(SALPU) Europa7 può iniziare a trasmettere da giugno prossimo. E’ questo il risultato dell’accordo raggiunto e reso pubblico l’otto aprile scorso dal viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani e dal patron dell’emittente Francesco Di Stefano.
La nuova intesa dovrebbe chiudere il capitolo giudiziario aperto da undici anni e che aveva subito un ennesimo stop nel marzo 2009, quando l'emittente
Di Stefano aveva dichiarato che non avrebbe iniziato a trasmettere in condizioni di scarsa copertura per non correre il rischio di fallire entro sei mesi.
Come avevamo già scritto nella settima puntata di questo nostro speciale, la frequenza si era resa disponibile dopo il progressivo trasferimento delle emittenti analogiche sulle piattaforme digitali, la cessione di alcune frequenze da parte della Rai e un contemporaneo lavoro di razionalizzazione del sistema per l’adeguamento della banda VHF alla canalizzazione europea.
Il recente accordo prevede l’assegnazione alla nuova televisione di ulteriori frequenze aggiuntive che le consentiranno di raggiungere i parametri di copertura previsti. E’ stato inoltre imposto un vincolo all'emittente affinché non venda le frequenze aggiuntive fino al completamento del processo di digitalizzazione del sistema radiotelevisivo su tutto il territorio nazionale.
Il Vice Ministro Romani, ha dichiarato che: “L'accordo con Europa7 rappresenta un passo avanti enorme che la dice lunga sul comportamento di questo Ministero, non siamo qui a difendere gli interessi di chicchessia, ma a gestire un problema complesso”.
L’editore Di Stefano, a sua volta, si è lamentato della poca considerazione riservatagli dai precedenti ministri: “Il problema si risolve oggi, grazie alla fiducia e ai buoni rapporti personali, probabilmente si poteva ottenere lo stesso risultato anche prima. Certo, esiste una sentenza in base alla quale Rete4 doveva essere spenta e invece è ancora accesa ma, dopo tanti ricorsi, direi che si tratta di un miracolo. Stiamo decidendo se partire in analogico o in digitale, illustreremo a maggio caratteristiche e progetto editoriale del canale. Dovevo fare televisione a quarantasei anni, la farò a cinquantasette, forse con minori energie e in un panorama completamente cambiato. Ma vedrete che anche stavolta riusciremo ad adeguare il nostro progetto”.
Di Stefano ha inoltre rivelato di essere contrario, almeno in questa prima fase, a uno sbarco dell'operatore Sky sul digitale terrestre: “Sarebbe un operatore dominante che entra su un mercato nel quale noi, invece, stiamo entrando solo adesso. Noi abbiamo aspettato undici anni per vedere riconosciuti i nostri diritti e invece Sky vorrebbe addirittura anticipare di un anno il suo ingresso. Vogliamo fare la nostra parte, ma ci si dia la possibilità di iniziare a trasmettere e di crescere”.
Paolo Romani ha confermato quanto positivamente abbiano influito i buoni rapporti personali per il raggiungimento di questo accordo e, non a caso, ha approfittato della conferenza stampa con Di Stefano per annunciare di aver chiesto un secondo incontro a Joaquin Almunia, commissario Ue alla Concorrenza. Il Viceministro conta, infatti, di far pesare positivamente la soluzione del caso Europa7 nel processo di chiusura della procedura di infrazione aperta dall'Europa a carico dell'Italia. Procedura ormai prossima alla conclusione.
Per la cronaca, poiché il destino di Europa7 sembrava strettamente legato a quello di Rete4, è giusto chiedersi cosa cambia per la rete Mediaset.
In realtà il destino di Rete4 è legato alla corretta applicazione della sentenza della Corte di Giustizia del 31 ottobre 2008. Rete4, di fatto, continua a godere di un diritto speciale la cui legittimità prescinde dalla sorte di Europa7. Anche se Europa7 ora potrà trasmettere, il nostro governo rimane inadempiente rispetto a una sentenza della Corte Europea. Ma prescindendo dal punto di vista giuridico, è indubbio che dal punto di vista politico aumentare il numero delle emittenti senza chiuderne alcuna è senz’altro un successo.