Cos'è tutta questa attenzione verso le galline, improvvisamente? Sono tempi bui per la moneta europea e la triste metafora del fallimento di un progetto politico viene affidata alle condizioni di vita di quei pennuti che quotidianamente riforniscono le nostre tavole con le loro uova.
Suscita un acceso dibattito la mancata applicazione, da parte della metà degli stati dell'Unione fra cui l'Italia, di una direttiva che impone la progressiva eliminazione degli allevamenti di galline “in batteria”.
Che ci si batta per i diritti degli animali, che si stia molto attenti a ciò che si mangia o che se ne faccia una questione di prevenzione e salute, sono molti i motivi per approvare l'entrata in vigore, lo scorso primo gennaio, della normativa europea sul miglioramento delle condizioni di vita delle galline (e di conseguenza della qualità delle uova), attraverso l'eliminazione del sistema di minuscole gabbie in cui vengono spesso allevate.
Secondo la direttiva, dunque, tutti gli allevamenti dovrebbero dotarsi di almeno 750 cm quadrati per ciascuna gallina. Non sembra granché ma si pensi che questi animali vengono tenuti in spazi molto angusti, fino a 15 cm, senza la possibilità di muoversi per l'intero arco della giornata. Una vera crudeltà.
La faccenda però non riguarda soltanto il benessere delle galline. E', come si diceva, una metafora dell'impotenza dell'Unione Europea nel far applicare le proprie direttive. Impossibilità che diviene drammaticamente evidente oggi, a due anni dall'inizio di una crisi che minaccia di trascinare tutti nel baratro finanziario senza che vi sia la minima sensazione di una capacità decisionale a livello europeo.
Anche se i produttori hanno avuto ben 12 anni per adeguare i propri allevamenti, quasi il 50% non rispetta le nuove regole. Chi lo ha fatto, affrontando spese notevoli, adesso si trova svantaggiato rispetto ai produttori “fuorilegge”. E c'è incertezza su chi dovrà far rispettare le nuove norme. Dal canto suo, l'UE fa sapere che invierà dei commissari nei vari stati membri per sanzionare le eventuali irregolarità.
In Italia, fino al 2005 la quasi totalità delle uova in commercio - il 96% - proveniva da allevamenti in batteria ma dove non arriva l'Unione Europea, arriva la preferenza dei consumatori: già da qualche hanno infatti, quando si tratta di comprare delle uova, è facile notare che le persone leggono con attenzione l'etichetta prima dell'acquisto preferendo le uova da allevamento biologico, “all'aperto” o “a terra” rispetto a quelle della grande distribuzione industriale.
Il fatto non è sfuggito ai grandi gruppi commerciali: una nota catena di supermercati italiani ha dichiarato già nel 2010 che non avrebbe più venduto uova da allevamenti in batteria.
Segno di maggiore sensibilità dei consumatori verso i temi del rispetto degli animali e del mangiare sano? O semplice questione di gusto? Se è vero che galline più felici depongono uova migliori, fanno bene i siciliani che, specie nei piccoli centri, tendono ancora a preferire le uova che provengono da allevamenti conosciuti, prelevandole direttamente dal contadino a pochi chilometri da casa.
Una fonte indispensabile di informazioni statistiche. Consulta l'intero archivio o esegui una ricerca.
Consulta l'intero archivio o esegui una ricerca.