Nei giorni successivi ricevetti un altro plico da Washington contenente «business documents». L'indirizzo del mittente: 1711 Massachussetts Av. Washington D.C. Salvatore Amendolito mi inviava copia dei memoriali spediti a magistrati e alle alte cariche dello Stato e alcuni documenti che lo accreditavano presso le autorità americane per la sua attività a sostegno della polizia doganale USA nell'operazione pizza-connection.
Mi proposi di analizzare tutto con scrupolo. Una indagine a tavolino. Impresa disperata, quando le informazioni devi scoprirle fra le righe di una notizia o di un documento che non sembra nascondere nulla.
Passo anche in rassegna i quotidiani, sottolineo parole, brani, seleziono articoli. Ogni informazione pone interrogativi, fa nascere dubbi, rimanda ad altro. Il caldo opprimente costringe ad usare il condizionatore che fa un rumore infernale.
Da dove cominciare? Le informazioni sollevano solo polvere, sono seppellite da una montagna di fandonie. Per fermare l'ansia maniacale che mi assale quando cerco qualcosa (ma non so che cosa), decido di fare un po' d'ordine. Metodo, dunque. I casi di cui Falcone si occupava? Riciclaggio (svizzero, russo), il pacchetto anticrimine, l'omicidio di Salvo Lima. Nel pacchetto anti-crimine va messa dentro 1'ipotesi della nomina a superprocuratore antimafia. O di ministro dell'Interno. La seconda operazione da fare è di annotare tutto ciò che assomiglia a disinformazione, notizie subito smentite. Quando il carteggio è in buon ordine, non ci sono più alibi: devo mettere insieme le notizie, cercare di capire, trovare uno spunto, una idea. E costruire una ipotesi attendibile.
«Era in marzo del 1991. Falcone si trovava a Zurigo sulle tracce di un conto di dieci milioni di dollari della mafia palermitana, depositato alla banca Contrade, appartenente all'Unione Banche Svizzere. Era intenzionato a richiedere il sequestro del conto e la banca, come sempre in queste situazioni, ha chiamato chi, del clan mafioso, aveva depositato il denaro dicendo : ne ' è una richiesta dell' autorità giudiziaria italiana in arrivo, il vostro conto deve essere chiuso, dovete ritirare subito il denaro". Subito dopo la stessa banca ha fornito al titolare del conto l'indirizzo di una fiduciaria, suggerendo di portare lì questi dieci milioni di dollari. La fiduciaria, ottenuto il denaro, l'ha ridepositato alla Contrade a suo nome, bloccando così l'operazione Falcone».
«Ma qual era il vero scopo di Falcone in Svizzera?».
«Da quanto ho capito, lo scopo non era tanto di identificare i conti cifrati quanto di riuscire a capire il meccanismo del riciclaggio, come le banche svizzere riescano a proteggere i loro clienti. Su questo lavorava e su questo avrebbe inferto colpi mortali...».
«Le banche svizzere dicono di attenersi alla nuova legislazione...», osserva il giornalista.
«Per capire gli effetti reali di questa legge,” risponde caustico Ziegler , “credo che sia sufficiente sapere che il presidente della Commissione, che l'ha elaborato, è l'ex presidente della Confederazione, Gianfranco Cotti, avvocato d'affari e dirigente della FINO, una importante finanziaria che secondo la giustizia italiana è in stretto contatto con il cartello di Medelin...».
«Le banche svizzere non hanno voluto collaborare nell'inchiesta sulle tangenti dei giudici milanesi...» ricorda allora il giornalista.
«L'Associazione Bancaria Ticinese ha detto che non si deve collaborare con la giustizia italiana perché spaventerebbe i clienti italiani...».
Dunque, Ziegler sostiene che Falcone indagava sui meccanismi del riciclaggio: rovistava fra i documenti e le carte, utilizzava le sue amicizie, i detectives e magistrati. Il suo obiettivo era impadronirsi dei meccanismi del riciclaggio, magari per suggerire una legislazione internazionale idonea.
Quando sul suo tavolo a Roma giunsero i documenti dei giudici milanesi che chiedevano la rogatoria internazionale, Falcone non si limitò sicuramente ad un ruolo notarile. Il fatto che non indossasse la toga non significava niente. È il sostituto procuratore Di Pietro a confermarlo. «L'avevo sentito a telefono proprio venerdì mattina e aveva parlato a lungo degli sviluppi dell'inchiesta».
Quali sviluppi? C'erano da risolvere questioni formali per convincere la magistratura svizzera a collaborare.
E Ziegler ha fatto un quadro preciso della situazione. La Svizzera vive anche della ricettazione di denaro sporco.
Chi tocca i fili muore, insomma.