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Dl salvaliste. Dalla falce e martello all’incudine e martello
Napolitano firma e per il premier non è più comunista

06 marzo 2010 10:24
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Si sorprende, si rammarica e si arrabbia il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, nel commentare in termini negativi l'atteggiamento assunto dal centrosinistra in merito al decreto ‘salvaliste’: "Ogni qualvolta c'e' da dimostrare un briciolo di saggezza politica, di equilibrio e di moderazione”, sbotta, deluso, “nell'arcipelago della sinistra si scatena invece il peggio: un irresponsabile furore polemico senza attinenza con la realtà, in questo caso senza neppure un'attenta valutazione dei contenuti del decreto".

 

L’irritazione trascina nel rammarico il coinvolgimento del Quirinale. Criticando il decreto, si critica la scelta del Colle di firmarlo. E questo non va bene, sostiene Bondi.

 

"Da queste furibonde reazioni, che oltretutto rivelano uno scarso rispetto nei confronti del presidente della Repubblica, si ha la conferma che la sinistra non si pone neppure il problema delle conseguenze politiche che deriverebbero dall'esclusione del primo partito del Paese dalla competizione elettorale. È evidente –conclude Bondi- che in questo modo il confronto si rivela impossibile e, soprattutto, che su questo terreno l'opposizione è destinata ad essere fagocitata dallo stile e dalle parole d'ordine sempre più sguaiate e pericolose di un Di Pietro".

 

Il senatore e costituzionalista del Pd, Stefano Ceccanti, mette da parte la politica e va al merito della questione, esprimendo molti dubbi sulla natura del provvedimento 'salvaliste' varato ieri dal Cdm e sottoscritto nella notte dal capo dello Stato.

 

"Prima di oggi -dichiara Ceccanti- francamente non avevo mai da nessuno parte letto di 'decreti interpretativi'. In diritto si può innovare e le leggi di interpretazione autentica esistono, ma la Corte costituzionale le ha sempre ammesse con molti limiti, ultimo caso, se non sbaglio nella sentenza 274/2006 dove ricorda "la norma che deriva dalla legge di 'interpretazione autentica' non può ritenersi irragionevole ove si limiti ad assegnare alla disposizione interpretata un significato già in essa contenuto, riconoscibile come 'una delle possibili letture del testo originario'".

 

"Ora, con tutto il rispetto per il presidente della Repubblica e al di là del caso Formigoni che sembrava risolubile dal Tar senza decreto, dire che bastava essere dentro in Tribunale e far presentare le liste lunedì prossimo era una norma ricompresa nelle letture possibili del testo del 1968? Questo è un decreto-provvedimento con nomi e cognomi, di interpretativo c'è poco o nulla. Si potrà pertanto aggiornare la nota frase di Giovanni Giolitti: le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si varano decreti provvedimento chiamandoli interpretativi. Questo lo devo dire con amarezza –conclude Ceccanti- per coscienza professionale e civile, a prescindere dall'opportunità e dalla collocazione politica".

 

Ricordiamo che sui ricorsi devono ancora pronunciarsi i tribunali ordinari ed amministrativi. Non è escluso il ricorso alla Corte costituzionale, i rilievi mossi dal senatore Ceccanti ne anticipano i contenuti in qualche modo.

 

La decisione del Colle? Anche questa sarà oggetto di dibattito, non c’è dubbio, seppur pacato. Nel centrosinistra c’è grande rispetto verso Giorgio Napolitano, il centrodestra, invece, stavolta non sta dall’altra parte. Il presidente della Repubblica, stavolta, non è “comunista”, né di parte. Per il Premier ha dato voce solo alla voglia di votare degli italiani. Che avrebbero votato comunque, naturalmente, anche senza il decreto, perché i problemi sono nati nella provincia di Roma e in Lombardia.

 

Lo stato d’animo di Napolitano?

 

Si è dovuto occupare di un pasticcio, come ha affermato egli stesso, e non è mai facile. In più su di lui c’erano enormi attenzioni. Dalla falce e martello all’incudine e martello, insomma.

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Anonimo 08 marzo 2010   17:48

Vedo con dispiacere che qualcuno si ostina sul terreno degli insulti e degli spropositi.

Non una sola parola di questi signori dallo sproloquio facile corrisponde alla verità e la maggioranza degli italiani, che hanno consapevolezza del grave periodo di crisi che stiamo attraversando, osserva con attenzione e apprezza gli sforzi del Governo Berlusconi, positivamente confermati dai vertici della UE e da quelli del mondo intero (con esclusione dell'Iran o giù di lì).

Il prosciutto negli occhi lo portano coloro che si lasciano condizionare dalla bieca e forcaiola macchina propagandistica di una sinistra ormai allo sbando, la cui unica produzione politica è l'odio contro Berlusconi.

Questi signori pretendono di difendere l'indifendibile e non si rendono conto della reazione di milioni di cittadini che si erano sentiti depredare del proprio voto, solo sulla base di regole burocratiche. Invece di ergersi a paladini delle "regole", dicano quali precisi rimedi avrebbero indicato loro, per sanare la situazione. Come si poteva pensare di andare alle elezioni in Lombardia e Lazio senza il partito di maggioranza sulla scheda elettorale...?

Quale sarebbe la dittatura camuffata? Forse quella che consente di insultare persino il Presidente della Repubblica con dichiarazioni a dir poco deliranti ? Forse quella dell'informazione alla Santoro, Travaglio, Floris e compagni che utilizzano le reti Tv pubbliche per attaccare unicamente Berlusconi...?

Le dittature nascono dalla fomentazione dell'odio, dalla violenza che ha attentato alla vita a Berlusconi, dalla svendita di questo Paese alla clandestinità pur di acquisire un nuovo serbatoio di voti, dalla manipolazione delle coscienze, dall'uso distorto dell'informazione, dalla strumentalizzazione di chi vive nel disagio, dalla deformazione sistematica della realtà. Così nascono le dittature, veri e propri salti nel vuoto determinati da chi sa lavorare solo allo sfascio, calpestando i valori e la storia di questa nostra Italia.

Altro che prosciutti negli occhi, qui si tratta di interi magazzini di merce avariata, ma gli italiano hanno capito come difendersi.

Svevo

Anonimo 08 marzo 2010   12:17

Questa è una falsa democrazia,grazie all'arroganza di questo governo di repubblica delle banane,che prendano esempio dalla vera democrazia che vige nella vicina Svizzera.

In Svizzera vale la volontà del popolo,invece in Italia vige l'arroganza e la prepotenza del più forte contro i deboli,ci avviciniamo sempre di più alla dittatura camuffata.

Anonimo 08 marzo 2010   10:49

Il signor Svevo ,potrebbe fare in tempo a ravvedersi dalle dichiarazioni fatte nel suo intervento,e mi auguro che veda la realtà per <come si presenta,togliendosi naturalmente il prosciutto dagli occhi.
L'arroganza ,la prepotenza sono state caratteristiche di questo governo di malandrini ,che in due anni di legislatura ha pensato esclusivamente a risolvere i problemi giudiziari del gran mignottaro,fregandosene altamente dei veri problemi dei cittadini,delle forze di polizia con fondi a disposizione vicini allo zero,cittadini disoccupati che si suicidano,fabbriche che chiudono ,e loro cosa fanno?,quali problemi vogliono risolvere?,le intercettazioni ,riforma della giustizia,lodi vari,e altre buffonate che non interessano il 99% dei cittadini.Il dl firmato dal Presidente Naplitano è un'atto sbagliato ,perchè non si possono cambiatre le regole durante il corso .Di questo passo si andra verso una camuffata di dittatura ,peggiore di i quella del famoso ventennio ,perchè composta da gente incline al malaffare e alla corruzione,per non parlare delle mignotte di palazzo.

Anonimo 08 marzo 2010   08:28
L'utente ha risposto al commento anonimo del 08 marzo 2010. Visualizza »

QUAE NOCENT DOCENT..., LE COSE CHE FANNO MALE SERVONO A IMPARARE

Il popolo della sinistra è proprio con la bava alla bocca per un decreto che ha semplicemente scongiurato il verificarsi di un gravissimo vulnus per la democrazia, cioè quello di impedire a 15 milioni di cittadini di esercitare il loro diritto-dovere di votare.

Dietro il paravento di una “legalità” manichea, tutta interpretata a propria convenienza, Di Pietro e la sua ammucchiata sbraitano, aggredendo una figura storica della sinistra italiana quale è il Presidente Napolitano, la cui saggezza è fuori discussione.

Tra l’altro, il TAR 24 ore dopo il decreto è arrivato alle stesse sostanziali conclusioni, ribaltando le precedenti sentenze dei giudici, ma di questo i compagni preferiscono non parlare, perché quando i massimi livelli della giurisdizione sanciscono in modo difforme dal loro fanatico odio antiberlusconiano, fanno finta di non aver capito.

Il golpe ci sarebbe stato davvero se le elezioni non avessero visto la partecipazione del partito di maggioranza nelle regioni Lombardia e Lazio, finiamola con queste buffonate!

La delusione ha qualche refluenza di sacrestia, stamattina l’ANSA ha diffuso le dichiarazioni di mons. Mogavero, un vescovo che ha scelto di fare politica attiva nella sinistra e al fianco di Di Pietro, giusto in una fase delicata della comunità ecclesiale, se prestiamo attenzione alle violenze sui minori da parte di prelati, su cui la Chiesa e il Papa sono fortemente impegnati in un’opera di contrasto. Infatti questo vescovo, in piena campagna elettorale, ha parlato di “brutto precedente, atteggiamento arrogante della maggioranza”, condividendo perciò l’attacco al Presidente della Repubblica italiana. Roba da non credere, sull'orlo di una vera e propria ingerenza nella sfera istituzionale di uno Stato diverso dal Vaticano.

La verità è che sulle inaspettate e “provvidenziali” sviste di qualche oscuro funzionario del Pdl incaricato di seguire le procedure burocratiche per la presentazione delle liste, i compagni dipietristi e collegati avevano assaporato il gusto della vittoria elettorale, semplicemente scavalcando il voto dei cittadini.

Questa è la sola, unica cosa di cui ci si deve vergognare! Un’ammucchiata capace di vomitare solo ritrite banalità in politica, agitando fumo, ponendosi di traverso al governo in maniera ottusa e oltranzista, negando l’evidenza dei fatti, ricorrendo a squallidi espedienti a base di escort-prostitute o al gossip, a senso unico ovviamente, come dimostra il caso Marrazzo.

La partita è chiusa due volte: una con il decreto, l’altra con la sentenza del TAR. E’ fallito miseramente l’ulteriore e disperato tentativo di abbattere il Pdl. Le piazzate non servono a nulla, perché fin quando in questo Paese i cittadini saranno liberi di esprimere le loro idee attraverso il voto democratico, sarà la maggioranza del corpo elettorale votante che determinerà il futuro politico.

Certo, l’esperienza è servita quanto meno a far capire ai vertici del Pdl che alla prossima dovranno incaricare ragazzi in gamba e con gli occhi aperti per raccogliere le firme e fare la fila per la presentazione delle liste, che non si lasceranno certo intimidire da qualche facinoroso che si stende di traverso. Ne hanno in gran quantità, ma forse sarebbe anche il caso di pensare a procedure più adatte al terzo millennio, cioè a presentazioni delle liste informatizzate, con posta elettronica certificata dei partiti e convalidata da attestazioni notarili.

Svevo

Condivido in pieno le pacate osservazioni di Svevo, soprattutto mi auguro che in ogni caso la lezione sia servita a qualcosa soprattutto dal punto di vista burocratico.

Auspico che la situazione torni presto alla normalità e che al di là delle piazzate alla Di Pietro che da quel che ho capito continueranno, si arrivi , finalmente a parlare di intenti e di programmi sui quali confrontarsi e permettere a noi elettori di esprimere con cognizione di causa il nostro voto.

Questo finora non è avvenuto .

La mia è utopia? Forse, ma io continuo a sperare .....

Buona settimana

Lucia

Anonimo 07 marzo 2010   18:10

QUAE NOCENT DOCENT..., LE COSE CHE FANNO MALE SERVONO A IMPARARE

Il popolo della sinistra è proprio con la bava alla bocca per un decreto che ha semplicemente scongiurato il verificarsi di un gravissimo vulnus per la democrazia, cioè quello di impedire a 15 milioni di cittadini di esercitare il loro diritto-dovere di votare.

Dietro il paravento di una “legalità” manichea, tutta interpretata a propria convenienza, Di Pietro e la sua ammucchiata sbraitano, aggredendo una figura storica della sinistra italiana quale è il Presidente Napolitano, la cui saggezza è fuori discussione.

Tra l’altro, il TAR 24 ore dopo il decreto è arrivato alle stesse sostanziali conclusioni, ribaltando le precedenti sentenze dei giudici, ma di questo i compagni preferiscono non parlare, perché quando i massimi livelli della giurisdizione sanciscono in modo difforme dal loro fanatico odio antiberlusconiano, fanno finta di non aver capito.

Il golpe ci sarebbe stato davvero se le elezioni non avessero visto la partecipazione del partito di maggioranza nelle regioni Lombardia e Lazio, finiamola con queste buffonate!

La delusione ha qualche refluenza di sacrestia, stamattina l’ANSA ha diffuso le dichiarazioni di mons. Mogavero, un vescovo che ha scelto di fare politica attiva nella sinistra e al fianco di Di Pietro, giusto in una fase delicata della comunità ecclesiale, se prestiamo attenzione alle violenze sui minori da parte di prelati, su cui la Chiesa e il Papa sono fortemente impegnati in un’opera di contrasto. Infatti questo vescovo, in piena campagna elettorale, ha parlato di “brutto precedente, atteggiamento arrogante della maggioranza”, condividendo perciò l’attacco al Presidente della Repubblica italiana. Roba da non credere, sull'orlo di una vera e propria ingerenza nella sfera istituzionale di uno Stato diverso dal Vaticano.

La verità è che sulle inaspettate e “provvidenziali” sviste di qualche oscuro funzionario del Pdl incaricato di seguire le procedure burocratiche per la presentazione delle liste, i compagni dipietristi e collegati avevano assaporato il gusto della vittoria elettorale, semplicemente scavalcando il voto dei cittadini.

Questa è la sola, unica cosa di cui ci si deve vergognare! Un’ammucchiata capace di vomitare solo ritrite banalità in politica, agitando fumo, ponendosi di traverso al governo in maniera ottusa e oltranzista, negando l’evidenza dei fatti, ricorrendo a squallidi espedienti a base di escort-prostitute o al gossip, a senso unico ovviamente, come dimostra il caso Marrazzo.

La partita è chiusa due volte: una con il decreto, l’altra con la sentenza del TAR. E’ fallito miseramente l’ulteriore e disperato tentativo di abbattere il Pdl. Le piazzate non servono a nulla, perché fin quando in questo Paese i cittadini saranno liberi di esprimere le loro idee attraverso il voto democratico, sarà la maggioranza del corpo elettorale votante che determinerà il futuro politico.

Certo, l’esperienza è servita quanto meno a far capire ai vertici del Pdl che alla prossima dovranno incaricare ragazzi in gamba e con gli occhi aperti per raccogliere le firme e fare la fila per la presentazione delle liste, che non si lasceranno certo intimidire da qualche facinoroso che si stende di traverso. Ne hanno in gran quantità, ma forse sarebbe anche il caso di pensare a procedure più adatte al terzo millennio, cioè a presentazioni delle liste informatizzate, con posta elettronica certificata dei partiti e convalidata da attestazioni notarili.

Svevo

Anonimo 07 marzo 2010   12:57
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RAGAZZI, DIAMOCI UNA MOSSA!!!!

 

QUESTO è UN COLPO DI STATO!!!

 

HANNO FALSATO LE ELEZIONI OLTRE CHE DELEGITTIMATA LA MAGISTRATURA!

 

è ORA DI SPEGNERE LE TV E SCENDERE IN PIAZZA...HANNO DISTRUTTO TUTTO...

Il concett di destra, secondo questi signori, è

" Io sto al potere e IO comando".

 

Solo che te la girano come la frittata dela   LIBERTA'.-

Anonimo 07 marzo 2010   12:41

A quanto pare Berlusconi non si rassegna all'applicazione delle leggi che non gli fanno comodo: direi che mi sembra sostanzialmente  voler sovvertire nei suoi confronti  in particolare la "legge del Menga"....

Anonimo 07 marzo 2010   10:30
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Trascrivo l'articolo inviatomi daLivio Ghersi:

Finalmente abbiamo potuto leggere il testo del decreto-legge 5 marzo 2010, n. 29, così come pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 6 marzo. E' di gran lunga migliore rispetto a tutte le formulazioni che, in successione di tempo, erano state anticipate dalle agenzie di stampa. E' asciutto, essenziale, rispondente allo scopo che si prefiggeva. Chi ci ha lavorato ha fatto un buon lavoro.
A questo punto, testo alla mano, veramente non si sa come valutare l'avventurismo e la spregiudicatezza di quei politici che, addirittura, hanno proposto di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 90 della Costituzione per aver firmato il decreto.
Invece è proprio da una vicenda come questa che emergono l'equilibrio e la saggezza del Presidente Napolitano. A lui salute e forza, perché il Paese oggi ha più che mai bisogno di un Capo dello Stato saggio, capace di tenere a freno gli estremismi e di placare i bollenti spiriti.
E' comprensibile che i partiti che sostengono la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Regione Lazio si rammarichino. La Provincia di Roma ha una popolazione di 4.110.035 abitanti (dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2009). Cioè una popolazione superiore al 73 per cento di quella dell'intera Regione Lazio, che conta 5.626.710 abitanti. L'assenza della lista del PdL della Provincia di Roma sarebbe stata un vantaggio formidabile per i sostenitori della Bonino.
Però in politica, come nello sport, le persone oneste non vogliono "vincere facile", grazie a regali insperati ed immeritati. Se una volta ritornati ad una competizione elettorale regolare e non falsata, Emma Bonino vincerà comunque, vorrà dire che la sua sarà una vittoria tanto più significativa e nella qualità di Presidente della Regione sarà tanto più autorevole.
Se perderà, vorrà dire semplicemente che in questo momento Renata Polverini riesce ad aggregare intorno a sè un più ampio consenso. Nessun dramma, né in un caso, né nell'altro. Come si conviene ad un Paese veramente civile.
Il livore di chi non sa rassegnarsi perché già si sentiva la vittoria in tasca deve lasciare spazio alla voglia di impegnarsi per conquistare questa vittoria sul campo. Penso che Bersani sia una persona seria. Oggi deve protestare perché ciò rientra nel suo ruolo di Segretario nazionale del Partito democratico; ma i toni ed i contenuti della protesta saranno un banco di prova anche per lui.
Quando le elezioni regionali saranno finalmente alle nostre spalle, mi auguro che le forze politiche facciano tesoro di questa tormentata esperienza e si decidano a rivedere le norme sul procedimento elettorale. E' vero che la forma è sostanza, ma il formalismo burocratico è demenza. E' fuori dal senso comune che il candidato alla carica di Presidente della Regione Lombardia, il quale già per tre volte è stato Presidente della Regione, debba dimostrare con 3.500 firme di avere i requisiti per essere nuovamente candidato; e rischi di essere escluso perché in qualche modulo in cui sono raccolte le firme i bolli degli autenticatori non risultavano della forma prescritta, o non chiaramente leggibili. Non dovrebbe essere difficilissimo individuare qualche procedura più moderna. Nell'interesse di tutti.
 
Livio Ghersi  (livioghersi@virgilio.it)
 

Quante belle parole ed elogi per questo nuovo gesto di potere,

io vorrei sapere perchè non è mai stato fatto nulla di simile per riammettere nei publici concorsi tutti quelli che per un ritardo del treno o del aereo si sono presentati in ritardo di mezzora all'appello.

Certo è facile dire che qui si fanno i destini dell'Italia mica una bubbuletta come un concorso; be tutto questo dovreste dirlo all'incaricato che si è allontanato a farsi un panino considerando il suo stomaco più  importante delle leggi dello stato, e  a chi amministra lo stato che non ci si può sempre salvare il fondo schiena  con decreti e decretini. Poi visto che il formalismo burocratico è demenza, si può per transitività considerare dementi tutti i burocrati che applicano alla lettera il codice civile e penale.

Un italiano che si è rotto....

Gufo grigio

Anonimo 07 marzo 2010   10:16
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Volevo commentare, ma scusate, l'unica cosa che riesco a fare e' V O M I T A R E!!!

Cerca di vomitare, però nel tuo water e poi guarda dentro e cerca di capire a cosa è dovuto il tuo vomito...se ovviamente ci riesci

Anonimo 07 marzo 2010   10:14
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Si ripete il ritornello che bisognava consentire a milioni di elettori di votare.

Veramente avrebbero dovuto ringraziare se non avessero  potuto votare per un partito che non sa nemmeno organizzare la presentazione delle proprie liste.

Ora questi illuminati elettori continueranno ad affidare le sorti della loro regione a questa manica di incompetenti?

Zelig

Gli elettori che hanno votato ti ringraziano per le idiozie dette.......ma possibile che in Italia ci si schieri in maniera così assurda?

Anonimo 07 marzo 2010   10:12
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 Su FB gira un articolo sulle minacce di berlusconi a Napolitano se si fosse rifiutato di firmare il decreto- truffa. Se è così siamo già alla dittatura.

Su FB girano tante panzane e ........tu abbocchi.....

Anonimo 07 marzo 2010   10:11
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 marzo 2010. Visualizza »

RAGAZZI, DIAMOCI UNA MOSSA!!!!

 

QUESTO è UN COLPO DI STATO!!!

 

HANNO FALSATO LE ELEZIONI OLTRE CHE DELEGITTIMATA LA MAGISTRATURA!

 

è ORA DI SPEGNERE LE TV E SCENDERE IN PIAZZA...HANNO DISTRUTTO TUTTO...

Vergognati....la tua è una lettera da sobillatore, non pensavo esistesse gente di cosi bassa levatura

Anonimo 07 marzo 2010   07:11

Trascrivo l'articolo inviatomi daLivio Ghersi:

Finalmente abbiamo potuto leggere il testo del decreto-legge 5 marzo 2010, n. 29, così come pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 6 marzo. E' di gran lunga migliore rispetto a tutte le formulazioni che, in successione di tempo, erano state anticipate dalle agenzie di stampa. E' asciutto, essenziale, rispondente allo scopo che si prefiggeva. Chi ci ha lavorato ha fatto un buon lavoro.
A questo punto, testo alla mano, veramente non si sa come valutare l'avventurismo e la spregiudicatezza di quei politici che, addirittura, hanno proposto di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 90 della Costituzione per aver firmato il decreto.
Invece è proprio da una vicenda come questa che emergono l'equilibrio e la saggezza del Presidente Napolitano. A lui salute e forza, perché il Paese oggi ha più che mai bisogno di un Capo dello Stato saggio, capace di tenere a freno gli estremismi e di placare i bollenti spiriti.
E' comprensibile che i partiti che sostengono la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Regione Lazio si rammarichino. La Provincia di Roma ha una popolazione di 4.110.035 abitanti (dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2009). Cioè una popolazione superiore al 73 per cento di quella dell'intera Regione Lazio, che conta 5.626.710 abitanti. L'assenza della lista del PdL della Provincia di Roma sarebbe stata un vantaggio formidabile per i sostenitori della Bonino.
Però in politica, come nello sport, le persone oneste non vogliono "vincere facile", grazie a regali insperati ed immeritati. Se una volta ritornati ad una competizione elettorale regolare e non falsata, Emma Bonino vincerà comunque, vorrà dire che la sua sarà una vittoria tanto più significativa e nella qualità di Presidente della Regione sarà tanto più autorevole.
Se perderà, vorrà dire semplicemente che in questo momento Renata Polverini riesce ad aggregare intorno a sè un più ampio consenso. Nessun dramma, né in un caso, né nell'altro. Come si conviene ad un Paese veramente civile.
Il livore di chi non sa rassegnarsi perché già si sentiva la vittoria in tasca deve lasciare spazio alla voglia di impegnarsi per conquistare questa vittoria sul campo. Penso che Bersani sia una persona seria. Oggi deve protestare perché ciò rientra nel suo ruolo di Segretario nazionale del Partito democratico; ma i toni ed i contenuti della protesta saranno un banco di prova anche per lui.
Quando le elezioni regionali saranno finalmente alle nostre spalle, mi auguro che le forze politiche facciano tesoro di questa tormentata esperienza e si decidano a rivedere le norme sul procedimento elettorale. E' vero che la forma è sostanza, ma il formalismo burocratico è demenza. E' fuori dal senso comune che il candidato alla carica di Presidente della Regione Lombardia, il quale già per tre volte è stato Presidente della Regione, debba dimostrare con 3.500 firme di avere i requisiti per essere nuovamente candidato; e rischi di essere escluso perché in qualche modulo in cui sono raccolte le firme i bolli degli autenticatori non risultavano della forma prescritta, o non chiaramente leggibili. Non dovrebbe essere difficilissimo individuare qualche procedura più moderna. Nell'interesse di tutti.
 
Livio Ghersi  (livioghersi@virgilio.it)
 
Anonimo 07 marzo 2010   00:54

RAGAZZI, DIAMOCI UNA MOSSA!!!!

 

QUESTO è UN COLPO DI STATO!!!

 

HANNO FALSATO LE ELEZIONI OLTRE CHE DELEGITTIMATA LA MAGISTRATURA!

 

è ORA DI SPEGNERE LE TV E SCENDERE IN PIAZZA...HANNO DISTRUTTO TUTTO...

Anonimo 07 marzo 2010   00:35

restutuiamo in blocco i certificati elettorali al presidente della repubblica, bisogna dare un segnale forte. Vincenzo 

Anonimo 06 marzo 2010   22:05

IL TAR RIAMMETTE FORMIGONI SENZA TENERE CONTO DEL DL APPROVATO IN CDM!

Secondo il Tar «è indubbio che l'ufficio centrale regionale della Corte di Appello di Milano avesse giá espresso la sua decisione su ammissione della lista» motivo per il quale il ricorso dei legali del Pdl risulta valido. L'ordinanza non ha tenuto conto del decreto "salva Pdl" approvato venerdì sera dal Consiglio dei ministri.

LA DEMOCRAZIA E' SALVA...IL GOLPE NON CI SARA'...

Anonimo 06 marzo 2010   21:59

 Su FB gira un articolo sulle minacce di berlusconi a Napolitano se si fosse rifiutato di firmare il decreto- truffa. Se è così siamo già alla dittatura.

Anonimo 06 marzo 2010   21:53


Scusate, ma io rimpiango Pertini. Non mi sento affatto rappresentato da questo presidente della Repubblica...

 

Anonimo 06 marzo 2010   17:13

 Dunque per maggiore chiarezza metto a confronto i tratti salienti del decreto-legge con quelli della legge del 17 febbraio 1968 n.108.

1)

DECRETO-LEGGE SALVA LISTE: art. 1 Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108 1. Il primo comma dell'articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo' essere provata con ogni mezzo idoneo".

LEGGE 17 FEBBRAIO 1968 n.108: Le liste dei candidati per ogni collegio devono essere presentate alla cancelleria del tribunale di cui al primo comma dell'articolo precedente dalle ore 8 del trentesimo giorno alle ore 12 del ventinovesimo giorno antecedenti quelli della votazione ; a tale scopo, per il periodo suddetto, la cancelleria del tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20.

 

 2)

DECRETO-LEGGE SALVA LISTE: Il terzo comma dell'articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l'autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall'articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche' tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita' della autenticazione delle firme non e' comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita' meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita' del timbro della autorita' autenticante, dell'indicazione del luogo di autenticazione, nonche' dell'indicazione della qualificazione dell'autorita' autenticante, purche' autorizzata.

LEGGE 17 FEBBRAIO 1968 n.108: La firma degli elettori deve avvenire su apposito modulo recante il contrassegno di lista, il nome e cognome, il luogo e la data di nascita dei candidati, nonché il nome, cognome, luogo e data di nascita del sottoscrittore e deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'art. 14 della L. 21 marzo 1990, n. 53; deve essere indicato il comune nelle cui liste l'elettore dichiara di essere iscritto.

3)

DECRETO-LEGGE SALVA LISTE: Il quinto comma dell'articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell'Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo' essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e' ammesso ricorso all' Ufficio centrale regionale, che puo' essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell'Ufficio centrale regionale e' ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo". "4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita' relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto".

LEGGE 17 FEBBRAIO 1968 n.108: Contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati, i delegati di lista possono, entro 24 ore dalla comunicazione, ricorrere all'Ufficio centrale regionale.

 

A voi e, soprattutto agli esperti di diritto l'ardua sentenza.

Residente Z.E.N.

Anonimo 06 marzo 2010   16:39

Si ripete il ritornello che bisognava consentire a milioni di elettori di votare.

Veramente avrebbero dovuto ringraziare se non avessero  potuto votare per un partito che non sa nemmeno organizzare la presentazione delle proprie liste.

Ora questi illuminati elettori continueranno ad affidare le sorti della loro regione a questa manica di incompetenti?

Zelig

Anonimo 06 marzo 2010   14:07

E' ora di finirla!

 L'arroganza e la tracotanza di questo neocrinuto belrlusca ha superato il segno.

Visto l'ennesimo attentato alla democrazia è ora di non votare più per le sue liste.

Gufo grigio

Anonimo 06 marzo 2010   14:01

Per il commentatore che ha scritto: "quando si è dentro il seggio elettorale, anche se le porte si chiudono, l'elettore ha diritto al voto. Quindi, mi sembra giusto che, se chi presenta le liste è vicino all'ufficio elettorale, anche se passano le 12.00 ha il diritto a consegnare le liste." MA COSA C'ENTRA! Se la mia domanda di partecipazione ad una concorso non giunge al destinatario nei tempi stabiliti io sono escluso dal concorso, così come se non consegno la domanda di laurea nei tempi stabiliti vengo escluso automaticamente da quella sessione di laurea, etc. Preciso inoltre che i rappresentanti del Pdl NON HANNO CONSEGNATO i documenti necessari entro le ore 12, infatti vi è un video girato dai socialisti e pubblicato su corriere.it giovedì 4 marzo alle 23:30 circa in cui una voce fuori campo descriveva quel che si stava vedendo, ossia uno dei rappresentanti del Pdl che spulciava le i documenti, il tutto a detta della voce narrante del video alle ore 12:39, quindi 39 MINUTI OLTRE il termine stabilito!

Residente Z.E.N.  

Anonimo 06 marzo 2010   13:36

Ai posteri l'ardua sentenza.Questa è una gran brutta pagina di storia,ma.......

Anonimo 06 marzo 2010   12:57

La casta continua a fare quello che vuole.

Anonimo 06 marzo 2010   12:31

Con tutta la buona volonta' e facendomi violenza non posso che bisbigliare vergogna e gridare forte " andate tutti al diavolo-vi vendete ogni giorno la dignita' dell'intero paese".Compresa quella parte che non e' dedita a truffe,tangenti e puttane d'alto bordo.

ariete49

Anonimo 06 marzo 2010   11:05

Vergogna, in Italia le leggi ci sn solo per essere infrante, se chi ci deve governare è il primo a non rispettarle, domani chiunque si sentirà autorizzato a commettere illeciti, magari nella speranza che questi vengano poi resi legali da decreti legislativi.....la celerità poi con cui è stato firato questo Dl è spaventosa, ma l'opposizione esiste? Come sempre la Lega è stata accontentata con la approvazione dell'emendamento ke di fatto elimina gli Ato acqua e immondizia, per poter avere la firma a qst Dl......signori, questa è l'Italia.......

Neolaureato, temo di aver fatto una scelta sbagliata, non sono andato via per la specializzazione.

Mi fa ridere chi diceva che l'esclusione del PDL sarebbe stato un duro colpo alla democrazia.....ma di quale democrazia stiamo parlando? Una legge stravolta dopo essere stata violata, solo per evitare di ammettere le proprie responsabilità, in Italia la storia è sempre la stessa e si ripete, chi sbaglia nn paga, o per lo meno paga solo chi ha poco potere, gli altri sanno sempre come "cavarsela".

andersonefareweto 06 marzo 2010   10:47

Ormai con Berlusconi si va avanti solo a forza di leggi e decreti ad personam, ad listam, salva Premier, anti "incapaci" e, comunque, solo ed esclusivamente "pro domo sua".

Ogni giorno di più ....... rimpiango Craxi, Martelli, Andreotti, Forlani, De Mita, Fanfani e tutta la prima Repubblica fino all'ultimo dei politici di quell'epoca.

 

Anonimo 06 marzo 2010   10:41

Quando si è dentro il seggio elettorale, anche se le porte si chiudono, l'elettore ha diritto al voto.

Quindi, mi sembra giusto che, se chi presenta le liste è vicino all'ufficio elettorale, anche se passano le 12.00 ha il diritto a consegnare le liste.

 

Del resto, il PD e la sinistra dovrebbero finalmente conviincersi che bisogna battere Berlusconi e i suoi alle urne, non mediante i giudici, i cavilli, o le escort.

 

Questa chhiamasi democrazia matura, altrimenti è una democrazia malata, stile ex impero sovietico quando per cancellare l'avversario si metteva nel caffè la stricnina...

Anonimo 06 marzo 2010   10:34

Volevo commentare, ma scusate, l'unica cosa che riesco a fare e' V O M I T A R E!!!

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