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Dai falò, falsi, del ministro Calderoli alle semplificazioni, vere, dei Prof, 440mila norme inutili al macero. C’è di tutto, anche patente e carta d’identità

26 gennaio 2012 18:14
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Ricordate la foto del ministro per la semplificazioni, Roberto Calderoli, accanto ad un mucchio di cartacce che bruciano? Segnò il culmine del consenso vantato dal governo padano. Correva l’anno 2009 e tutto andava bene – così ci era raccontato – nonostante il disfattismo dei giornali e della tv di Stato, al servizio dei comunisti. La didascalia alla foto fece il giro del mondo perché proclamava solennemente la fine di tutte le leggi inutili e desuete, enti ed enticciuoli. Una rivoluzione. Tutti felici e contenti? Sì, la notizia piacque, solo che non aveva niente a che fare con la realtà. Hanno bruciato cartaccia, ma hanno lasciato in vita le norme. Un coup de theatre, simile ai Ministeri di Monza.


Le cose sono rimaste esattamente come prima, tanto è vero che i Professori hanno preso in mano la questione, annosa quanto l’Unità d’Italia, e l’hanno affrontata. Il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, che ha un bel cognome, ha lavorato alacremente al disboscamento. Risultato? Nel decreto di prossima approvazione da parte del Consiglio dei ministri – ben 40 pagine, 74 articoli – è prevista la cancellazione di ben 430 mila norme (atti amministrativi, circolari, decreti obsoleti, regolamenti) , contenute in 330 leggi giudicate desuete o di alcuna utilità.


Si è lavorato con la ramazza, ed è probabile che gli italiani riescano a trarne cospicuo giovamento, visto che fra le disposizioni desueto o inutili ci sono regole che ci hanno reso la vita difficile, dal rinnovo della patente alla banca dati nazionale degli appalti, dalla carta d’identità al bollino blu, all’edilizia scolastica e la certificazione unificata delle imprese.


Il Corriere della Sera ci riferisce che la più vecchia legge fra quelle abrogate risale al 1947 e riguarda l’ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo.


Un particolare curioso: fra le semplificazioni ce n’è una che piacerà a tanti: si può organizzare una festa da ballo senza dovere chiedere l’autorizzazione alla Questura. Si tratta di un anacronismo e la cancellazione della regola dovrebbe fare saltare di gioia un poco tutti. E invece no, la Federazione dei pubblici esercizi della Confcommercio ha lanciato un campanello d’allarme. Per quale ragione? Teme che la criminalità organizzata possa “organizzare” anche feste da ballo all’insaputa delle autorità di pubblica sicurezza, servendosi di sale da ballo e club privati.


Non c’è tempo di festeggiare la fine di un divieto che c’è sempre qualcuno che spiega il buon motivo di evitarne la cancellazione. È una vecchia storia.


Le semplificazioni vanno a braccetto delle liberalizzazioni, il clima di sospetto e resistenza non cambia. Che la mafia possa trarre profitto dalle feste da ballo senza autorizzazione,  è davvero un sospetto che non avevamo avuto. Speriamo che la Confcommercio non abbia ragione, che cosa volete che vi diciamo. Per intanto, godiamoci questo bel momento. Quando accadrà che si mandino al macero 430 mila norme inutili? Arriverà prima la cometa di Halley. 

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