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OTTORIGHE. Forconi e Tir, Sicilia "sequestrata": protesta inconcepibile

26 gennaio 2012 09:19
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(Pino Scorciapino) Pro o contro il sequestro della Sicilia scatenato la settimana corsa? Nessun dubbio: mi schiero decisamente contro. E’ inconcepibile che una o più categorie economiche possano togliere a 5 milioni di persone diritti naturali come quelli di spostarsi da un luogo ad un altro, andare a lavorare, approvvigionarsi di derrate alimentari. Oggi autotrasportatori, alcuni produttori agricoli e alcuni pescatori. Domani, perché no?, fornai, dentisti, macellai, ottici,

insegnanti, chirurghi. Ogni categoria che soffre o che si ritiene penalizzata da un provvedimento può vedere in questa protesta un precedente per bloccarsi e bloccare, per puntare il dito contro chi decide e – intanto – prendersi in ostaggio l’intera popolazione. Solo in uno stato da operetta come l’Italia e in una regione “difficile” come la Sicilia (“Se Dio ti vuole fregare ti fa nascere in Sicilia” recita acutamente un proverbio) possono verificarsi prove di forza del genere. Motivate da crisi vera, non c’è dubbio, da esasperazione comprensibile (magari impastata con un po’ di “ribellismo ciclico” congenito dei siciliani). Ma inammissibili nelle forme.

 

Modalità che piuttosto danno il colpo di grazia ad una regione già allo stremo e ai suoi abitanti. I danni al sistema della produzione, specie agricola, ed all’economia regionale sono stati quantificati in 500 milioni di euro. Un costo pesantissimo. Consegne e contratti in fumo, forse per sempre: la concorrenza delle altre regioni e degli altri paesi non chiede di meglio che sostituirsi a produttori siciliani che non riescono a far fronte ai loro impegni. Derrate buttate al macero, negozi con gli scaffali vuoti, beni di prima necessità esauriti, turisti ostaggio dei “rivoltosi” al pari dei residenti, decine di aziende costrette a chiedere la cassa integrazione. Pensate che in Germania o negli Stati Uniti sarebbe mai tollerato qualcosa del genere con lo stato che se ne sta a guardare lasciando che altri in strada “decidano” se e chi debba “passare” o meno, chi debba avere diritto di fare benzina o meno? Non credo proprio.

 

Ed a proposito degli Stati Uniti: diffido di ogni serrata degli autotrasportatori da quando nel 1972 il Cile di Allende venne messo in ginocchio da una lungo blocco della categoria. Segretamente finanziato dalla Cia. Orchestrato apposta per spianare la strada nel 1973 al colpo di stato del sanguinario dittatore Pinochet. Qui non ci sono dietro né americani né aspiranti dittatori. La crisi è reale. Agricoltori, pescatori, autotrasportatori sono davvero in gravissime difficoltà. Ma siamo sicuri che tutto sia nato e tutto si sia sviluppato spontaneamente? Siamo sicuri che nessuno abbia pescato nel torbido (con tutta l’economia sommersa e in mano alla grande criminalità organizzata che c’è in Sicilia) accanto alla quasi totalità di promotori ed aderenti onesti e lì solo per disperazione? Siamo sicuri che nessuno a livello politico abbia cavalcato questa protesta (peraltro ancora aperta ed “esportata” in questa settimana Oltrestretto, “in Continente”, come si diceva una volta)?

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