Libriamo
Libriamo

Handicap come cittadinanza. L'integrazione nella scuola italiana

17 gennaio 2010 17:04
Numero commenti Nessuno   Inserisci un tuo commento
Condividi
www.italiainformazioni.com

(di Michele Calascibetta) - “Aggressione in classe. Un giovane disabile picchiato da due alunni”, a Palermo. “Liceale sordomuta bocciata all’esame; il TAR lombardo: può ripetere la prova”, a Milano. Questi recenti fatti di cronaca possono gettare qualche ombra sul nostro “modello” scolastico di integrazione?

 

Un disabile europeo che oggi volesse raggiungere un soddisfacente livello di qualità della vita dovrebbe studiare in Italia, affidarsi ai trasporti francesi, andare a lavorare nel Regno Unito, rivendicare il rispetto dei propri diritti umani in Svezia. Questo emerge da uno studio comparativo, il Definition of disability in Europe, curato dalla Commissione europea.

 

Nel nostro Paese, sono circa 180.000 i ragazzi disabili che frequentano le scuole di ogni ordine e grado e circa 90.000 gli insegnanti di sostegno. Dieci anni fa, rispettivamente, circa 117.000 e 60.000. Gli studenti disabili sono oltre il 2% del totale degli iscritti nelle scuole elementari e medie, per toccare la punta del 2,5%, dove si riscontra una straordinaria concentrazione al terzo anno delle medie: un po’ per la difficoltà di questi allievi a conseguire la licenza, un po’ per il timore dei genitori di accettare il passaggio verso una scuola superiore piena di incognite. Non a caso in questa fascia, la percentuale scende intorno all’1%, con particolari punte, però, con oltre il 3% di presenze, negli istituti professionali e negli artistici, , che offrono la possibilità di ottenere un titolo di studio intermedio, dopo tre anni di corso.

 

Dal punto di vista geografico, in Campania si concentra oltre il 14% del totale degli alunni con handicap psicofisico nella scuola italiana: seguono Lombardia (oltre il 13%), Sicilia e Lazio (oltre l’11%). Per quanto riguarda l’handicap visivo, sempre in Campania si registra il 15,20% del valore nazionale, seguita dalla Sicilia (oltre il 13%), dal Lazio e dalla Lombardia (circa il 12%). Infine, per l’handicap uditivo, i valori più alti a livello nazionale sono quelli della Sicilia (oltre il 18%), della Campania (oltre il 14%) e della Lombardia (circa l’11%).

 

Se per l’integrazione sono stati raggiunti buoni risultati, lo stesso non si può dire per la rimozione degli ostacoli architettonici, ancora oggi presenti in modo considerevole negli edifici scolastici dell’Italia meridionale e nel Lazio; meno di un terzo delle scuole ha, infatti adattato le porte e i servizi igienici alle particolari esigenze degli alunni disabili, solo una su cinque dispone di strutture per il superamento delle scale, e appena il 20% di ascensori adeguati.

 

Se l’integrazione fa ormai parte del patrimonio culturale della scuola, alcuni problemi restano ancora aperti: non a caso da quest’anno il Ministero dell’Istruzione, insieme alle associazioni delle persone con disabilità, ha elaborato le linee guida per l’integrazione nelle scuole degli alunni portatori di handicap. Con questa iniziativa l’Italia recepisce il modello di disabilità messo a punto dall’OMS come particolare relazione sociale tra persona e la società; conseguentemente, Comuni e Regioni dovranno coordinare, insieme alle scuole, un progetto di vita che continui anche dopo il percorso scolastico.

© Riproduzione riservata
Segnala ad un amico

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti

Icone
Icone
Altre notizie