Ospitalità, enogastronomia e tutela dell’ambiente. Sono elementi che sempre di più si accostano al mondo del vino. Lo dimostra un’indagine sulle 65 aziende Assovini, presentata all’edizione 2010 di Sicilia en primeur che si è tenuta nei giorni scorsi nella cornice del Forte Verdura Golf Hotel di Sciacca (Agrigento).
Secondo i dati, cresce sempre di più la consapevolezza che il valore aggiunto del vino non sta solo nella bottiglia ma anche nel territorio, nell’ospitalità e nell’ambiente. Come dire: si vende di più se oltre a bere il vino il consumatore vive la cantina, si attira di più il pubblico se questo intravede nell’etichetta anche la sostenibilità ambientale del processo produttivo.
I numeri parlano chiaro. Il 35% delle aziende intervistate è dotato di struttura ricettiva da 2 a 60 posti letto, per un totale di 330 posti letto ed ha stipulato accordi con tour operator ma anche con agenzie di viaggi, alberghi, ristoratori e portali di prenotazioni on line. Ad intercettare ben 50 posti letto è il Baglio San Vincenzo dell’azienda vitivinicola Lanzara di Menfi (Agrigento), una struttura incastonata in 25 ettari di vigneto. Nel 2009 il 70% delle associate ha accolto visitatori in cantina, come Feudo Arancio di Sambuca (Agrigento), citata anche dal magazine Wine Enthusiast. Il 35% delle aziende offre uno spazio enoteca al suo interno e il 14% dispone anche di un ristorante.
In alcune cantine si organizzano inoltre corsi di cucina e visite didattiche per gruppi di studenti. Il 70% abbina alla promozione del proprio vino la valorizzazione dei prodotti tipici del territorio e delle ricette della tradizione o della ristorazione siciliana di qualità, sia in cantina che in degustazioni e manifestazioni organizzate in Italia e all’estero e ben il 65% fa parte di una Strada del vino. Il 53% ha intrapreso azioni sul territorio per la valorizzazione storica, artistica, monumentale e culturale della sua zona o della Sicilia nel suo complesso.
In molti casi sono stati restaurati a spese dell’azienda beni storici e artistici all’interno o nei pressi della cantina. Il 42% ha, infine, attrezzato uno spazio museo in cantina per conservare memoria dei metodi tradizionali di coltivazione e produzione di vino. Il 62,7% ha riqualificato immobili, tra masserie, bagli e palmenti storici, e persino interi complessi monumentali.
Un esempio virtuoso è l’azienda Pupillo di Siracusa, che ha iniziato nel 2004 un restauro della struttura aziendale risalente all’epoca federiciana: un castello, una cappella e un antico palmento con altrettanti giardini che per la ricchezza della loro vegetazione possono assimilarsi a dei veri e propri orti botanici.
Anche la Rapitalà di Camporeale, in provincia di Palermo, ha deciso di puntare sull’ospitalità, ristrutturando i locali annessi alla cantina per ricavarne un punto vendita sui generis, più simile a un wine-bar. “L’obiettivo era quello di evitare che la nuova cantina fosse un’isola nel deserto – spiega Laurent de la Gatinais – bensì una struttura completa di aspetti produttivi, amministrativi e commerciali”.
Le cantine Assovini dimostrano, inoltre, una propensione per uno sviluppo di tipo sostenibile, per la salvaguardia dei terreni, dell’ambiente e della biodiversità. Il 79% utilizza concimi a basso impatto ambientale, il 67% delle aziende ha dichiarato di prestare particolare cura nella scelta dei materiali da utilizzare in vigna. Il 72% tutela le vigne più vecchie, come ad esempio l’azienda agricola Palari che ha vigne di oltre 60 anni di età, e il 51% in cantina utilizza lieviti autoctoni. Tra le aziende che puntano invece sui vitigni autoctoni, la Castellucci Miano di Valledolmo (Palermo), che con l’enologo Tonino Guzzo ha portato a Sicilia en primeur il suo spumante brut di Catarratto 100%. O ancora Feudo Montoni di Cammarata (Palermo) che propone al pubblico il suo Nero d’Avola, anche in versione Vrucara (riserva), un Catarratto e un Grillo.
Non solo. Il 23 % ha ristrutturato la sua cantina secondo i criteri della bioarchiettura e il 30% ha una certificazione biologica o biodinamica, come Feudo Maccari di Siracusa. “Molte aziende stanno partendo col biodinamico più per business, attirati dalla moda del momento”, spiega Marco Giambastiani, “ma l’atteggiamento più giusto è quello di considerare l’agricoltura biodinamica una scelta di vita”.
Il 21% delle aziende ha già impianti per la produzione di energia alternativa pulita, solo per citarne una fra tutte l’azienda Donnafugata di Marsala (Trapani), e il 67% ha adottato misure per il risparmio energetico. Il 47% delle aziende sta realizzando sistemi per la riduzione dell’impatto ambientale dei residui di produzione, il 33 % ha già certificazioni ambientali e il 53% ha una certificazione di qualità.
"Numeri che dimostrano", conclude Diego Planeta, presidente di Assovini Sicilia, "come le aziende intervistate siano attive protagoniste nello sviluppo dell'economia e nella salvaguardia e valorizzazione dell'ambiente siciliano".