"Senza entrare nel merito di alcuna disputa politica, credo di poter dire che in questo momento e gia' da tempo, assai basso e' il grado di attenzione che tutte le forze rappresentative del Paese dedicano al problema del Mezzogiorno e del rapporto tra il Sud e lo sviluppo nazionale". L'accusa del presidente Giorgio Napolitano risuona nella grande sala del teatro Mediterraneo all'interno della Mostra d'Oltremare a Napoli, al termine del primo giorno della sua visita nel capoluogo partenopeo che si concludera' domani.
"Si puo' ritenere -spiega Napolitano- che non ci si possa attendere una maggiore attenzione in quella direzione, vista la grave e delicatissima crisi finanziaria e la incombente recessione economica con cui il mondo e l'Italia stanno facendo e debbono fare i conti. Ma se e' vero che si impone un grande sforzo comune per sostenere la crescita economica del Paese -si chiede significativamente Napolitano- puo' questo obbiettivo generale essere perseguito senza tener conto dei limiti e delle potenzialita' che il Mezzogiorno rappresenta? Rinviando a non si sa quale 'dopo' azioni specificamente rivolte a far leva sugli spazi di crescita che ci sono al Sud? Non dovrebbe ogni intervento pubblico anti-crisi mirare anche e in particolare al Mezzogiorno, che gia' soffre di condizioni di persistente arretratezza e le cui popolazioni soffrono un piu' forte disagio sociale?".
Il presidente della Repubblica si augura, a tale proposito, che "questo interrogativo venga nelle prossime settimane raccolto e sciolto responsabilmente. Me lo auguro -sottolinea- anche pensando a fenomeni di recessione e quindi di aumento della disoccupazione e della cassa integrazione, che incombono su gia' precari equilibri economici e sociali, a Napoli e nelle regioni meridionali".
Napolitano osserva che "per il Mezzogiorno e' importante un discorso non solo e non tanto di quantita' di risorse ma di qualita' dell'azione pubblica e di miglioramento del contesto generale ai fini di un impiego piu' produttivo e piu' efficace delle risorse disponibili". Ma se "questo e' senza dubbio vero, egualmente non si puo' fare a meno di rilevare l'evoluzione in corso nell'attribuzione di risorse a politiche di riequilibrio territoriale".
In particolare, l'attenzione di Napolitano si accentra sulla "sensibile riduzione del Fondo per le aree sottoutilizzate: riduzione, nel periodo 2007-2013, di oltre 11 mld di euro di cui 10 mld per il Mezzogiorno. Dallo stesso Fondo -ricorda- il decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri preleva ulteriori risorse destinandole al Fondo per le infrastrutture prioritarie". Ebbene, "a questo punto -esorta il presidente della Repubblica- diventa essenziale che il Parlamento e le Regioni vigilino perche' sia mantenuta ferma per tutti i campi di intervento la distribuzione territoriale, che lo stesso nuovo decreto ribadisce in linea di principio, nella misura dell'85% a favore delle regioni meridionali. Cio' vale, in particolare, di fronte al grave deficit di infrastrutture che presenta il Sud".
Napolitano pone con forza anche "il tema cruciale del rapporto tra il provvedimento di cui si discute in attuazione del federalismo fiscale, ovvero dell'art. 119 della Costituzione, e lo sviluppo di adeguate politiche per il Mezzogiorno".
In questo quadro, il capo dello Stato raccomanda che "vada chiarito e garantito il livello effettivo dei necessari trasferimenti tra il Nord e il Sud del Paese, anche in funzione di una parita' nel godimento di diritti fondamentali. Senza, nello stesso tempo, sottrarsi a un doveroso esercizio di responsabilita' nel Mezzogiorno per quel che riguarda l'impiego oculato delle risorse pubbliche destinate al Sud e, in particolare, i costi e la qualita' dei servizi da prestare a carico della finanza pubblica".
Per Napolitano, "questo esercizio di responsabilita' nella finalizzazione e nel controllo della spesa pubblica nel Mezzogiorno si impone, nelle condizioni di bilancio che caratterizzano l'Italia, dovendosi sul piano generale intervenire per impedire che la crisi finanziaria si trasmetta ancor piu'a' pesantemente all'economia reale ma, nello stesso tempo, per mantenere la fiducia nei titoli del nostro debito pubblico che resta ingente".
Il presidente della Repubblica non manca poi di sottolineare anche quelle che definisce come "note dolenti" a proposito "dell'impiego di assai cospicui fondi europei. Dalla Ue -ricorda- vengono non solo vincoli ma anche politiche di sostegno e fondi strutturali. Pero', ritardi nell'utilizzazione, scelte dispersive, insufficienze progettuali e ripiegamenti fuorvianti su cosiddetti progetti 'sponda', hanno condotto al rischio di perdere una grande occasione".
Ecco allora che "e' assolutamente indispensabile che cambino i comportamenti di tutti i soggetti pubblici e privati, che condizionano negativamente il miglior uso, secondo l'interesse generale, delle risorse disponibili per il Mezzogiorno".
A questo proposito, Napolitano richiama l'attenzione "sulla debolezza delle logiche di mercato, sul peso gravissimo delle 'intermediazioni improprie' che possono ricondursi a molteplici forme di corruzione e di clientelismo, di interferenza e di manipolazione rispetto a un lineare e corretto impiego delle risorse pubbliche e che si traducono in crescita dell'economia illegale".