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Amici…e guardati…
La psicologia dei legami made in Sicilia

di Dario La Rosa
23 giugno 2010 11:01
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Amici? Quali delle mille possibilità? Amico, amica, “amico”, “amica”, amici e guardati… l’amico per trovare lavoro, quello che serve per non pagare il pizzo e via dicendo. Panorama variegato quello della Sicilia. Ma quali sono le coordinate psicologiche che stanno alla base dei rapporti d’amicizia? Per approfondire  l’argomento abbiamo scelto di parlare con uno psicologo. 

 

Cosa è essere amico, sotto il profilo psicologico, in Sicilia?

 

Il siciliano per cultura è diffidente – spiega Melita Ricciardi, vicepresidente dell’Ordine nell’Isola - è convinto di non essere amabile, vive da decenni l’ansia di abbandono, ha sfiducia nelle proprie capacità e nelle capacità degli altri. La sua emozione predominante è la colpa. Considerando l’aspetto prettamente sociologico non si possono utilizzare gli stessi codici o paradigmi, tutto il significato che ruota intorno alla parola stessa cambia e cambiano anche i meccanismi emotivi relazionali. Un esempio può essere il bacio che  ci si scambia e il significato che ha per il siciliano.



A che bisogni rispondono gli amici/e piuttosto che i fidanzati o i genitori?

L’amicizia è uno dei più importanti stati emozionali dell’uomo; è alla base della vita sociale perché fonte di collaborazione al benessere comune ed è aiuto e condivisione. L’essere umano deve per bisogno innato comunicare emozioni agli altri.
“Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bambino impara il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che mancano” (Bowlby)
Bowlby aveva intuito che l’attaccamento (la relazione primaria) riveste un ruolo centrale nelle relazioni tra gli esseri umani, dalla nascita alla morte, non è una conseguenza del soddisfacimento del bisogno di nutrizione, bensì è un bisogno primario.
Egli ritiene che la ricerca della vicinanza sia la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino ed hanno la funzione di proteggere la persona “attaccata”.
L’Amicizia è: condivisione, complicità, affinità, fiducia, intesa, reciprocità, essere se stessi.
Aristotele   afferma che “è una virtù o s'accompagna alla virtù necessaria alla vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici)”.

 

Da anni gli amici sono anche quelli di facebook... che meccanismi entrano in  gioco in queste relazioni virtuali?

Nella società odierna l’amicizia viene vissuta superficialmente cioè l’amico\a serve solo come contenitore e non come la persona a cui dare consigli e riceverne e aiutarlo quando ha bisogno.
Una ragazza in un forum scrive: “io vorrei avere amici, frequentarli, uscire con loro, parlare e condividere dei momenti magici ma la mia vita non mi dà questa opportunità e allora ho amici in chat …con loro passo delle ore bellissime, mi sembra davvero di non poter vivere più senza di loro. Ho un amico speciale che sa tutto di me, delle mie paure, delle mie tristezze, della mia voglia di libertà, dei miei rimpianti”.
Oggi  attraverso i social network è più facile costruire le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stessi, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo. In realtà si entra in un mondo virtuale con la possibilità di arrivare a costruire una falsa identità dove prevale la  dipendenza, l’isolamento sociale con conseguenze gravi anche psicofisiche. A livello cerebrale, infatti, vengono rilasciate maggiori quantità di sostanze psico-attivanti e a livello mentale si creano meccanismi e schemi ricompensatori che portano al riutilizzo continuo e sempre maggiore.
 



 

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