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La maggioranza fa opposizione all'Ars. Lombardo è costretto a piegarsi, il ddl sugli enti locali torna in commissione

di Salvatore D'Anna
02 dicembre 2008 22:18
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Non siamo ai materassi, ma poco ci manca. Il martedì dell’Ars è stato lungo, pieno di insidie, trabocchetti, scontri verbali e incontri pacificatori per cercare di rimettere tutto a posto. Al centro del dibattito sempre lei, la riforma degli enti locali. Con il presidente della Regione Raffaele Lombardo messo alle strette dalla sua stessa maggioranza. E il disegno di legge è tornato in commissione, dopo l'approvazione a scrutinio segreto di un emendamento presentato dall'opposizione. Alle 11 a Sala d’Ercole doveva cominciare la discussione dei disegni di legge sulla riforma degli assessorati regionali, la composizione delle giunte, lo status degli amministratori locali, le misure di contenimento della spesa pubblica, la soglia di sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali, le norme per la riorganizzazione dei dipartimenti regionali. Tanta carne al fuoco, questioni ed equilibri delicati.

 

Che sarebbe stata una giornata difficile se lo aspettavano tutti. Lunedì, ultimo giorno utile per presentare gli emendamenti, ne sono arrivati una ventina da parte dell’Udc e un buon numero da parte del Pdl. Uno schiaffo a Lombardo. Che è stato costretto a convocare un vertice di maggioranza per dirimere le questioni aperte. Malgrado il nervosismo, gli uomini dell’Mpa gettavano acqua sul fuoco. “La riforma dei dipartimenti è funzionale allo sviluppo, quindi sono sicuro che prevarrà il buon senso” aveva detto in mattinata il segretario e capogruppo dell’Mpa, Lino Leanza. Ma a gettare la maschera ci ha pensato il presidente Lombardo. “Nella maggioranza c’è un clima serenamente teso”, ha detto il governatore siciliano al termine della riunione tra Pdl, Udc e Mpa a Palazzo dei Normanni. Parole alle quali risponde Rudy Maira, capogruppo Udc all’Ars: “Noi diciamo che non siamo tra quanti cedono alle beghe ed alla lite fine a se stessa”.

 

Senza giri di parole, i partiti della maggioranza vogliono limitare i poteri del presidente, e sono riusciti attraverso il fuoco di sbarramento degli emendamenti a fare ostruzionismo. Ad esempio nella bozza in discussione si prevedeva di affidare al governatore il programma di governo, l’Udc ha chiesto di aggiungere la frase “previa delibera della giunta”. “Esamineremo i ddl previsti all’ordine del giorno con qualche modifica”, ha detto soddisfatto Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl, al termine dell’incontro. Quali sono le novità? L’accordo tra gli alleati che sostengono la giunta prevede alcune modifiche al disegno di legge sulla riforma della burocrazia e la riorganizzazione dei dipartimenti. Sono stati soppressi gli articoli 5 e 6 del provvedimento. Il primo stabiliva di affidare al presidente il programma di governo. Il secondo stabiliva che gli “assessori rappresentano gli assessorati ai quali sono preposti e sono responsabili nei confronti del presidente per la direzione politico amministrativa”. La riduzione dei dipartimenti da 37 a 31 lascerà intatti quelli per l’agricoltura. Né verrà abolita come previsto in un primo momento l’Arra, l’agenzia regionale per i rifiuti e le acque.

 

“Per quanto riguarda infine misure di contenimento della spesa pubblica negli enti locali e la soglia di sbarramento nelle elezioni comunali e provinciali della Regione valuteremo di apportare alcune modifiche”, ha affermato Leanza, cui fa eco Lombardo. “Sullo sbarramento previsto al 5 per cento – ha detto - terremo anche conto delle richieste di abbassarlo avanzata da Rita Borsellino”. Ma su questo punto i leader della maggioranza sono compatti. “La soglia resta al 5 per cento”, dicono sia Leanza che Leontini, con l’Udc che accoglie a braccia aperte le novità. “Posso serenamente affermare - ha osservato Maira - che sul ddl che ridisegna i dipartimenti l’Udc possa ritenersi soddisfatta, sia per la volontà del presidente Lombardo di sopprimere gli articoli che estendevano i suoi poteri rispetto alla Giunta, che come da noi segnalato presentavano profili di violazione del nostro Statuto Speciale, sia per l’accoglimento degli emendamenti che ripristinano l’Arra, separano l’azienda foreste dal dipartimento regionale e assegnano le competenze sulle politiche energetica ad un solo assessorato”.

 

Due emendamenti al disegno di legge di riforma elettorale negli enti locali siciliani del Pdl prevedono uno di abbassare ai comuni di 50 mila abitanti la costituzione di consigli circoscrizionali (attualmente il disegno di legge prevede il mantenimento delle circoscrizioni solo nei comuni superiori a 250 mila), l’altro che nei comuni con meno di 250 mila abitanti, il limite di spesa per la gestione dei consigli circoscrizionali è demandata alla Giunta ed al consiglio comunale.

 

Imbufalita l’opposizione, che in commissione aveva votato i ddl. “La riforma di assessorati e dipartimenti o si fa seriamente oppure meglio lasciare stare. Di tutto c'é bisogno, tranne che di mosse gattopardesche per fingere di riformare quando in realtà si vuol lasciare tutto com’è”, tuona Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all’Ars. "E' inutile che Lombardo tenti di nascondere la gravità della situazione con giochi di parole. Questa finestra legislativa - prosegue Cracolici - doveva servire ad approvare riforme importanti e norme urgenti, come quella sui Cofidi attesa dalle imprese siciliane, ma fino ad ora è servita solo a dimostrare che questa maggioranza non ce la fa a governare. Insomma, la finestra è stata appena aperta, e la maggioranza ha già rotto i vetri".

 

E sull’abbassamento dello sbarramento del 5%. “Lombardo è pronto ad abbassare la soglia di sbarramento? Sia coerente e vada fino in fondo, non pensi di gettare il sasso e nascondere la mano. Per quel che ci riguarda – prosegue Cracolici - abbiamo già presentato un emendamento che prevede lo sbarramento al 4%, che è la soglia condivisa già nella scorsa legislatura da tutto il centrosinistra, compresa Rita Borsellino”.

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Anonimo 03 dicembre 2008   16:23

questa è la testimonianza che l'autonomia (e anche di più l'indipendenza) non conviene a molti politici

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