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Il capo perfetto? È quello che chiede scusa
Il bullismo in ufficio non paga, ecco perché

di Roberto Rizzuto
07 maggio 2010 14:49
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Con il bestseller Il metodo antistronzi, Robert I. Sutton, docente di Scienza dell’ingegneria gestionale a Stanford, ha messo a punto una “guida” dedicata a quanti, sul posto di lavoro, sono costretti a misurarsi quotidianamente con angherie di ogni tipo perpetrate dai propri superiori e colleghi. A tre anni di distanza, lo stesso autore torna alla ribalta con un nuovo libro che prende in considerazione l’altra parte della barricata, vale a dire il contesto in cui si trovano a operare i capi, i “boss”, insomma, coloro i quali, nei luoghi di lavoro, ricoprono un ruolo dirigenziale.

Ricercatori dell’Università della Florida, attraverso studi specifici, hanno accertato che, quando si viene aggrediti verbalmente da un superiore, le probabilità di commettere degli errori aumentano vertiginosamente (30 per cento contro 6 per cento). Ciò causa, inevitabilmente, un inceppamento nel sistema produttivo. Alla luce di questi e altri riscontri, Sutton ha quindi dato alle stampe Testa di capo. Come essere i migliori imparando dai peggiori. Obiettivo: spiegare ai dirigenti che è possibile ottenere profitti, evitando al tempo stesso di trasformarsi in prepotenti aguzzini.



Il docente di Stanford, a riguardo, individua un vero e proprio decalogo. Consiglia, per esempio, di bilanciare rendimento e umanità; di arrivare ai risultati a piccoli passi, attraverso piccole vittorie; di avere coscienza del fatto che i sottoposti osservano continuamente il capo e di agire evitando errori che danneggino rendimento e dignità dei  dipendenti; di lottare con ostinazione per difendere questi ultimi e di assumersi la responsabilità dei loro errori; di guadagnarsi il merito e di renderlo agli altri; di chiedere scusa quando si commette un errore. Insomma, suggerisce Sutton, basta semplicemente essere più umani, ricordarsi da dove si è partiti e tenere sempre a mente che un capufficio non è mica un padreterno…

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