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Il "nemico" numero uno, Bocchino, fucilato sul campo nella giornata di sciopero dal Giornale di Berlusconi. "Affari e politica, nega pure l'evidenza"

09 luglio 2010 18:17
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È davvero curioso: i giornali che non hanno scioperato, come Libero e Il Giornale, addebitano a giornalisti ed editori che partecipano alla giornata di protesta l’inutilità della loro azione al fine del raggiungimento dell’obiettivo che si sono prefissi. “Come si fa – sostiene infatti Vittorio Feltri – a chiedere libertà di stampa rinunciando volontariamente alla libertà di stampare quotidiani?” La conclusione è illuminante: “Più che una contraddizione è un controsenso, come se gli affari facessero sciopero della fame contro chi gli dà poco da mangiare”.


Maurizio Belpietro, direttore di Libero, arriva alla medesima conclusione: “Una scelta che ricorda molto quei mariti i quali si tagliano gli attributi contro la moglie che non si concede”. Una idiozia, dunque.
Loro, Feltri e Belpietro, non ci cadono, perciò stampano i giornali e non mettono il bavaglio. Naturalmente, uno pensa: voi avete deciso di stare sul campo per combattere con lo strumento dell’informazione la battaglia che i giornalisti e gli editori hanno rinunciato a combattere, disertando la contesa e scegliendo il silenzio.


Fatta la premessa, però, i due direttori, andando al cuore del problema, si schierano contro i loro colleghi ed esprimono un corposo dissenso verso la Federazione della stampa che ha organizzato lo sciopero dei giornali e illustrano, invece, un consenso senza se e senza ma verso quelle norme che, se approvate dal Parlamento, editori e giornalisti ritengono una pericolosa restrizione della libertà. Non usano la giornata di silenzio per dare un loro contributo di idee, opinioni, suggerimenti o motivazioni alla protesta, ma per esprimere, legittimamente, una tesi completamente diversa da coloro che si astengono dal lavoro.


Se il silenzio è un errore nell’ottica di chi sciopera, non partecipare alla protesta per smantellare le ragioni dello sciopero, però, moltiplica l’errore.
E allora, bando alle ciance: perché non esprimere con chiarezza il proprio punto di vista? Non si sciopera perché le ragioni dello sciopero non sono affatto valide, il disegno di legge non è un assalto alla libertà d’informazione, anzi è bene che le cose cambino per evitare che si commettano degli abusi.
I giornali utilizzano, eccome, la giornata di silenzio per “fucilare” gli avversari politici e raccontare perché e per come lo sciopero è una solenne puttanata.
Libero assegna l’onore della prima pagina al presidente della Camera: “Fini ha 2000 badanti”. Il sommario: “I fedelissimi  ormai scarseggiano ma lui può consolarsi coi commessi: sempre di più e più costosi”.
Nel commento, l’autore del testo, precisa: “Dal momento che le sue truppe sono ridotte al minimo, Fini si trincera dietro un esercito di commessi”. E giù con  lo sputtanamento degli assistenti della Camera che con Fini c’entrano come cavoli a merenda, perché ci sono sempre stati e sono stati sempre in gran numero.
Lo capite da soli che l’attacco è pretestuoso, no? E questo a prescindere dall’idea che vi siete fatti delle scelte del presidente della Camera. Dov’è la notizia? Dov’è la responsabilità di Fini in questa storia? Perché si mette insieme la presunta solitudine politica del presidente della Camera con i commessi di Montecitorio?
Libero dedica metà della foliazione alle imprudenze, agli errori ed alle puttanate di Gianfranco Fini, ospitando editoriali dotti e arguti che tendono, tutti quanti, a dare una visione unilaterale – non giusta o sbagliata, ma unilaterale – della realtà: hic sunt leones, insomma. E tutto questo spiega non abbondantemente perché Libero è in edicola?
Vittorio Feltri non è Maurizio Belpietro, ha le palle e il grugno. Il Giornale di Berlusconi, che dirige, perciò, pesa dieci volte di più di Libero. Non usa il fioretto ma la scimitarra, non schiaffeggia, preferisce i pugni sullo stomaco. Gli avversari di Berlusconi, che hanno assaggiato gli strumenti utilizzati dal Giornale, sanno quanto possa fare male.
Nella giornata di sciopero della stampa nazionale, Feltri non si fa certo scappare l’opportunità di fare il suo mestiere. Non ci sono i nemici sul terreno della battaglia, colpire il bersaglio è più agevole, soprattutto più proficuo. 
Il bersaglio è sempre lo stesso: Fini, i finiani e, a latere, tutti coloro che non stanno dalla parte dell’editore. Volete un assaggio della “danza” che “Il Giornale” mette in scena?
Il soggetto è uno solo, non c’è bisogno di ripeterlo. Le espressioni per descriverlo sono colorate, fantasiose ed efficaci: “I golpisti mancati di un governissimo che non si farà mai?”. “…non è con leader bolliti che si forma la squadra vincente”. “E’ pura follia pensare che possano dare vita ad una maggioranza compatta personaggi che si detestano come Fini, Casini e Bersani”.
Cambiamo pagina: “Berlusconi mette i finiani con le spalle al muro”. Nel sommario spiega come e perché: “Se il governo cade sui provvedimenti anticrisi tutti a casa”. Poi avverte: Voglio continuare a guidare il Paese. E chi dovesse dissentire da questo impegno assoluto, dovrà prendere atto di non essere più in sintonia con i nostri elettori”.


Vi preghiamo di rileggere più volte e con grande attenzione l’avvertimento. E’ un saggio di democrazia impagabile. Su Libero gli stessi argomenti venivano illustrati con toni soft, nonostante a parlare fosse in entrambi i giornali il premier. Le parole si adattano al luogo in cui vengono accolte, forse è questo.
Ma il piatto forte del Giornale in occasione dello sciopero nazionale, è Italo Bocchino, l’uomo più detestato dal Cavaliere secondo la vulgata. “Bocchino, l’anima nera di Fini che si autoassolve dai peccati”, titola Il Giornale a pagina 4. E ne spiega il motivo: “Prima discepolo di Tatarella poi berlusconiano. Ma oggi è l’ariete dell’ex leader di An”. Fin qui ordinaria amministrazione, più avanti, invece c’è rumore di catene: “Fa le pulci agli altri ma, tirato in ballo su una storia di tangenti, nega pure l’evidenza”. E più giù in una finestrella: “Dagli appalti di Napoli alla società della moglie è sempre in bilico fra affari e politica”.
Il nemico va ucciso, non tramortito. Il condizionale, il dubbio sono cancellati. Il Giornale ha istruito il fascicolo, fatto le indagini, celebrato il processo e giunto al verdetto, inequivocabile: Bocchino “nega l’evidenza”. E’ colpevole. L’interessato querela, per intanto si becca la sua razione di insulti nella giornata di sciopero dei giornalisti.


Ma non è questo giornalismo che giustifica ciò che Il Giornale e Libero sostengono, la necessità di dare una regolata alle norme che permettono incursioni nel diritto alla dignità di una persona, il diritto di non subire uno sputtanamento preventivo, una condanna senza processo?

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Anonimo 10 luglio 2010   19:50

Il Giornale e Libero sono i megafoni del Berlusca-pensiero, scritti da lustrascarpe leccazampe molto ben pagati da chi, come la strega di Biancaneve ogni giorno si interroga allo specchio per sapere chi è "il più bello del reame", e saputo che non è più lui, e da molto tempo, dà incarico ai suoi camerieri-scribacchini di tentare di distruggere ogni possibile avverario.

Quel che sta facendo con Fini già da qualche anno.

Ma perchè non pensasse invece a governare bene - se ne è capace - a star lontano dalle alcove e dalle minorenni, a non farsi dettare dalla Lega quel che il governo deve e non deve fare.

Se Berlusconi recuperasse un attimo la lucidità mentale e si ricordasse che l'unico partito che l'ha pugnalato alle spalle sino a questo momento è solo la Lega e che lo farà anche domani al primo diniego, come cambierebbero le sorti d'Italia! Invece di prendere i soldi al Sud per investirli al Nord, depauperando ancor di più le poche risorse del Meridione ed arricchendo chi è già ricco, si facciano investimenti realmente produttivi nelle zone più disastrate di questo Paese, si favoriscano gli imprenditori che non vogliono delocalizzare le fabbriche, si attui un vero taglio alla spese della politica, dagli emolumenti  ai benefit a favore dei parlamentari.

La gente oggi è veramente stanca, come nel 1992 non ne può più di vedere una classe politica così lontana dai bisogni del popolo: i tempi sono maturi per un nuovo rinnovo della politica, per una Terza Repubblica.

Anonimo 10 luglio 2010   17:37

Sapete quale è la causa di tutta questo disordine creato dai giornalisti nell'esercizio della loro professione?

La lavatrice.

 

Anonimo 10 luglio 2010   09:54

Concordo pienamente  con  gli interventi  precedenti: uno  dei  mali  maggiori attuali  e'  perdere  tempo a  confutare -refutare pseudo argomentazioni  di veri killer -mafiosi -mediatici..tra  una  pistola  e  la  penna  non  cambia  gran  che'..

Sono  affiliati  alla  Grande  Impostura ,quindi devono  essere  considerati per natura  privi  di  ogni  sorta  di  credito razionale :perche'  ancora  li  ospitiamo  nelle  rassegne  stampa ?  se  si  parla  di  Libero  e  il  Giornale  io  allora  ci  voglio  anche  Penthouse e l'aggiornamento  e  le  recensioni delle  pellicole  di  Rocco  Siffredi  ogni  mattina ..cose  davvero  pregnanti  quelle !

Mario  Guglielmino -palermo

Anonimo 10 luglio 2010   09:45

Lo sciopero è un diritto e non un dovere imposto da sindacati o da correnti politiche  questo è in poche parole quanto vogliono dire Fertri e Belpietro.

Dal canto mio io vorrei che lo sciopero certi giornalisti RAI e non solo  lo facessero tutti i giorni. ( a parte la poesia inziale sui motivi dello sciopero ) Finalmente telegiornali stringati con solo notizie utili e senza commenti faziosi e/o  nettamente di parte. Questi secondo me dovrebbero essere i telegiornali, con senz'altro molte più notizie ma lasciando le persone libere di interpretarle. 

Per quanto riguarda la libertà di stampa sacrosanto che esista; però non ci si può celare dietro a questa libertà per infangare denigrare e quant'altro pur di criticare chi ti sta sulle B.....

Se i giornalisti e gli editori lo vogliono fare si debbono esporre alle conseguenze, nel caso in cui le  notizie che diffondono non siano veritiere o lo siano solamente in parte e siano state  manipolate o ancora peggio prezzolate.

Anonimo 10 luglio 2010   08:36

Feltri e Belpietro, in fondo sono dei poveracci e venduti; non vale la pena neanche dire altro. IGNORATELI....

Anonimo 10 luglio 2010   02:02
L'utente ha risposto al commento anonimo del 10 luglio 2010. Visualizza »

Feltri, Belpietro e Sallustri, personaggi inquietanti, e giganti nel giornalismo di disinformazione

Possibile che questi tre individui non abbiamo almeno uno scheletro nell'armadio, che siano cristallini come l'acqua di montagna, che non abbiamo mai fatto alcunchè che possa essere oggetto di un qualche loro sputtanamento sulle pagine dei giornali.

 

Ecchi se ne frega se magari qualche guascognata o fatto appena opaco viene esagerato, reso cupo, manipolato. E' esattamente quello che fanno loro con quelli che ritengono nemico del loro padrone.

 

Sbattete anche loro in prima pagina!!!

Anonimo 10 luglio 2010   00:27

Feltri, Belpietro e Sallustri, personaggi inquietanti, e giganti nel giornalismo di disinformazione

Anonimo 09 luglio 2010   20:45
L'utente ha risposto al commento anonimo del 09 luglio 2010. Visualizza »

E' giusto che Belpietro e Feltri non scioperino.

Egr. Direttore siamo contenti che in edicola oggi c'erano libero ed il giornale con le pappagallate di Feltri e Belpietro.

Che c'entrano loro con il giornalismo?

Forse nemmeno noi c'entriamo molto, la nostra è una piccolisima redazione e noi siamo giornalisti dilettanti e la nostra è una protesta insignificante, ma ci fa piacere non mischiarci con i tappetini anche se illustri e boriosi.

Redazione Pinus

Il ragionamento dei due direttori prezzolati dal cavaliere, sostenendo che era più utile protestare contro il governo facendo uscire i giornali invece di protestare con il silenzio stampa, così facendo, sono sempre i due a sostenerlo, non si protesta, infatti come si fa a protestare in silenzio? Sarebbe bene che qualcuno facesse notare ai due l'incongruenza di tale affermazione, sarebbe come dire che gli operai della Fiat (è solo un esempio) scoperino contro la chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese andando a lavorare e non protestare perchè ciò non avvenga. A questo punto la logica, sempre per i due, è qualcosa di illogico, ed hanno pienamente ragione, come si fa a smentire due "giornalisti" che pur di fare una carezza al capo riescono persino ad arrampicasi sui classici specchi?

Claudio Alessandri

Anonimo 09 luglio 2010   18:57

E' giusto che Belpietro e Feltri non scioperino.

Egr. Direttore siamo contenti che in edicola oggi c'erano libero ed il giornale con le pappagallate di Feltri e Belpietro.

Che c'entrano loro con il giornalismo?

Forse nemmeno noi c'entriamo molto, la nostra è una piccolisima redazione e noi siamo giornalisti dilettanti e la nostra è una protesta insignificante, ma ci fa piacere non mischiarci con i tappetini anche se illustri e boriosi.

Redazione Pinus

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