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La svolta di Fini: tutti a casa gli indagati. A cominciare da Verdini. Nel mirino c’è Berlusconi

27 luglio 2010 10:59
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Che fa Berlusconi, studia il dossier Fini, come aveva annunciato nel Giornale di Feltri una settimana fa? E che fine ha fatto il “ghe pensi mi”? Perché non interviene in Sicilia né altrove, nelle regioni in  cui sta bruciando il Pdl, dalla Sicilia alla Campania, alla Sardegna? Che cosa irretisce il Premier, quali sono i motivi di tanta indeterminatezza?

Le scarpe cominciano a stargli strette, dicono in molti, e l’ultimo siluro lanciato da Gianfranco Fini ha distrutto i ponti dietro: Generazione Italia si fa partito, attacca e compete in campo aperto, e lo fa con grande agilità perché non ha niente da perdere stando dentro la casa del nemico. Il quale è in debito di ossigeno, reagisce con argomenti deboli e controversi. La battaglia per la legalità è una vecchia bandiera fella destra italiana. Quando Fini, rompendo gli indugi, sostiene che Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, così come ogni altro dirigente, deve dimettersi se è indagato, gioca in casa due volte: si trova nel Pdl, il suo partito, e sventola la bandiera della destra.

Questa dichiarazione ha delle implicazioni forti. Se gli indagati devono andarsene a casa, non occuparsi del partito, che cosa bisogna farne di Silvio Berlusconi che è imputato in alcuni processi, non solo indagato? La legge, voluta dal Pdl, lo tiene lontano dai processi. La regola proposta da Fini, lo vorrebbe “fuori” dal Pdl?

Tenere nel mirino Denis Verdini, e solo lui, non è possibile. Diverrebbe una regola ad personam. Il Presidente della Camera ha meditato sulle implicazioni del suo appello-proposta?

Indubbiamente sì.

A nostro avviso, è questione di ore. Il Cavaliere non è abituato a seguire il nemico, preferisce scegliere il campo di battaglia e le armi. O spariglia gli avversari o fa finta di niente.

Gli ex colonnelli di AN stanno meditando sul da farsi. Sanno bene che Fini sta riprendendosi la cultura di destra, cui hanno dovuto rinunciare stando al carro di Berlusconi; fino a che non c’era competizione a destra tutto filava liscio e si poteva convivere con l’antinazionalismo leghista e il supergarantismo (interessato) dei forzisti, ora però non è più possibile. Si combatte in campo aperto e i margini sono ridotti, o si va da una parte o dall’altra.

Dall’angolo cui sembravano avere cacciato Fabio Granata, reo di avere messo in dubbio l’azione del governo nella lotta alla mafia (quella dei colletti bianchi), i finiani escono alla grande, proponendosi come depositari della bandiera. Le accuse di tradimento e di sinistrismo cadono come per sfatte dall’albero e a Ignazio La Russa, il più esposto nel confronto con  il suo ex leader, non è restato che proporre l’ingresso nel governo a Gianfranco Fini, al posto di Scaiola. Una proposta definita ridicola dai finiani, giudicata con qualche indulgenza da Adolfo Urso, viceministro finiano allo Sviluppo economico, con un pizzico di malignità. “Piuttosto quello che serve al Pdl, secondo l'esponente finiano, è "un codice etico e comportamentale per i suoi dirigenti ed i suoi militanti. E' l'unico modo per affrontare la questione morale, per evitare il doppiopesismo, per giudicare ogni furbizia specie quando questa sfocia nell'illegalità".

 Quanto alla vicenda di Denis Verdini, Urso è perché faccia un passo indietro: "Verdini ha mostrato grande sensibilità nel dimettersi dalla presidenza della sua banca. Sarebbe opportuno che dimostrasse analoga sensibilità nel dimettersi da un incarico così importante come quello di coordinatore del Pdl”.

"Lo schema che la classe dirigente della ex An sembra proporre al partito in questa fase, si e' finalmente chiarito: la liquidazione della 'eresia finiana'", scrive Flavia Perina su 'Il Secolo' in un editoriale dal titolo 'La plateale figuraccia dei 'falchi'.

La 'figuraccia' e' quella su Fabio Granata: "Quando il Corriere stronca nel suo editoriale la caccia all'uomo che si e' aperta su Granata, un sussulto di ragionevolezza bisognerebbe averlo".

Perina mette in evidenza, poi, come il tentativo di 'liquidazione' di Fini da parte di molti ex-colonnelli di An non riesca ad andare in porto anche per la indeterminatezza delle posizioni del premier Silvio Berlusconi. Questo "nevrotizza chi ha scommesso sulla cacciata di Fini e dei suoi per poter dire: ecco, avevamo ragione, la destra siamo noi, quelli sono impazziti, hanno tradito, sono diventati 'compagni'. Il gioco e' sciocco e autolesionista", sottolinea Perina e si chiede: "Vogliamo continuare così? Non c'e' nessuno che si chieda quale sarebbe il prezzo della liquidazione dei finiani per cui tifano in queste ore?".

Come uscirà il Pdl dalla guerra in corso? Il Presidente del Senato, Renato Schifani, aveva annunciato una clamorosa iniziativa del Premier nel caso in cui i dissidi interni diventassero insanabili. Quale sia l’ipotesi più probabile è sulla bocca di tutti: la scissione. Il punto è, però, come arrivarci. Ci sono problemi da affrontare, di natura procedurale e politica. E questo rende il divorzio, com’è tradizione, traumatico.

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Anonimo 28 luglio 2010   11:39

FORZA GIANFRANCO, manda a casa questo puttaniere miliardario affarista mafioso, stà portando l'Italia alla fossa , a casa lui e tutti i suoi lacchè affaristi massoni e mafiosi e prima ti scolli da questo Miccichè e meglio sarà per la Sicilia e i Siciliani

Anonimo 28 luglio 2010   08:23

Fini sta tentando il tutto per tutto per riprendersi un pò di visibilità.  accettando di fare presidente della camera si è dato la zappa sui piedi ed in oltre all'ombra di Berlusconi si è sciolto come ghiaccio al sole.Ora tenta di rimettersi in vista ma lo fa scorrettamente sputando nel piatto dove fino ad ora ha ben mangiato e attaccando Berlusconi sta facendo il " BRUTO " della situazione.

Secondo me se va avanti così dei quattro gatti che erano prima ne rimarranno si e no due

Anonimo 28 luglio 2010   01:15

Forza Fini e Forza Granata, mandiamo a casa il pisconano..................

Anonimo 27 luglio 2010   19:52

Gli ex colonnelli di AN stanno meditando sul da farsi. Sanno bene che Fini sta riprendendosi la cultura di destra, cui hanno dovuto rinunciare stando al carro di Berlusconi

Più che carro mi sembra un cavallo di Troia

Anonimo 27 luglio 2010   18:56
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 luglio 2010. Visualizza »

Secondo la mia modestissimma opinione, Fini non punta direttamente a nuove elezioni. Per vincere le elezioni, devi creare consenso, e per creare consenso devi avere il potere, per soddisfare le clientele, o avere un forte apparato propagandistico. Fini non ha nè l'uno nè l'altro, Berlusconi si. Ergo vincerebbe di nuovo il lega-berlusconismo. Fini, secondo me, punta a un governo transizionale, che riduca il potere contrattuale di berlusca e, soprattutto, riduca la sua potenza di fuoco mediatica (magari riassestando i vertici RAI, tutti filo-berluska, e agevolando l'entrata di Murduch nel DT). Inoltre ha bisogno, soprattutto, di una nuova legge elettorale. Il sistema senza-preferenze favorisce il blocco che è al potere, mentre impedisce di fatto l'entrata di nuove sigle. E' probabile che ci sia già un accordo in tal senso tra i finiani, e l'opposizione su questi temi. Basterebbero 6 mesi per riscrivere le regole, e il berlusconismo potrebbe definitivamente passare alla storia (senza lacrime e senza rimpianti).

Antonello

andiamo al voto subito, certamente votero Vendola

Anonimo 27 luglio 2010   16:50

Secondo la mia modestissimma opinione, Fini non punta direttamente a nuove elezioni. Per vincere le elezioni, devi creare consenso, e per creare consenso devi avere il potere, per soddisfare le clientele, o avere un forte apparato propagandistico. Fini non ha nè l'uno nè l'altro, Berlusconi si. Ergo vincerebbe di nuovo il lega-berlusconismo. Fini, secondo me, punta a un governo transizionale, che riduca il potere contrattuale di berlusca e, soprattutto, riduca la sua potenza di fuoco mediatica (magari riassestando i vertici RAI, tutti filo-berluska, e agevolando l'entrata di Murduch nel DT). Inoltre ha bisogno, soprattutto, di una nuova legge elettorale. Il sistema senza-preferenze favorisce il blocco che è al potere, mentre impedisce di fatto l'entrata di nuove sigle. E' probabile che ci sia già un accordo in tal senso tra i finiani, e l'opposizione su questi temi. Basterebbero 6 mesi per riscrivere le regole, e il berlusconismo potrebbe definitivamente passare alla storia (senza lacrime e senza rimpianti).

Antonello

Anonimo 27 luglio 2010   14:14

Continuo sulla  mia  linea :  a  me  non  importa cosa desideri  fare  Gianfranco  Fini,certo  e'  che  se  riuscisse a cacciar  via  l' INVERECONDO  BERLUSCA che  sta  portando al  macero l'Italia e  le istituzioni....LO  VOTERO'  PER  TUTTA  LA  VITA..lo  prometto  ..pur  essendo  io  di  sinistra

Forza  Gianfranco  .Se di  follia  si  tratta  ben  venga.Se  di  calcolo,va  bene  uguale.

Comunque,a  parte  i paradossi,io  credo  che  il  destino e l'obiettivo finale  dei  finiani  e'  prorio  quello  di  SOSTITUIRSI  alla  guida  del  PDL.Chi  ne  uscira'  fuori  ,udite udite,a  mio  avviso  sar'  prorio  Berlusca  ,per  creare  un  'altra  nuova forza Italia.e  tutti  gli ex  con  le  ossa  rotte  dalle inchieste. Approveranno  con  la  fiducia  la  manovra  ,e  il  governo  cadra'  invece sulle   le  intercettazioni,lasciando un'estate di  mezzo  per  preparare il  campo.Quindi  voto  anticipato. E  buonanotte.

Anonimo 27 luglio 2010   11:03

GIANFRANCOOOOOOOOOOOO!!!!

 

 

NEANCHE PIU' QUELLI CHE TI VOTAVANO PRIMA,

TI VOTANO, DOPO CHE TI SEI DATO AL SILVIONEEEEEEEEE!

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