La cena in casa di Bruno Vespa imperversa: Silvio Berlusconi ne ha fatto uno strumento utile per avvertire Gianfranco Fini che può trovarsi senza munizioni in canna perché Pierferdinando Casini potrebbe tornare a casa nel centrodestra. Il fatto che Casini abbia ribadito la sua vecchia pazza idea di un governo di larghe intese addirittura con Berlusconi Presidente, raccogliendo una unanimità di dissenso nel centrosinistra, non lo ha fatto desistere. Né ha avuto alcun peso l’out-out che gli ha fatto pervenire la Lega Nord con Bobo Maroni e Umberto Bossi, Cota e Calderoli, tutti impegnati a spiegare che gli elettori non si tradiscono, che si tratta di rituali da prima repubbliche, che l’Udc sarebbe un ostacolo per il federalismo e che loro non vogliono comunque averci a che fare con questo partito a nessun costo.
Il Ministro Bondi ed altri, infatti, sono tornai sull’argomento e sembrano persuasi che Bossi e i suoi finiranno con il cambiare opinione. In ogni caso il Pdl, hanno precisato, non può ricevere veti da chicchessia.
Il dissenso della Lega, ed è la prima volta che accade, non ha fermato Berlusconi, il quale non è tornato sull’argomento nel suo solito modo aggressivo e perentorio – con la Lega non usa mai questi toni – ma l’ha sfiorato lievemente tanto per far sapere che non è affatto convinto di lasciar perdere.
L’impressione è che questo dibattito estivo serva più a “parlare” con il Presidente della Camera che con il leader dell’Udc: si parla a nuora perché suocera intenda, insomma.
Ma c’è chi la vede in modo diverso, ricordando che alla celebre cena di Vespa c’era anche, fra gli invitati un personaggio autorevolissimo, il segretario di Stato del Vaticano, Tarcisio Bertone. Casini potrebbe capitolare di fronte alle insistenze del cardinale Bertone, fanno notare, dando per scontato che la Chiesa si stia spendendo per dare una mano a Berlusconi e, insieme, fare tornare al centro del quadrato Pierferdinando casini, strappandolo al centrosinistra.
Il fato che Casini indugi sulle larghe intese, insomma, starebbe a significare che sta cercando di arrampicarsi sugli specchi per creare condizioni favorevoli ad un ingresso nel governo, nonostante quanto ha detto e ripetuto. Se le larghe intese non fossero accettate, la colpa non sarebbe sua, e dovrebbe sacrificarsi sull’altare della grande crisi che minaccia l’Italia e che richiede senso di responsabilità e un esecutivo forte politicamente e numericamente. In definitiva, emergerebbe una disponibilità a sostituire i finiani.
Sono argomenti che servono a persuadere Fini, non casini, ribattono gli scettici.
''Non c'e' nulla di peggio della confusione delle lingue. Il presidente Casini ha proposto un nuovo governo fondato su larghe intese dal Pdl al Pd, eventualmente presieduto da Silvio Berlusconi. A questa ipotesi Franceschini ha gia' risposto con un lapidario 'No mai'", dichiara Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl. Allora, a questo punto -prosegue- rimane in corsa solo l'attuale governo eletto dal popolo con una precisa maggioranza. Allo stato attuale delle cose nulla esclude che questo governo e questa maggioranza possano aprire un confronto con le parti piu' ragionevoli e responsabili dell'opposizione, cioe' -conclude- con l'Udc, tenendo anche conto del principio, ricordato dell'onorevole La Russa, mai dire mai''.
"La proposta dell'Udc e' una trappola per il presidente Berlusconi. Quello che propone Casini e' un'iniezione letale per il governo e la sua maggioranza". E' quanto afferma Francesco Pionati, segretario nazionale dell'Alleanza di Centro.
"Se il presidente del Consiglio apre al governo istituzionale