeti che non sanno neanche parlare in italiano, che non battono ciglio se gli si dice che vogliono abolire lo Statuto speciale, neanche capiscono che in questo modo le residue speranze per un paese produttore di energia come la Sicilia di essere ristorata dei suoi danni andranno in fumo.

Quei due semianalfabeti non possono guidare questa rivoluzione. E' stato pietoso ascoltarli.

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