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Il mito dell’Uomo Vero e dell’onorata società. Sconfitta dalle polizie, la mafia resta invincibile nell’immaginario collettivo. Ecco perché

di Salvatore Parlagreco
17 gennaio 2010 08:54
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Il siciliano accetta il genio del male, se l'Onore e la Giustizia sono salvaguardati. Il mito del Vero Uomo è lo specchio appariscente di una vanità matura ed ingenua, l’ossimoro del Sud straccione, pieno di sé, ma capace di grandi cose.

 

Il Vero Uomo pesa le parole, conferisce importanza ad ogni atto, misura ogni gesto; passionale ed ineffabile, pretende rispetto e ubbidienza mentre rispetta ed ubbidisce; cuce insieme ostentazione e riservatezza con un’alterigia timida, affidando alle manifestazioni simboliche e folkloriche il compito di costruire l’improbabile forte carisma

 

Attribuendo dignità ad ogni azione, il Vero Uomo asseconda il gusto dell'ostentazione senza contagiarlo di vanesio esibizionismo, lasciando intravedere i “pesi” della coscienza senza svelarli.

 

La parola è legge, la scrittura superflua, l’istruzione un orpello: la mafia ha ereditato tradizioni e sofisticate strutture organizzative, regole e codici di comportamento, affidandosi ad un archivio genetico di sentimenti, pensieri e valori, trasmessi soprattutto dalle donne di casa.

 

Luciano Liggio ammira Socrate, perché, come lui, non ha mai messo per iscritto alcun pensiero. «Nessuno — afferma Don Masino Buscetta — troverà mai codici scritti di deontologia mafiosa, ma le regole che conosco da quando sono diventato uomo d'onore sono rigide, ferree e universalmente accettate...».

 

Il decalogo dei Lo Piccolo di Palermo sui doveri familiari e il rispetto per le donne? La testimonianza che la mafia è diventata altra cosa. Non meno pericolosa, ma altra.

 

Don Masino dichiara con alterigia: «Resto un uomo d'onore. Parlo perché tutti gli altri sono degli infami». La sfida mortale, essenza del costume mafioso, sopravvive al più blasfemo degli atti, il tradimento, poiché l'infamia va perseguita con ogni mezzo, anche la delazione. L'ingiustizia e la codardia escono sconfìtti, gli infami non possono rivendicare l'appartenenza all'onorata società e quindi il rispetto della legge dell'omertà.

 

Buscetta, uomo d'onore, non si lascia espropriare del carisma che l'ha reso un capo, salva se stesso dai suoi delitti e l'immagine degli uomini d'onore come lui, condannando i picciotti senza anima, né leggi. I nomi e i fatti scorrono nel suo racconto con la forza e la vivacità di un grande affresco, il cui fascino è spiegato con semplicità. «Tra uomini d'onore non si fanno domande — rivela — sarebbe segno di disdicevole curiosità; è sufficiente un'intesa, anche solo con lo sguardo. Un uomo d'onore ha facoltà di stare zitto, se non parla non parla. Ma se parla deve dire la verità».

 

Riti, luoghi comuni, gesti consueti, improbabile folklore popolano la storia. «Le mie carni devono bruciare come questa santina se non manterrò fede ai princìpi di cosa nostra...».

 

Anche il giuramento irreversibile, rivelato dal pentito ai magistrati, ribadisce l'importanza del rituale nella scelta compiuta. «Il legame che avvince gli uomini d'onore — spiega Buscetta — è ancora più solido e impenetrabile che se fosse scritto in qualsiasi documento, ma oggi la profonda degenerazione dei princìpi ispiratori della mafia ha portato alla conseguenza che queste regole vengono rispettate solo formalmente». Ciò spiegherebbe la decisione di parlare «di quel cancro che è la mafia, affinché le nuove generazioni possano vivere in modo più degno e umano».

 

Il Presidente della Regione siciliana, on.le Giuseppe Alessi, chiamato a pronunciarsi sull'istituzione di una Commissione d'inchiesta sul fenomeno mafioso, il 27 luglio del 1949, illustrò al Parlamento siciliano la mafiosità. «Se per mafia alludete solo al carattere, ad un temperamento, alla rivolta fanatica della persona di fronte alla carenza della legge o al difetto del pubblico potere, al forte prepotente stimolo dell'onore, allora voi troverete presidenti del consiglio che vi diranno «io mi dichiaro mafioso»... Questo sentimento non spregevole, questa caratteristica della natura, della psicologia, ricorre quasi in ognuno di noi, in grado maggiore o minore, perché il nostro è un carattere etneo, cioè focoso ed impegnativo della dignità personale di fronte all'iniquo contrasto; carattere che non teme le difficoltà e le sfida, dimentico di sé, persino della convenienza e dell'utilità personale...

Onde, se Vittorio Emanuele Orlando mi dirà: io mi glorio di essere mafioso e mi tenderà la mano, allora vi dico che gliela stringerò, perché so che la sua è la mano dell’antiprepotenza, la mano di un uomo libero, consegnato già alla grandezza della storia isolana e dell'Italia... Ma per se mafia ci riferiamo a sodalizi criminosi, allora il problema non si pone con la stretta di mano, ma con le manette».

 

Nel 1954 muore nel suo letto il capomafia di Riesi Ciccio Di Cristina. I parenti illustrano sul santino distribuito ai numerosi estimatori ed amici le virtù dell'estinto e della mafia. «Egli fece vedere al mondo quanto potesse un vero uomo in cui virtù e intelligenza, senno e forza d'animo si sposano felicemente per il bene dell'umile e la sconfitta del superbo, realizzandosi in tutta la gamma delle possibilità umane. Egli operò su questa terra imponendo ai suoi simili il rispetto e la parola e con i fatti provò che la sua mafia non fu delinquenza, ma rispetto alla legge dell'onore, difesa di ogni diritto, grandezza d'animo, amore».

 

Nel 1982, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, ricordando la figura del colonnello Russo, vittima di un agguato mafioso, accusò la mafia di avere perso l'onore ed avere trovato il gusto della vigliaccheria, avendo tolto la vita ad un uomo che si sapeva ormai «non garantito da alcuno». E una settimana dopo, venne assassinato.

 

Salvatore Carnevale, sindacalista ucciso dalla mafia del feudo nel 1954 e Salvatore Giuliano, esecutore della strage di Portella della Ginestra, sono simboli entrambi di una Sicilia in cui l'Onore è un bene irrinunciabile, l'Omertà un dovere, il Coraggio una qualità indispensabile. La voce popolare li accomuna nel rispetto che si deve a Uomini Veri.

 

L'edonismo proclama l'impostura, l'immaginario collettivo la impone. Don Vito Corleone – Il Padrino di Mario Puzo - e Salvatore Giuliano, Il Siciliano dello stesso Puzo, sono uomini veri e giusti: il primo combatte in un'America blasfema, corrotta e senz'anima, contro la mafia della droga senza scrupoli, affinché le leggi dell'onorata società non siano cancellate dai nuovi venuti; il secondo si erge a sentinella delle antiche virtù siciliane e si batte per il progresso e l'indipendenza siciliana contro una mafia corrotta dalla disonestà politica del governo di Roma.

 

La politica, l'arte, la letteratura, la cinematografia inviano le immagini di una mafia legata alle regole dell'Onore e della Giustizia. Ciò realizza l'immagine della mafia onnipotente e concede eguali virtù all'antimafia sorprendentemente accomunata alla mafia nel senso dell'onore e nell'umana vanità.

 

Il Vero Uomo si arruola indifferentemente nell'esercito del bene o in quello del male, senza che gli siano negati il rispetto e l'indulgenza, l'ammirazione e la pietà popolari. Per questa ragione il Capitano Bellodi, personaggio simbolo nei romanzi di Leonardo Sciascia, merita rispetto pur essendo il nemico numero uno delle cosche.

 

Ma è il Mafioso, il contropotere, l’icona dell’Uomo Vero. L'uso parco dei sentimenti, delle parole e dei gesti suggerisce saggezza, il carattere di alcune manifestazioni simboliche ingigantisce l'immagine, il valore ideologico della ribellione al Potere formale raggiunge il popolo minuto e affascina il letterato ed il descrittore.

 

Don Mariano, celebrato capomafia de «Il giorno della Civetta»  regala alla coscienza popolare, saggezza e onorabilità. «Io — dichiara — ho una certa pratica del mondo e quella che diciamo umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, che mi contenterei che l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancora di più: i piglianculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà che dovreb­bero vivere con le anatre nelle pozzànghere, che la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre».

L'ufficiale dei carabinieri che ascolta Don Mariano, rimane affascinato da tanto carattere e buonsenso. E quando quello conclude — «Lei, che mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo...» — restituisce il rispetto ricevuto: «Anche lei è un uomo», afferma.

 

Il fascino esercitato dall’Uomo Vero e mafioso colpisce grandi intellettuali. Luciano Cafagna considera la mafia siciliana una rete che regola i rapporti sociali, «la manifestazione di gran lunga più importante, non solo di indipendenza dallo Stato, ma di concorrenza e di opposizione ad esso e alle sue prerogative». Essa non si limita a difendere il proprio spazio, ma quando occorre, si erge a combattere lo Stato e a punirlo.

 

Il prof. Carlo Doglio, meridionalista di talento, riconosce alla mafia il pregio di rappresentare in modo chiaro e distinto, nella propria integrità e compattezza, qualcosa di mostruoso che è identico nella intima essenza al sistema di vita che tutti subiamo fingendo di non saperlo. Non forma naturale della società siciliana, questione di razza, stato d'animo, come l'aveva vista nel 1821 René Bazin, ma espressione di un mondo moderno che travolge gli antichi assetti attraverso un'autentica irrorazione di indisciplina ed insieme archivio genetico delle qualità e delle esperienze accumulate in una Sicilia-nazione sempre dominata, dove il dominio mafioso proviene dalla mediazione giocata fra dominatori e dominati.


Con un simile retroterra, i codici sub-culturali, frettolosamente liquidati nelle colte analisi sulle dinamiche sociali compatibili con l'impresa mafiosa, esercitano un ruolo dominante, al riparo da ogni contestazione: perpetuano e sviluppano, attraverso riti e simboli conosciuti, la sfida alle regole formali ed all'autorità costituita, irridendo il potere ufficiale e realizzando il clima di consenso richiesto dall'immaginario collettivo.

 

Le istituzioni scelgono di affidare al quotidiano dispiegamento di uomini e mezzi il volto rassicurante dello Stato, capace di abbattere il potere mafioso (sui teleschermi, l'elicottero che volteggia, i posti di blocco e le «pantere» a tutta velocità, sono divenuti momenti consueti dell'informazione). Ad ogni azione delittuosa, che irride il potere formale, ostentando sicurezza e ferocia, la mafia può legittimare il suo super-potere e mitizzare la sua «intelligenza» grazie al cinema, il teatro, la letteratura.

 

La spettacolarità dell'informazione valorizza i codici sub-culturali poco considerati nel campo dell'antimafia, realizzando impensabili alleanze grazie al carattere accattivante degli enigmi e dei riti che richiama.

 

Il fatto che i simboli di un tempo non siano più accettati dalla nuova mafia è irrivelante rispetto alla considerazione che ancora oggi l'antico codice mafioso ottiene dall'industria culturale e dai mezzi di comunicazione.
In un mondo in cui la violenza inonda le coscienze, la mafia insegue il crescendo di ferocia ed orrore per segnalare la tremenda efficienza, senza abiurare alle sue radici culturali (i mafiosi della Vicaria avevano tanta crudeltà e temerarietà nel petto da far ritenere che i loro pronipoti le abbiano ereditate...) e senza dovere rinunciare alla rete di rapporti sociali assicurata da un comune linguaggio.

 

Franco Giustolisi illustra in modo esemplare il campionario delle manifestazioni simboliche della mafìosità, nel racconto di una perquisizione nella villa di un pregiudicato, durante la caccia ai latitanti mafiosi sulle coste palermitane, nel settembre del 1985: «Sconosciuti gli fecero saltare la porta d'ingresso, altri sconosciuti gli hanno sparato, altri hanno dato fuoco alla sua auto. Al termine dell'operazione, questi (il padrone di casa) accompagna i carabinieri al cancello, dice che è felice ogni volta che arrivano perché sono i suoi migliori amici. Sostiene di non sapere perché qualcuno ce l'ha con lui; declama che la villa e tutto il resto sono il frutto del suo lavoro di muratore... Le donne aprono l'uscio delle loro case e smurano le maioliche per aiutare i carabinieri ad esplorare i presunti nascondigli e dicono di non avere nulla da nascondere».

 

Il pregiudicato, invitato a rappresentare se stesso, mette in scena le sue paure e le povere bugie: la carica di verità che esibisce sembra  fermare il tempo sul suo personaggio visto tante volte. Le donne recitano la loro ambiguità con maestria consumata. Non battono ciglio alle richieste dei carabinieri: abbiano o meno qualcosa da nascondere, il loro comportamento ripeterà i gesti di sempre.

 

L'autore, inequivocabilmente presente nell'episodio che descrive e in qualche modo protagonista del messaggio che realizza, racconta i fatti con la sicurezza di chi sa da sempre e l'entusiasmo di chi esplora per la prima volta un mondo a lui lontano, svelatosi finalmente come ci si aspettava che fosse.

 

Fatti, sentimenti, pensieri ed azioni vestono il tempo che vivono, anche se lo scenario muta. Il pathos di autenticità oggi non ha più parole, né gesti nuovi. Le macchine dell'informazione setacciano e stritolano persone ed eventi: una implosione che paralizza, fa perdere i contorni.

 

Le immagini scompaiono prima che la memoria delle cose abbia il tempo di soffermarsi su di esse, riconoscerle, catalogarle, analizzare le novità. La messinscena del crimine ha bisogno di rituali sempre più macabri e feroci, perché il messaggio scuota e penetri nelle coscienze della gente. La violenza è prigioniera di se stessa. La realtà torna nuda ogni giorno e ospita gesti, azioni, pensieri crudeli senza destare emozioni.

© Riproduzione riservata
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Anonimo 18 gennaio 2010   20:39
L'utente ha risposto al commento anonimo del 18 gennaio 2010. Visualizza »

Il problema, per riprendere la classificazione di don Mariano, è che il quaquaraquà, nel suo immaginario, si identifica con il mezzo uomo se non addirittura con il cosidetto uomo.

Se il quaquaraquà riuscirà a prendere coscienza di se stesso, e capirà di essere stato imbrogliato, derubato, deriso e sfruttato dai cosidetti uomini, solo allora riuscirà finalmente abbattere a suon di pernacchie i muri che i cosidetti uomini innalzano a difesa del privilegio.

Tale privilegio morale (immorale per la verità) esiste solo se viene riconosciuto da una società succube.

Per ammissione dello stesso don Mariano sono pochi gli uomini mentre i quaquaraquà sono davvero tanti...

Forza quaquaraquà

 

Un Quaquaraquà

Veramente Don Mariano

diceva che " i ruffiani"

stanno diventando tanti.

 

 

Anonimo 18 gennaio 2010   14:45

Il problema, per riprendere la classificazione di don Mariano, è che il quaquaraquà, nel suo immaginario, si identifica con il mezzo uomo se non addirittura con il cosidetto uomo.

Se il quaquaraquà riuscirà a prendere coscienza di se stesso, e capirà di essere stato imbrogliato, derubato, deriso e sfruttato dai cosidetti uomini, solo allora riuscirà finalmente abbattere a suon di pernacchie i muri che i cosidetti uomini innalzano a difesa del privilegio.

Tale privilegio morale (immorale per la verità) esiste solo se viene riconosciuto da una società succube.

Per ammissione dello stesso don Mariano sono pochi gli uomini mentre i quaquaraquà sono davvero tanti...

Forza quaquaraquà

 

Un Quaquaraquà

Anonimo 18 gennaio 2010   10:14
L'utente ha risposto al commento di amicopaolo del 18 gennaio 2010. Visualizza »

Hai ragione e non è bello, ma guarda che per queste cose tutto il mondo è Paese.

Tutto il mondo è paese mi mancava !

 

 

Ma chi è che diceva, in quel vecchio film, " ma qui è troppo paese" "!!!!

amicopaolo 18 gennaio 2010   00:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 18 gennaio 2010. Visualizza »

Solo " strani"  ?

 

Ma insomma !

 

Fino a 3 anni fa ho sentito dire " se acchiana chisto possiamo fare chisto".

 

" se viene eletto questo possiamo fare questo" -

 

ed era gente comunissima !!

Hai ragione e non è bello, ma guarda che per queste cose tutto il mondo è Paese.

Anonimo 17 gennaio 2010   21:44
L'utente ha risposto al commento di amicopaolo del 17 gennaio 2010. Visualizza »

La mafia non esiste perché esistono i siciliani o i palermitani in particolare, ma esiste per ragioni legate alla nostra storia fatta di dominazioni che davano alla mafia l'autorità ufficiosa di governare i territori che i nostri conquistatori non si degnavano a governare come Stato.

Spesso i siciliani si sono rivoltati ed hanno trovato lo Stato occupante in consorteria con la mafia, ti cito solo i "fasci siciliani" come una delle tante rivolte del nostro popolo all'illegalità. Molti uomini valorosi sono stati tacciati di banditismo e di brigantaggio da propagande di organi d'informazione lombardo-piemontese, invece, erano solo uomini che si ribellavano alle ingiustizie dello Stato che tradiva il popolo con la mafia.

Il parassitarismo che vive nella nostra società non è altro che la rassegnazione a qualsiasi forma di riscatto che il nostro popolo ha negato da 80 anni di dominazione del "Regno D' Italia" e dai cuccessivi 70 della "Repubblica Italiana".

Non so la tua età, ma se hai superato gli "anta", ricorderai che in Sicilia nulla sfuggiva ad una mafia corteggiatissima dalla politica e con il salvacondotto dell' impunita giudiziaria che gli permetteva di girare indisturbata nei nostri ambiti sociali ed economici.

Inoltre, i cantieri dove gli operai prendono il caffè e si fumano la sigaretta esistono in tutta Italia ed è lo stesso per gli amici degli amici, che se vai a Milano è peggio.

I problemi da noi sono più accentuati perché come dicono a Napoli: l'acqua è poca e la papera non galleggia. Grazie ad una mafia ignorante e serva dei nostri colonizzatori siamo stati anche una valvola di sfogo degli immensi capitali del Mezzogiorno (che poi si rifottevano quelli del nord).

Per quanto riguarda la tua amica canadese......Beh....quì siamo strani e quindi hai ragione.

 

Solo " strani"  ?

 

Ma insomma !

 

Fino a 3 anni fa ho sentito dire " se acchiana chisto possiamo fare chisto".

 

" se viene eletto questo possiamo fare questo" -

 

ed era gente comunissima !!

Anonimo 17 gennaio 2010   21:42
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 gennaio 2010. Visualizza »

La mafia esiste perchè persone come te, sono solo buone a lamentarsi, rimboccati le maniche e fai qualcosa di concreto anche tu affinchè le cose cambino, anzichè criticare a spada tratta.

E chi lo dice che io  mi lamento e basta?

 

tu?

 

 

 

 

gp

amicopaolo 17 gennaio 2010   20:00
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 gennaio 2010. Visualizza »

Caro Parlagreco,

la mafia esiste perchè esistono i siciliani, i palermitani in particolare, che hanno la mafia nell'inflessione dialettale.

 

La gente che non agisce alla luce del sole, ma tramite l'amico dell'amico, tramite prevaricazioni,

minacce, silenzi, ignoranza, scarsa cultura ( in tutti i sensi), merita tutt'altro che rispetto.

 

4 ignorantoni con una dozzina di dogma che pensa di potere governare nell interesse sempre e comunque di pochi.

 

Nelle nazioni  dove la gente ha più " dignità" - gli Uomini veri, remano per tutti, parteggiano per tutti,

stilano regole uguali per tutti, si " infiltrano" nella politica per fare in modo che questa aiuti tutti.

e non solo per vincere un appalto per " fottere" i soldi della comunità.

( chissà perchè a palermo le strade sono tutte orrende, scassatissime, da corso vittorio emanuele

a molte altre vie importanti, e la dove c è stato l intervento della mano pubblica,

dei lavori pubblici, il rattoppo ha reso ancora più impraticabile quello schifo di strada -

per non parlare che 5 ometti in divisa rossa - lavori in corso dei cantieri - fermi spesso a

parlare davanti all'asfalto caldo, con il caffè in mano, si vedono solo in sicilia).

 

 

Occorre fare capire alle nuove generazioni che la " cultura della pista preferenziale"

non paga, perchè a restare indietro domani potrà trovarcisi tuo figlio, altro che onore !"""

 

 

L'onore di questi elementi è " la copertura degli ignoranti" - un autolegittimare la loro

ignobile e immensa ignoranza, con una cecità unica al mondo.

 

Sono sempre di più per fortuna, le persone a cui questi uomini e " le donne" di mafia

fanno schifo, parecchio schifo, donne che spesso fanno schifo in tutti i sensi.

 

Un vostro affezionato

lettore che più che onore ha

" degna autostima".

 

gp

 

 

 

p.s. Non cambierà mai niente fino a quando

in sicilia rimarranno persone " limitate"

e i giovani laureati, magari con idee fresche, pulite, nuove,

sono costretti ad andare via per trovare lavoro.

 

La parte incivile vincerà sempre sulla parte civile 

La parte incolta vincerà sempre sulla parte colta ( nozionismo a parte e ostentazione stupida a parte).

 

Il vecchiume in sicilia, in termini di idee e non solo, c è e si vede !!!

__________________________________________________________________

Un giorno in cui avro' un oretta libera mi riprometto di scrivere su questo giornale

esempi attualissimi di cattiva gestione di enti pubblici e privati locali,

scarsa cultura commerciale e imprenditoriale, esempi di malcostume,

maldicenza, cattiva morale, mentalità ottocentesca, personaggi sgradevoli dentro e fuori,

alimentazione basata sul gozzo da ingrassare, rispetto delle tradizioni tutta forma e vuoto indescrivibile,

( una mia amica canadese, avvocato, che è scappata da palermo perchè la vedeva tutta superstizione

 e gratta e vinci, oltre che guardata ogni giorno da capo e piedi sol perchè era bionda con occhi azzurri atipica).

 

E altre bontà, che questo schifo di " agrodolci" sanno emettere,

 

la mafia è il naturale frutto da tanta inciviltà.

 

 

La mafia non esiste perché esistono i siciliani o i palermitani in particolare, ma esiste per ragioni legate alla nostra storia fatta di dominazioni che davano alla mafia l'autorità ufficiosa di governare i territori che i nostri conquistatori non si degnavano a governare come Stato.

Spesso i siciliani si sono rivoltati ed hanno trovato lo Stato occupante in consorteria con la mafia, ti cito solo i "fasci siciliani" come una delle tante rivolte del nostro popolo all'illegalità. Molti uomini valorosi sono stati tacciati di banditismo e di brigantaggio da propagande di organi d'informazione lombardo-piemontese, invece, erano solo uomini che si ribellavano alle ingiustizie dello Stato che tradiva il popolo con la mafia.

Il parassitarismo che vive nella nostra società non è altro che la rassegnazione a qualsiasi forma di riscatto che il nostro popolo ha negato da 80 anni di dominazione del "Regno D' Italia" e dai cuccessivi 70 della "Repubblica Italiana".

Non so la tua età, ma se hai superato gli "anta", ricorderai che in Sicilia nulla sfuggiva ad una mafia corteggiatissima dalla politica e con il salvacondotto dell' impunita giudiziaria che gli permetteva di girare indisturbata nei nostri ambiti sociali ed economici.

Inoltre, i cantieri dove gli operai prendono il caffè e si fumano la sigaretta esistono in tutta Italia ed è lo stesso per gli amici degli amici, che se vai a Milano è peggio.

I problemi da noi sono più accentuati perché come dicono a Napoli: l'acqua è poca e la papera non galleggia. Grazie ad una mafia ignorante e serva dei nostri colonizzatori siamo stati anche una valvola di sfogo degli immensi capitali del Mezzogiorno (che poi si rifottevano quelli del nord).

Per quanto riguarda la tua amica canadese......Beh....quì siamo strani e quindi hai ragione.

 

Anonimo 17 gennaio 2010   19:19
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 gennaio 2010. Visualizza »

Caro Parlagreco,

la mafia esiste perchè esistono i siciliani, i palermitani in particolare, che hanno la mafia nell'inflessione dialettale.

 

La gente che non agisce alla luce del sole, ma tramite l'amico dell'amico, tramite prevaricazioni,

minacce, silenzi, ignoranza, scarsa cultura ( in tutti i sensi), merita tutt'altro che rispetto.

 

4 ignorantoni con una dozzina di dogma che pensa di potere governare nell interesse sempre e comunque di pochi.

 

Nelle nazioni  dove la gente ha più " dignità" - gli Uomini veri, remano per tutti, parteggiano per tutti,

stilano regole uguali per tutti, si " infiltrano" nella politica per fare in modo che questa aiuti tutti.

e non solo per vincere un appalto per " fottere" i soldi della comunità.

( chissà perchè a palermo le strade sono tutte orrende, scassatissime, da corso vittorio emanuele

a molte altre vie importanti, e la dove c è stato l intervento della mano pubblica,

dei lavori pubblici, il rattoppo ha reso ancora più impraticabile quello schifo di strada -

per non parlare che 5 ometti in divisa rossa - lavori in corso dei cantieri - fermi spesso a

parlare davanti all'asfalto caldo, con il caffè in mano, si vedono solo in sicilia).

 

 

Occorre fare capire alle nuove generazioni che la " cultura della pista preferenziale"

non paga, perchè a restare indietro domani potrà trovarcisi tuo figlio, altro che onore !"""

 

 

L'onore di questi elementi è " la copertura degli ignoranti" - un autolegittimare la loro

ignobile e immensa ignoranza, con una cecità unica al mondo.

 

Sono sempre di più per fortuna, le persone a cui questi uomini e " le donne" di mafia

fanno schifo, parecchio schifo, donne che spesso fanno schifo in tutti i sensi.

 

Un vostro affezionato

lettore che più che onore ha

" degna autostima".

 

gp

 

 

 

p.s. Non cambierà mai niente fino a quando

in sicilia rimarranno persone " limitate"

e i giovani laureati, magari con idee fresche, pulite, nuove,

sono costretti ad andare via per trovare lavoro.

 

La parte incivile vincerà sempre sulla parte civile 

La parte incolta vincerà sempre sulla parte colta ( nozionismo a parte e ostentazione stupida a parte).

 

Il vecchiume in sicilia, in termini di idee e non solo, c è e si vede !!!

__________________________________________________________________

Un giorno in cui avro' un oretta libera mi riprometto di scrivere su questo giornale

esempi attualissimi di cattiva gestione di enti pubblici e privati locali,

scarsa cultura commerciale e imprenditoriale, esempi di malcostume,

maldicenza, cattiva morale, mentalità ottocentesca, personaggi sgradevoli dentro e fuori,

alimentazione basata sul gozzo da ingrassare, rispetto delle tradizioni tutta forma e vuoto indescrivibile,

( una mia amica canadese, avvocato, che è scappata da palermo perchè la vedeva tutta superstizione

 e gratta e vinci, oltre che guardata ogni giorno da capo e piedi sol perchè era bionda con occhi azzurri atipica).

 

E altre bontà, che questo schifo di " agrodolci" sanno emettere,

 

la mafia è il naturale frutto da tanta inciviltà.

 

 

La mafia esiste perchè persone come te, sono solo buone a lamentarsi, rimboccati le maniche e fai qualcosa di concreto anche tu affinchè le cose cambino, anzichè criticare a spada tratta.

Anonimo 17 gennaio 2010   12:36

Caro Parlagreco,

la mafia esiste perchè esistono i siciliani, i palermitani in particolare, che hanno la mafia nell'inflessione dialettale.

 

La gente che non agisce alla luce del sole, ma tramite l'amico dell'amico, tramite prevaricazioni,

minacce, silenzi, ignoranza, scarsa cultura ( in tutti i sensi), merita tutt'altro che rispetto.

 

4 ignorantoni con una dozzina di dogma che pensa di potere governare nell interesse sempre e comunque di pochi.

 

Nelle nazioni  dove la gente ha più " dignità" - gli Uomini veri, remano per tutti, parteggiano per tutti,

stilano regole uguali per tutti, si " infiltrano" nella politica per fare in modo che questa aiuti tutti.

e non solo per vincere un appalto per " fottere" i soldi della comunità.

( chissà perchè a palermo le strade sono tutte orrende, scassatissime, da corso vittorio emanuele

a molte altre vie importanti, e la dove c è stato l intervento della mano pubblica,

dei lavori pubblici, il rattoppo ha reso ancora più impraticabile quello schifo di strada -

per non parlare che 5 ometti in divisa rossa - lavori in corso dei cantieri - fermi spesso a

parlare davanti all'asfalto caldo, con il caffè in mano, si vedono solo in sicilia).

 

 

Occorre fare capire alle nuove generazioni che la " cultura della pista preferenziale"

non paga, perchè a restare indietro domani potrà trovarcisi tuo figlio, altro che onore !"""

 

 

L'onore di questi elementi è " la copertura degli ignoranti" - un autolegittimare la loro

ignobile e immensa ignoranza, con una cecità unica al mondo.

 

Sono sempre di più per fortuna, le persone a cui questi uomini e " le donne" di mafia

fanno schifo, parecchio schifo, donne che spesso fanno schifo in tutti i sensi.

 

Un vostro affezionato

lettore che più che onore ha

" degna autostima".

 

gp

 

 

 

p.s. Non cambierà mai niente fino a quando

in sicilia rimarranno persone " limitate"

e i giovani laureati, magari con idee fresche, pulite, nuove,

sono costretti ad andare via per trovare lavoro.

 

La parte incivile vincerà sempre sulla parte civile 

La parte incolta vincerà sempre sulla parte colta ( nozionismo a parte e ostentazione stupida a parte).

 

Il vecchiume in sicilia, in termini di idee e non solo, c è e si vede !!!

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Un giorno in cui avro' un oretta libera mi riprometto di scrivere su questo giornale

esempi attualissimi di cattiva gestione di enti pubblici e privati locali,

scarsa cultura commerciale e imprenditoriale, esempi di malcostume,

maldicenza, cattiva morale, mentalità ottocentesca, personaggi sgradevoli dentro e fuori,

alimentazione basata sul gozzo da ingrassare, rispetto delle tradizioni tutta forma e vuoto indescrivibile,

( una mia amica canadese, avvocato, che è scappata da palermo perchè la vedeva tutta superstizione

 e gratta e vinci, oltre che guardata ogni giorno da capo e piedi sol perchè era bionda con occhi azzurri atipica).

 

E altre bontà, che questo schifo di " agrodolci" sanno emettere,

 

la mafia è il naturale frutto da tanta inciviltà.

 

 

amicopaolo 17 gennaio 2010   11:43

Ottimo articolo, ma non è vero che la mafia resta invincibile nell'immaginario collettivo, e malgrado i successi dello Stato, la popolazione siciliana rimane totalmente sfiduciata nelle Istituzioni. Perché? Perché ha ragione in quanto la storia non è aria fritta e noi siciliani siamo come i contadini che sanno il tempo che farà domani anche se non abbiamo le conoscenze scientifiche in campo meteo. Mi spiego meglio:

la mafia si combatte, si con la repressione, ma soprattutto culturalmente e per fare ciò bisogna scardinare il mito e l'immagine "dell'onorata società" e degli uomini d'onore che la compongono. Cosa che è riuscita a fare la stagione di Falcone e borsellino. Questi "uomini" dello Stato erano riusciti a rompere il muro dell'omertà della mafia corleonese e portare alla luce le infamie e i spietati omicidi con orribili esecuzioni ( torure, lupare bianche,strangolamenti e spedizioni di morte su innocenti). Tutto questo a sdegnato la popolazione siciliana che ha preso coscienza della orribile realtà che era la mafia ed a cominciato a prenderne le distanze. Infatti, dopo le stragi è indimenticabile la reazione che la popolazione ha assunto con lenzuoli bianchi che tapezzavano i balconi di tutta la Sicilia e la folla oceanica che partecipò ai funerali di Stato con reazioni verso i rappresentanti delle Istituzioni. La cartina tornasole, quindi fatti non pugnette, che la popolazione siciliana si ribellava alla mafia lo evinciamo nelle elezioni comunali dell' ASCARO Leoluca Orlando che ebbe un plebiscito elettorale (oltre il 70%)nelle consultazioni del 1993.

Il seguito è una storia di infame e finta lotta alla mafia guidata da Caselli, che non racconto quì perché lei mi censura il commento.

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