Kafka o Pirandello? Forse tutti e due. Avrebbero potuto fare di meglio in questa torrida estate siciliana? No, nelle Procure della Repubblica e nei palazzi della politica si recita a soggetto un copione scritto tante volte. Com’è possibile? Invece sì, è possibile. Aggiungete a Kafka e Pirandello, Feideau e Jonesco, il teatro dell’assurdo e quello degli equivoci, mescolate il tutto e verrà fuori la storia a puntate di questi giorni.
Pensate un poco quel che succede a Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione. Tre mesi fa un giornale ha scritto che stava per essere arrestato il Presidente Lombardo dopo avere anticipato la notizia che era stata aperta un’inchiesta da parte della Procura di Catania sulle cattive frequentazioni del governatore. Una vecchia storia che era stata oggetto di indagine, conclusa in una prima fase con richiesta d’archiviazione non concessa dal magistrato competente.
Il Presidente della Regione non è finito in manette, per il resto non si sa niente. Molte voci, molti ipotesi, molte illazioni. Ed una guerra senza quartiere fra leaders. L’inchiesta, non confermata formalmente, ha prodotto una serie inequivocabile di conseguenze: ha reso più instabile di quanto non sia per conto suo il governo della Regione.
Una spada di Damocle?
Molto di più.
Una emergenza permanente.
Il condannato rimane davanti al plotone d’esecuzione che aspetta l’ordine con il colpo in canna.
Raffaele Lombardo è presunto indagato, le inchieste in corso a Palermo, a Messina e Catania su mafia e politica con riferimento alla raccolta dei rifiuti sono presunte. Perfino l’indagine sulla fuga di notizie, passata da Catania a Messina, per legittima suspicione è presunta.
Il fatto che siano presunte non significa affatto che non ci siano, anzi è il contrario, ma non sono state formalmente “aperte”.
L’indagato non è stato mai formalmente interrogato, le sue dichiarazioni volontarie sono state accolte come persona a conoscenza dei fatti.
In questo contesto surreale si muove la politica (ma resta ferma l’economia siciliana): il Pdl è diviso formalmente in due parti in Sicilia, ma al di là dello Stretto le due parti diventano una sola, tanto che il capo degli scissionisti fa parte del governi nazionale.
Il Pdl rimasto integro, chiamato lealista, non ottiene, però, grande considerazione a Palazzo Chigi, mentre i ribelli, guidati da Miccichè, sono meglio considerati.
La coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni si è dissolta, l’opposizione ha fatto un accordo riformista, che però non ha avuto seguito perché il governatore non ha buoni rapporti con il Pdl lealista ma ha ripreso a parlare con il Capo del governo, Berlusconi.
L’Udc a Roma dialoga con il Pd, in Sicilia dialoga con il Pdl lealista. Di stare con Lombardo non ne vuole sentire a meno che non stiano dentro tutti quanti e per un periodo ben delimitato a conclusione del quale si deve andare alle elezioni. Prima possibile.
L’opposizione, il Pd, fa parte della maggioranza senza volerlo: chiede, senza ottenerlo, che il governo “rompa” con il centrodestra romano e quindi è fuori dal governo e dalla maggioranza, ma contribuisce a fare sopravvivere il governo più degli altri, seppure su temi ben precisi.
Il Pdl Sicilia non vuole firmare nessun patto elettorale, non vuole il Pd nella maggioranza e nel governo, ma vuole intese nei comuni con la stessa maggioranza che appoggia il governo regionale.
Lombardo vuole mantenere l’alleanza con Miccichè, dialoga con il PD, che però dice o con me o con Miccichè se Miccichè professa l’amicizia di Marcello dell’Utri e se non manda al diavolo Berlusconi, affossatore del Meridione e della Sicilia in particolare.
In compenso Lombardo apre all’Udc, che, come sappiamo, ci sta a certe condizioni, ritenute finora inaccettabili. Il governatore non si perde d’animo e ribadisce di lavorare per un governo con chi ci sta. A fare cosa? Un programma riformista e un cartello elettorale. Con chi? Il PD non ci sta, il Pdl Sicilia nemmeno, l’Udc nemmeno a parlarne.
Nel PD, comunque, una voce autorevole ritiene che Lombardo abbia cambiato molte cose, come prova la relazione appena fatta durante l’audizione della Commissione antimafia. A conclusione della quale, come sappiamo, due magistrati avrebbero detto che siamo alla vigilia di conclusioni clamorose nell’inchiesta sulla strage di Via D’Amelio. Avrebbero e non “hanno detto”: i giornalisti hanno sentito male e,ad evitare equivoci, Berlusconi non c’entra niente e se qualcuno aveva pensato a lui per via delle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, è caduto in errore ed è meglio che si rimangi anche i cattivi pensieri.
Fermate il mondo, è meglio scendere. Subito.
Il problema non è l'attuale rappresentanza politica.
Il problema dei siciliani siamo noi. E quindi le elezioni non risolvono un bel nulla.
E non serve neanche l'ennesimo partito fuori dal sistema.
Forse si dovrebbe organizzare un Parlamento e un Governo parallelo fatto da cittadini che da ora in poi si rifiutano di andare a votare.
Ci si dovrebbe "iscrivere" a una nuova cittadinanza bollando quella attuale come una grande "dominazione esterna", priva nei fatti di qualsiasi rappresentatività. E rifiutando ogni collaborazione con partiti e associazioni italiane.
Quando i cittadini nuovi, i nuovi siciliani, avranno raggiunto una soglia critica, che so?, 500.000 elettori, allora si va a elezioni per governare o per fare l'unica, vera, opposizione.
Si Fermate il mondo vogliamo scendere!!!!!!!
Meglio fermiamo questa legislatura in sicilia al più presto e si vada alle elezioni. Per forza di cose vedremo chi sta con chi per fare cosa. E se questo fosse stato fatto a novembre del 2009 oggi, ben 8 mesi dopo, avremmo un quadro assai più chiaro.
Non è mai troppo tardi a meno che non muoia il malato ( la Sicilia, o meglio quel poco di produttivo che ancora resta).