(essepì) La stagione dei peccati di carne volge alla fine. La trincea della loro intangibilità, codificata a difesa del comune senso del pudore, è stata abbandonata. La questione morale è divenuta questione politica. Il sesso e l'erotismo, non più alimentati dalle trasgressioni, si abbattono sul frangiflutti delle nuove liceità e si disperdono, annacquando antiche inibizioni e familiari pregiudizi.
La Sicilia dell'immaginario collettivo, terra di seduttori caparbi e possessivi, di passioni incancellabili, di delitti d'onore e memorabili tradimenti, frontiera di nobili pudori e rossori verginali, alcova privilegiata di donne sedotte, abbandonate e segregate in casa, di baroni rampanti e borghesi assatanati, è relegata nei palinsesti di seconda o terza visione. La sua memoria è uno scheletro da togliere dall'armadio e incenerire. Abbandonata dal cinema, dal teatro, perfino dal gossip.
L'omologazione dei comportamenti e dei desideri destina un angolo infimo alla seduzione: il gallismo, non più evocato, rimane sullo sfondo di una dubbia rappresentazione dei piaceri con riesumazioni grottesche e caricature estranee ai suoi simboli. Persino l'abitudine a discorrere di donne è insidiata dalle tempeste emotive consegnate quotidianamente al villaggio globale e da quell'anestetico della fantasia individuale che è la pornografìa.
Nella ricerca di valori più rassicuranti, la seduzione maschile siciliana ha temperato le sue afflizioni rifugiandosi per qualche tempo nello storico perimetro dei bisogni e dei doveri, secondo cui alla donna spetta la responsabilità della casa e dell'educazione, il ruolo di saggia dispensatrice di ammonimenti ed al suo uomo le residue libertà: l'uso del tempo, le relazioni sociali, la regolamentazione della sessualità, finanche i turbamenti, le fantasie, i sogni. Per qualche tempo, tuttavia, perché anche questa trincea è stata superata.
L'attitudine dei siciliani a padroneggiare situazioni nuove ha favorito il sorgere di una intelligenza attrezzata a ospitare stimoli nuovi e perciò perfettamente a proprio agio nelle rapide della quotidianità. Costretti a nuotare in un mare infido e sconosciuto che ne insidia la permanenza e l'identità, i valori del piacere siciliano hanno dovuto mimetizzarsi ed affinarsi per conservare la loro integrità e riprendere confidenza con gli eventi di sempre: evolvendosi, la seduzione siciliana ha tratto vitalissima linfa dall'edonismo, scoprendo così le radici del suo pensiero.
Quanti interpretano i nuovi bisogni come una rinuncia agli antichi e questo tempo di mezzo un tradimento, immaginano che la seduzione siciliana non abbia trovato eredità alcuna nel costume e nella cultura d'oggi, o che la sua rappresentazione odierna sia un'autentica impostura. Sarebbe come asserire che Ercole Patti, Vitaliano Brancati o Luigi Pirandello non siano mai esistiti o che “l'abbandonarsi alla vita, al sangue, alla natura, allo splendore dei sensi di ogni siciliano”, conosciuto da D.H. Lawrence, sia un abbaglio, o che Leonardo Sciascia non abbia mai scritto sulla sicilianità.
L'attuale condizione è in realtà un'intricatissima selva che ospita il traghettamento della mitica sensualità ai nuovi valori culturali del piacere. Chi annaspa alla ricerca della seduzione siciliana perduta, consegna i suoi pensieri a schemi conosciuti ma non più attuali.
Le nuove opportunità concedono oggi all'intelligenza seduttiva vanità, frivolezza e fragilità prima inammissibili, - “noi uomini abbiamo il sangue caldo”, era costretto a proclamare il Bell'Antonio di Vitaliano Brancati fino allo sfinimento - ed aprono varchi insperati all'estro nelle relazioni sociali e di coppia.
Nel deserto di pensieri e sentimenti cui la subalternità ai media sospinge la Sicilia, i reperti d'arte che inviano i messaggi senza tempo della seduzione sarebbero destinati a comporre un reliquiario dei tempi che furono se l'edonismo non provvedesse alla loro palingenesi e l'intelligenza non smascherasse i luoghi comuni della rappresentazione e le arroganze del consumismo che induce ad indossare abiti improbabili.
L'eccitamento, la suggestione e l'incanto della seduzione, descritti dal sensibilissimo Leopoldo ne “La governante” di Vitaliano Brancati, appagavano la vista e l'udito: “Diventa rossa quando la vede avvicinarsi... Se gli tocca la mano diventa pallida..., si sentono, la carne di lei sente quella di lui”.
La donna di Giovanni Verga può trovarsi “dietro ogni persiana, ansiosa, bramosa”, a cercare il suo uomo “con gli occhi, le reminiscenze e la fantasticheria” e sentire insieme “il desiderio quasi carnale di mondarsi l'animo e lo spirito delle sue allucinazioni peccaminose”, rimanendo sicilianissima quanto la folla che “s'apre sussurrante dinanzi a lei, mentre sguardi bramosi l'accompagnano come se indovinassero la sua bellezza soltanto dallo stivalino arquato e dai tacchi alti che si posa da padrone sul tappeto”.
Il dominio e le aggressività maschili annichiliscono in queste circostanze.
Al pari del Don Giovanni brancatiano, i siciliani non rinunciano ai sogni, la mente e i discorsi e il sangue stesso perpetuamente abitati dalla donna, chiunque ella sia — angelo apocalittico chiamato alla seduzione finale o nume tutelare del focolare domestico — ed accettano le conseguenze che ciò comporta, “che nessuno sa poi reggere alla presenza di lei”.
Quanti attendono sul greto del fiume una specie di Bendicò in sottanino da seta, hanno scelto di ripercorrere gli itinerari del Principe di Lampedusa, confinati fra i trasalimenti ed i Gesummaria della brava consorte e le visite alla piccola Mariannina con tre canne di seta ponzò. Ma la loro è un'attesa vana. Diodata di Mastro Don Gesualdo, come ogni donna, può avere “de' begli occhi da cane carezzevoli e pazienti, che si ostinano a farsi volere bene”, ma ha dismesso il sottanino da seta e non assomiglia all'agave che si mantiene vergine sino allo sposalizio e, preso marito, ha da morire per forza alla sua femminilità. Né solo moglie, né solo femmina di letto, sul viso di Diodata — di ogni donna — “sono passati gli stenti, la fame, le percosse, le carezze brutali; limandolo, solcandolo, rodendolo; lasciandovi l'arsura del solleone, le rughe precoci dei giorni senza pane, il lividore delle notti stanche, gli occhi soli ancora giovani, in fondo alle occhiaie livide...”: niente le è stato tolto, ma tutto le è stato impedito di rivelare: avvenenza, incanto, intelligenza e desiderio. L'impulso dei sensi può sospingerla con forza irresistibile verso l'abbandono di ogni pudore: torneranno allora le figurette viziose di ragazzine o le donne mature di Ercole Patti che intrigano sicure delle loro arti infernali e covano “desideri sfrenati”, ma niente potrà più toglierle di partecipare alla seduzione in piena coscienza.
L'itinerario artistico del pittore siciliano Renato Guttuso si consuma perciò tra le donne lascive impudiche e compiacenti delle sue tavole: femmine di piacere senza nome, né volto. Effetti, risonanze, composizioni vivono nella suggestione delle fantasie erotiche, nell'incontenibile ascesa del piacere sino alle vette più alte.
Culturalmente mitteleuropeo, l'uomo senza qualità che abita il seduttore “residuale” è affamato di tutto senza essere interessato ad alcunché, desidera senza volere e ama inoltrarsi nella ricerca delusa delle cose del mondo, quelle che meritano di essere vissute (l'amore su tutte) e le altre (l'amore incluso). Greco nello spirito e nell'affabulazione, musulmano nella religione e nel corpo, riesce a superare con il disincanto, la diffidenza, l'ironia o l'ignoranza, la selezione imposta da valori e culture lontane alla sua storia, ai suoi pensieri prevalenti, al linguaggio ed ai simboli di sempre.
Oggi come ieri, emozione, desiderio, ansie si piegano nella ricerca di una condizione di beatitudine, che si materializza nel bisogno di essere amati (più che di amare), senza rotture con la realtà, né col passato: investendo sempre tutto in ogni presente possibile. L'identità adottata impone uno scrupoloso rispetto per le cose irrilevanti, l'osservazione attenta del più insignificante particolare, la rinuncia alla teatralità dei gesti: i polpastrelli non pigiano ritmicamente sul tavolo per una snervante attesa e le labbra s'aprono per vagheggiare eventi irripetibili, comporre metafore incaricate di destare contenuta ammirazione, mettendo insieme indifferentemente banalità o genialità con toni suadenti, capaci di disperdere il mobile confine fra sogno e realtà, vero e falso, giusto e ingiusto.
Un'età indefinibile sorregge un volto sprovvisto di connotati riconoscibili ma temprato, quando l'occasione lo richiede, dai segni della privazione, del rimpianto, della ricerca di una presenza, una compagnia, un sentimento. La frequente immobilità non è inerzia: il seduttore residuale consuma ogni attimo del suo tempo, distribuendo con parsimonia e energie fra molteplici necessità. Pensa, guarda, ascolta, agisce come un nastro magnetico a quattro piste: in una, registra le sensazioni grazie alle quali appetisce o sospira; nella seconda, cataloga le percezioni e gli stimoli ed è in grado già di lasciarsi desiderare, rinnovare concupiscenza e avidità affioranti nel suo animo inquieto; nella terza si dispone all'utilizzo dei bisogni e dei sentimenti indifferibili, depurati dalle emozioni, secondo collaudati meccanismi, capaci di appagare aspirazioni inconfessabili, soffocare i moti dell'animo troppo intensi, prepararsi ai costi dell'investimento intellettuale, all'incidente di percorso imprevedibile; sul solco della quarta pista incide le sollecitazioni ricevute, gli appagamenti e le frustrazioni collezionati ed immagazzina il prezioso bagaglio di informazioni ed esperienze.
Talvolta però tutto comincia e si esaurisce in lui e i quattro mirabili momenti non sono in realtà distinguibili, compiendosi nel medesimo istante o nell'arco di un tempo definito, come un'implosione di sentimenti e pensieri privi di effetti sugli accadimenti, seppure pregnanti e coinvolgenti.
L'episodio che segna una vita, può compiersi senza che accada nulla, oppure attraverso uno sguardo fugace, un breve dialogo, un cenno di saluto, il breve racconto di un amico, la pagina di un libro: sommovimenti significativi dell'animo scolpiscono nella memoria un evento essenziale e producono solo una esclamazione, un debole sospiro, uno sterile stimolo, o semplicemente il nulla.
È lontana l'epoca in cui Francesco Guglielmino definì il seduttore siciliano un inguaribile romantico, e Giovanni Verga “ingravidabalconi” del quale sorridere con compatimento: l'uomo sobrio, controllato, riservatissimo, elegante che ne ha ereditato i caratteri, è difficilmente riconoscibile. Sarebbe come spaccare il pelo in quattro tentare di distinguere e fare lievitare pregi e difetti che lo hanno consegnato al mondo: sottigliezza, passionalità, fatalismo, orgoglio e furbizia. Pur di seppellire il suo narcisismo dappoco, l'immaturità dei comportamenti, l'esibizione della seduzione, la fame di insaziabili appetiti — e continuare così ad essere se stesso indossando abiti nuovi — ha rinunciato al profumo di una camera d'albergo, di un funerale sontuoso, al delitto d'onore ed al gelsomino rampicante.
Non è un sopravvissuto, ma un uomo del suo tempo: usa prendere le distanze mentre si avvicina, estingue un'azione o un sentimento con lo stesso calore con cui li suscita, doma la realtà ignorandola, affida ai silenzi significati imperscrutabili. Parafrasando Stendhal, quando è innamorato, esibisce una virtù assai comica: la castità. La mancata inclinazione a parlare di sé — egotismo sobrio ed elegante — ha ricevuto dalle necessità del tempo nuovo le regole del buon gusto.
L'eclisse temporanea del piacere, imposta dall'inclinazione a guardarsi dentro senza indulgenze, è solo apparente; analizzando egoismi e brevi sofferenze si raschiano anche i più acuti rimorsi; come accade quando il pescatore, usa lo strascico sui fondali bassi, tutto viene rimosso e devitalizzato, ridotto a diagnosi puntuale, neutra. Le virtù più plateali così si affinano, i difetti si stemperano, i piaceri s'adagiano sulla buona coscienza.
L'atteggiamento estetico, corollario utile ma non essenziale della seduzione, sottende una disposizione costante, la ricerca del piacere. Quale piacere? La pienezza del godimento sentimentale nel rapporto amoroso, l'atto con cui viene soddisfatto un desiderio, la sensazione di benessere e diletto che si ottiene? Oppure il piacere del potere, sollecitato dall'istinto di conservazione? Il piacere fattore di apprendimento o esperienza istintuale?
Il piacere del seduttore siciliano fa amare se stessi senza annegare nello specchio d'acqua di Narciso, induce a misurare ogni qualità: politica, morale, estetica. Nietzsche si è fermato a Cariddi: nulla di più falso è stato detto sul conto della sicilianità quanto il migliore apprezzamento del potere sul piacere.
Il potere non dà piacere, ma crea le condizioni per ottenerlo. La ricerca del piacere e del potere possono camminare a braccetto a lungo, ma è il piacere il fine ultimo, è il piacere il principio di ogni azione fisica, sentimentale, intellettuale. Il piacere raccontato e perpetuato, sognato ed immaginato, appare concreto, attuale e pieno, proprio nel suo dispiegarsi al racconto, al sogno, alla fantasia, alla semplice comunicazione, alla disponibilità di condividerlo con altri, di goderne ogni umore nella memoria e nelle curiosità altrui.
Sedurre è un evento comune, lasciarsi sedurre è un'arte riservata ad una parte dell'umanità, è un'arte che impone la disponibilità a piegarsi come un giunco a raffinate ma estenuanti schermaglie.
Molte varianti dell'itinerario seduttivo sono suggerite dai comportamenti femminili: discreta, remissiva, o autoritaria, pragmatica o romantica, la donna invia impulsi decisivi sulla scelta del percorso seduttivo. Colui che si gloria di iniziarla ai misteri della seduzione, avverte Karl Kraus, è come il turista che arriva alla stazione e si offre di mostrare alla sua guida le bellezze della città.
La rappresentazione della seduzione seduce il seduttore quanto il fine che si propone. L'itinerario è un atto di conoscenza, un'avventura intellettuale, una condizione speciale che vibra all'interno di ogni arteria e fa pulsare il sangue di energia vitale: colui che lo percorre, ama gustare le cale di Ortigia attraverso la persiana socchiusa dell'alcova della sua donna e riesce ad apprezzare i capolavori di una pinacoteca grazie alla pienezza di umori e sentimenti indotti da colei che stringe la sua mano.
Carico di miti e inseguito da atteggiamenti sprezzanti, il seduttore compie una scelta obbligata per tornare a manifestarsi senza pudori e raccontarsi qual è sempre stato. L'itinerario che egli compie è un valore in sé; al pari dell'arte. Il sogno è una delle sue possibili illustrazioni: mascheramento della realtà e cucina delle inibizioni, o realtà vissuta al pari di ogni altra, il sogno raccoglie l'itinerario seduttivo con i simboli della coscienza e della volontà deboli e si misura con la ricchezza delle esperienze vissute in piena libertà.
L'innamoramento provoca una paresi della seduzione, dischiude le porte di uno solo dei mille itinerari. Del pari, consumare l'itinerario seduttivo ponendosi l'obiettivo di una congiunzione carnale, può tramutarsi in stupida profanazione: un fiore raccolto a scapito del piacere che la sua bellezza può concedere nel tempo. Perché il piacere si mantenga integro più a lungo possibile, non deve essere mai violato. La seduzione sospende la realtà dentro una parentesi, un luogo ove lasciare fluttuare i sentimenti ambigui, liberare i pensieri più reconditi, gli umori più pregnanti.
Il cacciatore che si accontenta di avere nel mirino la preda e rinuncia a premere il grilletto, torna a casa con la certezza che il possesso si sia compiuto, gusta il piacere che tale certezza concede e dispone della speranza di incontrare una volta ancora la sua preda: essa c'è ancora, inalterabile quanto il piacere che ha procurato; dipende solo da lui scegliere il modo, il tempo, il luogo, per possederla.
L'uomo che soggioga la realtà al piacere, potendo consumarne quanto di essa gli aggrada ogni volta che lo vuole, è un uomo liberato dall'ossessione narcisistica e dalla schiavitù dei sentimenti duraturi, fonte di egoismi e molti inganni. Leonardo Sciascia giudica la seduzione siciliana “un rito d'offerta più che una pratica di conquista, un gioco d'immaginazione più che d'azione”. Alberto, l'introverso cugino di Vitaliano Brancati parla sei ore al giorno con la fidanzata e vive felice di quella conversazione; quando la sposa, torna a chiudersi nel mutismo. E il Bell'Antonio dello stesso Brancati compie il suo amarissimo itinerario seduttivo, bevendolo il piacere come una cicuta. Giuseppe Antonio Borgese lo segue attraverso una vena dal rilievo forte della mano di lei, “quella che si vede prima, dove scorre più sangue; un sangue rosso dentro una guaina azzurra”.
L'incubo del Bell'Antonio brancatiano ricorre non di rado nelle notti siciliane inquiete ed induce a riparare dentro l'armatura dei nobili sentimenti e i nuovi valori. Piuttosto che diventare pallido e sbattere i denti e sentirsi dallo stomaco in giù denso e pesantissimo come se tutto il sangue si affollasse ai piedi impaziente di seppellirsi e sparire; pieno della paura insensata di chi si vede scoperto del suo delitto, piuttosto che ridurre i pensieri come palpiti di vento in una foglia morta, il seduttore siciliano rinuncia ad esistere.
La vedova Priscilla ebbe dal valoroso paladino Agilulfo – Il cavaliere inesistente di Italo Calvino - una memorabile notte d'amore, nonostante di lui esistesse solo l'armatura. Dilettata da dolci metallici sospiri, disfacendo con Agilulfo il letto a strato a strato, scoprendo e recriminando piccole gibbosità, sbuffi, tratti troppo tesi o troppo rilassati, ella compì l'itinerario seduttivo, ottenendo impareggiabile godimento. Al pari di ogni avventura intellettuale, la seduzione, negli spiriti esercitati, può realizzarsi in qualunque forma — magari riparando le gibbosità delle lenzuola per un'intera notte — ed il piacere fluttuare nella ricerca di sbuffi e tratti troppo tesi dell'alcova, senza obbligare ad una presenza fisica, ad un accadimento.
Nei conversari serali fra uomini, nelle fantasticherie e nei sogni, l'edonismo siciliano percorre ogni itinerario seduttivo, con la coscienza di ottenere da ciascuno di essi pienezza e godimento e sensazioni di benessere: il piacere finalmente liberato dalla schiavitù del suo ineluttabile realizzarsi in qualche posto, in qualche modo, con qualcuno.
Gentile Direttore,
il Suo articolo è l'ode, il canto, l'affermazione solida di una seduzione che non tramonterà mai. Con questo Suo scritto Lei ha tramutato dei valori che paiono essere sopiti (ma non lo sono) in un quadro ben esposto, messo in luce in modo ineluttabile, quasi un immagine pubblicitaria d'autore per ricordare al mondo, ma soprattutto alle donne, che la seduzione esiste e che può raggiungere raffinate estasi. Mi congratuolo con Lei asserendo con convinzione che sono ancora molte le donne in grado di apprezzare uomini di cotanto spessore. Perchè la seduzione "è" un'armonia fatta di tanti stimoli, prima di tutto mentali, dove complicità, intelligenza, cultura, educazione, pudore e impudicizia, possono aprire mondi infiniti, universi vastissimi d'amore.
Complimenti.
Artemyra
Oggi
ancora oggi, il masculo siculo, è un cagnolino accanto alla donna sicula,
che gode del comando, nel suo silenzioso ma sempre costante matriarcato.
Cani da guardia, nulla più.
Spesso, donne ignoranti, semi analfabete, finiscono per far fare " la parte " dell uomo
a chi uomo non è.
Crescono figli con abitudini e mentalità di 30 anni prima.
Il mito? beh, AL CINEMA. !
Gentile Direttore,
il Suo articolo è l'ode, il canto, l'affermazione solida di una seduzione che non tramonterà mai. Con questo Suo scritto Lei ha tramutato dei valori che paiono essere sopiti (ma non lo sono) in un quadro ben esposto, messo in luce in modo ineluttabile, quasi un immagine pubblicitaria d'autore per ricordare al mondo, ma soprattutto alle donne, che la seduzione esiste e che può raggiungere raffinate estasi. Mi congratuolo con Lei asserendo con convinzione che sono ancora molte le donne in grado di apprezzare uomini di cotanto spessore. Perchè la seduzione "è" un'armonia fatta di tanti stimoli, prima di tutto mentali, dove complicità, intelligenza, cultura, educazione, pudore e impudicizia, possono aprire mondi infiniti, universi vastissimi d'amore.
Complimenti.
Artemyra
Preg.mo Direttore
Questa analisi giustissima ma anche un pò ingenerosa del maschio siciliano mi "ferisce" in qualche maniera, non tanto per quanto affermi nel tuo articolo, che condivido pienamente, non perchè mette a nudo un nervo scoperto da tempo nei comportamenti sia dei siciliani e più in generale degli italiani, ma perchè mi sento chiamato a rispondere in prima persona perchè siciliano, quasi di un misfatto, circa i "miei" comportamenti di maschio siciliano i quali non sono più gli stessi di qualche decennio fa.
E' vero i comportamenti degli uomini sono cambiati e non poco, usi e costumi non caratterizzano più determinate aree geografiche, ciò in assoluto vuol dire che esiste una richiesta sempre più pressante di integrazione culturale tra le diverse anime del paese.
Se il fenomeno di cui parli viene inquadrato in questa ottica trovo che abbiamo fatto dei passi avanti anche se al gallismo ha fatto posto il bullismo, all'alcova si preferisce una partita di calcio, sempre più uomini fanno ricorso al bisturi e alle esperienze omosessuali e transessuali, ma sono i tempi, bisognerà che ci adeguiamo, chi è rimasto legato al panorama molto ristretto dell'eterosessualità è pressocchè out, un pò come me.
Cordiali saluti
Francesco Scorsone