Il mondiale di Formula 1 arriva sul circuito tedesco di Hockenheim, secondo un'alternanza ormai consolidata con il circuito del Nürburgring. Il Gran Premio di Germania, undicesimo appuntamento stagionale, è decisivo per tanti attori del Circus. Red Bull, McLaren, Ferrari e Mercedes si giocheranno sui 307 chilometri della gara tedesca molte chance stagionali.
Alla Red Bull è calata un'atmosfera di pace sintetica e fasulla, anche sotto la scorta di una generale tirata di orecchie del patron del team, Dietrich Mateschitz, il quale nei giorni scorsi ha criticato le scelte fatte a Silverstone da Chris Horner, alla radice della rabbiosa reazione di Mark Webber. Mateschitz ha negato che all'interno del team si facciano preferenze a favore di Vettel e ha confermato la stima a Webber, rallegrandosi di avere due piloti tanto competitivi e la monoposto attualmente più veloce del lotto. Dal fronte piloti, mentre l'australiano Webber ha ammesso di aver probabilmente ecceduto nelle dichiarazioni pubbliche, critiche verso probabili preferenze a favore di Vettel, quest'ultimo ha ammesso che il rapporto con il compagno di squadra si è deteriorato a causa dell'obiettivo che entrambi perseguono, la vittoria finale del campionato 2010. Se Mateschitz ha dato certamente un colpo al cerchio del marketing e Mark Webber lo ha seguito, dandone uno alla botte della diplomazia all'interno del team. Non si può dire lo stesso di Vettel, che in Germani si gioca la faccia, dovendo sopportare una pressione dei media che senza dubbio sarà alta.
Anche in Ferrari sono tuonate recentemente parole grosse dall'alto. Luca di Montezemolo ha espresso già all'indomani del Gran Premio d'Inghilterra il proprio disappunto su certe scelte strategiche in gara, soprattutto sulla gestione dei rapporti con la Direzione di Gara. Il sorpasso di Alonso su Kubica e la successiva penalizzazione sono state gestite male, ultimo episodio di una serie di errori tattici che il presidente della Ferrari vuole siano terminati in terra d'Albione. Hockenheim resta quasi l'ultima spiaggia per le ambizioni mondiali di Alonso e per quelle di Massa, assente dal podio da oltre tre mesi. Se sognare resta sempre una bella cosa, crederci davvero a volte può far trasparire una certa mancanza di realismo. Le corse sono imprevedibili, come la vita, ma non sembra che la Ferrari possa ragionevolmente intromettersi nella lotta per il primato tra i piloti, men che meno in quella relativa ai costruttori. Nei giorni scorsi sono circolate voci di un possibile arrivo a Maranello di un certo...Flavio Briatore (tra l'altro manager di Alonso e di Webber...). Pare che Briatore stia giù cercando casa a Bologna, anche se le smentite si sono susseguite da tutte le parti. Ma si sa. Spesso una smentita è la conferma di una notizia.
Dalla lotta per il primato sembra definitivamente fuori la Mercedes, sia con Schumacher che con Rosberg. La monoposto è lenta e non sembra avere una impostazione generale di assetto confacente alla guida del sette volte campione del mondo, che sicuramente non avrà smesso di saper guidare una F1, ma dal'alto dell'età e soprattutto dell'esperienza comprende l'inutilità di certi rischi. Ragionamento che non è tenuto a fare Nico Rosberg, il quale ha anche una guida più adatta alla sottosterzante monoposto progettata con la supervisione di Ross Brawn. Le deludenti prestazioni delle Frecce d'Argento sono sotto osservazione a Stoccarda, ma non sembra che possano preludere ad un disimpegno della Mercedes.
Tra i team di punta, solo alla McLaren gongolano, per molti motivi. Anzitutto perché pur non avendo la monoposto più veloce del lotto, il team di Woking ha due piloti ai primi due posti della classifica e guida con un buon margine il Campionato Costruttori. In secondo luogo, perché Martin Whitmarsh ha dimostrato di avere coraggio e determinazione nelle scelte. Decidere di smontare gli scarichi bassi, dimostratisi non ancora a punto, per tornare ad una configurazione più vecchia, ha dimostrato la reattività che serve in un campionato così effervescente come quello di quest'anno. Infine, saper gestire in modo proficuo due campioni del mondo, come Lewis Hamilton e Jenson Button (che non sta affatto sfigurando), con personalità tanto complesse, così giovani e competitivi, è un esempio di come si può salvaguardare la dignità personale e professionale dei piloti, senza compromettere gli interessi di una squadra. In McLaren le lezioni del passato sono servite e, per questo motivo, se esistesse un Campionato di Management della Formula 1 2010, la McLaren-Mercedes lo avrebbe già vinto con largo margine sugli inseguitori.